Ciclismo nella bufera per la tragedia di Demoitiè e Myngheer, servono più controlli

30.03.2016 15:15

Di Domenico Salvatore.        

Morto nella notte in ospedale, dopo essere stato colpito da una moto, in seguito ad una caduta. Donati gli organi. Non sopravvissero nemmeno Giulio Bartali e Serse Coppi, fratelli dei più celebrati Gino e Fausto. Va ricordato anche l’indimenticabile Pantani, l’unico (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver vinto Giro d'Italia e Tour de France nello stesso anno. Seconda tragica morte in pochi giorni nel ciclismo  belga. Non ce l'ha fatta a vincere la sua gara contro un infarto che l'aveva colpito pochi giorni fa, il 22enne Daan Myngheer, corridore della Roubaix Lille Metropole

ANTOINE DEMOITIÈ E DAAN MYNGHEER, PEDALANO VERSO IL PARADISO

Domenico Salvatore

Quella vecchia passione del ciclismo, secondo solamente al calcio. La terra battuta, il pavè, le montagne, la cronoscalata, la pista., le corse a tappe.

Negli Anni Cinquanta, “correvamo” anche noi, in quella stradina polverosa di Via dei Martiri, a piedi; con un finto manubrio arrugginitoin mano, i più dinamici; con un manubrio ricavato dal manico di scopa, sottratto alla mamma e segato in due o peggio un ramo d’albero.

Noi ed i nostri compagni, eravamo…Binda, Guerra e Girardengo, ma poi, Coppi, Bartali, Magni, Kubler, Clerici, Koblet, Walcowiak, Luison Bobet, Jacques Anquetil, Nencini, Baldini. Una rivalità accesa, che infiammava noialtri marmocchi. Coppi o Bartali; Nencini o Baldini; Balmamion o Pambianco; Adorni o Motta; Bitossi o Dancelli; Gimondi o Merckx, Anquetil o Bahamontes; Van Stemberghen o Poblet.

Accatastati l'uno sopra l'altro al bar di 'Ntoni Foti e di 'don Nato', con la 'gazzusa' in mano e la cuccuma in corpo per poter assistere alle volate dei nostri beniamini. Od incollati alla radio monumentale di Mastru Cicciu 'U sartu per captare i nomi degli eroi del Galibier, Izoard, Mont Ventoux, Alpi e Pirenei.

Cresciuti, abbiamo continuato sotto altr’aspetto con Pollentier o De Muynck, Saronni o Moser; Bugno o Battaglin,; Hinault o Fignon; Chiappucci o Chioccioli; Gotti e Tonkov; Pantani-Simoni; Svoldelli o Cunego; Basso o Di Luca; Contador o Riccò; Nibali-Quintana; Aru-Landa. Ed al Tour de France,Coppi o Bartali; Gaul o Bobet, Nencini o Favero; Anquetil o Polidour; Aimar o Pingeon; Ocanha o Mercks; Thevenet o Fignon; Lemond o Roche; Indurain o Bugno; Armstrong o Ulritch; Contador o Schlek; Nibali o Quintana.

“Seconda tragica morte in pochi giorni nel ciclismo  belga. Non ce l'ha fatta a vincere la sua gara contro un infarto che l'aveva colpito pochi giorni fa, il 22enne Daan Myngheer, corridore della Roubaix Lille Metropole, che si era sentito male durante la prima tappa del Criterium International che si è disputato sabato a Ajaccio, in Corsica.

Il giovane corridore, rimasto in coma farmacologico per molte ore, non è riuscito a riprendersi.

La notizia della morte è stata resa nota dalla squadra francese in cui militava il giovane ciclista, che avrebbe compiuto 23 anni il prossimo 1° aprile.

La notte fra domenica e lunedì era morto Antoine Demoitiè, ricoverato all'ospedale di Lille per le ferite riportate dopo che una moto l'aveva investito mentre si trovava a terra in seguito a una caduta di gruppo. L'incidente era accaduto durante la Gand-Wevelgem.

