La giornata mondiale della libertà di stampa a Reggio Calabria

04.05.2016 13:32

 

 

XXIII^ Giornata Mondiale della libertà di stampa, con il patrocinio di Federazione internazionale e Federazione europea dei giornalisti, valido come corso di formazione per i giornalisti che hanno gremito la sala “Nicola Calipari” del Consiglio Regionale di Reggio Calabria, insieme agli studenti del Liceo Scientifico Leonardo Da Vinci, presenti nell’ambito di un progetto di alternanza scuola-lavoro. IX^ Edizione della Giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo, che ha ottenuto il patrocinio gratuito da parte della presidenza della Camera dei deputati. A condurre i lavori il segretario regionale del Sindacato dei Giornalisti Calabresi Carlo Parisi, che ha stigmatizzato  i “soprusi degli editori” esaltando il ruolo del Sindacato Calabrese, che vanta oltre 1400 iscritti e in Italia è terzo; dietro Lombardia e Lazio, nonostante la Calabria non sia una regione tra le più popolose d’Italia. Anche  il presidente del Consiglio Regionale/Calabria, Nicola Irto; il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà; il prefetto Claudio Sammartino;  il giornalista Michele Albanese, testimone della lotta quotidiana del giornalismo libero contro le vessazioni della ‘Ndrangheta; il presidente dell’Ordine dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri; il consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti Nicola Marini; il vice presidente dell’Inpgi Giuseppe Gulletta e Claudia Ventura per l’Unesco che patrocina l’evento. Nel corso della manifestazione è stato letto un messaggio del presidente del Senato, Pietro Grasso.

PER IL SOTTOSEGRETARIO ALLA PRESIDENZA DEL CONSIGLIO, MARCO MINNITI,  CHE HA ESALTATO I VALORI   DEL GIORNALISMO, LA “LIBERTÀ DI STAMPA”  È LA PRINCIPALE ARMA DELLA DEMOCRAZIA.

Domenico Salvatore

Che giornata memorabile quella vissuta il 3 maggio 2016 a Palazzo ‘Tommaso Campanella’, in Reggio Calabria, aula ‘Nicola Calipàri’. Gli assenti, hanno sempre torto! Non sanno, che cosa si perdono.

Un’occasione, irrinunciabile per arricchire il proprio bagaglio lessicale, culturale, personale e professionale.

Irripetibile, per far bottino di immagini in foto e video, interviste, dichiarazioni, precisazioni, smentite ecc.

Impareggiabile per rivedere vecchi compagni d’arme ( La Tribuna del Mezzogiorno, Il Tempo pagine della Calabria, Giornale di Calabria versione Piero Ardenti, Gazzetta del Sud, versione Nino Calarco, Oggisud, versione Nino Doldo, Giornale di Calabria, versione Giuseppe Soluri, Il Quotidiano della Calabria, versione Nino Gallina, Calabria Ora, ma anche RAI Cosenza, Agenzia Ansa di Catanzaro, Telereggio ecc.) come Cosimo Bruno, Giampiero Brunetti, Carlo Macrì, Mimmo Logozzo, Pino Toscano, Raffaele Malito, Antonio Latella j, Gregorio Corigliano, Giuseppe Soluri, Pippo Praticò, Carlo Parisi, Pietro Melia, Francesco Votano, Michele Albanese; e perfino delle giovani leve, come Consolato Minniti, Pietro Comito, Lucio Musolino, Annalisa Costanzo. Ma anche nuove conoscenze, scambio dei numeri di telefono.

Una giornata indelebile, per vedere, rivedere, conoscere, formarsi ed informarsi. Personaggi, persone e personalità viste solamente sui giornali sul computer ed in televisione; mai, de visu.

Hanno presenziato anche, il prefetto Claudio Sammartino, il questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, il comandante provinciale della Guardia di Finanza, Alessandro Barbera ed un maggiore dei Carabinieri, in rappresentanza del colonello Lorenzo Falferi, comandante provinciale.

