Il procuratore capo della Repubblica di Napoli, Giovanni Colangelo nel mirino della Camorra e della Sacra Corona Unita?

11.05.2016 22:28

Didascalia, il procuratore capo della Repubbòlica di Napoli, Giovanni Colangelo ed il Tribunale di Napoli

 

Le rivelazione di un pentito vicino alla Sacra Corona Unita, ma originario del napoletano . L'attentato sarebbe dovuto avvenire a Gioia del Colle, dove insiste l’abitazione del capo della Procura di Napoli.  Pianificato nei dettagli, con veri e propri sopralluoghi dei camorristi, lungo il percorso seguito dal magistrato tra la Campania e la Puglia. Per il procuratore rafforzata subito la scorta. "Continuerò a fare il mio lavoro al servizio dello Stato, fin quando mi sarà richiesto". Oltre mezzo chilo di tritolo, in attesa di essere 'consegnato' e una pericolosa pistola semiautomatica Tokarev, calibro 7,62  nascosti nel terreno di fronte al cancello di casa Monti Condesnitt, storico personaggio criminale, giostraio e trafficante di armi e droga; pronto a procurarsi armi ed esplosivi, per chiunque ne faccia richiesta..

VOLEVANO FAR SALTARE IN ARIA CON IL TRITOLO, IL PROCURATORE CAPO DELLA REPUBBLICA DI NAPOLI, GIOVANNI COLANGELO

Domenico Salvatore

Il Comitato provinciale per l’ordine e le sicurezza di Bari,( questore, Carmine Esposito; prefetto, Carmela Pagano,  comandante provinciale dei carabinieri, Vincenzo Molinese, comandante provinciale della Guardia di Finanza, Vincenzo Papuli, sindaco Antonio De Caro, capo della Squadra Mobile, Luigi Rinella), hanno una  bella gatta da pelare.

 

Stesso e parallelo discorso per il Copros di Napoli, ( questore Guido Marino, (“Non lasceremo Napoli a 4 farabutti e parassiti di camorristi e delinquenti, ha dettto,  a margine di un seminario in criminologia organizzato da Uil Polizia. Non possono essere questi farabutti e parassiti che vanno sparando in mezzo alla strada  a mettere in discussione il valore, il prestigio, le potenzialità e la storia di Napoli. E chi si ostina, a invocare l’esercito come soluzione dei problemi, non capisce niente. Non so trovare un modo più elegante per dirlo ma non credo che i napoletani abbiano bisogno dell’Esercito. Se siamo invasi dai turisti tutto l’anno, ci sarà pure un motivo o sono tutti votati al sacrificio perché smaniosi di venire a Napoli per essere derubati e scippati? Non ci credo. Vuol dire, invece, che Napoli ha ben altro da offrire che non 4 parassiti, basta ricordarselo . Mi auguro che l’azione della polizia sia ricambiata dai cittadini, con un pizzico di consapevolezza in più del contributo che può dare il cittadino senza fare né lo sceriffo né l’eroe né Robin Hood perché non serve”), il prefetto, Gerarda Pantalone, il comandante provinciale dei Carabinieri, generale Antonio De Vita il comandante provinciale della Guardia di Finanza, generale Gianluigi D’Alfonso,  il capo della Squadra Mobile, Fausto Lamparelli, il sindaco Luigi de Magistris), stanno monitorando il territorio, alla ricerca di tutti gli elementi utili e necessari per arrestare gli attentatori (esecutori potenziali e mandanti) ed assicurare la dovuta serenità al magistrato.

Ma la Camorra del Terzo Millennio, ha bisogno di mostrare i denti o di gonfiare i muscoli? Punto di debolezza o di forza e potenza? Perché sta alzando il tiro?

A chi e perché, dà fastidio il giudice Colangelo, magistrato valente, incorruttibile ed integerrimo?

Il problema dell’ordine pubblico e della sicurezza nel Mezzogiorno d’Italia è uguale in tutte le regioni.

Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, i tre mitici, leggendari cavalieri della Garduna e della società segreta spagnola di Toledo, martellano in Campania (Camorra, legata alla Madonna),  Sicilia (Cosa Nostra, legata a San Pietro) e Calabria (‘Ndrangheta, legata a San Michele Arcangelo).

Ma la situazione, non è migliore in Puglia, dove imperversano Camorra, Sacra Corona Unita e ‘ndrangheta.

E nemmeno in Basilicata, dove infieriscono i Basilischi; la così detta ‘quintamafia.

I morti si contano nell’ordine delle decine di migliaia. Nemmeno una guerra. Ma di guerra (di mafia), in effetti, si tratta anche qui.

Le armi non mancano…pistole, mitra e mitragliette (Beretta, Glock, Skorpion,  Luger, Smith & Wesson), bazooka, kalashnikov, lupare, lanciagranate, bombe a mano, ‘ananas’, tritolo a perdere, dinamite, gelignite

Con tutti gli squilibri e le problematiche, non soltanto di natura sociale, economica, politica e culturale che ne derivino.

Sul “perchè” , quando e come, si sia sviluppato qui e non altrove il fenomeno della mafia di qualsivoglia colore, sono stati scritti libri, articoli, servizi ed interviste su giornali e riviste; sono stai girati films per il cinema e la televisione.

La convegnistica per anni, ha battuto la grancassa. Scrittori, saggisti, poeti, sociologi antropologi, criminologi, mafiologi, si sono incontrati, scontrati e confrontati a ritmo frenetico; ognuno ha detto la sua.

Lo Stato ha fatto la sua parte. Il Governo pure. Il Parlamento anche.

I delinquenti sono stati indagati, perseguiti, arrestati, processati, condannati ed incarcerati.

I processi sono stati celebrati. Le cosche sono state smantellate, disarticolate, smembrate, azzerate, annientate, decapitate.

Attraverso alcune disposizioni ad hoc, a partire dalla Legge Rognoni-Latorre e quella sui pentiti e successive modifiche ed integrazioni, il fenomeno mafioso è stato ridotto ai minimi termini.

Ma, purtroppo, ancora non si può gridare ‘vittoria’. La guerra continua.

Lo Stato ha inferto colpi mortali con il sequestro e la confisca dei beni mobili ed immobili, in molti casi riassegnati ad enti ed associazioni iscritte nello speciale albo del Ministero degl’Interni; nell’ordine dei miliardi di euri.

Qui, in Puglia, domina la così detta Sacra Corona Unita. In collegamento con la mafie italiane e con quelle estere.

“La Sacra Corona Unita, fonte Wikipedia, è un'organizzazione criminale italiana di connotazione mafiosa che ha il suo centro in Puglia e che ha trovato negli accordi criminali con organizzazioni dell'est europeo la sua specificità per emergere e distaccarsi dalle altre mafie italiane.

Ha raggiunto il suo apice tra la fine degli anni ottanta e l'inizio degli anni novanta del XX secolo; successivamente all'intervento dello Stato, e a un gran numero di arresti, è stata notevolmente indebolita e marginalizzata tanto che numerosi analisti la considerano sconfitta.

Storia-Origini

Nel 1981 il boss camorrista Raffaele Cutolo, affidò a Pino Iannelli e Alessandro Fusco il compito di fondare in Puglia un'organizzazione diretta emanazione della Nuova camorra organizzata che prese il nome di Nuova camorra pugliese (Società foggiana).

Questa associazione prese piede soprattutto nel foggiano a causa della vicinanza territoriale e dei contatti preesistenti tra esponenti della malavita locale e i camorristi campani.

Tuttavia questa iniziativa venne vista con sospetto dai malavitosi di altre zone della Puglia.

Come risposta al tentativo di Cutolo di espandersi in Puglia, si tentò di dar vita ad un'associazione malavitosa di stampo mafioso formata da esponenti locali.

Si ritiene l'organizzazione abbia avuto il suo primo esponente in Giuseppe Rogoli nel carcere di Trani la notte di Natale dell'anno 1981.

Giuseppe Rogoli era già affiliato alla 'Ndrangheta (nella 'ndrina dei Bellocco di Rosarno) e chiese il permesso al capobastone Umberto Bellocco di formare una 'Ndrangheta pugliese.

 Nel 1987 Rogoli affidò a Oronzo Romano e Giovanni Dalena la costituzione di un'altra 'ndrina nel sud barese chiamata La Rosa, sempre con il consenso della 'Ndrangheta.

L'attività di gestione degli enormi flussi di denaro derivanti dalle attività illecite fu affidata a Nicola Murgia che fu per questo motivo soprannominato "il cassiere" dalla Direzione Investigativa Antimafia.

Il braccio destro di Rogoli fu Antonio Antonica, primo affiliato di Rogoli a causa dell'antica amicizia nonché personaggio di spicco della malavita mesagnese.

Antonica

A causa dello stato di detenzione di Rogoli, Antonio Antonica era stato nominato responsabile unico delle attività illecite che si svolgevano nell'area brindisina. Antonica ebbe il compito anche di nominare alcuni capi zona della provincia di Brindisi.

Con le prime scarcerazioni il numero degli affiliati aumentò e ognuno pretendeva la sua parte di guadagno.

Antonica sentiva il peso dell'organizzazione tutto sulle sue spalle ed ebbe una discussione con Rogoli che gli negò il permesso di trafficare droga.

Antonica, così, preferì abbandonare Rogoli e creare un clan contrapposto.

Questo comportò l'inizio di una guerra lunga tre anni di conflitti e sgarri che portò alla sua uccisione.[senza fonte]

Proliferazione

Iniziò la rifondazione della Sacra corona unita partendo dalle modalità di affiliazione, con regole più rigide e severe.

Così nel carcere di Trani nacque la Nuova sacra corona unita il cui statuto sarebbe stato firmato oltre che da Rogoli, da Vincenzo Stranieri di Manduria Manduria da Alberto Lorusso e da Mario Papalia legato a Cosa nostra. [senza fonte]

Nel 1987 la Sacra corona unita era composta dalle famiglie più rappresentative del brindisino guidate da Salvatore Buccarella, Alberto Lorusso, Giovanni Donatiello, Giuseppe Gagliardi e Ciro Bruno[senza fonte] e da qualche propaggine nella provincia di Taranto.

Alla lunga proprio il gran numero di cosche contribuirà ad un altro periodo di tensione all'interno dell'organizzazione tra brindisini e leccesi.

Lo schieramento brindisino della Sacra corona unita, con Salvatore Buccarella e Giovanni Donatiello[senza fonte], è stato quello che dimostrò nel corso degli anni una maggiore compattezza, finché non è stato colpito da una pesante offensiva giudiziaria.

Il contrasto

L'operazione "Salento" inizia il 10 maggio 1995 e termina il 3 novembre 1995, prendono parte 1.713 soldati dell'esercito italiano.

L'operazione, nata principalmente per fronteggiare l'immigrazione clandestina, ebbe risultati molto positivi anche nella lotta alla SCU. Queste sono state le attività svolte:

1.650 posti di osservazione;

10 pattugliamenti in profondità;

767 controlli di autoveicoli;

2.604 identificazioni di persone;

3.029 fermi di clandestini;

10 fermi di persone sospette.

