George John Romanes e la Physiological Selection

15.10.2015 17:31

Rubrica scientifica Darwin e dintorni

A cura di Antonella Genova

 

Disconoscendo «la voce fuori dal coro» di Trémaux, anche George John Romanes, discepolo e amico di Darwin, risponde all’obiezione mossa alla teoria darwiniana, che le variazioni - quanto utili possano anche essere - dovessero diluirsi ed infine sparire, per via del continuo incrocio con la specie ancestrale. Romanes postula perciò che con l’apparizione di una nuova varietà si giunge contemporaneamente alla sterilità reciproca. In un paper , presentato nel maggio 1886 davanti alla Linnean Society, Romanes per giunta suggerisce fattori addizionali all’evoluzione, indipendenti dalla selezione naturale, ma in nessun senso opposto ad essa e li chiama Physiological Selection:

1. Isolamento geografico: Partendo dall’ovvia inutilità di tanti caratteri specifici, l’infertilità incrociata tra specie «alleate» e la non occorrenza di «free intercrossing» ipotizza la speciazione per impedimento del libero intercrossing, cioè dovuta all’isolamento geografico, tramite il quale variazioni - maggiormente triviali e senza l’utilità di quelle cernite dalla selezione naturale - possono col tempo passare in nuove specie. Come sostegno della sua tesi annovera la flora e fauna di isole oceaniche particolarmente ricche di specie endemiche, dove l’intercrossing con le specie ancestrali era impedito da barriere geografiche (cfr. Mayr: speciazione allopatrica). Indubbia inutilità assoluta dei minuziosi dettagli di struttura, forma e colore per i quali le specie si differenziano, dimostra che la selezione naturale - che cerne solo l’utile - non era l’unico fattore nella loro formazione. Infatti, i tassonomi individuano una specie per tutta una serie di caratteri in cui il valore di un carattere non dipende dalla sua utilità, ma dalla sua stabilità.

2. Isolamento fisiologico: Dal fatto che specie strettamente imparentate non sempre o generalmente sono divise da barriere geografiche e che all’opposto innumerevole variazioni non fanno mai il passaggio di specie, Romanes concluse che fosse la sterilità reciproca primaria, dovuta a fattori intrinseci ed estrinseci (cambiamento di clima, cibo ecc.), la causa e non il risultato della differenziazione delle specie. La sterilità può anche essere secondaria, cioè dovuta a variazioni apparse precedentemente. La sterilità reciproca non è sempre dovuta ad alterazioni dell’apparato sessuale, spesso basta lo spostamento del periodo della fioritura o della fecondazione. La selezione fisiologica instaura in ogni caso una barriera insormontabile tra la vecchia e la nuova specie, paragonabile a quelle geografiche. (cfr. Meyers Konversationslexikon, 18924, vol 17, pp. 214/215)

3. La selezione fisiologica coopera con la selezione naturale, interponendo la sua legge della sterilità, permettendo all’ultima di agire con il risultato che i caratteri secondari (non sessuali) specifici possono o essere adattativi o non-adattativi. (cfr. Gould: exaptation)

Romanes ricalca, dunque, senza saperlo, concetti contenuti nel Taccuino B 6-8, 210e/211 ) dove Darwin affrontò già l’isolamento geografico e lo associò a p. 209 addirittura alla sterilità, al passo nel capitolo sulla selezione naturale sopra citato (trad. it.: p. 115) e anche al capitolo VIII sull’ibridismo e la sterilità dell’edizione originale dell’Origine. Nella sesta edizione (il capitolo VIII è diventato IX) Darwin arriva alla conclusione:

«After mature reflection, it seems to me that this [la sterilità, ag] could not have been effected through natural selection».  

Ambedue aspetti erano allora già stati trattati da Darwin; Romanes riteneva, quindi, che la teoria darwiniana lasciasse spazio per una molteplicità di fattori evolutivi e che la selezione naturale fosse il più importante, ma non il solo principio causale di determinazione del cambiamento naturale.

La moglie Ethel Romanes conclude con tipico understatement britannico il racconto dell’ostilità dei farisei darwiniani che doveva subire suo marito, affermando:

«There is a scientific orthodoxy as well as a theological orthodoxy ‘plus loyal que le roi’, and by the ultra-Darwinians Mr. Romanes was regarded as being strongly tainted with heresy.» (Romanes, E., 18962, p. 176)

Darwin e Wallace, ambedue influenzati da Malthus, avevano sviluppato la teoria della selezione naturale nei densamente popolati ecosistemi tropici con la loro sovrabbondanza di specie e forme, ove lo struggle for live, pur inteso in modo metaforico, sembrava rispecchiare al meglio la concorrenza scatenata dei singoli nel liberismo manchesteriano, vissuta nella patria società industrializzata. Il concetto darwiniano era perciò funzionale alle esigenze ideologiche delle affollate società più avanzate, industrializzate ed imperialiste, in Gran Bretagna e Germania, servendo come giustificazione (col grido «guai ai vinti») del sistema coloniale e delle misere condizioni degli operai. È il manifesto programmatico forse più esplicito di questo darwinismo volgare o sociale di Thomas H. Huxley The Struggle for Existence (1888)

 

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