Il giornalismo calabrese, non ha avuto mai tanta visibilità e tanta attenzione, nella sua storia quasi cinquantennale. Per la qualità e quantità dei suoi giornalisti, che hanno occupato ed occupano un ruolo importante nelle testate giornalistiche del Paese; ma anche, negli organismi del giornalismo nazionale. Ruoli, anche di vertice. E, comunque, nella carriera apicale.

Gl’indefessi, zelanti e solerti stakanovisti, presidente dell’Ordine Regionale dei Giornalisti della Calabria, Giuseppe Soluri ed il segretario regionale del Sindacato dei Giornalisti della Calabria Carlo Parisi, possono ritenersi più che soddisfatti.

Si sono battuti, contro la repressione del diritto di parola, della libertà di pensiero; attivata, non solo dai regimi dittatoriali ed autoritari.

Non è raro, il caso in cui, grandi gruppi di potere, in tantissimi Paesi, si siano impossessati di un grosso settore dei mass-media.

Una parte dei meriti, dell’affermazione dei giornalisti calabresi,va ascritta sicuramente alla loro azione incisiva, proficua, efficiente, funzionale ed efficace.

Due i temi, che hanno tenuto banco nell’aula “Nicola Calipàri”, popolata di giornalisti, studenti dell’Istituto Scientifico “Leonardo da Vinci” e dalle autorità di polizia. Ma non sono mancati i politici.

A partire dal presidente del Consiglio Comunale Nicola Irto e dal sindaco della “Città dei Bronzi e del Bergamotto”, Giuseppe Falcomatà, figlio d’arte (del leggendario professore, Italo Falcomatà).

La celebrazione della XXIII^ Giornata Mondiale della libertà di stampa. In cui s’innestava  un’altra ricorrenza-anniversario; quella del “Giorno della memoria delle vittime della mafia e del terrorismo”, organizzata dall'Unci (Unione nazionale cronisti italiani), per ricordare l'esempio, di chi ha pagato con la vita, il desiderio di informare e sostenere i troppi giornalisti, che ancora oggi subiscono intimidazioni e minacce per via del loro lavoro.  

Due avvenimenti, vissuti intensamente con grande emozione, interesse ed attenzione per tutta la durata dei lavori antimeridiani; e coda pomeridiana. Intervallata dalle esigenze di Pantagruel & Gargantua.

Di enorme valenza morale, sociale e culturale, la testimonianza dei familiari delle vittime, che hanno condannato il fenomeno mafioso, simpatizzanti, conniventi, complici e fiancheggiatori. Senza ‘ma e senza se’.

Gli esperti, antropologi, criminologi, sociologi, saggisti, forze dell’ordine e magistratura concordano. La mafia, usa le ‘cavie’ per conquistare il potere, poi comunque, uccide, nelle faide e nelle guerre di mafia, tutti i rivali, gli avversari ed i nemici.

Ma anche, coloro che in qualche modo siano ostili ai loro disegni criminosi; e gli oppositori, a tutte le dimensioni e settori.

Connesso con il tema sulla   ” XXIII^ Giornata Mondiale della libertà di stampa”, con il patrocinio di Federazione internazionale e Federazione europea dei giornalisti, valido come corso di formazione per i giornalisti, era ovviamente il tema della lotta alla mafia.

Che cosa vuole la mafia? Potere, ricchezza e consenso. Il grimaldello, per scardinare la resistenza dell’immaginario collettivo, se non del tessuto connettivo sano della società civile, è la corruzione; oppure il ricatto e l’intimidazione.

Favorita anche dalle troppe leggi, che consentono ai legali di fiducia dei malavitosi,  scappatoie, rimedi, espedienti e mezzucci, per ottenere forti sconti di pena o addirittura assoluzioni clamorose, in nome del diritto. Diceva Tacito, che…Plurimae leges in corruptissima re publica! "moltissime sono le leggi quando lo Stato è corrotto"

Tutti gli oratori, che si sono susseguiti all’ambone, hanno stigmatizzato il ruolo della ‘ndrangheta e del terrorismo: uccidere la libertà e la democrazia dei cittadini; ed in subordine, aggiogarli, asservirli a loro uso e consumo, se non immagine e somiglianza,

Agitando la clava dell’omertà; il bastone della paura; il randello del panico. Il potere  come valore strumentale che consente ai ricchi di accumulare, conservare e difendere i loro privilegi agiati; di saccheggiare le risorse statali;  di accrescere il consenso; di monopolizzare le risorse pubbliche ed i mercati privati .

