La giornata della memoria nei versi del poeta vernacolare Nuccio Pugliese, il 'vate di Masella'

03.02.2016 15:43

“La Repubblica italiana riconosce il giorno 27 gennaio, data dell'abbattimento dei cancelli di Auschwitz, "Giorno della Memoria", al fine di ricordare la Shoah (sterminio del popolo ebraico), le leggi razziali, la persecuzione italiana dei cittadini ebrei, gli italiani che hanno subìto la deportazione, la prigionia, la morte, nonché coloro che, anche in campi e schieramenti diversi, si sono opposti al progetto di sterminio, ed a rischio della propria vita hanno salvato altre vite e protetto i perseguitati.

In occasione del "Giorno della Memoria" , fonte Wikipedia, di cui all'articolo 1, sono organizzati cerimonie, iniziative, incontri e momenti comuni di narrazione dei fatti e di riflessione, in modo particolare nelle scuole di ogni ordine e grado, su quanto è accaduto al popolo ebraico e ai deportati militari e politici italiani nei campi nazisti in modo da conservare nel futuro dell'Italia la memoria di un tragico ed oscuro periodo della storia nel nostro Paese e in Europa, e affinché simili eventi non possano mai più accadere”.

IL GIORNO DELLA MEMORIA NEI VERSI MITICI DEL POETA DIALETTALE NUCCIO PUGLIESE

Domenico Salvatore

 

La poesia è nata con l’uomo. Il figlio di Neanderthal, gorgheggiava a gattoni, in forma orale. Poi, venne quella scritta.

La poesia (dal greco ποίησις, poiesis, con il significato di "creazione") recita Wikipedia, è una forma d'arte che crea, con la scelta e l'accostamento di parole secondo particolari leggi metriche (che possono essere seguite o no dall'autore), un componimento fatto di frasi dette versi, in cui il significato semantico si lega al suono musicale dei fonemi. La poesia ha quindi in sé alcune qualità della musica e riesce a trasmettere concetti e stati d'animo in maniera più evocativa e potente di quanto faccia la prosa, dove le parole non sottostanno alla metrica.

Siccome la lingua nella poesia ha una doppia funzione di vettore sia di significato sia di suono, di contenuto sia informativo sia emotivo, la sintassi e l'ortografia possono subire variazioni (le cosiddette licenze poetiche) se questo è utile ai fini della comunicazione sia particolare sia complessiva.

A questi due aspetti della poesia si aggiunge un terzo quando una poesia, anziché essere letta direttamente, viene ascoltata: con il proprio linguaggio del corpo e il modo di leggere, il lettore interpreta il testo, aggiungendo la dimensione teatrale della dizione e della recitazione. Nel mondo antico e in altre culture anche odierne poesia e musica sono spesso unite, come accade anche nei Kunstlieder tedeschi, poesie d'autore sotto forma di canzone di musiche d'autore.

 

Queste strette commistioni fra significato e suono rendono estremamente difficile tradurre una poesia in lingue diverse dall'originale, perché il suono e il ritmo originali vanno irrimediabilmente persi e devono essere sostituiti da un adattamento nella nuova lingua, che in genere è solo un'approssimazione dell'originale.

« Solo la poesia ispira poesia »

(Ralph Waldo Emerson)

John Keats, celebre poeta inglese ed esponente del romanticismo

La poesia è nata prima della scrittura: le prime forme di poesia erano orali, come l'antichissimo canto a batocco dei contadini e i racconti dei cantastorie. Nei paesi anglosassoni la trasmissione orale della poesia era molto forte e lo è ancor oggi. Successivamente fu accompagnata dalla lira, strumento musicale utilizzato a quell'epoca.

Nell'età romana la poesia si basava sull'alternanza tra sillabe lunghe e sillabe brevi: il metro più diffuso era l'esametro. Essa doveva essere letta scandendola rigorosamente a tempo. Dopo l'XI secolo il volgare, da dialetto parlato dai ceti popolari viene innalzato a dignità di lingua letteraria, accompagnando lo sviluppo di nuove forme di poesia. In Italia la poesia, nel periodo di Dante e Petrarca si afferma come mezzo di intrattenimento letterario e assume forma prevalentemente scritta: Intorno alla fine del quattrocento prese piede anche la poesia burlesca.

Nel XIX secolo, con la nascita del concetto dell'arte per l'arte, la poesia si libera progressivamente dai vecchi moduli e compaiono sempre più frequentemente componimenti in versi sciolti, cioè che non seguono nessuno schema particolare e spesso non hanno nemmeno una rima.

Via via che la poesia si evolve, si libera da schemi obbligati per poi diventare forma pura d'espressione.

Il concetto di poesia oggi è molto diverso da quello dei modelli letterari; molta della poesia italiana contemporanea non rientra nelle forme e nella tradizione, e il consumo letterario è molto più orientato al romanzo e in generale alla prosa, spostando la poesia verso una posizione secondaria.

Inoltre, con l'avvento di internet la produzione e il consumo della poesia sono aumentati notevolmente: secondo le fonti di internet, ogni anno 4 milioni di poesie vengono pubblicate sulla rete, in migliaia di siti di scrittura on-line”.