Serse Coppi (Castellania, 19 marzo 1923 – Torino, 29 giugno 1951) è stato un ciclista su strada italiano, fratello del celebre Fausto. Professionista dal 1946, morì per i postumi di una caduta al Giro del Piemonte.

Carriera-Cresciuto ciclisticamente insieme al fratello, fu un suo gregario nel dopoguerra alla Bianchi.

Esordì come professionista nel 1945, raccogliendo un bottino di due successi e diversi piazzamenti, come un quarto posto alla Coppa Bernocchi, un ottavo nella Milano-Torino e un decimo al Campionato di Zurigo.

L'anno successivo si classificò al ventiquattresimo posto nel Giro d'Italia vinto da Gino Bartali. Fu poi terzo nel difficile Giro dell'Emilia, mentre l'anno seguente una frattura ad una gamba nella settima tappa del Giro lo mise fuori gioco per quasi tutta la stagione.

Ritornò al Trofeo Baracchi del 1948, mentre nel 1949 ottenne buoni piazzamenti in numerosi circuiti nazionali e fu uno dei migliori italiani nella Freccia Vallone.

Proprio nel 1949 arrivò la sua più grande affermazione, alla Parigi-Roubaix, vinta a pari merito con André Mahé in un episodio curioso. Il terzetto di testa, regolato poi dal francese, fu indirizzato su un percorso sbagliato e dovette entrare nel velodromo di Roubaix da un'entrata secondaria.

Serse vinse la volata del gruppo e chiese che i fuggitivi fossero squalificati perché non avevano seguito il percorso stabilito. Dopo vari mesi l'UCI dichiarò Coppi e Mahé vincitori ex aequo.

Lapide dedicata a Serse Coppi, davanti al Motovelodromo di Torino

Dedica a Serse Coppi, nel giardino antistante il Motovelodromo di Torino

Il 29 giugno del 1951, al Giro del Piemonte, durante lo sprint finale infilò con la ruota un binario del tram, cadde e picchiò la testa a terra, in Corso Casale a Torino, a poche centinaia di metri dall'arrivo al Motovelodromo.

Le conseguenze dell'incidente non sembrarono in un primo momento gravi, ma dopo essere rientrato in albergo le sue condizioni peggiorarono improvvisamente e l'infortunio si rivelò fatale: fu colpito da un'emorragia cerebrale e morì a soli 28 anni, così come Giulio Bartali, fratello di Gino, anch'egli morto in seguito a un incidente in gara nel 1936, durante una corsa ciclistica per dilettanti nei pressi di Firenze.

Coppi oggi riposa accanto al fratello Fausto nel paese natale di Castellania.

Giulio Bartali (Ponte a Ema, 20 ottobre 1916 – Firenze, 16 giugno 1936) è stato un ciclista su strada italiano.

Carriera-Figlio di Torello Bartali, contadino di Ponte a Ema, e della moglie Giulia, fu il fratello minore di Gino, il grande campione italiano di ciclismo degli anni trenta e quaranta.

Anche Giulio corse in bicicletta, malgrado l'opposizione dei genitori, ma i successi da dilettante del fratello gli permisero di intraprendere quella carriera.

Il 14 giugno 1936, esattamente una settimana dopo la prima vittoria al Giro del fratello, avvenuta il 7 giugno 1936, Giulio corse a Firenze, una gara di dilettanti. Sotto la pioggia battente, durante la Targa Chiari, campionato regionale dilettanti, sbucò all'improvviso una Balilla nera che lo investì all'altezza del fianco sinistro: si fratturò spalla, bacino e costole.

Fu operato d'urgenza. Non riprese conoscenza e spirò il 16 giugno 1936, senza aver compiuto vent'anni. Giulio Bartali oggi riposa nel cimitero di Ponte a Ema, ove vi è sepolto anche il fratello Gino.

