Guerre stellari fra due colossi della comunicazione, Vittorio Feltri ed Eugenio Scalfari

22.02.2016 19:37

Elzeviro 1, A chi vuoi darla a bere?

Domenico Salvatore

Starwar, ma Vittorio Feltri ed Eugenio Scalfari vanno alla guerra?

Direttamente, oppure di rimbalzo e carambola, se non relata refero, abbiamo seguito in questi pochi attimi di vita vissuta, le ponderazioni, le elucubrazioni, gli arzigogoli, le meditazioni verbalistiche ecc. di personaggi del calibro (per difetto)di: Indro Montanelli, Enzo Biagi, Andrea Barbato, Giampaolo Panza, Giorgio Bocca, Eugenio Scalfari, Gianni Brera, Vittorio Feltri, Paolo Mieli, Emile Zola, Joseph Pulitzer, Matilde Serao, Luigi Albertini, Leo Longanesi, Leo Valiani, Nicolò Carosio, Beppe Viola, Adriano De Zan, Ennio Flaiano, Grazia Deledda, Nando Martellini, Sergio Zavoli, Pippo Fava, Sandro Ciotti, Piero Angela, Oriana Fallaci, Aldo Biscardi, Emilio Fede, Ettore Mo, Luciano Rispoli, Corrado Augias, Joaquin Navarro Valls, Roberto Gervaso, Gianni Minà, Maurizio Costanzo, Tiziano Terzani, Maurizio Mosca, Giampiero Mughini, Massimo Fini, Bruno Vespa, Vittorio Zucconi, Giovanni Minoli, Alberto Castagna, Walter Tobagi, Ezio Mauro, Toni Capuozzo, Lucia Annunziata, Michele Santoro, Giuliano Ferrara, Lamberto Sposini, Michele Cucuzza, Ferruccio de Bortoli, Gigi Marzullo, Michele Serra, Gad Lerner, Enrico Mentana, Angela Buttiglione,  Beppe Servegnini, Lilli Gruber, Carmen La Sorella, Piero Marrazzo, Anna Politkovskaja, Nigella Lawson, Ilaria Alpi, Nicola D’Amico, Alessandro Cecchi Paone, Massimo Giannini, Maria Grazia Cutuli, Concita De Gregorio, Paola Saluzzi, Marco Travaglio, Lucia Annunziata, Cristina Parodi, Giovanni Floris, Salvo Sottile, Ilaria D’Amico.

Di quelli che ci vengono in mente. L’elenco completo, sarebbe pure doveroso e ce ne scusiamo con gli esclusi ovvero, con i non citati, ma interminabile ed improponibile. Maestri di vita e di giornalismo, questa è la nostra opinione, sic et simpliciter e non pretendiamo che venga spacciata per verità, di cui ci siamo ‘cibati’ e ci alimentiamo, a tutt’oggi. “Mangiàri e ‘mbìviri a gustu toi; cazzàri e vistìri a gustu ì ‘latri”. Destra e Sinistra, (che quando s’intersecano formano il Centro), le due facce della stessa medaglia, pari son; a voler restare in surplace sull’asse di equilibrio. Il ‘cum grano salis’? La diversità delle opinioni, un eldorado irrinunciabile. Quando si fronteggiano due colossi come Vittorio Feltri ed Eugenio Scalfari, volano scintille. Ognuno, dalla sua angolazione, dalla sua ottica, con le proprie convinzioni e soprattutto convincimenti per carità. Nottambulando fra i flash d’agenzia ed i siti internet; spulciando fra le notizie cartacee; piluccando fra i comunicati radio-televisivi; sfogliando qualche saggio, ci vengono in mano ed in mente interessanti, secondo il nostro ippocampo ed ipotalamo, opinioni, degne di maggiore attenzione. Materiale bellico, missili terra-aria, siluri fra lizzi e lazzi, che comunque, arricchiscono la nostra professionalità ed il nostro, ancora modesto, sapere “socratico”. L’attacco a chiodo di Vittorio Feltri, è una sua caratteristica peculiare:

“Chiedo anticipatamente scusa ai lettori se comincio queste note con una citazione personale. Ieri, subito dopo pranzo, ho visto in tivù un programma su Rai 3 che mi ha reso difficile la digestione: In mezz'ora, condotto da Lucia Annunziata. La quale intervistava Eugenio Scalfari, fondatore ed ora editorialista domenicale della Repubblica. Tema della conversazione, scontato: Matteo Renzi e la sua orchestra di giovani promesse politiche. Ce la farà il premier toscano a salvare l'Italia, l'economia eccetera? Forse sì, forse no. Bisogna aspettare i fatti. Ce la farà a realizzare le riforme? Forse sì, forse no. Quella del Senato - ammette Scalfari - è la più ostica perché implica modifiche costituzionali troppo complicate. Insomma, le solite cose che anche noi abbiamo scritto mille volte, fonte www.ilgiornale.it, persuasi che in Italia il riformismo si possa sognare, ma non praticare a causa di lacci e lacciuoli studiati apposta per garantire l'immutabilità del sistema. La conversazione tra l'intervistatrice e l'intervistato stava per affondare in un mare di banalità quando, all'improvviso, il vecchio giornalista ha avuto un guizzo che ha acceso l'interesse dei telespettatori ormai prossimi alla pennichella. Egli si è inopinatamente impegnato a parlare di Alfredo Reichlin, personaggio importante del defunto Pci e in quiescenza da molti lustri, un curriculum impareggiabile di dirigente del più grande partito filosovietico dell'area occidentale.

Che cosa ha detto il Fondatore a proposito dell'ex dirigente rosso? Allacciatevi le cinture di sicurezza, altrimenti rischiate di cadere dalla sedia o di buttarvi dalla finestra. Scalfari ha sostenuto che Reichlin era (è) un comunista crociano. Come si possa conciliare il comunismo con il liberalismo sposato da Benedetto Croce, questo l'editorialista non lo ha specificato, probabilmente perché lui stesso si è reso conto di averla sparata grossa. In effetti chiunque, perfino Barbapapà pur avvezzo a frequentare i territori del paradosso, è consapevole che le due dottrine sono contrastanti e non miscelabili. Un comunista liberale non esiste, come non esistono un credente ateo, un nero bianco, una pioggia asciutta, un morto vivente, un elefante con le ali. Eppure Scalfari, in un certo senso, indossa un abito mentale diffuso per quanto assurdo: sono numerosi infatti coloro i quali hanno militato nel Pci (e satelliti vari) che per una vita hanno predicato il collettivismo, e adorato la dittatura del popolo in ossequio alle sacre disposizioni del Cremlino, e che tutto d'un tratto, crollato l'impero della falce e martello, sono diventati - solo a parole - paladini del liberalismo. Di più. Costoro si sono impancati a professori dello stesso liberalismo, impartendo lezioni di libertà a uomini e donne che avevano (hanno) speso una vita per propugnare le idee di John Locke e seguaci. Chi per decenni aveva combattuto il pensiero liberale, considerato un vizio della società borghese e laica, e tentato di imporre la dottrina marxista, all'improvviso - morto il proprio feticcio - si è gettato sull'altra sponda, rubando la bandiera agli ex nemici. Ma i soggetti peggiori, i più supponenti, sono quelli del tipo di Scalfari, che si illudono di farla franca asserendo la coniugabilità del comunismo con il liberalismo di Croce. La qual cosa essendo una bestialità rischia di passare per buona. Anzi. È già passata per tale. D'altronde Scalfari è da un pezzo che spaccia merce avariata senza fare una piega: è stato radicale, socialista, demitiano, berlingueriano, prodiano, dalemiano, veltroniano, eccetera. Non ci stupisce che adesso sia renziano e neppure che confonda il comunismo col liberalismo. Forse è giunto il momento che si riposi. È stato un grande giornalista; ultimamente, defunto il cardinale Carlo Maria Martini col quale amava discettare del più e del meno, non pago, si è lanciato addirittura nei dibattiti col Papa (che gli dà quasi retta). Mi sembra che possa bastare. Stia lontano dalla politica, non è pane per la sua dentiera.”

Come di consueto, ai nostri fedelissimi, diciamo “Grazie!” Ai distratti, ricordiamo semplicemente, che tutto ciò, non sia farina del nostro sacco, ci sembra lapalissiano, reddite quae sunt caesaris caesari et quae sunt dèi dèo. Una provocazione, una meditazione, uno spunto di riflessione? Fate voi, amici sovrani lettori. Domenico Salvatore

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