"DAL VANGELO SECONDO LA 'NDRANGHETA ", SPACCATO LETTERARIO DI UNA REALTA', NELL'OPERA DI VINCENZO DE ANGELIS.

10.04.2016 21:42

 

 

Nelle foto, Bruzzano Zeffirio (rc) nuovo e vecchio, dopo il trasferimento dell'abitato distrutto dal terremoto del 1783 e la ricostruzione

 

QUANDO IL CAPOMANDAMENTO DI BRUZZANO E BOVA, CHIEDEVA IL PERMESSO AL PADRINO DI REGGIO CALABRIA

di  Elio Cotronei

"Un antico delitto", era il titolo pensato dall'autore, Vincenzo De Angelis, membro della Deputazione di Storia patria, ricercatore, scrittore, saggista; medico di  professione di quelli che amano il rapporto con le persone soprattutto quelle che soffrono convinto com'è  che la sua attività non consiste soltanto nel coniugare il binomio diagnosi-terapia perché c'è una componente umanizzante sottesa e necessaria al pari delle altre componenti più tecniche. E' la sua curiosità spesso dettata da documenti archivistici che lo spinge ad affondare nello spirito della ricerca, a cercare altre fonti e, quando è possibile testimonianze orali per cogliere al meglio gli stati d'animo, capire le circostanze, cogliere l'essenza delle cose. Alla presentazione del suo libro "Dal Vangelo secondo la 'ndrangheta" alcuni non  hanno capito il senso del titolo, trovandolo deviante se non addirittura blasfemo. Nella realtà popolare, ma non soltanto, frasi come "quello che dico io è Vangelo" sono tipiche di persone autoritarie, prepotenti, che hanno un proprio credo, delle proprie regole indiscutibili, dei propri riti, dei propri segni che vanno rispettati se vuoi essere con loro. E' tipico delle varie "onorate società". Solo che qui non si  tratta della parola di Dio tramite suo Figlio raccolta, appunto, nei Vangeli, ma di organizzazioni criminali i cui capi si arrogano il diritto di possedère. il Verbo, la Verità, il potere di decidere della vita o della morte degli altri. Il loro è un "vangelo" di morte, non un vangelo di amore e di speranza. 

In modo romanzato, per rendere agevole la lettura, vengono analizzati i comportamenti, gli obblighi che derivano dall'appartenenza fino all'assassinio più efferato, come nel nostro caso, con ben 44 coltellate. Frustazioni degli inquirenti che non riescono a venire a capo e trovare i responsabili in ragione di una omertà totale derivata anche dall'elevato numero di affiliati, ben 72,  in un centro piccolo come Bruzzano nel 1919. Il motivo di tanta efferatezza sta nel fatto che il protagonista Guglielmo, poi vittima, tornando dalla guerra scopre che la sua amata era finita nelle grazie del capo mandamento, lo capisce vedendo una camicia di lui appesa nella casa della donna; prende un coltello e la lacera con 44 coltellate. E' la sua condanna a morte. Processi lunghi come oggi; processo che poi viene ripreso nel 1937 in occasione di un altro delitto, l'uccisione dell'amata di Guglielmo di un tempo. 

Dopo i saluti del sindaco avv. Vincenzo Crupi, ad introdurre è Leo Campanella de "La Voce del Sud". Relatori: prof.ssa Rosa Marrapodi, Prof.ssa Caterina Capponi, Comandante Cosimo Sframeli, lo stesso autore dr Vincenzo De Angelis.

La lunga storia viene sintetizzata dalla Marrapodi; la Capponi, sottolinea il ruolo delle donne in queste organizzazioni, in cui onore significa sottomissione e tante altre peculiarità, che si scoprono leggendo il libro, paragonato ad uno scrigno che una volta aperto svela il suo contenuto: svela una società nelle pieghe più intime. Viene ricordato che il delitto d'onore e il matrimonio riparatore furono aboliti soltanto il 5 settembre 1981, il che è quanto dire.

Il libro era già stato presentato a Brancaleone, Palizzi e Locri.

Il Comandante Sframeli, tra l'altro, ha voluto richiamare l'attenzione sulla scritta che campeggia sull'ultima di copertina:"Magari chissà, quelli che pensi siano tuoi amici sono i primi che ti ammazzano, sono i primi a tradirti, sono quelli a cui per primi fai invidia, sono proprio loro quelli che ti vogliono morto".

Elio Cotronei

 

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