Le pene inflitte agli affiliati furono numerose e severe tanto da decapitare l'organizzazione.

A luglio del 2000 si è conclusa l'operazione Centurione, durata un paio di anni, in cui, fra l'altro, sono stati individuati traffici di droga con l'Albania.

Gli anni 2000

Negli ultimi anni sono emersi numerosi nuovi personaggi, dai soprannomi coloriti, che hanno concentrato sul racket, sul contrabbando di sigarette e sulla droga, le principali attività criminali.

Alcuni di loro hanno fondato la Sacra corona libera. Ultimamente qualche membro di rilievo della SCU ha deciso di collaborare con le forze di polizia italiane, determinando così l'arresto di alcuni esponenti dell'organizzazione

Secondo la Direzione investigativa antimafia, oggi la criminalità organizzata pugliese "si presenta disomogenea, anche in ragione della persistente pluralità di consorterie attive, molto diversificate nell'intrinseca caratura criminale e non correlate da architetture organizzative unificanti".

Secondo il rapporto della Direzione investigativa antimafia, analizzando l'andamento delle segnalazioni sul sistema SDI di fatti -reato ex art. 416 bis codice penale- si nota una notevole diminuzione nella regione delle denunce di tali fattispecie delittuose, che si attestano al numero di 3.

L'interpretazione di questo trend, da leggere sinergicamente con gli andamenti dei dati delle associazioni a delinquere non connotate da profili mafiosi (47), deve tenere in adeguato conto il positivo risultato storico di una incisiva attività delle Forze di polizia nel corso degli anni, il cui risultato giudiziario ha conseguito la detenzione di molti elementi apicali dei maggiori gruppi criminali.

Il 23 aprile 2011 è stato arrestato ad Oria (BR) colui che aveva preso le redini dell'organizzazione dai capi storici (Giuseppe Rogoli e Salvatore Buccarella), il latitante Francesco Campana.

Con l'arresto di Campana, che segue a poca distanza l'operazione Last Minute del 28 dicembre 2010, con la quale furono arrestati 18 tra capi e promotori della Sacra corona unita, si ritiene di aver inflitto un durissimo colpo alla criminalità organizzata locale.

 

In sintesi, oggi la Sacra corona unita si presenta come una mafia disomogenea, che non è riuscita ad avere il controllo e soprattutto la connivenza ed il consenso della società pugliese.

Resta sempre alto il controllo dell'autorità giudiziaria nei confronti delle associazioni criminali pugliesi, che tuttavia non presentano più un'organizzazione verticistica, ma sempre più frammentata e fragile.

Struttura

« Giuro su questa punta di pugnale bagnata di sangue, di essere fedele sempre a questo corpo di società di uomini liberi, attivi e affermativi appartenenti alla Sacra corona unita e di rappresentarne ovunque il fondatore, Giuseppe Rogoli »

(Giuramento)

« Giuro sulla punta di questo pugnale, bagnato di sangue, di essere fedele a questo corpo di società formata, di disconoscere padre, madre, fratelli e sorelle, fino alla settima generazione; giuro di dividere centesimo per centesimo e millesimo per millesimo fino all'ultima stilla di sangue, con un piede nella fossa e uno alla catena per dare un forte abbraccio alla galera. »

(2. Giuramento)

« Giuro su questa punta di pugnale bagnata di sangue, di essere fedele sempre a questo corpo di società di uomini liberi, attivi e affermativi appartenenti alla Sacra corona unita e di rappresentarne ovunque il santo, san Michele Arcangelo »

(3. Giuramento)

La SCU è divisa in 47 clan, autonomi nella propria zona ma tenuti a rispettare interessi comuni a tutti i circa 1.561 affiliati della Sacra corona unita. Si tratta quindi di un'organizzazione orizzontale per molti versi simile a quella della 'Ndrangheta.

Gerarchia

Il primo grado è la "picciotteria", il successivo il "camorrista", cui seguono sgarristi, santisti, evangelisti, trequartisti, medaglioni e medaglioni con catena della società maggiore.

Otto medaglioni con catena compongono la "Società segretissima" che comanda un corpo speciale chiamato la "Squadra della morte".

Bisogna specificare che questa piramide di ruoli ha un valore soprattutto simbolico: spesso il potere detenuto dal singolo affiliato non corrisponde in realtà alla sua posizione nella gerarchia formale.

Faide

« Le faide sono incubatrici di violenza e riesplodono quando meno te lo aspetti. »

(Nicola Gratteri "Fratelli di sangue")

Faida del Gargano

In data 23 giugno del 2004 il blitz «Iscaro-Saburo» portò all'arresto di altre cento persone, presunte affiliate ai clan della faida del Gargano. In data 21 aprile 2009, il presunto boss Franco Romito e il suo autista Giuseppe Trotta vengono crivellati nella loro auto in località Siponto.

Sono tre le armi utilizzate per compiere il duplice omicidio; recuperati sull'asfalto 4 bossoli di un fucile calibro 12 caricato a pallettoni, numerosissimi bossoli calibro 7.62 di una mitraglietta e 4-5 di una pistola calibro 9per21.

I due sono stati raggiunti da una pioggia di proiettili in più parti del corpo. Franco Romito aveva il volto completamente sfigurato e non aveva più la mano sinistra. Franco Romito potrebbe essere stato ucciso per essere stato per anni, con i suoi familiari, confidente dei Carabinieri e in molte indagini sulla famiglia mafiosa del clan opposto, Libergolis di Monte Sant'Angelo.

Faida del Brindisino

Negli anni dal 1989 al 1991 si scatena nel Brindisino una faida, della quale saranno vittime i maggiori esponenti della società maggiore; sarà calcolata una media di più di cento morti ammazzati, definita come una delle maggiori cause dell'indebolimento dei clan in tutta l'area del brindisino, capeggiata allora dal clan Buccarella (Tuturano)

Faida di Taranto

Nel periodo dal 1988 fino al 1993 i fratelli Modeo diedero inizio ad una delle più sanguinose guerre di mala in Puglia. Caratterizzata da una guerra fratricida (si vedevano contrapposti i tre fratelli Modeo contro il maggiore detto "il Messicano"), questa faida coinvolse i clan più importanti del Tarantino con uno spaventoso tasso di omicidi e attentati.

La guerra si concluse con l'agguato mortale a "il Messicano", fondatore del clan, e con l'arresto dei tre fratelli minori, trovati in una masseria bunker.

I morti furono ben oltre i cento (circa 170), con coinvolgimenti di innocenti non collegati ai clan (es. strage della Barberia), questo dovuto al clima di tensione in città e soprattutto nel rione Tamburi, con affiliati che avevano il dovere di "sparare a vista" anche in pieno giorno e in presenza di passanti.

Economia

Secondo recenti dati forniti dall'Eurispes[senza fonte], sembra che la Sacra corona unita guadagni 878 milioni di euro l'anno dal traffico di stupefacenti, 775 milioni dalla prostituzione, 516 milioni dal traffico di armi e 351 milioni dall'estorsione e dall'usura. Un giro d'affari di circa 2 miliardi e mezzo di euro.

Sacristi principali:

Capriati Antonio, detto tonino (Capo)

Vincenzo Stranieri (Manduria, capo fondatore)

Francesco Campana (Mesagne, capo clan Buccarella-Campana)[

Savinuccio Parisi (capo)

Andrea Gaeta (capo)

Angelo Notarangelo (capo)

Albino Prudentino (Ostuni, capo clan degli ostunesi)

Giosuè Rizzi (capo)

Giuseppe De Palma "Boss di origine Calabrese" (capo)

Raffaele De Palma (capo)

Vito Di Emidio (Leader ship)

Salvatore Rizzo (capo)

Timo Luigi Davide (Monteroni clan Tornese)

Francesco Locorotondo (capo, catena con medaglione) Crispiano, Lizzano (TA)

Cataldo e Giuliano Cagnazzo, (capi del clan Cagnazzo) Lizzano (TA).[senza fonte]

I capi di Monte Sant'Angelo ("clan Libergolis")

Giuseppe Pacilli (capo)

Franco Libergolis (capo)

Ciccillo Libergolis (ex-capo)

Enzo Miucci (capo)

Clan "Famiglie" principali

Provincia di Foggia

Presenza della 'Ndrangheta a San Severo e Lucera

Clan Libergolis

Clan Sabatino

Clan Moretti-Pellegrino

Clan Francavilla

Clan Piarulli-Ferraro

Clan Palumbo

Clan Gaeta

Clan Rizzi

Clan Laviano

Clan Romito

Clan Li Bergolis

Clan Di Claudia

Clan Caputo

Clan Ferraro

Città metropolitana di Bari

Clan Parisi

'Ndrina La Rosa

Clan De Palma

Clan Strisciuglio

Clan Capriati

Clan Conte

Clan Cipriano

Clan Panarelli

Clan Montani-Telegrafo

Clan Mercante

Clan Cassano

Clan Muolo

Clan Svezia-Laneve

Clan Valentini

Provincia di Brindisi

Clan Rogoli-'Ndrina Bellocco

Clan Buccarella

Clan Sabatelli

Clan Brandi

Clan Vitale

Clan Donatiello

Clan Soleti

Clan Cigliola

Clan Leo

Clan Bleve

Clan Emidio

Clan Rogoli

Clan D'Onofrio

Provincia di Lecce

Clan Rizzo

Clan Tornese

Clan De Tommasi

Clan Cerfeda - I Briganti

Clan Padovano

Clan Margiotta

Clan Scarcella

Clan Donatiello

Clan Buccarella

Clan Rogoli

Clan Conte

Provincia di Taranto

 Presenza delle 'Ndrine del Cosentino

Clan Locorotondo

Clan Cicala

Clan Stranieri

Divisioni interne

Società foggiana

La Società foggiana è un cartello criminale di stampo mafioso, legato alla Sacra corona unita, che ha il suo centro nella città di Foggia e che ha trovato accordi con organizzazioni criminali come la mafia siciliana, la camorra e la ndrangheta.

Il foggiano, a causa della vicinanza con la Campania, ha risentito dell'influenza della camorra e della defunta Nuova Camorra Organizzata di Raffaele Cutolo.

La criminalità, organizzata in "batterie" (Sinesi-Francavilla, Mansueto-Trisciuoglio-Prencipe, Moretti-Pellegrino-Piscopia), è risultata in costante evoluzione ed ha aggregato in una società tutte le espressioni emergenti del territorio, riuscendo ad infiltrarsi nelle aree costiere limitrofe, nelle quali ha progressivamente imposto i propri interessi illeciti nel terziario e nelle costruzioni, in particolare assumendo il controllo del settore delle onoranze funebri.