Nel 1959 morì il chirurgo che lo aveva operato. Lasciò una lettera per la madre dei Bartali nella quale confessava di aver commesso un errore irreparabile e di averne quindi causato la morte.

Marco Pantani (Cesena, 13 gennaio 1970 – Rimini, 14 febbraio 2004) è stato un ciclista su strada italiano, con caratteristiche di scalatore puro.

Professionista dal 1992 al 2003, ottenne in tutto 46 vittorie in carriera con i migliori risultati nelle corse a tappe vincendo un Giro d'Italia, un Tour de France e la medaglia di bronzo ai mondiali in linea del 1995.

Soprannominato "il Pirata", ha vinto il Tour de France (nel 1998, 33 anni dopo Felice Gimondi) ed è stato l'ultimo dei ciclisti (dopo Fausto Coppi, Jacques Anquetil, Eddy Merckx, Bernard Hinault, Stephen Roche e Miguel Indurain) ad aver vinto Giro d'Italia e Tour de France nello stesso anno.

Escluso dal Giro 1999 a seguito di un valore di ematocrito al di sopra del consentito, Pantani risentì del clamore mediatico suscitato dalla vicenda e, pur tornato alle gare non molto tempo dopo, raggiunse solo sporadicamente i livelli cui era abituato.

Caduto in depressione, morì il 14 febbraio 2004 a Rimini, per arresto cardiaco dovuto a presunto eccesso di sostanze stupefacenti.

Biografia

Gli esordi e i primi anni nel professionismo

Marco Pantani nel 1995

Nacque alle ore 11:45 del 13 gennaio 1970, all'Ospedale Bufalini di Cesena, figlio secondogenito di Paolo ed Ermanna Montanari detta Tonina, la quale vendeva piadine nel lungomare di Cesenatico.

Fino al 1978 abitò nella casa in via Saffi a Cesenatico, di proprietà dei nonni Sotero e Delia. Trascorse un'infanzia serena; non eccelse negli studi scolastici, ma si buttò a capofitto nello sport, nella caccia e nella pesca, che praticava con la compagnia rispettivamente del padre e del nonno.

Dopo essersi cimentato da giovanissimo nel mondo del calcio, ricevette in regalo una bicicletta dal nonno Sotero e capì immediatamente di essere portato per il ciclismo.

Decise di tesserarsi nel G.C. Fausto Coppi di Cesenatico e mostrò subito indubbie doti di grande scalatore, vincendo molte gare: il primo successo fu quello delle Case Castagnoli di Cesena, in un tracciato curiosamente pianeggiante, il 22 aprile 1984.

Nel 1986 vivrà i primi due sfortunati incidenti che ne caratterizzeranno la carriera: un giorno, durante un allenamento, si distrae e finisce contro un camion fermo durante una gara e rimane in coma un giorno; successivamente, una volta ripresosi, sbatte in discesa contro una macchina e rimane in ospedale una settimana con varie fratture.

Nel 1990 fu terzo al Giro d'Italia dilettanti, nel 1991 secondo e nel 1992 vinse davanti a Vincenzo Galati e Andrea Noè.

Nel 1993 partecipò al primo Giro d'Italia per professionisti, ritirandosi a poche tappe dalla conclusione per una tendinite mentre era 18° in classifica.

Nel 1994 passò alla Carrera del ds Davide Boifava. La sua esplosione come ciclista professionista avvenne al Giro d'Italia di quell'anno, con le vittorie di tappa a Merano, all'Aprica e con il secondo posto nella classifica generale finale, alle spalle di Evgenij Berzin.

Nella frazione dell'Aprica scattò sul Mortirolo, lasciando dietro il russo Evgenij Berzin e lo spagnolo Miguel Indurain: dopo aver preso fiato ed essersi fatto riprendere da Indurain, sul valico di Santa Cristina riattaccò andando a vincere la tappa.