Un mezzo per far carriera malavitosa, anche con le armi micidiali: kalashnikov, pistola, lupara, mitraglietta, bazooka, lanciagranate, ‘ananas’, tritolo ecc.

Con gli strumenti della pressione ed oppressione, minaccia, ritorsione, vendetta, provocazione, rappresaglia, punizione, castigo, spedizione punitva.

Ha aperto i lavori, il presidente aggiunto della FNSI, Carlo Parisi, che ha fatto da moderatore. Poi, la parola è passata al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, con dedica ai Servizi Segreti, Marco Minniti, che per impellenti motivi istituzionali, dopo il suo brillante intervento, red carpet, chapeau e clap clap, salutato con una salva di scroscianti applausi a scena aperta, ha preso cappello ed abbandonato l’aula: “Mai come ora la democrazia, ha bisogno della libertà di stampa”.  

  

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

“Domenico Minniti detto Marco (Reggio Calabria, 6 giugno 1956) è un politico italiano.

Laureato in filosofia, già dirigente dei Democratici di Sinistra, sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio (Governo D'Alema I e II), sottosegretario al Ministero della Difesa (Governo Amato II) e Vice Ministro dell'Interno (Governo Prodi II), Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con delega ai servizi segreti nel Governo Letta dal 17 maggio 2013 al 22 febbraio 2014 e nel Governo Renzi dal 28 febbraio 2014.

Biografia Politicamente molto vicino a Massimo D'Alema, Minniti matura in Calabria la maggior parte della sua formazione politica. Dal 1986 al 1988 ha fatto parte della Commissione problemi del lavoro e dell'economia della Direzione del PCI che lascia per diventare Segretario di federazione di Reggio Calabria.

Nel 1992 diventa segretario regionale del PDS calabrese, incarico che lascia nel 1994 quando viene nominato Responsabile del Dipartimento problemi del partito e membro della segreteria nazionale

del PDS, nel 1996 ne diviene coordinatore. Con la nascita dei Democratici di Sinistra, nel febbraio del 1998, ha assunto l'incarico di Segretario organizzativo.

Alle Elezioni politiche italiane del 1996 è candidato alla Camera dei Deputati nel collegio uninominale di Reggio Calabria-Villa S.Giovanni tra le file della lista L'Ulivo ma non viene eletto.

Nel corso della XIII legislatura, nei Governi D'Alema I e D'Alema II ha avuto il mandato di Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio; successivamente è stato nominato Sottosegretario di Stato alla difesa nel secondo governo Amato.

Viene eletto per la prima volta Deputato nazionale alle Elezioni politiche italiane del 2001 nella circoscrizione Calabria tra le file dei DS.

Alle elezioni politiche del 2006 è stato rieletto in Calabria alla Camera dei deputati come capolista de L'Ulivo, e in seguito alla vittoria della coalizione dell'Unione, è stato nominato viceministro dell'Interno nel Governo Prodi II.

Con le elezioni primarie del 14 ottobre 2007 è stato eletto segretario regionale del Partito Democratico in Calabria, carica che ha ricoperto fino al 2009. Alle elezioni politiche del 2008 viene riconfermato come deputato alla Camera per la terza volta consecutiva guidando la lista del Partito Democratico calabrese.

Nel 2007 è nominata Responsabile nazionale Sicurezza nella Segreteria nazionale del Segretario Walter Veltroni.

È nominato Ministro degli Interni nel Governo ombra del Partito Democratico, ruolo che ricopre dal 9 maggio 2008 al 21 febbraio 2009.

Dal 24 febbraio 2009 il Segretario del PD Dario Franceschini (già Vicesegretario di Veltroni nominato leader del Pd dopo le sue dimissioni dalla Segreteria nazionale) lo nomina Presidente nazionale del Forum Sicurezza del Pd.