Camorra barese

È un'organizzazione mafiosa operante a Bari e nella provincia, da non confondere con la camorra napoletana. In prevalenza confederazioni tra clan, che come attività primarie continuano ad essere dediti ai reati in materia di stupefacenti, contrabbando ed estorsioni.

Fra i clan spiccano gli Strisciuglio e i Telegrafo del quartiere San Paolo, il clan Parisi del quartiere Japigia di Bari (scissosi nel 1990 dalla Sacra corona unita) con a capo il noto boss Savinuccio Parisi e Tonino Capriati (clan sgominato), operante a Bari Vecchia., Diomede (Quartiere Libertà), gli emergenti Lorusso e Di Cosola (Carbonara).[senza fonte]

Il clan Strisciuglio è egemone in Bari e dintorni; è un'associazione delinquenziale facente capo a Domenico ‘La Luna' Strisciuglio, operante a partire dal 1997, con finalità di conquista territoriale per l'imposizione di un potere su spazi economici sempre più estesi e con una dilagante attività di violenta sopraffazione collettiva.

L'organizzaizione nacque nel 1997, con la disgregazione delle famiglie mafiose dei Di Cosola e Laraspata a seguito rispettivamente dei blitz ‘Conte Ugolino' e ‘Mayer' e del conflitto insorto col clan Capriati.

Una guerra all'ultimo sangue tra gli Strisciuglio e i Capriati, che “ha avuto la propria epifania con l'omicidio di Giuseppe Capriati ad opera degli Strisciuglio”.

Da lì una escalation di violenza per le vie di Bari, nella quale hanno perso la vita innocenti come Michele Fazio, con la definitiva vittoria degli Capriati.

Clan attuali

Bari vecchia: Strisciuglio-Caldarola(ex Laraspata), Capriati, Rizzo

Madonnella: Di Cosimo-Rafaschieri

Libertà:Rizzo, Diomede, Coletta, Campanale, Strisciuglio, Lorusso, Ridente,

San Pasquale-Carrassi: Caracciolese, Diomede

Japigia: Parisi, Palermiti, Gelao

Carbonara-Ceglie: Di Cosola

San Paolo: Telegrafo, Montani, Fiore-Risoli

San Pio: Strisciuglio

Clan scomparsi

Torre a Mare-Noicattaro: clan Poggioallegro

 Libertà: Biancoli, Mercante, Velluto

Centro e Bari Vecchia: Laraspata, Lazzarotto, Annacondia, Manzari,  De Felice,

San Pio/Enziteto: Piperis, Scaglioso-Vispo

Sacra corona libera

La Sacra corona libera, formata da esponenti già appartenuti alla Sacra corona unita. Nasce a causa di contrasti con i vertici della SCU e propone alcune differenze: l'uso di minorenni e l'abolizione dei riti d'iniziazione.”

Ma come si è arrivati all’attentato ipotizzato contro il giudice Colangelo?  Che nesso c’è con la malavita barese? Bisogna partire da un paio di fatti di sangue, se non di cronaca nera.

Compresi un paio di flash su Sacra Corona Unita e Camorra; che, aiuteranno meglio a capire come sia allignata e soprattutto come si sia sviluppata la criminalità organizzata sul territorio.

L’omicidio di Gianluca Corallo

Il 7 febbraio 2016 un, killer era entrato in azione per strada a piedi o a bordo di uno scooter, a Bari nel rione San Pio, in via della Solidarietà prima delle 19 ed aveva ucciso un 32enne del clan Strisciuglio  con due colpi d’arma da fuoco sparati al collo; l'arma utilizzata era una calibro 7.65

Il sorvegliato speciale Gianluca Corallo, 32 anni, con precedenti per associazione mafiosa , reati contro il patrimonio e la persona, soccorso dal 118,   arrivò già cadavere all’ospedale San Paolo.  

Sul luogo dell’agguato sono intervenuti i carabinieri con l'ausilio dei militari della Sis.

Due giorni prima, il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, aveva fatto tappa a Bari per incontrare in prefettura i rappresentanti delle forze dell’ordine, il prefetto Carmela Pagano e il sindaco Antonio Decaro.  

Il tentato omicidio di Giuseppe Drago

Dopo  Corallo, i rivali del territorio, il 14 febbraio 2016, giorno di San Valentino, tentarono di uccidere il suo luogotenente sempre nelle vie di San Pio a Bari, in via dell'Amicizia, una delle tante vie che compongono il reticolato di portici del quartiere periferico; a pochissima distanza da dove una settimana prima era stato ucciso il 32enne Gianluca Corallo.

Giuseppe Drago, 28 anni, con precedenti penali per spaccio, anch’esso affiliato al clan Strisciuglio, stava  raggiungendo il vicino circolo ricreativo, quando il sicario è arrivato alle spalle e gli ha sparato.

Colpito alla schiena è stato soccorso da un’ambulanza del 118 e accompagnato in ospedale, dove è stato giudicato con un referto meno allarmistico; non in pericolo di vita. Sul posto, sono intervenuti gli agenti della sezione volanti della Questura di Bari e gli investigatori della Squadra Mobile

L’allarme del sindaco di Bari, Antonio Decaro

Il sindaco di Bari, Antonio Decaro, non sa più che pesci pigliare: "La domenica non può trasformarsi in una giornata di sangue.

Il secondo episodio di violenza nel giro di sette giorni nello stesso quartiere dimostra che i clan, decapitati dei loro vertici, sono in piena fibrillazione per scalate interne o per la conquista di territorio con cambi repentini di alleanze.

Dobbiamo fermare questo vortice prima che in città si scateni una guerra.

Ho chiesto al governo di far sentire la presenza dello Stato subito e in maniera decisa, inviando a Bari i militari necessari a sostenere le forze dell' ordine che stanno lavorando sul territorio, in modo da concentrare gli sforzi nel contrasto alla criminalità organizzata.

Ho chiesto inoltre rinforzi per il tribunale in particolare per l'ufficio delle indagini preliminari. I rappresentanti del Governo mi hanno assicurato un impegno già per i prossimi giorni.

Chiedo a tutti i rappresentanti comunali regionali ed ai parlamentari di ogni schieramento politico, di sostenere questa mia richiesta in maniera univoca".

Giovanni Colangelo nel mirino della sacra corona unita e della camorra?

Sarebbe stato utilizzato per ammazzare il procuratore di Napoli Giovanni Colangelo, il tritolo sequestrato nel barese alcuni giorni fa.

La notizia, fonte Ansa è stata rivelata agli inquirenti della Dda di Bari da un collaboratore di giustizia vicino alla Sacra Corona Unita, ma originario del napoletano il quale, in cella, alla fine del 2015, sarebbe entrato in contatto con uomini della Camorra che parlavano di un agguato al magistrato.

Sulla vicenda, indaga il pm Antimafia barese Roberto Rossi, coordinato dal procuratore capo della Repubblica di Bari, che ha coordinato anche le indagini, che hanno portato al sequestro dei 550 grammi di esplosivo letale, nascosto sotto un albero, di fronte al cancello della tenuta di un boss di Gioia del Colle (Bari), il trafficante di armi Amilcare Monti Condesnitt, il quale per questa vicenda è ora in carcere con altre 4 persone.

E proprio a Gioia del Colle, stando alle dichiarazioni del pentito, sarebbe dovuto avvenire l'attentato.

Il clan che lo stava progettando aveva infatti studiato gli spostamenti di Colangelo fra Puglia e Campania e avrebbero colpito a Gioia, dove il capo della Procura di Napoli abita.  

Avevano mantenuto il riserbo sull'utilizzo del tritolo sequestrato lo scorso 29 aprile gli investigatori della Squadra mobile di Bari che sabato scorso, 7 maggio, avevano diffuso ai giornalisti alcuni particolari sull' operazione.

Oltre a Monti Condesnitt erano stati sottoposti a fermo il suo braccio destro, Francesco Paolo Ciccarone, di 40 anni di Santeramo in Colle (Bari), Antonio Saponaro, di 35 di Bari, Giuseppe Piscopo, di 24 di Bitonto (Bari) e il Paolo Paterno, di 33 di Bari. I cinque - fu riferito - erano accusati di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo.

 Le indagini, coordinate dalla Dda, furono avviate dopo il tentato omicidio di Giuseppe Drago, compiuto il 14 febbraio scorso nel quartiere San Pio di Bari.

Gli inquirenti hanno ricostruito il contesto nel quale sarebbe maturato l'agguato: contrasti tra gruppi criminali per il controllo delle attività illecite, in particolare fra pregiudicati vicini al clan Strisciuglio, di cui anche la vittima fa parte, e il gruppo contrapposto, vicino agli odierni fermati.

Grazie alle intercettazioni ambientali disposte nell'ambito delle indagini sul tentato omicidio, gli agenti hanno scoperto l'acquisto e il trasporto dei 550 grammi di tritolo insieme con una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento.

7  maggio 2016 - Avevano acquistato mezzo chilo di tritolo e lo avevano nascosto tra i cespugli della tenuta di un pregiudicato di Gioia del Colle, pronto all'uso.

Agenti della Squadra mobile di Bari, congiuntamente ai carabinieri, su disposizione della Dda, hanno eseguito un provvedimento di fermo nei confronti di quattro pregiudicati, Amilcare Monti Condesnitt, 47enne proprietario della tenuta, il suo braccio destro Francesco Paolo Ciccarone, 40enne di Santeramo in Colle, Antonio Saponaro, 35enne di Bari, Giuseppe Piscopo, 24enne di Bitonto e il 33enne Paolo Paterno di Bari.

I cinque rispondono di detenzione e porto di armi da sparo ed esplosivo. Gli investigatori non hanno formulato alcuna ipotesi sull'utilizzo dell'esplosivo. 

Le indagini, coordinate dal pm Roberto Rossi, sono state avviate dopo il tentato omicidio di Giuseppe Drago, avvenuto il 14 febbraio scorso nel quartiere San Pio di Bari.

Nel corso dell'operazione sequestrata anche una pistola semiautomatica Tokarev calibro 7,65 con caricatore e munizionamento.

Avrebbe potuto "distruggere negozi, palazzine, autoveicolo anche blindati" il mezzo chilo di triplo sequestrato dalla Squadra Mobile in casa del pregiudicato di Gioia del Colle Amilcare Monti Condesnitt, il cui fermo su disposizione della Dda è stato eseguito congiuntamente ai Carabinieri del Nucleo Investigativo di Bari.

L'indagine della Polizia, avviata dopo due agguati commessi nel quartiere San Pio di Bari a febbraio, ha portato anche altri quattro fermi e ad un arresto in flagranza, tutti eseguiti da Squadra Mobile con la collaborazione del reparto Prevenzione Crimine della Questura, Polizia Scientifica e Unità Cinofile.

Stando agli accertamenti dei poliziotti, coordinati dal pm Antimafia Roberto Rossi, quel quantitativo di tritolo costituirebbe un "detonante micidiale con una velocità di combustione di 6.800 metri al secondo", in grado, cioè, di polverizzare qualunque cosa nel raggio di decine di metri con una potenza paragonabile a quella di quasi 15 bombe a mano.

