Ciro' Marina (Kr), risolto il giallo del delitto Aloe, galeotto fu il casco ed il manubrio dello scooter, che rivelarono tracce di polvere da sparo

14.05.2016 17:51

Didascalia, Nicodemo Aloe la vittima e Cataldo De Luca, il potenziale assassino

 

Le indagini da manuale dei Carabinieri del NORM, diretto dal luogotenente Antonio Rocca, della Compagnia di Cirò Marina, diretta dal maggiore, Fabio Falco, coordinato dal colonnello Salvatore Gagliano, comandante provinciale di Crotone.   

I Carabinieri di Crotone, hanno arrestato Cataldo De Luca, 32 anni, di Cirò Marina, accusato dell'omicidio di Nicodemo Aloe, avvenuto il 24 maggio 2015 nel corso di una lite per futili motivi in un bar.

Così ha deciso il gip del Tribunale di Crotone, Michele Ciociola che ha emesso l’ordinanza di cu.ca.ca.su richiesta del p.m.Alessandro Riello, coordinati dal procuratore capo della Repubblica di Crotone, Giuseppe Capoccia. Per omicidio ricettazione e detenzione illegale di armi.

Dopo un anno di indagini, i carabinieri hanno individuato l'arrestato attraverso una traccia di polvere da sparo ritrovata sul casco, che indossava al momento dell'omicidio.

E’ STATO CATALDO DE LUCA A PREMERE IL GRILLETTO DELLA PISTOLA CALIBRO 45, CHE HA UCCISO NICODEMO ALOE? GALEOTTE FURONO LE LUCI AZZURRE DELLO SCOOTER, RIPRESE DALLE TELECAMERE DI VIDEO-SORVEGLIANZA

Domenico Salvatore

CIRO’ MARINA (KR)- La ‘ndrangheta, non c’azzecca in questo delitto. Sebbene, le modalità dell’omicidio; il tipo di arma usata; la quantità di piombo impiegata, farebbero pensare il contrario.

Quattro i protagonisti principali, Aloe Nicodemo, suo figlio, suo fratello e l’assassino.

Voleva dare una lezione a quel giovane, che aveva osato ‘pararsi’ sulla sua strada; e lo avrebbe malmenato, pestato e strapazzato.

Ma Aloe Nicodemo, non poteva accettare, che si massacrasse passivamente il figlio, sotto il suo naso, senza dire né ‘a’ e né ‘bà’.

Così, avrebbe affrontato il rivale e reso pan per focaccia. Una scorpacciata di botte, per mettere le cose a posto e pareggiare il conto.

Questo emerge dalla conferenza stampa dei Carabinieri. Per i particolari bisogna andare all’ordinanza; se non in Tribunale, quando di celebrerà il processo per omicidio premeditato, volontario, a carico di Cataldo De Luca.

Complimenti e congratulations sono spiovuti all’indirizzo dei Carabinieri che  in quattro e quattr’otto hanno risolto il giallo.

Un puzzle di difficile soluzione, sic stantibus rebus. In una zona ad alta densità mafiosa, dove l’omertà, che cuce le bocche a doppia mandata, per paura di ritorsioni, vendette e rappresaglie, regna sovrana.

In conferenza stampa il magistrato ed il colonnello, ma anche il capitano, hanno risposto esaurientemente a tutte le risposte dei giornalisti.

Didascalia, il procuratore capo Giuseppe Capoccia

 

Quella sera, del 24 maggio 2015, mancava poco alla mezzanotte, la vittima designata, Aloe Nicodemo dormiva, ignaro del crudele destino che lo aspettava.

Il garage adibito a camera da letto, dopo la separazione dalla moglie, era tutto il suo regno.

Qui, è stato raggiunto dal sicario, che evidentemente conosceva bene, abitudini e luogo di residenza della vittima; ma, non immaginava, nemmeno lontanamente, che l’assassino lo cercasse; non sospettava insomma, che il suo antagonista, fosse armato di una pistola di grosso calibro.