Il 1º dicembre 2009 dà vita a Roma alla fondazione ICSA (Intelligence Culture and Strategic Analysis), un centro di analisi ed elaborazione culturale che intende trattare in modo innovativo i temi della sicurezza, della difesa e dell'intelligence. L'On. Minniti ne era il Presidente mentre il Senatore Francesco Cossiga era il Presidente onorario.

Il 4 agosto 2012 viene nominato, dal Segretario nazionale del PD Pier Luigi Bersani, Responsabile nazionale del PD per la verifica dell'Attuazione del Programma del Governo Monti.

Alle Elezioni politiche italiane del 2013 viene candidato ed eletto al Senato della Repubblica Italiana come capolista del PD nella regione Calabria.

Il 17 maggio 2013 viene nominato Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei ministri nel Governo Letta con delega ai Servizi segreti. Incarico che gli viene confermato nel Governo Renzi il 28 febbraio 2014.”

Marco Minniti, sintetizzando ha detto pure:”  Credo che la volontà di celebrare questo convegno a Reggio Calabria, sia stata una scelta molto forte e giusta.

Non è un controsenso la presenza di un servitore dello Stato , che si occupa di servizi segreti, in un incontro per la stampa libera.

Nel commentare l'ultima classifica di ’Reporter senza frontiere’ che vede l'Italia sprofondare al 77esimo posto, ha detto, le classifiche vanno prese molto sul serio. Parlare di 'ndrangheta è fondamentale se si vuole davvero lo sviluppo di questa terra. Non è vero che, chi ne parla, non voglia bene alla Calabria".

In mattinata sono intervenuti il Presidente del Consiglio Regionale Nicola Irto, il sindaco Giuseppe Falcomatà, il prefetto Claudio Sammartino, il collega Michele Albanese testimone della lotta quotidiana del giornalismo libero contro le vessazioni della ‘Ndrangheta, il presidente dell’ordine dei giornalisti della Calabria Giuseppe Soluri, il consigliere nazionale dell’ordine dei giornalisti Nicola Marini, il vice presidente dell’Inpgi Giuseppe Gulletta e Claudia Ventura per l’Unesco che patrocina l’evento.

 La coda pomeridiana è proseguita con la question time, dedicata alla giornata della memoria dei giornalisti uccisi da mafie e terrorismo,  alla nona edizione.

Dopo Minniti, hanno parlato il presidente del Consiglio regionale Nicola Irto, ‘padrone di casa’: Bisogna squarciare quel velo di ipocrisia, che esiste nei rapporti fra politica e Giornalismo; l’ informazione è un servizio, che va reso al cittadino. La politica malsopporta la curiosità della stampa. Per una Calabria, libera dalle mafie, serve un nuovo patto sociale”.

Il sindaco di Reggio Calabria, Giuseppe Falcomatà, ha parlato di giornalismo etico. Serve un giornalismo fatto di verità; uno strumento contro ogni forma d’illegalità. Per combattere e vincere le grandi sfide occorre tutelare i diritti del giornalista leale e corretto”.

Nelle more, il segretario regionale del Sindacato dei Giornalisti della Calabria, Carlo Parisi, ha quindi ringraziato i prefetti calabresi e le forze dell'ordine invitandole a colpire “le aziende dell’editoria pirata”, che penalizzano l'editoria sana.

Subito dopo, ha preso la parola il prefetto di Reggio Calabria, Claudio Sammartino, con il placet del sottosegretario Minniti.

Sammartino,  ha espresso la sua gratitudine ai giornalisti calabresi:” Voi giornalisti, siete ottimi compagni di strada e "alleati fondamentali di prefetti e forze dell'ordine nella lotta alla 'ndrangheta.