La destinazione dell'esplosivo non è nota ma è probabile che Monti Condesnitt, giostraio ritenuto trafficante di armi e droga e già condannato a 17 anni di reclusione per reati simili, dovesse rivendere il tritolo ad altre organizzazioni criminali.

La Sacra Corona Unita, interagisce con la tre maggiori mafie italiche (Camorra, ‘Ndrangheta e Cosa Nostra) in un rapporto di mutuo soccorso.

 A cominciare dalla Camorra.

Da un precedente servizio, elementi per capire meglio il fenomeno della Camorra…

“Interrotto un summit di camorra nel rione Pallonetto di Napoli: arrestato Paolo Pesce, sorvegliato speciale in quanto stava partecipando ad una riunione nell'abitazione di un pregiudicato di 36 anni alla presenza anche di Luciano Mazzarella considerato dagli investigatori il reggente del clan Mazzarella.

Pesce e' considerato promotore e capo storico del gruppo 'Teste Matte' creatosi dopo lo sfaldamento del clan Mariano dei Quartieri Spagnoli.

All'arrivo della polizia, i fiancheggiatori del clan Elia, che sorvegliavano l'abitazione, sono fuggiti nei dedali di viuzze del Pallonetto di S. Lucia, a bordo di scooter.

Napoli, la guerra infinita fra bande rivali, il presunto boss Paolo Pesce, inteso “ ‘O Chipeppe” arrestato dalla polizia durante un summit

Con il termine "camorra" a volte si indica anche un tipo di mentalità, che fa della prepotenza, della sopraffazione e dell'omertà diffusa i suoi principali punti di forza.

In molti casi gli atteggiamenti di continuità con comportamenti camorristici riguardano anche professionisti, imprenditori e politici, fino a generare, in diversi casi, contiguità e collaborazione continuata tra intere amministrazioni locali, imprenditorialità e la criminalità organizzata.

Questo tipo di commistione viene definito recentemente " o sistema", termine gergale degli ambienti criminali campani.

All’Alleanza di Secondigliano si contrappone il cartello che fa capo ai clan “Misso - Mazzarella - Sarno”, insediati nei quartieri centrali ed occidentali della città: ne fanno parte - pur con le solite fluttuazioni e i cambi di fronte tipici della criminalità napoletana - i clan “Di Biasi” (quartieri spagnoli), “Grimaldi” (Soccavo e rione Traiano), “Alfano” (Vomero), “Sorprendente - Sorrentino” (Bagnoli) e “Lago” (Pianura).

 

Ai piedi e sulle falde del Vesuvio, le istituzioni, quelle che dovrebbero combatterla, non sibilano che…”la mafia non esiste, è un’invenzione dei giornalisti a caccia di scoop!”.

E rispetto ai loro colleghi lombardi, la combattono ogni giorno con indagini serrate, arresti, processi, condanne, sequestri e confische dei beni mobili ed immobili, avvisi orali, diffide, sorveglianze speciali, soggiorni, 41 bis e così via.

La Camorra uccide, ferisce, lucra, spadroneggia e condiziona. Lo Stato previene, reprime, arresta, processa e condanna. E’ il solito braccio di ferro secolare fra Guardie & Ladri.

Il procuratore, Giandomenico Lepore, il prefetto, Alessandro Pansa, il questore, Santi Giuffrè, il Sindaco, Rosa Russo Iervolino, i Carabinieri, del comando provinciale diretti dal generale Gaetano Maruccia, il comando provinciale della Guardia di Finanza, generale Giovanni Mainolfi, il capo della Squadra Mobile, comandata dal primo dirigente Vittorio Pisani, il comando provinciale dei Vigili del Fuoco, diretti dall’ing. Ugo Bonessio, i Vigili Urbani, diretti dal colonnello Luigi Sementa, il comando provinciale del CFS, diretto dal colonnello Vincenzo Stabile, la Polizia Provinciale, diretta dal colonnello Lucia Rea, il Governatore, Stefano Caldoro, il presidente della Provincia Luigi Cesaro, ognuno per la sua parte di competenza ed in sinergia, si muove con efficienza e funzionalità.

Come dimostrano i fatti, i risultati e le statistiche. Ogni mafia ha le sue caratteristiche.

Cosa Nostra, Camorra e SCU, non sono state mai sottovalutate, né prese sotto gamba.

Nonostante la corruzione dilagante, i tradimenti anche istituzionali, le faide, le guerre di mafie ecc., lo Stato ha ottenuto risultati grossi e passi avanti davvero considerevoli nella lotta alla mafia.

Una breve parentesi sulle origini della Camorra. Abbiamo riportato, relata refero, tante volte la probabile o simile storia della Camorra.

Talora con La Repubblica, il Corriere della Sera, l’Ansa, la Stampa, Wikipedia ed altre testate come l’Ora Vesuviana, citando sempre la fonte. Stavolta ad integrazione, comunque contributo culturale, riportiamo un’altra versione…

(L'onorata società Tratto dal Giornale L'Infinito Direttore Franco Penza Editrice: l'infinito - n a p o l i aut. trib.le Napoli 2247/71 anno xxi - n.4 ottobre 1985, Fonte www.torreomnia.com )….

” Il termine castigliano, che diede il nome alla secolare pianta della malavita napoletana, suona esattamente Kamora ” e significa contestazione e assolutamente non deriva da Gamur uno spagnolo, che nel 1654, rinchiuso in Castelcapuano spiegherebbe a cinque napoletani l'organizzazione della malavita spagnola, i quali appena fuori del carcere avrebbero fondato la “Bella Società Riformata” che tutti chi amerebbero “camorra” per una storpiatura dialettale di Gamur.

Con certezza deriva da una società segreta spagnola: la “Confraternita della Guarduna” (della rapina) fondata a Siviglia nel 1417, descritta nelle opere di Cervantes, che nel 1647 si denominava “Società dei mastri” e nel 1601 “Compagnia della Morte”, poi “Società degli Impaciati”.

La gamurra, quale vestimento, non c'entra.

Lo stato maggiore si componeva di un Capintesta, comandante Supremo, dodici Capintrini o Capi Societa' dei dodici quartieri di Napoli" Contaiuolo-Tesoriere.Societa' minore, sorta di vivaio, composta di Giovanotti onorati, da Picciotti e da Picciotti di Sgarro.

I membri della Società minore non percepivano quote sulle tangenti, per cui, quando si doveva accoltellare qualcuno, essi si davano da fare per poi essere promossi nella Maggiore.

Anche nelle carceri e nel domicilio coatto i camorristi taglieggiavano gli altri detenuti, obbligandoli a pagare la tassa dell'olio.

I suoi tribunali erano Mamma e Granmamma, presieduto da un Mammasantissima. Ai traditori venivano inflitte pene, che andavano dallo sfregio sul viso all'esecuzione capitale, eseguiti con rasoio o con monetina di due centesimi affilata da un lato.

Tra i riti d'iniziazione la “ zumpata ” o dichiaramento, duello rusticano.

Nei Cimitero delle Fontanelle, alla Sanità, uno dei famosi tribunali della Camorra del secolo scorso.

Scopo principale della camorra percepire tangenti su tutte le attività, lecite e illecite della città. Scopi collaterali: disimpegno di operazioni di polizia e amministrazione della giustizia per coloro, che non avessero fiducia nello Stato.

Il “Baratto” era la percentuale circa il 20% sugli introiti dei biscazzieri; lo “Sbruffo” la tangente su tutte le altre attività (dai facchini, dai venditori, dalle tenutane di postriboli, dai vari protettori e dal proprietario dell'immobile; la percentuale variava secondo che la donna protetta fosse “pollanca” (vergine) o “gallinella” (non illibata) o “voccola” (mamma); il lotto clandestino veniva gestito in proprio.

Nel 1820 la “Bella Società Riformata” (cioè confederata) si costituì ufficialmente, riunendosi nella chiesa di Santa Caterina a Formiello a Porta Capuana.

Capintesta fu nominato Pasquale Capuozzo, ferracavallo, che fu ucciso dalla moglie ostetrica empirica, la quale credette di notare in un bimbo appena nato somiglianza col marito.

Per onorarne la memoria, i camorristi decisero di offrire un corredo da sposa e una dote in denaro a dodici ragazze del popolo fra le più povere.

Il suo statuto o “ frieno ” è pervenuto frammentario. nel 1842 il contaiuolo Francesco Scorticelli, fondendo i vecchi frieni, lesse nella chiesa di Santa Caterina a Formiello un frieno composto di ventisei articoli, forse definitivo.

1 - La Società dell'Umiltà o Bella Società Riformata ha per scopo di riunire tutti quei compagni che hanno cuore, allo scopo di potersi, in circostanze speciali, aiutare sia moralmente che materialmente.

2 - La Società si divide in Maggiore e Minore: alla prima appartengono i compagni camorristi ed alla seconda i compagni picciotti e giovanotti onorati.

3 - La Società ha la sua sede principale in Napoli, ma può avere delle categorie anche in altri paesi.

4 - Tanto i compagni di Napoli che di fuori Napoli, tanto quelli che stanno alle isole o sottochiave (in carcere) o all'aria libera, debbono riconoscere un solo capo, che è il superiore di tutti e si chiama capintesta, che sarà scelto fra i camorristi più ardimentosi.

5 - La riunione di più compagni picciotti o di giovanotti onorati si chiama “chiorma” e dipende anche dal capo-società dei compagni camorristi.

6 - La riunione di più compagni camorristi costituisce “la paranza” ed ha per superiore un capintrino o un caposocietà.

7 - Ciascun quartiere deve avere un caposocietà o capintrino, che sarà per votazione scelto fra i camorristi del quartiere e resta in carica un anno.

8 - Se fra le “paranze” vi fosse qualcuno di penna, dietro il parere del capintesta e dopo un sacro giuramento sarà nominato contaiuolo.

9 - Se fra le “ chiorme ” vi fosse qualcuno di penna, dal picciotto anziano del quartiere sarà presentato al capintrino, dal quale dipende e dietro sacro giuramento, sarà nominato contaiuolo dei compagni picciotti; ma se non si trovasse, il contaiuolo delle paranze farà da segretario anche delle chiorme.

10 - I componenti delle paranze e delle chiorme, oltre Dio, i Santi e i loro capi non riconoscono altre autorità.

lì - Chiunque svela cose della Società, sarà severamente punito dalle “Mamme”.

12 - Tanto i compagni vecchi che quelli che si trovano nelle isole o sottochiave (in carcere) debbono essere soccorsi

13 - Le madri, le mogli, le figlie e le innamorate dei camorristi dei picciotti e dei giovanotti onorati debbono essere rispettate sia dai soci che dagli estranei.

14 - Se, per disgrazia, qualche superiore trovasi alle isole, deve dagli altri dipendenti essere servito.