Altrimenti, non avrebbe alzato la saracinesca, nemmeno di un millimetro. Non è stato riferito, se i due abbiano dialogato, prima della sparatoria. Oppure, se il killer, abbia sparato a bruciapelo contro il ‘bersaglio’ mobile, innocuo ed inoffensivo. Otto o nove colpi di una pistola 45, di cui cinque a bersaglio.

L’arma dell’assassino, era sprovvista di silenziatore. I colpi, micidiali e devastanti, hanno rimbombato nei vicoli e sono giunti all’orecchio del fratello della vittima, che proprio in quel momento stava chiudendo il suo esercizio.

Un bar, localizzato proprio nelle immediate vicinanze. Udite le detonazioni, il gestore, è uscito in strada; appena in tempo, per vedere uno scooter con due persone a bordo, che rombando e stridendo, sfilava a bordo strada.

Il muro di omertà, in questo caso non resiste; non sussiste. Qui e stavolta, non c’azzecca la mafia. Sebbene, siano stati estremamente efficienti, funzionali ed efficaci le indagini da manuale dei Carabinieri, che hanno imboccato la pista giusta, da subito; e sono arrivati in porto.

Le indagini, hanno richiesto un certo tempo, ma il risultato è a dir poco eccellente. Ecco il ‘perché’ di tanti complimenti.

Quanto omicidi, sono stati archiviati; come eseguiti…”ad opera di ignoti”.

Ma non è stato facile. Non sono stati sufficienti, le intercettazioni telefoniche ed ambientali; le testimonianze; l’esito degl’interrogatori; i dossier ed i fascicoli degli Uffici Giudiziari ( vittima ed assassino, erano due vecchie conoscenze delle forze di polizia); i rilievi ed i reperti e quant’altro.

C’è voluto il fiuto del vecchio carabiniere di paese, che si ostina su cose solo apparentemente inutili superflue ed inservibili. Una serie di passaggi terra terra, che alla fine si sono rivelati vincenti.

Ma sarebbe fuorviante non assegnare la giusta importanza agl’impianti di video-sorveglianza ed alle analisi del RIS di Messina.

Galeotto fu il casco ed il motorino del killers. Non quello bruciato dopo la fuga probabilmente dal complice, che viene attivamente ricercato dalle forze dell’ordine.

Il sipario sull’intricata faccenda, ancora non è calato. Nonostante ancora non sia stata ritrovata l'arma del delitto. Fatale fu la lite, alterco-battibecco fra il sicario ed il figlio della vittima. Fatali sono stati i rilievi effettuati dal Ris su questi due strumenti; le luci azzurrine, il casco ed il telefonino.

Cataldo De Luca, subito dopo  l’omicidio si è reso uccel di bosco. Ha cambiato scheda telefonica e si è trasferito in Emilia Romagna, ma era tenuto d’occhio dai Carabinieri che già lo avevano identificato; grazie alla testimonianza del fratello della vittima ed alle immagini che venivano fuori dalle registrazioni di una vide-camera.

L’assassino, non ha opposto resistenza, quando i 'Baschi Rossi' del SECC-GOC di Vibo Valentia ed i militari del NORM, lo hanno bloccato, sulla strada statale 106, nei pressi di Torre Melissa.

Lo scenario successivo, sarà l’interrogatorio  di garanzia dell’imputato, alla presenza del legale di fiducia. Le prove sono schiaccianti, ma serve la dichiarazione di colpevolezza.

Poi si andrà a processo; e la parola, passerà ai giudici ed agli avvocati di parte civile, che si confronteranno con i difensori di fiducia dell’imputato.

Domenico Salvatore

Didascalia, il t.colonnello Salvatore Galliano comandante provinciale CC di Crotone ed il maggiore Fabio Falco

 

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