Molto emozionante l’intervento del collega Michele Albanese, grato e riconoscente verso l’Ordine ed il Sindacato per la fondamentale opera, che mira a tenere unita la categoria :"Voglio ringraziare la stragrande maggioranza dei colleghi della mia regione. Vivo sotto scorta e ciò mi dà una notorietà di cui farei volentieri a meno. Vi abbraccio tutti. Io non sono un simbolo, sono solo uno di voi. Voglio solo essere corretto e responsabile, testimone della sofferenza che vivo per questo mestiere che è bellissimo e non può essere svilito".

La vicinanza della Fnsi a tutti i giornalisti, anche come segnale  ai cittadini che hanno diritto di essere informati, è stata più volte ribadita dai maggiorenti del giornalismo nazionale, presente a Palazzo Campanella.

Dopo gli interventi di Giuseppe Soluri, presidente dell'Ordine della Calabria, e di Giuseppe Gulletta, per l'Inpgi, è intervenuto il segretario nazionale della Fnsi Raffaele Lorusso, che ha denunciato una libertà di stampa perennemente sotto attacco.

"I casi come quello di Michele Albanese  spiegano come l'Italia sia in 77esima posizione nella classifica mondiale della libertà di stampa.  Quella dei cronisti minacciati è una piaga sulla quale il Governo, deve fare di più”.

Tra le cause che hanno fatto peggiorare il livello di libertà di stampa , secondo Reporters Sans Frontieres, viene citato il fatto che "fra i 30 e i 50 giornalisti" sarebbero sotto protezione della polizia per minacce di morte o intimidazioni.

I giornalisti in maggiore difficoltà in Italia,  sono quelli che fanno inchieste su corruzione e crimine organizzato

Lorusso, che ha aspramente criticato l'intervista televisiva, realizzata da Bruno Vespa a Salvo Riina: "Non è stato un esempio di buon giornalismo. Altra piaga, è quella delle querele e delle azioni giudiziarie pretestuose. È fondamentale intervenire anche su questo".

C’è una lettera del presidente dell'Ue Federazione internazionale di giornalisti, che è stata letta in aula: Scrivo per conto della Federazione internazionale dei giornalisti, scusandomi di non essere con voi e congratulandomi con il vostro sindacato per l'organizzazione, a Reggio Calabria, di un incontro per commemorare la Giornata mondiale della libertà di stampa. Oggi è il giorno in cui tutti i sindacati dei giornalisti riuniti nella Ifj celebrano, ovunque, i principi fondamentali della libertà di stampa, esaminano la libertà di stampa nel mondo, difendono i media dagli attacchi alla loro indipendenza e rendono omaggio ai giornalisti che hanno perso la vita nell'esercizio della loro professione. In troppi luoghi in tutto il mondo, una stampa libera è sotto attacco da parte dei governi e dei nemici della libertà di stampa che vogliono evitare la verità. Di conseguenza, i giornalisti vengono perseguitati o uccisi semplicemente perché fanno il loro lavoro e i media vengono censurati o, peggio, chiusi. In molti paesi, le leggi continuano a criminalizzare la libertà di parola, soffocando la libertà di espressione. Nuovi ostacoli stanno emergendo, come ad esempio gli attacchi alle cosiddette "talpe", nuove leggi di sorveglianza, il monitoraggio e la sospensione dell'accesso a internet. Oggi tutti noi rifletteremo, su scala globale, sulle violazioni della libertà dei media, e nel farlo avremo modo di onorare molti colleghi, alcuni più coraggiosi, che languono in carcere e, naturalmente, quelli che hanno pagato il prezzo più alto per aver acceso una torcia nei recessi oscuri della criminalità e della corruzione. Ogni volta che un giornalista viene ucciso, un'altra finestra si chiude alla luce. Ed è fondamentale continuare a ricordare al mondo il filo che unisce gli uomini e le donne di ambienti e Paesi diversi, con culture diverse, che sono morti, però, allo stesso modo per il giornalismo. Che cosa hanno in comune? Hanno creduto nello scopo e nella missione del giornalismo. Non si aspettavano di morire per questo. Non dovremmo mai dimenticare la loro forte convinzione di "appartenere" ad una professione degna di onore, tesa alla verità e sostenuta da un senso del bene comune. Siamo tutti ben consapevoli delle straordinarie campagne che la Fnsi ha sostenuto nel corso degli anni in difesa dei diritti sociali e professionali dei giornalisti italiani. In tutto ciò, molti dei nostri affiliati hanno combattuto spalla a spalla con la Fnsi in difesa del servizio pubblico radiotelevisivo e per un'informazione pluralistica, indipendente e improntata alla qualità. Ci complimentiamo con il coraggio e la determinazione che i vostri membri dimostrano nella lotta per difendere i diritti dei giornalisti. Siamo ben consapevoli che la nostra mobilitazione congiunta a sostegno del giornalismo sia fondamentale per tutti i vostri membri, impegnati nella prova di forza tesa a garantire condizioni di lavoro dignitose per i giornalisti. Il vostro è un record storico che fa onore al giornalismo italiano. Vi posso assicurare che la Ifj e le sue affiliate in tutto il mondo continueranno a dare il loro pieno sostegno ai vostri membri nelle loro battaglie.
La Fnsi rappresenta, sotto molti aspetti, un modello del tipo di organizzazione che fa di un sindacato una forte "macchina da guerra". Vi prego di trasmettere la mia personale solidarietà e i migliori auguri ai vostri delegati per una conferenza forte e fruttuosa.” Vostro nella solidarietà, Jim Boumelha Presidente Ifj.