Alla ricerca delle radici, siamo sprofondati nelle ‘sudate carte’, tu leggi, registri comunali, dove non si possono nemmeno contare le ore, i giorni, le settimane ed i mesi, appresso a date e dati incrociati.

Tempo perso, tempo guadagnato, tempo conquistato: questo si vedrà. Il responso, verrà pronunciato, se e quando, dalla cultura sovrana.

Non sappiamo che cosa possa aver attraversato l’anticamera del cervello,  dell’ipotalamo e dell’ippocampo, al nostro interlocutore Nuccio Pugliese, intento nel suo lavoro, che svolge con rara perizia e maestria.

Ci porge un foglietto, con una delle sue ultime “creature”, dedicata alla giornata della memoria. Versi immortali in stretto dialetto che ben figurerebbero nei capisaldi della lirica vernacolare; e che abbiamo deciso di pubblicare. Un omaggio all’arte ed alla cultura.  

Si materializza all’improvviso anche Claudia Pugliese, la pupilla del nostro ‘Aleksej Grigor'evič Stachanov’. Giornalista cattolica credente e professante, anch’essa poetessa, figlia d’arte.

Due figure eccellenti della cultura locale, che brillano come Arturo, Sirio e la Stella Polare. Lo scambio di poche battute, e la recita della lirica, è sufficiente per far nascere un dialogo rievocativo dell’Olocausto.

Quel genocidio, perpetrato dalla Germania nazista e dai suoi alleati nei confronti degli ebrei d'Europa e, per estensione, lo sterminio nazista verso tutte le categorie ritenute "indesiderabili", che causò circa 15 milioni di morti in pochi anni, tra cui 5-6 milioni di ebrei, di ogni sesso ed età.

Il 27 Gennaio del 1945 l’esercito sovietico varcava i cancelli di Auschwitz, il più grande dei campi di concentramento costruiti dai nazisti nel corso della Seconda Guerra Mondiale…

“Il Giorno della Memoria, è una ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio di ogni anno come giornata in commemorazione delle vittime dell'Olocausto. È stato così designato dalla risoluzione 60/7 dell'Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1º novembre 2005, durante la 42ª riunione plenaria. La risoluzione fu preceduta da una sessione speciale tenuta il 24 gennaio 2005 durante la quale l'Assemblea generale delle Nazioni Unite celebrò il sessantesimo anniversario della liberazione dei campi di concentramento nazisti e la fine dell'Olocausto.

Si è stabilito di celebrare il Giorno della Memoria ogni 27 gennaio perché in quel giorno del 1945 le truppe dell'Armata Rossa, impegnate nella grande offensiva oltre la Vistola in direzione della Germania, liberarono il campo di concentramento di Auschwitz.

Storia-   Lo stesso argomento in dettaglio: Campo di concentramento di Auschwitz.

Il 27 gennaio 1945 le truppe sovietiche della 60ª Armata del "1º Fronte ucraino" del maresciallo Ivan Konev arrivarono per prime presso la città polacca di Oświęcim (in tedesco Auschwitz), scoprendo il vicino campo di concentramento di Auschwitz e liberandone i superstiti[3]. La scoperta di Auschwitz e le testimonianze dei sopravvissuti rivelarono compiutamente per la prima volta al mondo l'orrore del genocidio nazista.

Ad Auschwitz, circa 10-15 giorni prima, i nazisti si erano rovinosamente ritirati portando con loro, in una marcia della morte, tutti i prigionieri sani, molti dei quali morirono durante la marcia stessa.

L'apertura dei cancelli di Auschwitz mostrò al mondo intero non solo molti testimoni della tragedia, ma anche gli strumenti di tortura e di annientamento utilizzati dentro a quel lager nazista.

In realtà i sovietici erano già arrivati precedentemente a liberare dei campi come quello di Chełmno e quello di Bełżec ma questi, essendo di sterminio e non di concentramento, erano vere e proprie fabbriche di morte dove i deportati venivano immediatamente gasati, salvando solo poche unità speciali.

La data del 27 gennaio in ricordo della Shoah, lo sterminio del popolo ebraico, è indicata quale data ufficiale agli stati membri dell'ONU, in seguito alla risoluzione 60/7 del 1º novembre 2005.

Il Giorno della Memoria in Italia

L'Italia ha formalmente istituito la giornata commemorativa, nel medesimo giorno, alcuni anni prima della corrispondente risoluzione delle Nazioni Unite: essa ricorda le vittime dell'Olocausto e delle leggi razziali e coloro che a rischio della propria vita hanno protetto i perseguitati ebrei, nonché tutti i deportati militari e politici italiani nella Germania nazista.