15 - Quattro camorristi sotto chiave possono fra loro scegliersi un capo, che cesserà di essere tale appena toccherà l'aria libera.

16 - Un socio della Società maggiore, per essere punito, dovrà essere sottoposto al giudizio della Gran Mamma. Un socio della Società Minore sarà condannato dalla Piccola Mamma. Alla Gran Mamma presiede il Capintesta e alla Piccola Mamma il capintrino o caposocietà del quartiere di chi deve essere condannato.

17 - Se uno delle chiorme offendesse qualche componente delle paranze il paranzuolo si potrà togliere la soddisfazione da sé. Avverandosi l'opposto dovrà essere informato prima il capintesta.

18 - Il dichiaramento si farà sempre dietro parere del capintrino, se trattasi di picciotto o di giovanotto onorato e dietro parere del capintesta, se di camorrista. Ai vecchi e agli scornacchiati (cornuti) sarà vietato di zompare.

19 - Per essere camorrista o ci si arriva per novizio o per colpo.

20 - Chi fu implicato in qualche furto o viene riconosciuto come ricchione (omosessuale passivo) non può essere mai capo.

21 - Il capintesta si dovrà scegliere sempre fra le paranze di Porta Capuana.

22 - Tutte le punizioni delle Mamme si debbono eseguire nel termine che stabilisce il superiore e dietro il tocco (sorteggio).

23 - Tutti i camorristi e i picciotti diventano a turno camorristi e picciotti di giornata.

24 - Quelli che sono comandati ad eseguire le tangenti, le debbono consegnare per intero ai superiori. Delle tangenti spetta un quarto al capintesta e il resto verrà versato nella cassa sociale allo scopo di dividerlo scrupolosamente fra i compagni, fra gli infermi e fra quelli che vanno in punizione per sfizio del governo.

25 - I pali, nella divisione del barattolo, debbono essere trattati ugualmente come gli altri della Società.

26 - Al presente frieno, secondo le circostanze, possono essere aggiunti altri capitoli.

Detto questo, per inquadrare l’ennesimo summit scoperto dalla polizia, i fatti ed i personaggi che vi ruotano, rimanendo al dopo guerra, quindi in era repubblicana, andiamo a rivedere fatti, circostanze e personaggi. con il termine camorra si indica l'insieme delle attività criminali organizzate,   che si sviluppano in Campania  e che possono avere interessi anche al di fuori delle proprie zone d'origine, estendendo i loro territori al di fuori della regione stessa.

Nel Grande Dizionario Italiano dell'Uso (GRADIT), compaiono definizioni  quali: «1a, organizzazione criminale di stampo mafioso, costituitasi con leggi e codici propri già durante il ’600, e che attualmente esercita il controllo su attività illecite associazione di tipo mafioso; associazione di persone prive di scrupoli che per vie illecite si procurano favori, guadagni.

Altre definizioni: "imbroglio, chiasso, cagnara"  composta da molti clan diversi tra loro per tipo di influenza sul territorio, struttura organizzativa, forza economica e modus operandi.

Nel primo dopo-guerra c'è ancora l'epoca della "Camorra dei campi" e dei mercati. 

Una delle figure di spicco del periodo è Pascalone 'e Nola (Pasquale Simonetti), un camorrista che controllava il racket dei mercati generali di Napoli, la cui uccisione sarà poi vendicata da sua moglie  (Assunta Maresca detta "Pupetta"), il cui processo penale avrà un'eco di livello nazionale.

La Nuova Camorra Organizzata. Negli anni settanta, dal carcere di Poggioreale, nel quale è rinchiuso per omicidio, Raffaele Cutolo (detto 'o Professore perché uno dei pochi in carcere a saper leggere e scrivere) sorretto e sostenuto dalla 'ndrangheta, facente capo del clan dei De Stefano di Archi.

Da cui ha mutuato usi, riti e gerarchia viene "battezzato" e "rialzato al grado di camorrista di sgarro, seta e sangue, contabile e capintesta della Camorra; inizia a realizzare il suo progetto: ristrutturare la Camorra come organizzazione gerarchica in senso mafioso, sfruttando il nuovo business della droga; nasce così la Nuova Camorra Organizzata (N.C.O.).

Lo strapotere raggiunto dalla NCO inizia a preoccupare le vecchie famiglie, a sua volta connesse con Cosa Nostra, che si riuniscono sotto il nome di Nuova Famiglia (NF), per portare guerra alla Camorra cutoliana.

A comandare la “Nuova Famiglia” erano Lorenzo Nuvoletta, Carmine Alfieri, Umberto Ammaturo, Michele Zaza ed i fratelli Bardellino.

La guerra tra le due organizzazioni criminali è spietata e si conclude nei primi anni ottanta con la sconfitta della NCO. 

Nel 1992 ci prova il boss Carmine Alfieri a dare alla malavita organizzata campana una struttura verticistica creando la Nuova Mafia Campana (NMC), anch'essa scomparsa poco dopo  il suo arresto.

Attualmente la Camorra si presenta come un'organizzazione di tipo orizzontale; non più verticistica.

Lo Stato si mosse con l'operazione "Partenope" nella quale vennero impiegati 500 soldati dell'esercito italiano iniziò il 18 febbraio 1994 e fu interrotta il 15 dicembre 1995 (Fonte Wikipedia).

Ripresa il 14 luglio 1997 cessò definitivamente il 30 giugno 1998. L'operazione ebbe risvolti positivi, ma, essendo di minor portata rispetto ad altre missioni simili ("Operazione Vespri siciliani", "Operazione Riace", "Operazione Salento"), non riuscì a debellare il fenomeno camorristico, avendo comunque dei risultati nel ridurre la microcriminalità nella città partenopea.

Storicamente parlando il potere di Tutolo fu rilevato dall'Alleanza di Secondigliano, fondata da tre persone: Edoardo Contini, detto "il romano" (originario del quartiere vasto-arenaccia di Napoli), Francesco Mallardo detto "Ciccio 'e Carlantonio" (proveniente da Giugliano, grosso paese alle porte di Napoli) e, soprattutto, Gennaro Licciardi, detto "la scimmia" (di Secondigliano).

I tre, sono legati anche da saldi rapporti di parentela: Due, hanno sposato due donne, sorelle tra loro, trovandosi così cognati.

E’ un'organizzazione criminale nata a Napoli verso la fine degli Anni Ottanta. I clan  considerati stabili, affiliati al cartello sono:Clan Mallardo, Clan Contini, Clan Licciardi, Clan Lo Russo, Clan Prestieri, Clan Stabile, Clan Ferone, Clan Bosti, Clan Bocchetti.

L'alleanza, comandò in città per oltre dieci anni, passando anche per vere e proprie "guerre" combattute con gruppi rivali, come quella del 1998-1999, che vide contrapposta l'Alleanza di Secondigliano al clan Mazzarella, della zona orientale di Napoli.

Alla fine degli anni novanta, l'Alleanza, subirà un declino: Licciardi, leader storico, morì in galera, Mallardo venne arrestato mentre Contini si diede latitante.

Verso l'inizio del 2008 anche Edoardo Contini, è stato arrestato, poco dopo la cattura del suo alleato Vincenzo Licciardi, fratello di Gennaro.

Per quanto riguarda i Mallardo, attualmente, sono considerati inquadrati nell'orbita del “Clan dei Casalesi”.Gli scissionisti di Secondigliano.

Con il termine “scissionisti di Secondigliano”, vengono indicati i clan: Maisto, Bizzarro, Ruocco,  Abbinante, Pariante, Ferone, Licciardi, Stabile,  Lo Russo, Prestieri. gli scissionisti di Secondigliano (detti anche spagnoli) sono un clan camorristico legato al territorio napoletano capeggiato da Raffaele Amato, che, separatisi dal clan Di Lauro (da qui il nome "scissionisti"), hanno iniziato un'attività camorristica parallela nell'ambito della criminalità organizzata.  

Oltre a Secondigliano,  si trovano anche nelle altre zone circostanti che sono: Casavatore, Casoria, Scampia, Mugnano, Miano, Chiaiano, Marianella, Piscinola, Giugliano e Melito.

Si ritiene che, il primo atto della faida di Scampia, tra il clan di Paolo Di Lauro, arrestato dai carabinieri il 16 settembre 2005, insieme ad una donna, Fortuna Liguori, 40 anni, e il gruppo degli scissionisti  ( secondo anche, la ricostruzione del pentito Pietro Esposito), sia iniziata con il delitto di Fulvio Montanino e Claudio Salerno; ad opera degli “scissionisti”, il 28 ottobre del 2004.

È stata una guerra di camorra, combattuta soprattutto nel quartiere napoletano di Scampia. E che ha coinvolto, una serie di clan napoletani: da una parte i Di Lauro, di via Cupa dell'Arco a Secondigliano; dall'altra la frangia dei cosiddetti "scissionisti", gruppo nato da una costola degli stessi Di Lauro.

La guerra, ha poi coinvolto altri clan e sottogruppi; tra cui gli Abbinante di Marano, i Bizzarro e i Ronga-Fusco di Melito, i Pariante di Bacoli, i Ferone di Casavatore.

Oltre che a Scampia, la guerra si è combattuta e svolta, anche nei quartieri di Secondigliano e Miano; e nei comuni di Melito di Napoli, Mugnano di Napoli, Marano di Napoli, Giugliano in Campania, Bacoli, Casavatore e Arzano.

Le cause principali, che hanno scatenato il conflitto, possono essere ricondotte, a vendette di natura personale, controllo del territorio, controllo delle attività illecite a nord di Napoli.

Altro clan di statura, internazionale che merita di essere citato è “Il clan dei Casalesi”. Dice Roberto Saviano, l’autore di “Gomorra”…” Un'indifferenza da parte dei mezzi di comunicazione che delega ai giornali locali, alcuni dei quali macchiati di connivenza con i poteri finanziari dei clan, l'unica informazione possibile sulle dinamiche ed i poteri di uno dei sodalizi economico-militari più potenti d'Europa, il clan dei casalesi.

Trenta mila milioni di euro è la cifra indicativa che sintetizza il patrimonio annuale dell'organizzazione camorristica, un fatturato che vede accrescersi di anno in anno.

L'organizzazione dei casalesi è una confederazione di clan di tutte le famiglie della provincia di Caserta che si riuniscono in una cupola egemonizzata attualmente dal clan di Casal di Principe di Francesco «Sandokan» Schiavone in carcere dal 1998.

Ma è nel 1997 con il pentimento del cugino di Sandokan, che si attua la prima scissione del clan dei Casalesi ad opera di uno dei capi più carismatici Francesco Bidognetti.

Questa contrapposizione avrebbe generato una scia di sangue con più di cento morti: la parte maggiore degli scontri è avvenuta a Villa Literno.

Ma oltre ai morti è il giro d'affari gestito dalla «cupola» a essere altrettanto sorprendente.

