Cirò Marina (Kr), scoperto l'assassino:è stato Cataldo De Luca ad uccidere Nicodemo Aloe 43 anni, a colpi di pistola, il 26 maggio 2015 ?

13.05.2016 08:50

 

Cirò Marina (kr)-L’ex sorvegliato speciale, che aveva precedenti per maltrattamenti in famiglia, droga e resistenza a pubblico ufficiale, è stato ucciso davanti la sua abitazione in via Pacinotti, una traversa di via Omero. Aloe, che viveva da solo essendo separato da quasi un anno, sarebbe stato chiamato fuori di casa dal killer che gli ha scaricato addosso nove colpi di pistola calibro 45. Alle ore 10.30 del 13 maggio 2016, presso Il Comando Provinciale Carabinieri di Crotone è prevista una conferenza in relazione ad una operazione di servizio avvenuta nel corso del pomeriggio odierno.

OMICIDIO DOPO LITE AL BAR SCOPERTO DAI CARABINIERI. A TRADIRE L’ASSASSINO IL SUO CASCO.

Domenico Salvatore

CIRO’ MARINA (KR)-12 maggio 2016-I Carabinieri di Crotone hanno arrestato DE LUCA Cataldo 32enne, nullafacente, pregiudicato di Cirò Marina, accusato dell’omicidio di ALOE Nicodemo avvenuto il 24 maggio scorso, scaturito a seguito di una lite in un bar per futili motivi.

Dopo un anno di indagine, l’arrestato viene tradito da una traccia di polvere da sparo ritrovata sul casco che indossava al momento dell’omicidio.

Nicodemo Aloe, 43enne del posto, è stato ucciso a colpi di pistola calibro 45, a Cirò Marina, nel crotonese.

Contro la vittima, designata  secondo un primo sommario resoconto dei carabinieri della locale compagnia, diretta dal maggiore Fabio Falco, coordinato dal colonnello Francesco Iacono, intervenuti nella sua abitazione, in via Pacinotti, in seguito a una telefonata al 112, poco prima della mezzanotte, sarebbero stati esplosi nove colpi di una pistola calibro 45; cinque dei quali andati a segno.

A sparare sarebbe stato uno sconosciuto a volto coperto, che si è poi dileguato a bordo di uno scooter di grossa cilindrata.  Resta da verificare se il sicario giunto sul posto in sella ad un motorino, notato dal fratello della vittima, lo avesse chiamato per nome chiedendo di potergli parlare.

Ma appena l’Aloe ha fatto capolino da sotto la serranda, è partita una gragnuola di colpi che hanno attinto la vittima in punti vitali.

Esplosi da distanza ravvicinata, quasi a bruciapelo, con inaudita ferocia e protervia da uno sconosciuto, col volto coperto, che subito dopo aver sparato si è dileguato a bordo di uno scooter di grossa cilindrata.

Sarebbe stato proprio il fratello della vittima che gestiste un bar nelle vicinanze del luogo del delitto, a chiamare  i Carabinieri ?

Da subito, scattata la macchina investigativa, i carabinieri della compagnia di Cirò Marina, pur non tralasciando alcuna pista, sembravano  convinti che l’omicidio di Aloe non avesse una matrice mafiosa.

A carico del soggetto, solamente omonimo di un potente boss della ‘ndrangheta di Cirò Marina, assassinato nel gennaio 1987, pare vi fosse qualche piccolo precedente per resistenza a pubblico ufficiale, possesso di droga e maltrattamenti in famiglia.  La pista più battuta, era orientata verso una possibile vendetta privata .

Fermo restando che le modalità di esecuzione, la quantità di piombo impiegata e l’arma  del delitto usata, inducessero i Carabinieri a seguire tutte le piste possibili.

Nonostante l’omonimia con il vecchio boss di Cirò, a carico di  Aloe non sarebbero emersi elementi del tipo mafioso: non avrebbe nulla a che fare, con consorterie criminali?

Le indagini dei carabinieri, comunque, procedendo ancora in diverse direzioni anche se pare che la pista delle questioni private sia quella più probabile.

Pista, legata ad una vendetta privata o mafiosa? Ne sapremo di più, dopo la conferenza stampa dell’arma di stamani.

La macchina investigativa che scatta dopo ogni delitto e reato, (Polizia, Carabinieri, Guardia di Finanza, Vigili del Fuoco, Anas, p.m. coordinato dal procuratore capo, 118 e ditta del caro estinto per la rimozione del cadavere, interrogatori, dossier e fascicoli giacenti presso gli uffici giudiziari, testimonianza, ‘spifferi’ dei confidenti, ‘soffiate ‘ dei pentiti ecc.), vuole tempo, ma i risultati sono a dir poco eccellenti.

La cintura militare, di solito organizzata in sinergia da Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, intono al vasto territorio; i posti di blocco volanti; il controllo dei pregiudicati della zona, loro alibi orario e guanto di paraffina, per capire se abbiano sparato, funziona quasi sempre.

Domenico Salvatore

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