Prima di arrivare a definire il disegno di legge, si era a lungo discusso su quale dovesse essere considerata la data simbolica di riferimento: si trattava di decidere su quali eventi fondare la riflessione pubblica sulla memoria. Erano emerse in particolare due opzioni alternative. Il deputato Furio Colombo aveva proposto il 16 ottobre, data del rastrellamento del ghetto di Roma (il 16 ottobre 1943 oltre mille ebrei furono catturati e deportati dall'Italia ad Auschwitz): questa ricorrenza avrebbe permesso di focalizzare l'attenzione sulle deportazioni razziali e di sottolineare le responsabilità anche italiane nello sterminio. Dall'altra parte vi era chi sosteneva (in particolare l'Associazione nazionale ex deportati politici nei campi nazisti) che la data prescelta dovesse essere il 5 maggio, anniversario della liberazione di Mauthausen, per sottolineare la centralità della storia dell'antifascismo e delle deportazioni politiche in Italia. Infine, anche in ragione della portata evocativa che Auschwitz – oramai simbolo universale delle tragedia ebraica durante la seconda guerra mondiale – da anni rappresenta per tutta l'Europa, si è optato per adottare il giorno della sua liberazione, avvenuta il 27 gennaio.”


Claudia Pugliese vive a Masella di Montebello Jonico da sempre e scrive poesie in italiano dall'età di 17 anni. Vive la scrittura come una vocazione e si approccia a tutti i generi di scrittura, poesia italiana, prosa compresa, articoli giornalistici e da poco poesia dialettale. Diplomata al “Liceo Classico Europeo” presso il convitto Tommaso Campanella di Reggio Calabria. Laureata in Tecnologie dell'istruzione e della comunicazione e specializzanda in Turismo e Spettacolo presso l’Università di Messina. Ha collaborato con alcune testate giornalistiche, quotidiani e settimanali, recentemente corrispondente dell'Area Grecanica presso le Cronache del Garantista di Calabria. Vive immersa nell'associazionismo e nel sociale, è stata presidente dell’Azione cattolica interparrocchiale Masella-Montebello, e delegata per l'associazione Santi Cosma e Damiano di Masella nel Forum del III settore dell'Area Grecanica. Ha lavorato come assistente amministrativo nelle scuole. Attualmente Consigliere Comunale di maggioranza. Ha partecipato a diversi concorsi poetici ottenendo svariati premi e riconoscimenti, sia a livello locale che internazionale, quali “Domenico Napoleone Vitale”, il premio “Città di Montebello” e il “Premio di Poesia Internazionale Nosside”. Ha partecipato a diversi raduni e reading poetici, poiché ama la cultura e tiene alla sua diffusione, oltre che all’apporto umano che ne deriva. Ha pubblicato diverse poesie in alcune Antologie e Collane poetiche. NUCCIO PUGLIESE Nasce a Montebello Jonico, sposato con tre figli, ha sempre vissuto e tutt’ora vive a Masella di Montebello Jonico. Diplomato Perito Elettrotecnico all’Istituto industriale di Reggio Calabria. Istruttore Amministrativo del Comune di Montebello Jonico. Ha sempre avuto una grande passione per la letterature e la poesia, ma solo di recente ha iniziato a scrivere poesie, prima in lingua italiana, e da qualche anno anche in vernacolo. Anche se non ama partecipare ai concorsi letterari, facendo di tanto in tanto qualche strappo alla regola, partecipando a qualche concorso poetico, è stato più volte premiato, ricevendo delle segnalazioni di merito e qualche menzione speciale. Vista la sua consistente produzione poetica, sta pensando di pubblicare delle raccolte sia in italiano che in vernacolo.

 

U JORNU DU RICORDU

(Il giorno del ricordo)

Stanotti mi curcai senza pinseri,

ma u sognu chi piscai mi desi peni,

vulava supr’a terri bbandunati

tutti chin'i ggenti mmazzati,

a ogni passu, senza nterruzzioni,

ncerunu giuvini, fimmini e figghjioli

aniti cu vecchi, previti e pastori.

A tali vista mi sintia pirdutu,

u cori meu battiva a perdihjiatu,

erunu tutti, tristi e parusiati,

ca facci janca e l’occhj sbarrati,

ognunu prutistav’a so nnucenza,

lottaru pa so casa e pa so terra,

ma i piemuntisi, latri e senza cori,

comu briganti nci tagghjiaru l’ali.

E nnui ch’avimu l’animi puliti,

di nostri figghji fummu cundannnati,

i vincituri cu minacci e mbrogghji,

gridar'o mundu ch’erumu briganti,

cusì a verità muriù pi sempri.

Però ora nu’ simu cu Signuri,

aundi a verità no mpò muriri,

pirciò spittamu nu cori gintili

pi rriaviri tutt’u nostr'onuri.

A primavera… vulissimu hjuriri,

pirchì avim’a chiudiri sti peni,

rrivau l’ura c'avim'a rripusari,

nda verità e nta paci du Signuri.

Mi rrussigghjiai e no' nsacciu chi ffari,

però si pensu a dh’animi senz’ali,

chi furu massacrati pi dinari,

senza nudha pietà e cumpassioni,

mi pigghjia a vuluntà i rricurdari,

mi nci dugnu na manu pi hjiuriri

a primavera quandu torn'o suli.

Nuccio Pugliese (30/01/2016)

Versi immortali, che la dicono tutta sulla straordinaria vena poetica del vate di Masella. Domenico Salvatore

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