Al suo debutto al Tour de France chiuse terzo in classifica generale, dietro al lettone Pëtr Ugrumov e a 7'19" dal vincitore, lo spagnolo Miguel Indurain, aggiudicandosi pure la maglia bianca di miglior giovane.

Nella tappa di Val Thorens, malgrado una brutta caduta, riuscì a staccare tutti i più forti e a giungere terzo al traguardo.

1995: il primo grave incidente

 

Mentre era in piena preparazione al Giro d'Italia 1995, un incidente con un'automobile lo costrinse a puntare sul Tour de France.

Nella corsa francese si ritrovò presto, anche a causa delle condizioni del ginocchio, ad avere un grosso ritardo dalla vetta della corsa.

Il 12 luglio, sull'Alpe d'Huez, andò comunque all'attacco a 13 km dal traguardo, staccò i principali avversari, raggiunse e superò il gruppetto di testa riuscendo a ottenere la vittoria di tappa.

Alcuni giorni dopo, nella tappa pirenaica di Guzet Neige, trovò il secondo successo, questa volta dopo una lunga fuga di 42 km. Concluderà la Grande Boucle in tredicesima posizione della generale, vincendo nuovamente la maglia bianca.

Nel Campionato mondiale disputatosi in Colombia quell'anno, si classificò terzo dietro Abraham Olano e Miguel Indurain.

Proprio quando sembrava agli inizi di una grande carriera, il 18 ottobre, sulla discesa di Pino Torinese, fu investito da un fuoristrada che viaggiava in senso contrario sulla sede di gara durante la Milano-Torino.

Venne ricoverato al CTO di Torino dove gli fu riscontrata una frattura di tibia e perone e il rischio di una prematura interruzione dell'attività agonistica. Tuttavia dopo 5 mesi e 5 giorni dall'incidente ritornò in bici.

1996-1997: il ritorno e il terzo posto al Tour

Marco Pantani sull'Alpe d'Huez, Tour de France 1997

Fra luglio e settembre del 1996 Pantani corse in una decina di competizioni ufficiali in preparazione alla stagione successiva.

Per il 1997 si trasferì alla nuova Mercatone Uno, squadra patrocinata da Romano Cenni e costruita intorno al romagnolo per puntare ai grandi giri.

Ma la sfortuna era ancora dietro l'angolo: al Giro d'Italia Pantani subì un nuovo incidente, in una tappa interlocutoria della corsa, nella discesa del valico di Chiunzi, al km 182, a causa di un gatto che aveva attraversato la strada al passaggio del gruppo.

Riuscì a concludere la tappa grazie ai compagni di squadra, ma all'ospedale scoprì di aver subito la lacerazione di un centimetro nelle fibre muscolari della coscia sinistra. Abbandonò la corsa.

« Avrei voluto essere battuto dagli avversari, invece ancora una volta mi ha sconfitto la sfortuna »

(Pantani, il 25 maggio 1997)

Questa volta recuperò velocemente e ritornò in sella al Tour dello stesso anno, dove lottò a lungo per la maglia gialla, riportando altre due vittorie di tappa, ancora all'Alpe d'Huez, staccando Ullrich e Virenque, e a Morzine.

In particolare all'Alpe d'Huez percorse l'ascesa in 37 minuti e 35 secondi, un record storico. Pur prevalendo sulle salite delle Alpi e dei Pirenei, venne superato in classifica da Ullrich, che riuscì a recuperare il tempo perso grazie alle tappe a cronometro, nelle quali era più forte, portando la maglia gialla fino a Parigi; Pantani si piazzò al terzo posto della classifica finale dietro anche a Richard Virenque.

1998: la doppietta Giro-Tour

Nel 1998 partecipò e, per la prima volta, si impose al Giro d'Italia.

