Cosenza, Quell'incredibile voltagabbana dei servitori dello Stato (poliziotto e carabiniere), scivolati nell'incidente di percorso

27.04.2016 21:33

 

Sono stati scoperti ed arrestati dai loro stessi colleghi. Sconcerto e delusione, ma anche sdegno, per il tradimento (presunto) dei servitori dello Stato

COSENZA, DUE “TALPE” DELLA POLIZIA E DEI CARABINIERI, INFORMAVANO IL MAMMASANTISSIMA DELLA ‘NDRANGHETA

Domenico Salvatore

Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, sono le colonne portanti per la lotta alla mafia ed alla criminalità così detta organizzata, ma anche a quella ‘comune’.

Lo abbiamo scritto e detto e qui ci ripetiamo. Grazie a questi tre corpi di polizia, che il mondo c’invidia, sono stati sgominati, annientati, azzerati e demoliti clan, ‘famiglie e cosche di mafia, anche di spessore storico.

I procuratori capo della Repubblica di Reggio Calabria: Saverio Surace, Carlo Bellinvia, Giuliano Gaeta, Antonio Catanese, Giuseppe Pignatone e Federico Cafiero de Raho, ma anche i pro-tempore,: Salvatore Boemi, Francesco Scuderi e gli aggiunti Nicola Gratteri, Michele Prestipino Giarritta, Ottavio Sferlazza, Gaetano Paci per rimanere a Reggio Calabria; Giuseppe Creazzo ed il facente funzioni Emanuele Crescenti e lo stesso Ottavio Sferlazza suo successore a alla procura della Repubblica di Palmi; Giuseppe Carbone e Luigi D’Alessio che lo ha rilevato, alla Procura della repubblica di Locri, non hanno mai lesinato loro, complimenti, congratulations e riconoscimenti.

Lo stesso, hanno fatto i Comandi provinciali, regionali e nazionali, le Questure e le Prefetture, ma anche i sindaci, i presidenti di Provincia e di Regione, ministri e sottosegretari, segreterie politiche, associazionismo e volontariato.

Gratitudine espressa talora, anche da semplici cittadini; tipo ‘mamma Casella’, dopo la liberazione del figlio Cesare e di tanti altri sequestrati.

Purtroppo, la cronaca rileva talora, il tradimento della divisa, del giuramento, della Patria, da parte di questi rappresentanti dello Stato.

L’ultimo lancio in ordine  dell’Ansa, non lascia dubbio alcuno, sull’ennesimo voltagabbana.

“Carabinieri e polizia di Stato hanno eseguito, a Cosenza, due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Dda, per concorso esterno in associazione mafiosa, una delle quali riguarda un poliziotto.

Sono stati i loro compagni, Carabinieri e Polizia stessi ad eseguire stamattina a Cosenza due ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari emesse dal Gip distrettuale di Catanzaro, su richiesta della Dda, per concorso esterno in associazione mafiosa.

I due indagati sono: Vincenzo Ciciarello, 60 anni, agente in passato in forza alla squadra mobile di Cosenza ora in servizio nella Prefettura; ed Enrico Francesco Costabile, 49 anni.

Secondo l’accusa, avrebbero fornito notizie riservate a esponenti della cosca di `ndrangheta dei «Rango-Zingari» su indagini in corso.

Del caso, si stanno interessando la Squadra Mobile di Cosenza, diretta da Giuseppe Zanfini, ed il Comando Operativo Provinciale di Cosenza diretto dal tenente colonnello Milco Verticchio, coordinato dal comandante provinciale colonnello Giuseppe Brancati.

Indagini in mano al procuratore aggiunto Vincenzo Luberto ed al sostituto Procuratore Pierpaolo Bruni, con il coordinamento del Procuratore della Repubblica facente funzioni Giovanni Bombardieri.    

Si parla di accertati rapporti collusivi tra appartenenti alle forze dell’ordine e persone affiliate alla `ndrangheta.

L’altra faccia della medaglia della lotta alla ‘ndrangheta. Di qua, si chiamano ‘pentiti’, collaboranti o collaboratori di giustizia.

Di là, traditori, infedeli, spergiuri, ingannatori, falsi e felloni, se non ribaldi.

Due talpe ‘vendute’ al nemico dello Stato, che informavano il clan Rango.

Due “mele marce” , per agevolare la cosca Rango-Zingari di Cosenza, passando informazioni riservate, aiuti in caso di controlli, spifferi e soffiate su possibili operazioni.

Dipinti così dal procuratore capo facente funzioni Giovanni Bombardieri…” Un ex carabiniere e un poliziotto, non meritevoli di indossare la divisa” .

Ma la cronaca dice che vengano impiegati come spacciatori di armi e droga.

Con Vincenzo Ciciarello, 60 anni, poliziotto in servizio alla squadra Mobile di Cosenza all'epoca dei fatti e ora impiegato in un ufficio della Prefettura di Cosenza, ed Enrico Francesco Costabile, 49 anni, considerato il tramite tra lo stesso poliziotto e il boss Maurizio Rango, risultano indagati Antonino Perticari, 56 anni, ex carabiniere in servizio alla Stazione di Cosenza nord all'epoca dei fatti ed ora in pensione, e Fabrizio Bertelli, 45 anni, dipendente civile in servizio alla polizia stradale di Cosenza.

Importantissimi nella ricostruzione anche il racconto di un quartetto di pentiti, se non collaboratori di giustizia.

La cosca Rango era in grado di sapere in anticipo l'arrivo di controlli e perquisizioni, ma anche il posizionamento di microspie e qualunque altro provvedimento delle forze dell'ordine, compreso controlli non efficaci e violazioni del sistema informativo interno alle forze dell'ordine.

Si spiega così, come alcuni componenti,  al momento dell'arresto non vengano mai rintracciati nelle rispettive abitazioni.

La gola profonda Adolfo Foggetti, aveva messo a verbale, che ci fossero più appartenenti alle forze dell’ordine in contatto con i “boss”?

C’è anche il contributo dei pentiti Franco Bruzzese e Daniele Lamanna?

Ci sembra difficile convincerci, che l’ex ispettore capo Vincenzo Ciciarello, 60 anni, una delle colonne, da molti anni in servizio nella polizia, da  tempo trasferito in Prefettura, abbia fatto il doppio gioco per anni.

Ma non possiamo mettere in discussione le indagini dei suoi stessi compagni.

La presunzione d’innocenza fino a prova contraria vale per lui e per gli altri indagati.

Ci siamo chiesti tante volte “perché” lo facciano. Che cosa scatti nella loro mente, improvvisamente.

Uno sbandamento? Problemi di ambientamento, familiari, sociali, morali, economici o di altro tipo?

Domenico Salvatore

 

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