Il Clan dei Casalesi, infatti, è un sodalizio capace per cifre gestite e quantità di affiliati di essere paragonato all'intera compagine di «cosa nostra». basti pensare che una delle tante indagini in corso parla di una verità in paese conosciuta da molti ma taciuta da tutti: negli anni della guerra nella ex Jugoslavia, la Tigre Arkan, capo delle truppe paramilitari serbe si è recato a Casal di Principe da Schiavone per chiedere armi ed aiuto diplomatico, ovvero intercedere con i clan albanesi per lasciar passare munizioni, cibo e droga, dal Kossovo verso Belgrado.

Leggende metropolitane a parte sembra che sia bastata questa «mediazione» a dare una mano ad Arkan, tradito poi in patria dalla sua stessa gente.

 Ma questa è un'altra storia. In ogni caso il potere economico e politico del clan è esponenziale.

Investimenti in tutt'Italia: Campania, Lazio, Emilia Romagna, Trentino, Lombardia. E ancora in Europa: Germania, Inghilterra, Romania, Spagna e nel mondo: Santo Domingo, Venezuela, Kenya.

Oltre a ciò il monopolio che il clan detiene circa lo smaltimento e la raccolta dei rifiuti ordinari e tossici, aumenta la sua possibilità «contrattuale» con le amministrazioni ed al contempo imbastisce rapporti privilegiati con le aziende del Nord-Est di cui provvedono a smaltire sottocosto i rifiuti pericolosi.

Secondo le indagini sarebbero oltre 5 mila le discariche abusive e semiabusive gestite dai ras dei clan dei casalesi.

Mentre sarebbero 15 mila gli ettari di terreno contaminati dalla diossina ed avvelenati dai fanghi di risulta delle concerie che il clan ha venduto e distribuito come concime.

Ma passiamo all'aspetto «legale» del clan, la gestione di appalti, azioni di borsa, miniere, supermarket, alberghi, discoteche, ristoranti, caseifici, aziende edili, agenzie di scommesse.

Sono queste attività a rendere maggiormente incisivi le «famiglie» nel tessuto finanziario e a metterle in relazione con l'amministrazione politica, con i poteri economici, con il mondo della comunicazione e dell'imprenditoria nazionale.

Un esempio su tutti: negli ultimi mesi la Dia di Napoli ha sequestrato in provincia di Caserta beni per il valore di 25 milioni di euro all'imprenditore Dante Passarelli, magnate dello zucchero Ipam, ritenuto affiliato al clan dei casalesi.

Il caso Passarelli rappresenta uno snodo centrale per comprendere i meccanismi economici e più specificamente finanziari del clan Casalesi.

Passarelli è accusato di essere un imprenditore che gestiva capitali direttamente riconducibili all'attività del clan con l'obiettivo non soltanto di riciclare danaro ma di accrescerlo ed investirlo.

Passarelli come molti altri imprenditori cui le indagini sono attualmente rivolte, risulta coprire il ruolo di mediatore attraverso il quale il clan Casalesi incanalava il proprio esponenziale capitale ricavato dalle attività illecite (ma non solo) al fine di edificare una propria potenza economica legale.

Di medesima rilevanza infatti risulta l'accusa di essere un imprenditore camorrista fatta dal magistrato Cafiero de Raho nell'ambito del processo Spartacus a Giovanni Mincione - presidente negli anni `80 e `90 del consorzio inerti Covin - che forniva il cemento totalità dei cantieri nel casertano e del basso Lazio.

In realtà imprenditori della fattura di Passarelli e Mincione risultano essere dei «dipendenti» di aziende soltanto formalmente di loro proprietà ma in realtà a disposizione del clan.

Il compito degli imprenditori camorristi è quindi quello di far accrescere il patrimonio finanziario attraverso una prassi economica che si avvale dei capitali e dei rapporti di forza delle «famiglie».

Insomma la camorra dismette il suo ruolo criminale mutandosi in una potente impresa presente in ogni ambito del mercato nazionale ed internazionale (basti pensare al rapporto casalesi-Parmalat) riuscendo a vincere la concorrenza attraverso due livelli: quello legale che riesce ad essere altamente concorrenziale grazie all'economia illegale di cui si nutre.

Bisogna smettere di considerare la camorra quindi un fenomeno criminale ma studiarlo ed osservarlo come ciò che realmente è, un fenomeno di potere.

Ma chi sono i Mazzarella? il clan Mazzarella è un clan camorristico di Napoli nacque come un gruppo malavitoso dedito al contrabbando di sigarette. I Mazzarella iniziarono ad imporsi sulla scena criminale negli anni cinquanta quando la famiglia instaurò le cosiddette "paranze" del contrabbando da Santa Lucia a Posillipo da Bagnoli a Pozzuoli. negli anni cinquanta, sessanta e settanta erano attivi soprattutto i fratelli Zaza, zii dei Mazzarella, con a capo Michele Zaza, meglio noto come “Michele ‘O Pazzo”.

Dopo diversi anni la gestione dell'impero passò ai nipoti di Michele Zaza, ai fratelli Mazzarella,  figli di Francesco Mazzarella. Ciro, detto 'o Scellone; Gennaro, detto 'o Schizzo; e Vincenzo, detto 'o Pazzo.

Questi ultimi durante gli anni ottanta e novanta finirono coinvolti in molte guerre di camorra, che portarono alla morte di decine e decine di affiliati tra cui anche il mammasantissima Francesco che morì in un agguato all'uscita del carcere di Poggioreale nel 1998 (l'obiettivo era allora il figlio Vincenzo, i mandanti furono i vertici dell'Alleanza di Secondigliano).

Negli anni settanta l'avvento di Raffaele Cutolo iniziò ad espandere il suo potere in città e giocoforza la famiglia Zaza/Mazzarella dovette schierarsi.

Cutolo fece la richiesta a Michele Zaza di una tangente di cinquantamila lire su ogni cassa di sigarette dando così il via alla guerra con la federazione della Nuova Famiglia, ai vertici della quale vi erano anche i fratelli Mazzarella.

Dopo che Michele Zaza, si fece da parte, i tre fratelli cominciarono ad apparire indipendenti, anche sotto il profilo geografico d'influenza: Vincenzo si era insediato nel rione Luzzatti, nel quartiere di Poggioreale, Gennaro si insediò nella zona del Mercato, e Ciro si collocò fra San Giovanni a Teduccio e il Pallonetto di Santa Lucia, dedicandosi soprattutto di contrabbando di sigarette.

Alla fine degli anni novanta, la famiglia Mazzarella entrò in guerra con l'Alleanza di Secondigliano, in particolare contro la famiglia Contini del Vasto-Arenaccia; questa faida portò a decine di morti fra i quali anche il patriarca Francesco, con una escalation nel mese di febbraio del 1998 che portò a dieci morti in nove giorni.

Negli anni duemila, il clan si è esteso anche alla provincia nord di Napoli in comuni come Acerra, Marigliano, Mariglianella, Brusciano, grazie all'alleanza con le famiglie locali.

A Napoli città, invece, la famiglia Mazzarella iniziò a far parte del potente cartello denominato dagli inquirenti Misso-Mazzarella-Sarno (che ingloba comunque altre famiglie minori).

Tuttavia, nel 2008, questa forte alleanza venne spezzata dal clan Sarno, portando la zona periferica orientale di Napoli ad una nuova e sanguinosa guerra.

Date importanti:Il 18 gennaio 2009 viene arrestato Salvatore Zazo, gestiva un ingente traffico di cocaina da Barcellona.

Il 10 febbraio 2009, dopo due anni di latitanza, Ciro Mazzarella viene arrestato a Santo Domingo. Boss attuale Vincenzo Mazzarella, Gennaro Mazzarella, Boss storico Michele Zaza, Vincenzo Mazzarella, Poggioreale (quartiere di Napoli), San Giovanni a Peduccio.

Altri Membri: Vincenzo Mazzarella Roberto Mazzarella Antonio Marzolino. Michele Zaza (Napoli, 10 aprile 1945 – Roma, 18 aprile 1994) è stato un criminale italiano.

È considerato uno dei più importanti boss della camorra napoletana dedito al contrabbando e allo spaccio di droga.

E' parente dei camorristi Ciro, Gennaro e Vincenzo Mazzarella. Figlio di un pescatore di Procida, Michele Zaza detto ' o pazzo è affiliato a Cosa Nostra ed è socio di Alfredo Bono.

Zaza, costruisce il suo potere criminale sul contrabbando, attività che nel corso degli anni '70 ed '80 costituisce una delle principali voci dell'economa campana.

Nel tentativo di fermare il potere di Raffaele Cutolo, nel 1978 Zaza riunisce diversi boss nella cosiddetta "Onorata Fratellanza" e tenta di stabilire una spartizione del territorio tra cutoliani e anticutoliani.

L'arroganza e la ferocia di Cutolo non rendono fattibile tale mediazione tanto che i boss, si costituiscono come Nuova Famiglia inaugurando una delle più sanguinarie guerre di camorra del secolo.

Lo scontro avviene anche nelle carceri tanto che si decise di dividere i galeotti appartenenti ai gruppi antagonisti. I morti, tra il 1980 e il 1984 sono 1242. Il suo non era il cliché del mafioso silenzioso, che vive nell'ombra: si fece costruire due ville faraoniche; una a Posillipo e l'altra a Beverly Hills, viaggiando spesso tra la Francia e gli Stati Uniti.

Rilasciò anche curiose interviste - l'ultima delle quali nel 1991 a un giornalista dell'agenzia di ANSA in Costa Azzurra.

In essa proferì parole di stima per il giudice Giovanni Falcone. È un grand'uomo e di ironia per i politici.

Se nasco un'altra volta mi butto in politica.” Facevo il commerciante, perché i carichi di sigarette li pagavo e facevo vivere tante di quelle persone che a Napoli mi vogliono bene.”

Arrestato una prima volta a Roma con indosso un giubbotto antiproiettile e un miliardo di lire, tra banconote e assegni, arrotolate nelle tasche; a Capodanno del 1984 evade dalla clinica "Mater Dei"di Roma per rifugiarsi in Francia.

Catturato prima di imbarcarsi con la famiglia su un aereo per la California, torna in libertà per gravi problemi di salute.

Il 15 aprile 1989 viene arrestato in Francia a Villeneuve-Loubet il 12 maggio del 1993 con l'accusa di associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico di stupefacenti e duplice omicidio.

Quest'ultimo reato si riferisce all'uccisione di due contrabbandieri siciliani, Alfredo Taborre e Giuseppe Barbera, assassinati nel giugno del 1977.

Zaza, amava abitare in Francia, dove aveva sposato una donna francese e aveva concepito 2 figli. È morto a 49 anni, al policlinico Umberto I di Roma il 18 luglio del 1994.