Rivaleggiando con gli specialisti della cronometro come Alex Zülle, fu in grado di guadagnarsi un margine tale da poter compensare la propria debolezza nelle prove contro il tempo.

Pantani prese la maglia rosa – gliela cedette Zülle – il 2 giugno, al termine della frazione di Selva di Val Gardena, e l'indomani controllò il più diretto rivale, Pavel Tonkov, nella tappa dell'Alpe di Pampeago.

Decisiva fu la frazione di Plan di Montecampione, il 4 giugno: nell'occasione Pantani, con Zülle ormai alla deriva (quel giorno perse più di mezz'ora), attaccò ripetutamente Tonkov.

Il russo, dopo un duello accanito, dovette cedere subendo un passivo di circa un minuto negli ultimi due chilometri, mentre il romagnolo andò a vincere la tappa e a ipotecare il successo finale.

Quell'anno al Giro Pantani fece sua anche la classifica scalatori battendo José Jaime González.

Dopo aver affrontato un'adeguata preparazione, si presentò al Tour de France dello stesso anno con ambizioni di vittoria.

La gara francese se l'aggiudicò proprio lui battendo finalmente Jan Ullrich e regalando all'Italia un trionfo al Tour dopo 33 anni dalla vittoria del 1965 di Felice Gimondi.

Dopo le prime dieci tappe Pantani aveva quasi 5 minuti da recuperare al tedesco (aveva perso 4'21" nella cronometro di Corrèze): andò dunque all'attacco durante la quindicesima frazione, sul colle del Galibier a quasi 50 chilometri dal traguardo, e giunse a Les Deux Alpes in solitaria con quasi nove minuti di vantaggio sul rivale.

Quel giorno prese anche la maglia gialla, definitivamente: il distacco nella generale, dopo quella storica impresa, non venne più colmato, e a Pantani andò l'edizione numero 85 della Grande Boucle.

Per 16 anni rimase l'ultimo italiano ad aver vinto il Tour, fino al 2014, quando Vincenzo Nibali si aggiudicò la vittoria nella classifica generale.

1999: l'episodio di Madonna di Campiglio

Per la stagione 1999 Pantani, dopo il successo nella Vuelta a Murcia, puntò al Giro d'Italia.

Dimostrò subito di essere in una buona condizione ottenendo la vittoria nella frazione sul Gran Sasso, primo arrivo in salita, e vestendo di rosa.

Otto giorni dopo, sulla salita di Oropa, fu vittima di un salto di catena a pochi km dal traguardo, ma reagì, riprese gli avversari, li superò e conquistò la tappa in solitaria.

Dopo le frazioni dell'Alpe di Pampeago e di Madonna di Campiglio, entrambe vinte, sembrava che nessuno ormai potesse togliergli la vittoria finale (era infatti primo in classifica con 5'38" sul secondo, Paolo Savoldelli) dato che anche la tappa successiva, la penultima, aveva caratteristiche altimetriche a lui favorevoli: partenza da Madonna di Campiglio e arrivo all'Aprica con scalata del Mortirolo e oltre 50 km di salita.

Ma le cose cambiarono per Pantani proprio il 5 giugno a Madonna di Campiglio quando, alle ore 10:10 locali, vennero resi pubblici i risultati dei controlli svolti dai medici dell'UCI in quella stessa mattinata: in tali test era stata riscontrata, nel sangue di Pantani, una concentrazione di globuli rossi superiore al consentito.

Il valore di ematocrito rilevato al cesenate fu infatti del 52%, oltre il margine di tolleranza dell'1% rispetto al limite massimo consentito dai regolamenti, 50%; il Pirata venne di conseguenza sospeso per 15 giorni, il che comportava l'esclusione immediata dalla "Corsa rosa".

A questa notizia la squadra del Pirata, la Mercatone Uno-Bianchi, si ritirò in blocco dal Giro. Paolo Savoldelli, nonostante fosse subentrato al primo posto in classifica, rifiutò di indossare la maglia rosa, rischiando una squalifica.