E’ stata citata la massima di Alexis de Tocqueville:”LA LIBERTÀ di stampa è una di quelle libertà per le quali non può esistere una via intermedia tra massima libertà e dispotismo. I governanti infatti, aspirano al potere assoluto, in contrasto con la divulgazione delle opinioni scomode per impedire ai giornali di raccontare la verità. Vorrebbero distribuire invece un' unica verità di Stato, la loro verità.”. Il defunto papa Karol Wojtyla ed il presidente della Repubblica emerito Carlo Azeglio Ciampi, invitavano a tenere la schiena dritta; a non cedere alle lusinghe dei poteri forti, per non diventare schiavi del sistema, servi del potere.

L’Onu ricorda  in occasione della ‘Giornata mondiale della libertà di stampa’, ancora oggi del tutto o in parte negata in troppi Paesi, a costo perfino della vita di tanti giornalisti e altri operatori dell’informazione, oltre 700 uccisi negli ultimi 10 anni: “Accesso all’informazione e alle libertà fondamentali: questo è un tuo diritto!”.

Mimmo Càndito, presidente in Italia dell’organizzazione internazionale “Reporter senza frontiere”, ricorda che, ci sia anche una libertà manipolata.  

Gli ultimi posti della classifica sono occupati da Vietnam, Cina, Siria, Turkmenistan, Corea del Nord ed Eritrea.

Nicola Marini, si è lamentato delle denunzia-querela facile ed ha ricordato il nuovo T.U. che sta per arrivare sui tavoli.

Giuseppe Soluri si è scagliato contro gli editori che sfruttano il giornalista ed il giornalismo. Senza lavoro, non c’è dignità. L’informazione dev’essere critica. La credibilità della testata giornalistica, dei suoi operatori è l’unico mezzo o strumento per rimanere liberi. Il giornalismo è il cane da guardia della democrazia.

Per Raffaele Lo Russo non c’è niente di scontato. Ogni giorno, ogni ora, bisogna difendere la libertà di stampa. Non è un esercizio di retorica. Citando Antonino Caponnetto:“Ragazzi godetevi la vita, innamoratevi, siate felici ma diventate partigiani di questa nuova resistenza, la resistenza dei valori, la resistenza degli ideali. Non abbiate mai paura di pensare, di denunciare e di agire da uomini liberi e consapevoli ribadiscono e sollecitano di diventare protagonisti e partecipi nella salvaguardia della comunità in cui vivono”.

Giancarlo Tartaglia ha ricordato sommariamente la cronistoria del contratto di lavoro ed ha criticato i cidici Zanardelli e Rocco sulla diffamazione a mezzo stampa.