Faide

faida tra la NCO e la Nuova Famiglia: guerra che scoppiò dopo che le principali famiglie malavitose napoletane decisero di confederarsi in un unico cartello denominato "Nuova Famiglia" per combattere lo strapotere di Raffaele Cutolo. Fu, di gran lunga, la più violenta per numero di morti ammazzati: nel 1979 si registrarono 71 omicidi; 134 l'anno successivo, 193 nel 1981, 237 nel 1982, 238 nel 1983, 114 nel 1984 (987 in tutto).

faida tra i Giuliano e i Contini: combattuta nel 1984 tra il clan Giuliano e il nascente gruppo di Eduardo Contini e Patrizio Bosti (condannati poi proprio per un duplice omicidio avvenuto nel contesto di questa faida, quello dei fratelli Gennaro e Antonio Giglio). Il tutto cominciò per una storia di controllo di una bisca della zona dell'Arenaccia.

faida di Quindici: faida decennale tra le famiglie Graziano e Cava del comune di Quindici, in provincia di Avellino. Iniziata negli anni ottanta si protrae ancora oggi.

prima faida di Castellammare: Umberto Mario Imparato contro il Clan D'Alessandro. Questa faida portò a diverse decine di agguati mortali, tra cui quello di Michele D'Alessandro in cui morirono quattro suoi guardaspalle (lui si salvò per miracolo) in viale delle Terme a Castellammare di Stabia.

prima faida dei Quartieri Spagnoli: combattuta tra i clan Mariano, detti i picuozzi, e Di Blasi, detti i faiano, alla fine degli anni ottanta; fu una delle guerre più cruente di quel periodo, gli agguati mortali furono diverse decine.

faida tra i Giuliano e l'Alleanza di Secondigliano: violento scontro avvenuto tra i due potenti gruppi nel 1990. Culminò con l'omicidio di Gennaro Pandolfi, dei Giuliano, e del figlio Nunzio Pandolfi, di appena due anni.

faida tra i Gallo e i Gionta: combattuta durante tutti gli anni novanta e duemila tra i clan Gionta e il clan Gallo di Torre Annunziata. A scatenare la faida, che continua tuttora, malgrado le inchieste della Procura antimafia e l'incessante lavoro degli investigatori, fu il duplice omicidio di due affiliati ai Gallo, uccisi nel dicembre 1990, a cui fece seguito, pochi giorni dopo, l'agguato in cui persero la vita altre due persone appartenenti al gruppo avversario.

prima faida di Pianura: svoltasi tra il 1991 e il 2000 tra i clan Lago, e i clan Contino e Marfella, alleati. Il primo atto risale al 1991: il 21 aprile, a Pianura, furono assassinati due spacciatori. Dopo l'arresto e il pentimento del boss Giuseppe Contino, a continuare l'opera è stato il clan Marfella. In questa seconda fase del conflitto è da inserire il duplice omicidio di Luigi Sequino e Paolo Castaldi, due ragazzi innocenti ammazzati per errore.

prima faida di Ercolano: guerra tra gli Esposito e gli Ascione; uscirono perdenti gli Esposito dopo l'agguato mortale ai danni del boss Antonio Esposito.

faida tra i Misso e l'Alleanza di Secondigliano: faida portata avanti dal boss Giuseppe Misso e dai vertici dell'Alleanza di Secondigliano. La situazione degenerò dopo il duplice omicidio di Alfonso Galeota e Assunta Sarno, moglie di Giuseppe Misso, nel 1992.

seconda faida dei Quartieri Spagnoli: dopo la prima faida, che si concluse senza un vincitore netto, i Mariano dovettero affrontare un gruppo di scissionisti al proprio interno guidati dai boss Antonio Ranieri (detto Polifemo, poi ammazzato) e Salvatore Cardillo (detto Beckenbauer); questi ultimi due furono seguiti da un nugolo di fedelissimi. La violenta faida che ne seguì portò di fatto alla dissoluzione dello stesso clan Mariano a seguito di numerosi omicidi, pentimenti e blitz con decine di arresti negli anni 1993 e 1994.

seconda faida di Ercolano: faida decennale che vede coinvolti i clan Ascione e Birra. È una delle faide più cruente in termini morti ammazzati. In ballo ormai non c'è più soltanto il controllo del territorio: la guerra di camorra va avanti perché tra i malavitosi delle due famiglie c'è un odio profondo e radicato.

prima faida interna ai Casalesi: combattuta nella seconda metà degli anni novanta tra la famiglia Bidognetti e il clan scissionista capeggiato da Antonio Cantiello. Vide il rogo di San Giuseppe, quando nella notte di San Giuseppe del 1997 fu incendiato il bar Tropical ad Ischitella (il cui gestore aveva rifiutato, per ordine degli stessi Bidognetti, di installare all'interno dell'esercizio alcuni video-poker commissionati dalla famiglia Cantiello), in cui morì, bruciato vivo, il giovane cameriere del locale, Francesco Salvo.

seconda faida interna ai Casalesi: scontro tra le famiglie del cartello e la fazione scissionista guidata dal boss Giuseppe Quadrano (poi pentitosi).

faida tra i Licciardi e i Prestieri: conosciuta anche come la faida della minigonna, fu combattuta tra i clan Prestieri e Licciardi e portò ad una ventina di morti in pochi mesi. Tutto cominciò infatti in una discoteca per una battuta di troppo tra due gruppi di giovani sul vestito troppo succinto di una ragazza. I due gruppi di giovani appartenevano a clan di camorra, questo portò prima alla morte del giovane Vincenzo Esposito detto 'o principino, pupillo della famiglia Licciardi, e poi a quella di numerosi affiliati dei Prestieri come ritorsione.

faida tra i Mazzarella e i Rinaldi: un tempo alleati, i Mazzarella da un lato, e dall'altro i Rinaldi, famiglia storica del rione Villa di San Giovanni a Teduccio, fino al 1989 fedelissimi di Vincenzo Mazzarella e fratelli. Tutto filò liscio fino a quando un boss dei Rinaldi non cominciò ad essere troppo ingombrante e fu ucciso. Quest'agguato portò ad una guerra con decine di morti protrattasi fino ad oggi.

faida tra gli Altamura e i Formicola: conflitto violentissimo durato anni svoltosi nel territorio di San Giovanni a Teduccio. Più che per motivi di predominio criminale, la faida è stata combattuta per rancori di tipo familiare. La guerra decapitò entrambe le famiglie, compresi i due boss, e si fece sempre più feroce.

faida tra i Cuccaro e i Formicola: guerra a cui sono riconducibili diversi episodi di sangue. Alla base dei sanguinosi contrasti c'è l'agguato mortale contro Salvatore Cuccaro, potente numero uno della cosca familiare di Barra nonostante avesse soltanto 31 anni, avvenuto il 3 novembre del 1996.

prima faida di Forcella: detta anche "faida tra la Forcella di sopra e la Forcella di sotto", fu uno scontro interno al clan Giuliano che ebbe luogo a metà anni novanta; da una parte i figli di Pio Vittorio Giuliano, dall'altra i figli di Giuseppe Giuliano. Ci andò di mezzo, tra gli altri, anche il patriarca Giuseppe, detto zì Peppe, 63 anni, ammazzato nel corso di un clamoroso agguato a Forcella il 9 luglio del 1998.

prima faida della Sanità: fu combattuta negli anni 1997 e 1998 tra il clan Misso e i clan, alleati tra loro, Tolomelli e Vastarella. Dopo numerosi omicidi, tra cui quello del boss Luigi Vastarella, vi fu l'atto finale con l'autobomba, una Fiat Uno imbottita di tritolo, scoppiata in che doveva uccidere due boss dei Misso e che invece portò ad undici feriti innocenti.

faida tra i Sarno e i De Luca Bossa: questa faida può essere considerata come una sorta di "spin-off" della faida tra i Misso e l'alleanza di Secondigliano, essendo i primi alleati dei Sarno e i secondi inglobati nell'Alleanza. Dopo numerosi omicidi, la faida culminò con l'autobomba di Ponticelli del 1998, in cui morì un nipote del boss Vincenzo Sarno (vittima predesignata dell'agguato).

terza faida dei Quartieri Spagnoli: fu la guerra combattuta, a fine anni novanta ed inizio anni duemila, tra il clan Di Biasi, rimasto il clan dominante ai Quartieri dopo la dipartita interna dei Mariano, e i Russo, figli del boss Domenico Russo, detto Mimì dei cani. Numerosi omicidi tra cui quelli dei due patriarca, Francesco Di Biasi, padre dei faiano, e lo stesso Domenico Russo.

faida dei quartieri collinari Vomero-Arenella: verso la metà degli anni novanta lo storico clan capeggiato da Giovanni Alfano si scisse formando due distinti schieramenti. Da un lato, gli affiliati di vecchia militanza al gruppo "Alfano", dall'altro quelli rimasti fedeli al pluri-pregiudicato Antonio Caiazzo. Diversi sono stati gli omicidi commessi nel corso della faida, conclusasi, però, con un ultimo efferato delitto, tristemente noto come "la strage dell'Arenella", avvenuta l'11 giugno 1997, in cui perdeva la vita l'innocente Silvia Ruotolo. Le immediate indagini portavano, in tempo record, all'arresto di tutti i componenti del commando e del mandante: Giovanni Alfano.

seconda faida di Forcella: scoppiò in seguito all'avvento dei Mazzarella a Forcella; alcuni componenti dei Giuliano (tra cui Ciro Giuliano 'o barone) non accettarono di buon grado l'entrata in scena dei Mazzarella. Inevitabile la spaccatura all'interno dell'organizzazione e soprattutto all'interno della famiglia; i Mazzarella si allearono con alcuni personaggi di buon livello della camorra. Dall'altra si organizzarono, per combattere il clan Mazzarella, altri giovanissimi imparentati con i Giuliano. Questo portò ad alcuni omicidi, tra cui quello dello stesso Ciro Giuliano e di Annalisa Durante, vittima quattordicenne innocente morta in un agguato con obiettivo un nipote della famiglia Giuliano.

terza faida interna ai Casalesi: combattuta dal 2003 al 2007 tra le famiglie Tavoletta-Ucciero e Schiavone-Bidognetti. Vide la "strage di San Michele", del 29 settembre 2003, con due morti ammazzati e tre feriti in un solo agguato.

faida di Chiaiano: conflitto svoltosi nel corso del 2003 e 2004 a Chiaiano tra il clan Stabile e il clan Lo Russo, in precedenza alleati sotto la bandiera dell'Alleanza di Secondigliano. Tra gli agguati mortali, si ricorda quello avvenuto sulla Tangenziale di Napoli il 1º giugno del 2004, quando vennero uccisi un uomo che si trovava su un'ambulanza perché ferito a causa di un precedente agguato, ed il secondo che lo seguiva in auto.