La tappa fu poi vinta dallo spagnolo Roberto Heras, mentre il primato passò a Ivan Gotti, che andò a vincere quel Giro. Secondo Andrea Agostini, all'epoca portavoce della Mercatone Uno, Pantani effettuó due controlli: il venerdì sera e il sabato pomeriggio, quest'ultimo presso un centro medico specializzato di Imola.

Entrambi evidenziarono un valore di ematocrito del 48%, abbondantemente entro i limiti stabiliti.

Nell'occasione, Pantani non risultò positivo a un controllo antidoping: venne anzi legittimamente escluso dalla corsa in base ai regolamenti sportivi introdotti a tutela della salute dei corridori.

Associazioni del Pirata con le pratiche di doping risultarono invece dalle dichiarazioni di Jesús Manzano, reo confesso, che citò Pantani in un contesto in cui si accusavano vari ciclisti di alto livello degli anni novanta, organizzatori, tecnici e sponsor, e a quelle della danese Christina Jonsson, fidanzata di Pantani per sette anni, che in un'intervista al periodico svizzero L'Hebdò riferì che il ciclista cesenaticense facesse uso regolare di sostanze dopanti.

 Vennero alimentati in seguito dei dubbi su un eventuale "complotto" ai danni di Pantani. Celebre la lettera di Renato Vallanzasca alla madre del ciclista, Tonina, dell'8 novembre 2007.

 

In breve Vallanzasca sostiene che un suo amico, habitué delle scommesse clandestine, lo abbia avvicinato cinque giorni prima del "fatto" di Madonna di Campiglio consigliandogli di scommettere sulla sconfitta di Pantani per la classifica finale, e assicurandogli che «il Giro non lo vincerà sicuramente lui».

A detta di molti la carriera ad alti livelli di Pantani si concluse con tale episodio.

Dopo aver spaccato per l'ira un vetro nell'albergo, accerchiato dai giornalisti e accompagnato dai carabinieri mentre stava per lasciare la corsa, disse:

« Mi sono rialzato, dopo tanti infortuni, e sono tornato a correre. Questa volta, però, abbiamo toccato il fondo. Rialzarsi sarà per me molto difficile. »

(Marco Pantani)

Pantani rinunciò a partecipare al successivo Tour de France, anche se la sospensione di quindici giorni comminatagli glielo avrebbe consentito; nel periodo successivo ai fatti di Madonna di Campiglio, braccato dai media ed in preda a una forte depressione, rimase a lungo chiuso in casa, allontanandosi dal ciclismo e cadendo nella spirale della cocaina.

2000: il secondo ritorno

Pantani al Tour de France 2000

Pantani tornò a correre nel 2000 ma, nonostante le condizioni di forma, la difficoltà maggiore fu psicologica.

Faticò a ingranare e la preparazione per il Giro si fece sempre più frammentata fino a diventare inesistente.

Il problema della cocaina fu superato dopo tre mesi ma, in vista del Giro, la preparazione fisica non era adatta ad una corsa così dura.

Ormai nella Mercatone Uno si pensò ad un Giro senza Pantani, con Garzelli capitano; però, a sorpresa, Pantani partecipò al Giro, mettendosi a disposizione per Garzelli, giovane promettente. Infatti i 9 posti della Mercatone Uno per la corsa rosa erano per Garzelli, De Paoli, Velo, Zaina, Brignoli, Borgheresi, Forconi, Fontanelli e Podenzana il quale venne sacrificato per far posto a Pantani.

La sua prova fu incolore per la sua forma non ottimale: era spento e nelle salite non brillava più come ai suoi tempi d'oro. Risorse invece sull'Izoard dove fece da gregario al capitano Garzelli, poi vincitore della classifica generale, e andò ad agguantare un secondo posto in una tappa che fece ben sperare per una sua rinascita.