Antonello Capone, che vive a Milano, ha detto: “Le mafie attecchiscono dove ci sono i soldi. Vivo a Milano. Al Nord, non stiamo meglio di voi. Le mafie si sono infiltrate ovunque. Finalmente gli amministratori e le istituzioni, non negano più l’esistenza della mafia e l’infiltrazione.

Anna Russo della Sibaritide:”Bisogna diffidare da coloro che si spacciano per giornalisti e moltiplicano le bugìe attraversi Facebook; e degli editori, che prendono i soldi e spariscono.

Pino Toscano di Gioia Tauro:” La comunicazione dev’essere rivolta al cittadino, non ai ‘padroni’. Bisogna onorare le vittime della mafia e del terrorismo.”.

Alessandro Galimberti, ha difeso i giornalisti minacciati; ha detto:”Un Paese migliore è possibile”.

Ha esaltato la cultura delle verità e della legalità e il coraggio di Michele Albanese.

All’ambone, del pomeriggio anche i parenti delle vittime. A cominciare dai familiari di Pippo Fava di “Il Giornale del Sud”. Compresa la figlia che lo scomparso, quel tragico giorno, stava andando a prendere a scuola.

Per Mimma Barbaro, la moglie del professore Beppe Alfano, il giornalista era diventato eroe per caso:docente di scuola con il pallino del giornalismo; non un pennivendolo; amava andare ‘dentro’ la notizia; non ha mai ricevuto una denuncia.

Paolo Piccinelli, ha visto le BR mentre colpivano suo padre. Apprezzo i giornalisti con la ‘G’maiuscola; quelli che vanno a cercarsi la notizia. Non quelli da terza camera, disposti a farsi pagare per tenere alta l’audience. La libertà non ha prezzo. Era un uomo onesto. Temeva la classe dirigente: è più pericolosa della malavita

 Pietro Comito:” Mi sento piccolo piccolo di fronte elle vostre storia. Fare il giornalista al Sud è un grosso rischio. Sono fiero di fare parte di quest’Ordine dei Giornalisti. La libertà di stampa è fondamentale per la crescita e lo sviluppo socio-economico, politica e culturale di questa terra. E’ duro stare ore ed ore in un’aula giudiziaria, mentre gl’imputati ti strisciano un dito sulla gola a mo’ i minacce ed intimidazioni. Non sono galloni che ti porti sue spalle.

Il comandante provinciale dei Carabinieri di Vibo Valentia, Daniele Scardecchia, una settimana fa mi ha detto:” Abbiamo preso, chi ti voleva impiccare…Mi occupai di un caso. L’autista del boss della ‘ndrangheta esercitava la carica di assessore…La Madonna, doveva salire sulla barca del boss. Prima, c’era incoscienza, ora c’è paura. Mi telefonano nella notte: “Ti tagliamo la testa e la diamo a tua moglie. Il colmo? Assolto in primo grado per la querela di un mafioso, vengo condannato al risarcimento danni di 10 mila euri, in appello, dietro ricorso del P.G.”.

Francesco Votano: “Sento un dolore profondo per i colleghi uccisi, perché sono stati lasciati soli, vittime delle pressioni invisibili.

Andrea Tuttoilmondo dell’ANCI-Sicilia, plaude al meraviglioso mondo del giornalismo.

Lucio Musolino:”La nostra, è una categoria, che viene vista male dai poteri forti; e non è solo la politica. Lo Stato, talora è distratto, se non complice…. Un uomo dei servizi è andato in casa del boss per rassicurarlo che…mi sono stufato di ricevere una querela al mese; e di pagare 4500 euri ad un ‘pezzo di malacarne’; di essere abbandonato dal mio giornale; di ritrovare nella mia casella postale documenti giudiziari “esecutivi” .

L’ultima parola a Carlo Parisi per la chiusura dei lavori. Ma prima Lo Russo, ha invitato a tenere alta la bandiera della libertà, della democrazia e della legalità. E citando il suo corregionale Aldo Moro, dice:Questo Paese non si salverà, la stagione dei diritti e delle libertà, si rivelerà effimera, se in Italia non nascerà un nuovo senso del dovere”.

Domenico Salvatore

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