seconda faida di Castellammare: combattuta tra il clan D'Alessandro, predominante a Castellammare di Stabia, e il clan Omobono-Scarpa dal 2003 al 2005. prima faida di Scampia: guerra svoltasi negli anni 2004, 2005 e parte del 2006 che portò a quasi un centinaio di morti ammazzati; il conflitto si scatenò quando vari gruppi scissionisti del clan Di Lauro decisero di staccarsi dalla casa madre dopo che i figli del boss Paolo Di Lauro avevano deciso di sostituire alcuni boss nei principali ruoli chiave con gente a loro fidata. Questa guerra stravolse gli equilibri criminali a nord di Napoli e portò alla nascita di altri gruppi criminali indipendenti tutti federati nel cosiddetto cartello degli scissionisti di Secondigliano, in seguito denominato anche clan Amato-Pagano.

faida tra gli Aprea e i Celeste-Guarino: combattuta nella zona di Barra tra il clan Aprea e quella che secondo gli investigatori era la fazione scissionista dei Celeste-Guarino negli anni 2005 e 2006.

seconda faida della Sanità: combattuta dal 2005 al 2007 tra il clan Misso e la fazione scissionista dei Torino, appoggiati dai Lo Russo di Miano. Più di venti omicidi in due anni, stravolse completamente gli equilibri della camorra nella zona della Sanità, di Materdei, dei Tribunali. Questa faida portò alla dissoluzione di entrambi i gruppi, dopo i pentimenti dei boss Emiliano Zapata Misso, Giuseppe Misso junior e Michelangelo Mazza per i Misso, e di Salvatore Torino e altri elementi di spicco per la fazione opposta.

seconda faida di Scampia: iniziata ad agosto 2012 e finita a dicembre dello stesso anno, contò decine di vittime. La nuova faida vedeva contrapposto il cartello degli Scissionisti ad una sua fazione interna, i cui componenti sono stati ribattezzati i Girati (dal termine girato che in gergo camorristico significa colui che ha tradito) o gruppo della Vannella Grassi (dal nome della via del quartiere dove i Girati hanno la base operativa, soprannominata anche in gergo la vinella) che si sono alleati con il clan Di Lauro (clan spodestato dagli Scissionisti a seguito della faida precedente); tra le vittime ci sono stati il boss degli scissionisti Gaetano Marino (fratello del boss Gennaro Marino detto McKay), ucciso il 23 agosto del 2012 a Terracina dove si trovava in vacanza con la famiglia,[96] Pasquale Romano, ragazzo innocente ammazzato per errore il 15 ottobre 2012 a Napoli nel quartiere di Marianella, perché scambiato per uno spacciatore (vero bersaglio dei killer) a cui assomigliava[97] e Luigi Lucenti, pregiudicato di 50 anni ucciso con tre colpi di pistola il 5 dicembre 2012 da due killer in un cortile di una scuola materna di Scampia, dove si era rifugiato per sfuggire all'agguato.

seconda faida di Pianura: iniziata a fine giugno 2013 e finita nel medesimo anno. La faida conta molte vittime.

terza faida di Scampia:

Stragi

Gli avvenimenti più importanti furono:

Strage di Torre Annunziata o Strage di Sant'Alessandro: avvenuta a Torre Annunziata presso il circolo dei pescatori il 26 agosto 1984. Da un autobus precedentemente rubato scendono una dozzina di killer che iniziano a fare fuoco per circa 2 minuti contro il circolo dei pescatori, sede di incontri tra affiliati del clan Gionta. Otto morti, sette feriti.

Strage di Ponticelli avvenuta il 12 novembre 1989 nel bar Sayonara di Ponticelli, quartiere della zona est di Napoli; circa sei killer spararono con armi automatiche tra la folla uccidendo sei persone e ferendone un'altra. Due delle persone decedute erano semplici passanti.

Strage di Pescopagano: avvenuta a Pescopagano, frazione di Mondragone, il 24 aprile 1990; 5 vittime: tre tanzaniani, un iraniano e un italiano ucciso per errore, e sette feriti, tra cui il gestore del bar e suo figlio quattordicenne, rimasto paralizzato perché colpito ad una vertebra

Strage di Piazza Crocelle: avvenuta nel quartiere industriale di Barra (Napoli), nata probabilmente per futili motivi e per contere le mire espansionistiche della famiglia Liberti, vide 3 morti ammazzati, due feriti (tra cui un bambino di 8 anni) e una donna anziana morta di infarto.

Strage di Acerra: avvenuta ad Acerra il primo maggio 1992 in ambito della faida tra i Di Paolo-Carfora e i Crimaldi-Tortora. Per vendicare l'uccisione del fratello del boss Di Paolo un gruppo di sicari uccide 5 persone e ne ferisce altre 2 sterminando così un'intera famiglia compreso un innocente di quindici anni.

Strage di Lauro o Strage delle donne:avvenuta a Lauro, in provincia di Avellino, provocata dalla faida tra i Cava e i Graziano. La sera del 26 maggio 2002, un'automobile che trasportava alcune donne del clan Cava viene seguita e speronata da un'altra auto guidata da Luigi Salvatore Graziano con alcune parenti. Nacque una violenta sparatoria tra gli esponenti dei due clan, alla fine si contarono tre morti (tutte donne del clan Cava, di cui una aveva sedici anni) e cinque feriti.

Strage di San Michele: maturata durante la faida tra il clan Tavoletta-Cantiello e la fazione dei casalesi facenti capo a Bidognetti, si svolse il 29 settembre 2003 a Villa Literno; due sicari appartenenti ai Tavoletta-Cantiello tesero un agguato a 5 uomini dell'altra fazione, di questi 2 morirono (Vincenzo Natale, pregiudicato di 25 anni e Giuseppe Rovescio di 24 anni) e 3 furono feriti.

Strage di Castel Volturno o Strage di San Gennaro: il 18 settembre 2008 vengono uccisi in un agguato sei extracomunitari. L'agguato seguì di pochi minuti l'omicidio di Antonio Celiento, evidentemente collegato.

I rapporti con le altre organizzazioni mafiose

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Cosa nostra

Vari clan di camorra hanno intrattenuto rapporti, più o meno duraturi, con Cosa nostra. Elementi di spicco della mafia palermitana (come Salvatore Riina e Leoluca Bagarella) si sono trovati a contatto con famiglie camorristiche come i Nuvoletta e gruppi facenti parte della Nuova Famiglia.

'ndrangheta

Nel corso del Novecento vi sono stati vari intrecci di favori e di cooperazione tra camorristi e ndranghetisti. Negli anni settanta in occasione della prima guerra di 'Ndrangheta il boss reggino Paolo De Stefano chiede e ottiene da Raffaele Cutolo capo della Nuova Camorra Organizzata l'omicidio di Don Mico Tripodo, altro boss reggino in carcere a Napoli. Tra famiglie delle due organizzazioni vi furono anche doppie affiliazioni come quella del camorrista Antonio Schettini affiliato al clan di Giuseppe Flachi o di Franco Coco Trovato affiliato alla famiglia di Carmine Alfieri[103]. Roberto, figlio di Raffaele Cutolo fu ammazzato a Tradate in Lombardia dalla 'Ndrangheta per una vendetta trasversale il 24 dicembre 1990. In cambio per la mafia calabrese i Fabbrocino e gli Ascione avrebbero ucciso Salvatore Batti, un camorrista fuggito a Napoli.

Sacra Corona Unita

Nel 1981 Raffaele Cutolo, affidò a Vincenzo Esposito detenuto in quel periodo nel carcere di San Severo di Foggia e Pino Iannelli e Alessandro Fusco il compito di fondare in Puglia un'organizzazione diretta emanazione della Nuova Camorra Organizzata che prese il nome di Nuova camorra pugliese o NCOP (Nuova Camorra Organizzata Pugliese) che operò dagli anni ottanta a Foggia, Taranto e Lecce. Tra gli esponenti vi è anche Antonio Modeo e Aldo Vuto capi della mafia tarantina.

Questa associazione prese piede soprattutto nel foggiano a causa della vicinanza territoriale e dei contatti preesistenti tra esponenti della malavita locale e i camorristi campani. Tuttavia questa iniziativa venne vista con sospetto dai malavitosi di altre zone della Puglia. Come risposta al tentativo di Cutolo di espandersi in Puglia, si tentò di dar vita ad un'associazione malavitosa di stampo mafioso formata da esponenti locali. Con la sconfitta dei cutoliani in Campania, scomparvero anche in Puglia, e l'organizzazione dominante divenne quella della Sacra corona unita fondata dagli 'ndranghetisti.

Banda della Magliana

La camorra intrattiene rapporti con le associazioni mafiose operanti nella capitale, quali la banda della Magliana,in particolare con Massimo Carminati, i clan Fasciani e Casamonica.

Triade cinese

Alcuni gruppi napoletani, tra cui i Giuliano di Forcella, hanno intrecciato relazioni di affari con gruppi cinesi soprattutto nel settore della contraffazione di marchi italiani. I gruppi napoletani hanno imposto il prezzo finale dei prodotti e in cambio hanno fornito i servizi per aggirare i controlli. I cinesi inoltre hanno fatto entrare nelle loro società diversi boss napoletani.

Mafia nigeriana

I rapporti tra camorra e mafia nigeriana riguardano soprattutto il traffico di droga e la prostituzione. In particolare, i camorristi permettono ai clan nigeriani di organizzare la tratta delle donne sul territorio in cambio di una quota sui guadagni.

Mafia albanese

Dalla seconda relazione semestrale del 2010 della DIA vengono illustrati contatti tra la mafia albanese e il clan Mazzarella, con gli Scissionisti di Secondigliano e i Serino di Salerno.

Organizzazioni

 

Camorra newyorkese

    Clan Abate

    Clan Abbinante-Abete-Notturno-Marino

    Clan Belforte

    Clan Cava

    Clan Contini

    Clan Di Lauro

    Clan dei casalesi

    Clan Giuliano

    Clan Graziano

    Clan Licciardi

    Clan Lo Russo

    Clan Mallardo

    Clan Nuvoletta

    Clan Piccolo

    Clan Puca

    Clan Verde

    Girati della Vanella Grassi

    Nuova Camorra Organizzata

    Nuova camorra pugliese

    Nuova Famiglia

    Scissionisti di Secondigliano

 

Boss

 

    Antonio Bardellino

    Antonio Iovine

    Assunta Maresca

    Carmine Alfieri

    Carmine Schiavone

    Cesare Pagano

    Edoardo Contini

    Filippo Abate

    Francesco Bidognetti

    Francesco Schiavone

    Francesco Verde

    Francesco Mallardo

    Gennaro Licciardi

    Gennaro Marino

    Luigi Giuliano

    Mario Iovine

    Michele Zagaria

    Paolo Di Lauro

    Pasquale Galasso

    Pasquale Simonetti

    Pasquale Puca

    Raffaele Cutolo

    Raffaele Amato

    Vincenzo Licciardi

Vittime famose

    Antonio Ammaturo

    Franco Imposimato

    Giancarlo Siani

    Gelsomina Verde

    Nunzio Giuliano

    Vittime della camorra

Nell'arte

La camorra ha ispirato diversi autori cinematografici e televisivi, che ne hanno tratto racconti e documentari a partire dalla metà del XX secolo.” Domenico Salvatore

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