“Il Saltozoppo“ di Criaco un duro J’Accuse contro mafia e ‘ndrangheta

28.03.2016 22:26

Di  Mimmo Musolino

“Il Saltozoppo“  un duro  J’Accuse  contro mafia e ‘ndrangheta; la realtà della nostra terra e della nostra   indole ed il nuovo  ruolo delle donne nella società calabrese  .

Purtroppo non mi è stato, assolutamente,  possibile ma avrei ,fortemente, voluto partecipare anche ad uno dei convegni organizzati  ( prima a Siderno, poi a Lamezia Terme  e a Reggio Cal., soprattutto quella con gli studenti, ma convegni di presentazione di questo capolavoro si sino tenuti in tutta Italia )per la promulgazione  del nuovo romanzo dello scrittore calabrese  di Africo, Gioacchino  

  

Africo (rc) Gioacchino Criaco, avvocato, scrittore, saggista  

                                                                                                  

Innanzitutto avrei soddisfatto un mia antica “ mania “  di farmi autografare , con dedica , la prima pagina del romanzo dall’autore,   e mi avrebbe fatto piacere confrontare le mie impressioni sulla lettura del libro, con quella di altre persone , dai ragazzi del liceo , ai semplici cittadini ed ai critici letterari .         Avrei voluto decisamente  e duramente smentire coloro i quali , ed alcuni, purtroppo , rappresentanti delle nostre istituzioni locali, che pensano che  gli scritti di Criaco , e la cinematografia collegata, sono deleteri e corrodono ulteriormente l’immagine  della Calabria in quanto raccontano sempre di violenza e ‘ndrangheta.        

Con ogni evidenza non hanno visto i film e non hanno letto i romanzi, o peggio ancora , non hanno capito un nulla di niente. Gli scritti di Criaco sono quanto di più forte e chiaro si sia scritto, nell’ultimo secolo , contro la ‘ndrangheta .            

La ‘ndrangheta viene descritta, “ pittata“ , come la maggiore responsabile  dei disastri economici e morali , si badi bene in  Italia, Europa  ( a Milano come in Germania o in Belgio ecc. ) e nel mondo Colombia, Cina ,Stati Uniti ecc. ; quindi   non solo della Calabria e del Sud , ma anche a livello internazionale, questo significano i molti riferimenti ,presenti in questo  romanzo , alla  mafia cinese tramite uno dei protagonisti del romanzo , il cinese Tim ( il serpente )  , i figli del Drago , la Società del cielo e della terra .                                                                                                                   

Leggiamo quello che  scrive Criaco : “  Soprattutto mi era chiaro ,allora , il principio cardine di ogni discorso : chiunque volesse distruggere i Giardini era un mafioso , e diventava un nemico da abbattere .                                                                                    

Così era nata    la peste , il morbo che ha devastato il paese .                                 

Armi contro armi , con lo stato a chiudere un occhio e a tifare per gli altri . E io mi sono fatto vent’anni di galera per mafia e la cosa che più odio al mondo è la ‘ndrangheta .. “                                                                                                                                   

Si evince  che i giovani, come Julien ( il Geco ), il maggiore protagonista del racconto, diventano violenti anche per non soggiacere alle imposizioni   violente dei “pungiuti“ come egli apostrofa e definisce, con  evidente  scherno, gli ‘ndranghetisti .                                                                                   

                                                         

Già !  Perché nel romanzo di Criaco, ecco un’altra importante novità, la trama non vede protagonista un solo personaggio che conduce il dialogo con i lettori ma i tanti personaggi:  Julien ( il Geco ), Agnese ( la Ninfa ), Alberto ( il Cucciolo ), Tim   ( il Serpente ) ,Alfonso ( l’Aquila) ed altri personaggi i quali raccontano direttamente ed in prima persona la loro storia seguendo , comunque e  sempre , il filo conduttore e la trama del romanzo.                                                                                                                           

E poi  come si fa  a  sostenere  che in detti romanzi si parla solo di violenza, sangue, droga, armi?  Nel “Il Saltozoppo“  troneggia il trionfo dell’amore che sconfigge  la violenza atavica delle virulenti  faide con centinaia di morti ammazzati ed anche anziani, ragazzi, donne e bambini. Nell’era delle telecomunicazioni come si possono nascondere agli occhi del mondo le non lontane, nel tempo,  tragedie delle tante terribili e sanguinose  faide avvenute in Calabria e soprattutto  in alcuni paesi del  reggino e della locride che hanno seminato sciagure, lutti e lacrime amare ed inconsolabili?                                                        

Leggendo il romanzo si manifesta sempre ,con più prepotente forza espressiva,  il trionfo della donna, o meglio  la rappresentazione veritiera del ruolo della donna nella società contemporanea nella quale è  sempre più protagonista.           

A mio modesto parereIl Saltozoppo“ segna la fine, nella letteratura calabrese (anche in riferimento ai più grandi, Corrado Alvaro e Francesco Perri)  del ruolo della donna come oggetto di potere e  vittima predestinata  che finisce sempre per sacrificare la propria vita sull’altare (pagano)  di principi assurdi e ancestrali che “infangano” l’onore del proprio uomo e della famiglia e che la spingono nel dirupo , nel baratro  del gesto estremo del  suicidio .

                                        

Solo parlando, sviscerando e denunciando fatti realmente accaduti e facendo sentire  nella mente e nel cuore dei lettori il peso, come macigni,  morale e materiale di immani tragedie, quali le faide, la ndrangheta e la criminalità, può essere  possibile sperare  in un serio debellamento  di tali brutali fenomeni.                 

E poi quel forte e chiaro  pensiero, ed idea  fissa di Criaco, del ritorno alle proprie radici , alla propria terra, alla montagna come un desiderio forte,  ma angosciosamente represso in quanto non attuabile nel contesto della realtà politica e sociale che ci domina e, a volte , ci annichilisce con subdola prepotenza e cinismo .                                                                                                                                                   Agnese ( la Ninfa ), la protagonista femminile del romanzo  esclama : “ …  ho imparato a conoscere i sospiri di quella terra, a intuire gli sguardi, a completare i discorso lasciati a metà“ .                                                                                                              

 Le mezze parole, che dicono e non dicono, lasciano intendere …., chissà quante volte ognuno di noi le ha  sentite.. e nel proprio intimo ha avuto paura.          Il ritorno alla vita della campagna ed alla vita nei boschi come rimedio  ai mali sempre più grandi ed incomprensibili, animaleschi della moderna società. Può mai questo concetto,  più volte ribadito, generare violenza ?                                 

Può, invece, soltanto sensibilizzare gli uomini a ritornare ad essere umani,  come unica e grande possibilità  per un vero cambiamento in senso naturalistico  e positivo  della società .                                                                                                                   

 Non ho, certamente, la pretesa di una nuova recensione letteraria, io mi sono sempre occupato di agricoltura e preferisco il dialetto , soprattutto le meravigliose parole antiche del dialetto “carerotu“ di Careri, ed è fantastico  sentirlo nella lingua  dei giovani.                                                                                      

L’italiano corretto, in sintassi ed ortografia, …punti e virgole … oggetto e complemento oggetto ….analisi logica, ecc. ecc.,  per me, più di qualche volta, sono degli  optional, ma credo di avere dato,  comunque,  un contributo di sentimento,  a voler capire e meglio comprendere  il nuovo coinvolgente romanzo del “nostro“ Gioacchino Criaco, “   il Saltozoppo “. Melito Porto Salvo lì 28/03/2016 Mimmo Musolino

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