Puntò tutto sul Tour, dove incontrò Lance Armstrong, futuro vincitore incontrastato delle seguenti edizioni, e già dalle prime frazioni e sui Pirenei il Pirata accumulò un ritardo notevole.

Si riscattò sulle Alpi: il 13 luglio nella tappa del Mont Ventoux batté in volata lo statunitense ottenendo la vittoria di tappa. Successivamente, Armstrong, durante un'intervista dichiarò apertamente d'aver lasciato la vittoria al Pirata e questo scatenerà la rabbia di Pantani.

Il 17 luglio nella tappa di Courchevel Pantani scattò: risposero Richard Virenque e Armstrong. Dopo alcuni km si staccò Virenque e rimasero solo Pantani ed Armstrong. Dopo che Roberto Heras e Javier Otxoa raggiunsero i due, Pantani attaccò lasciando sul posto gli avversari a 5 km dal traguardo.

Raggiunse e staccò José María Jiménez e andò a vincere in solitaria, staccando lo stesso Armstrong di 51 secondi. Il giorno dopo, nella tappa di Morzine con il duro Col de Joux Plane poco prima del traguardo, Pantani attaccò alla prima salita, tentando di recuperare il distacco in classifica.

La scarsa collaborazione con i compagni di fuga lo costrinse però a desistere, e poco dopo, a causa di problemi intestinali (dissenteria), fu costretto al ritiro dalla "Grand Boucle".

«Ho provato a far saltare il Tour, sono saltato io» disse dopo essere arrivato al traguardo con 13'44" di ritardo dal vincitore di tappa Richard Virenque.

 Ci fu chi sostenne che Pantani decise di ritirarsi per evitare il controllo anti-doping del giorno successivo.Nel 2001 e nel 2002 partecipò al Giro d'Italia con scarsi risultati. Ottenne altre due vittorie nei critérium, fra cui l'Acht van Chaam.

2001-2003: la depressione

Ormai sempre più prostrato nel morale, anche a causa del processo in corso per frode sportiva intentato nei suoi confronti per fatti risalenti al 1995, partecipò al Giro d'Italia 2001 ma si ritirò prima della 19ª tappa.

Al Tour de France invece la sua squadra non venne invitata. Cominciò intanto ad essere lontano dall'immagine del corridore professionista e tra sospetti e processi della giustizia sportiva, dove fu condannato e poi assolto (per la non esistenza del reato per l'epoca, confermando però la fondatezza dell'accusa di uso di sostanze dopanti), Pantani non riuscì più a trovare la serenità necessaria per tornare a correre.

Nel 2003 tornò a prepararsi sia per il Giro che per il Tour. Al Giro d'Italia lottò testa a testa con i migliori giungendo quattordicesimo nella classifica generale (tredicesimo dopo la squalifica di Raimondas Rumsas, 6º). Durante la tappa del Monte Zoncolan reagì allo scatto di Gilberto Simoni, che aveva staccato tutti; si mise all'inseguimento e l'unico a reggere il suo ritmo fu Stefano Garzelli, ma per le energie spese calò nel finale e arrivò quinto.

Nella tappa di Cascata del Toce fece il suo ultimo scatto a 3 km dall'arrivo venendo ripreso da Simoni e finendo ottavo.

In un'ultima intervista a fine Giro d'Italia rivelò la possibilità di una sua possibile partecipazione al Tour de France con un'altra formazione, visto che la Mercatone Uno era stata esclusa; ma l'accordo con il Team Bianchi di Jan Ullrich, che sembrava possibile, non avvenne e Pantani venne escluso per il terzo anno consecutivo dal Tour.

In seguito rinuncerà al prosieguo della stagione, non prendendo parte alla Vuelta di Spagna. Il 21 giugno 2003 Pantani entrò nella clinica "Parco dei Tigli" di Teolo in Veneto, specializzata nella cura della depressione e della dipendenza da alcol, uscendone ai primi di luglio per continuare le cure con i medici personali.

