L'8 numero ricorrente nella storia di Bova Marina.

13.02.2016 21:21

MA A BOVA MARINA, PIACE ANDARE SULL'OTTO VOLANTE?

L'anno 1908 la Marina di Bova era abbastanza grande da ottenere l'autonomia comunale rispetto a Bova diventando Bova Marina, dopo 108 anni, 2016, non è abbastanza grande da proseguire il proprio cammino di Comune autonomo. Anche ricongiungendosi con Bova non raggiungerebbe  i  necessari 5000 abitanti seconda la legge (16/01/2016 - DDL 3420 - Soppressione comuni sotto i 5000 abitanti). E pensare che alcuni anni addietro, con facile presaggio, stampavamo una cartolina postale illustrata raffigurante Bova Marina e Bova con il nome unico MEGALI VUA - Grande Bova. Non basta più, come dicevamo, il necessario accorpamento richiede la costituzione di fatto di un grande aggregato storico: la Bovesìa. E' a tutti noto che nel XIX secolo Bova era la capitale pratica religiosa e culturale di una vasta Area che orbitava sotto la sua influenza, la cosiddetta Bovesìa, appunto. Una primo accorpamento ci fu nel secolo scorso quando venne soppreso il Vescovato con la conseguenza che l'Arcivescovo di Reggio Calabria divenne anche il Vescovo di Bova. Un'altra semplificazione si ebbe con la soppressione della Pretura che aveva sede in Bova. La via delle semplificazioni è lastricata di buone intenzioni.

Affermano i presentatori della legge: "Onorevoli Colleghi! La presente proposta di legge nasce dall'esigenza di trovare un efficace meccanismo per ridurre l'elevata frammentarietà dei comuni italiani e favorire il raggiungimento da parte di questi ultimi di dimensioni più adeguate, atte cioè a consentire un netto miglioramento della qualità e dell'efficacia dei servizi offerti ai cittadini. È ormai noto, infatti, che le ridotte dimensioni che caratterizzano la maggior parte dei comuni italiani sono spesso del tutto insufficienti a garantire uno svolgimento efficace ed efficiente dell'azione amministrativa, così come previsto dall'articolo 118 della Costituzione. .... La fusione, infatti, a differenza delle altre forme di associazionismo tra comuni, comporta la costituzione di un unico ente, nel quale sono aggregate tutte le risorse umane, strumentali e finanziarie, al fine di ottenere non solo l'ottimizzazione dei servizi esistenti, ma anche talvolta il loro ampliamento.  ... Il processo di revisione costituzionale in atto, tra l'altro, prevede il superamento della provincia quale ente territoriale sovraordinato con competenze di area vasta. La fusione dei piccoli comuni diventa pertanto ineludibile per l'esercizio di funzioni che erano in capo alle province e che l'eccessiva frammentazione amministrativa in piccoli comuni finirebbe per ricondurre in capo alle regioni, determinando il rischio di un neo-centralismo di tipo regionale. ....  Va altresì sottolineato che è ormai statisticamente provato che la fascia dei comuni tra 5.000 e 10.000 abitanti è quella che consente una dimensione ottimale perché, da un lato, consente il mantenimento di una dimensione a misura d'uomo, di un ambiente nel quale ci si conosce e dove è anche bello vivere e, dall'altro, coniuga questo aspetto con la capacità dell'Ente comunale di offrire buoni servizi, realizzando economie di scala che consentono l'ottimizzazione delle risorse. ..."

Appare evidente come il legislatore fa affermazioni di tipo generalista e non considera minimamente la necessità di prerequisiti del tutto assenti nel nostro specifico: la facilità di comunicazione sia per i trasporti delle persone e delle merci, sia nell' uso del web con consapevolezza per tutte le pratiche amministrative ecc.  Prerequisti  che se  esistono possono avvicinare le persone, migliorare i servizi, rendere più efficiente la macchina burocratica nei confronti del cittadino.

A nostro avviso si parte in modo sbagliato mancando una classe politica e una classe dirigente (inutilmente numerosa e non adeguata al ruolo e fonte di spreco) capace di creare le condizioni perché i fenomeni di cambiamento si possano realizzare. Si deve ancora fare quello che serviva prima. Così non funziona!

Un esempio storico eclatante di inettitudine: quando nel 1962 fu introdotta la scuola dell'obbligo da un anno all'altro il numero di allievi ebbe un'impennata paurosa; qualcuno pensò prima che erano necessari i docenti qualificati e che quindi tali docenti andavano reperiti e formati prima? Risultato tutti divennero professori dappertutto. Per insegnare francese bastava una laurea in legge, per matematica anche una laurea in economia e commercio o in Scienze e chi più ne ha più ne metta. Per fortuna molti si misero a  studiare con serietà e rispetto degli allievi, ma è evidente che la procedura non è questa. 

Gli errori si ripetono. Siamo del parere che vanno create le condizioni  prerequisite per ogni iniziativa seria.

Siamo in presenza di iniziative  epocali che hanno lo stesso segno e le stesse problematiche: la creazione della Città metropolitana, la soppressione delle Provincie, l'accorpamento dei Comuni, la necessità di suddividere l'Area metroplitana in 6-7 zone omogenee Non è poca cosa.

Che Città metropolitana avremo se da un punto all'altro di essa non si può andare entro un'ora - flussi di merci e persone - e  senza  adeguati flussi di idee.

Elio Cotronei

  

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