La cultura grecanica dentro la città metropolitana di Caterina Nicita

20.11.2015 19:31

Dal convegno  FIDAPA

Il convegno porge all’attenzione una diversità di aspetti della cultura grecanica, da quelli storici che hanno determinato la nostra identità alle testimonianze paesaggistiche, canoro musicali, elementi tutti che permettono di scavare nella coscienza di un territorio e di indagare quell’anima che ha incontrato tracce di Oriente e vissuto di Occidente.

 Un territorio, il nostro, che ben si inserisce, come risorsa aggiuntiva, nella città metropolitana di Reggio Calabria e può portare alla realizzazione di progetti che siano in grado di produrre ricadute significative sullo sviluppo in rapporto alla sua specificità e vocazione .    L’incontro consente ancora di illustrare le linee generali dell’evoluzione normativa, la struttura, lo scopo della città metropolitana nonché quelle del programma operativo nazionale inserito nella nuova programmazione dei fondi europei 2014-2020.    

Accanto alla documentazione scritta e orale della cultura grecanica sono da ricordare i beni materiali  cosiddetti “ minori,” ma pur sempre beni storici e ambientali, come ruderi chiese, monumenti, vecchi  mulini, frantoi e palmenti, strade tracciate dai monaci basiliani, castelli, parchi archeologici o naturali, tradizioni religiose, popolari, alimentari, che possono diventare una risorsa europea con il loro carattere di documento e veicolo di comunicazione in una rete storica, scientifica, didattica.       Essi  possono promuovere lo sviluppo del turismo culturare, alternativo, sostenibile e  responsabile e quindi dell’ economia delle aree rurali  in seguito ad  opportuni interventi e ad  una politica sinergica ed integrata del territorio con mirate operazioni di marketing.  Prima di tutto allora  si  ri chiede il rispetto della valorizzazione, della conoscenza e della identità  dei luoghi la cui salvaguardia passa certamente dai circuiti economici e sociali, a livello nazionale e locale in sinergia con attività terziarie, secondarie e primarie in funzione di un’industria turistica da modernizzare nelle sue modalità di comunicazione e di organizzazione.           

   La nostra identità  trae origini e modelli etnici all’interno di un contesto che ha rimandi mediterranei e crea legami fra tradizioni e forme di cultura popolare. 

 La grecità della Calabria è infatti antichissima, non si limita alla civiltà della magna Grecia, ma si lega a quella dell’impero bizantino di cui la regione ha costituito per secoli un avamposto politico culturale.    Oggi rimane la linea di ininterrotta continuità storia e linguistica che unisce le prime colonie greche agli ellenofoni dell’Aspromonte meridionale.

L’aria grecanica si estende in provincia di R.C e comprende i comuni di Bagaladi, Bova, Bova Marina, Brancaleone, Condofuri, Melito P.S., Roccaforte del Greco, Roghudi, San Lorenzo, Staiti.   Ha scritto lo studioso Claudio Di Palma nel 1980 “della grande Grecia di un tempo, a ventidue secoli di distanza dalla caduta di Taranto e Siracusa in mano romana, a parte le testimonianze archeologiche, scarsi relitti affiorano, sono i villaggi abbarbicati sull’ Aspromonte meridionale, i paesi ellenofoni che paiono derivare dalla colonizzazione greca del I millennio a. C. sia per le ricerche linguistiche condotte da  G. Rohlfs, da altri glottologi sia per quelle geografiche.        

Ed ancora C. Pavese, esiliato a Brancaleone dal 1935 al 1936, in una lettera  alla sorella Maria, afferma che “in questo pezzo di kalavria tutto è greco; i luoghi, la gente, le tradizioni, la lingua costituiscono i valori di una etnia sommersa in un Mediterraneo che non smette mai di essere destino e dove persino la cornamusa ripete la voce di organo e di arpa che accompagnava gli ozi di Paride”.

La grecità culturale linguistica, compatta fino al XIII secolo, entra in crisi nella Calabria meridionale  nel XIV secolo, quando con il declino politico e culturale di Bisanzio, si diffonde il rito latino nella liturgia.

Notizie ricavabili dai libri delle tassazioni, dal Liber Visitationis, dalle relazioni dei corografi del ‘500, ‘600, ‘700 e dai ritrovamenti archivistici, consentono di accertare ancora la diffusione del greco fino al XV secolo. Da allora in poi esso regredisce a socioloetto basso e rurale, parlato, come afferma lo studioso Rodotà, solo dal ceto agro-pastorale, quella lingua che Libetta chiama di Omero e di Tindaro.

Tutt’oggi fortissime sono le tracce di questa presenza linguistica e culturale nella toponomastica, nell’onomastica, nel cosmo etno-antropologico, nei dialetti romanzi stessi, nella musica, nella danza, nell’artigianato, nell’enogastronomia.

Il popolo dei Greci di Calabria insiste per ricercare e credere nelle proprie  origini, una continua scommessa, un compromesso tra ciò che è , ed è andato perduto, e il forte senso di rivincita e di orgoglio nato dalla consapevolezza di una ricchezza vasta fatta di lingua, sapori, profumi, musica e danza, patrimonio infinito magicamente orchestrato tra natura, cultura e uomini di oggi.

Ora come allora la cultura grecanica ha segnato il nostro modus vivendi, tra non molto entrerà a pieno titolo e sarà un valore aggiunto per lo sviluppo territoriale tra le tante altre che faranno parte dell’area metropolitana di Reggio Calabria, città metropolitana che rappresenta uno dei dieci enti amministrativi del territorio italiano identificati dalla legge del 7 aprile 2014 e previsti dalla legge 142 dal nuovo ordinamento degli Enti Locali del 1990.

Pur essendo prefigurata nell’ordinamento giuridico nazionale con decreto legge del 2012, l’istituzione della città metropolitana è stata rinviata al termine del mandato naturale dell’attuala Presidente della Provincia, previsto nel 2016.  Questi nuovi enti territoriali di area vasta sono ispirati alle migliori esperienze amministrative a livello europeo ed internazionale e nascono per rispondere ai problemi di una realtà territoriale oggettivamente più complessa delle altre intervenendo sullo sviluppo economico sui flussi di merci e persone ,sulla pianificazione territoriale..

Promuovere e valorizzare tale cultura significa anche  capire di più l’identità di una nazione che nasce dall’incontro di civiltà antichissime e la nostra vive ancora una diversità di processi che costituiscono il vero modello di quell’agorà che è dentro l’anima del suo popolo e dove il tempo non è trascorso invano, ma ha caratterizzato la geografia delle genti e dei luoghi.

Guardare al passato e trovarlo nel presente come risorsa nella città metropolitana, fornisce non solo chiavi di lettura da offrire ad un sommerso antropologico, ma il passato e il moderno sono una riconciliazione con l’affermazione di una identità che continua a raccontare tradizioni e a far rileggere e a   valorizzare e promuovere il territorio.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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