La morte

Monumento commemorativo di Marco Pantani a Cesenatico

La stele dedicata a Pantani sul Col du Galibier

Il 14 febbraio 2004, Marco Pantani fu trovato morto nella stanza D5 del residence "Le Rose" di Rimini.

L'autopsia rivelò che la morte era stata causata da un edema polmonare e cerebrale, conseguente a un'overdose di cocaina.

La morte di Pantani lasciò sgomenti tutti gli appassionati delle due ruote, per la perdita di un grande corridore; uno degli sportivi italiani più popolari del dopoguerra, protagonista di tante imprese.

Il giorno successivo il Milan, squadra di cui Pantani era grande tifoso, giocò con il lutto al braccio la gara di campionato in casa del Lecce.

Commemorazioni

Per ricordare le sue doti di scalatore, dal 2004 il Giro d'Italia assegna ogni anno ad una salita il titolo "Montagna Pantani", onore concesso fino allora solo al Campionissimo Fausto Coppi, con la "Cima Coppi" (il passo più alto percorso dal Giro).

Nel 2004 la salita è stata il Mortirolo, nel 2005 il Passo delle Erbe, nel 2006 di nuovo il Mortirolo, nel 2007 la salita che giunge al Santuario di Oropa.

Nel 2008 ancora una volta il Mortirolo, e nel 2009 il Col d'Izoard. Nel mese di novembre del 2010 venne esposta al Museo del Ghisallo la maglia gialla di Pantani ottenuta al Tour del 1998; in seguito la maglia venne rubata e non venne più ritrovata.

Del furto sono stati accusati i due custodi del Salone del Ciclo e Motociclo della Fiera di Rho, che avrebbero poi rivenduto la maglia del Pirata.

Nel giugno del 2011 venne inaugurata una stele sul Col du Galibier in memoria dell'impresa che gli valse sia la vittoria di tappa, che la vittoria finale del Giro di Francia del 1998.

Le inchieste giudiziarie

La madre di Marco Pantani (così come la sorella Manola, il padre Ferdinando e tutta la famiglia[senza fonte]), Tonina, afferma che il modo che Marco avrebbe scelto per assumere la droga o per suicidarsi, ossia l'ingestione di cocaina, non è verosimile, in quanto sarebbe morto prima di assumere tutta quella quantità, sei volte la dose letale.

La signora Pantani sostiene da sempre che il figlio sia stato assassinato simulando un'overdose, probabilmente per farlo tacere riguardo a qualche scomodo segreto, forse legato al doping nel ciclismo e alla sua squalifica, al mondo delle scommesse truccate o a quello della droga, di cui sarebbe stato a conoscenza.

Tonina Pantani ha richiesto più volte la riapertura dell'indagine archiviata, sostenendo che le firme per il prelievo dei soldi, che Pantani avrebbe usato per comprare la droga, sarebbero falsificate e che non c'era traccia di droga nella camera del residence, come ci si aspetterebbe dalla stanza di un tossicodipendente che ne fa uso abituale e che il ciclista, a suo parere, non era dipendente dalla cocaina, né voleva suicidarsi.

Afferma che la stanza era stata messa apposta in disordine (in particolare che il disordine causato fosse inverosimile per una persona sola in preda ad un'overdose, come fu sostenuto dalla procura), c'erano residui di cibo cinese, che Pantani non mangiava mai, nessuna bottiglietta d'acqua per ingerire la dose di cocaina (in realtà era presente una bottiglia semivuota, ma venne ignorata e non analizzata a sufficienza), e alcuni lividi sospetti sul corpo del ciclista, tali da far supporre un'aggressione di più persone, per forzarlo a bere l'acqua con la cocaina.

Ha lamentato inoltre l'asportazione del cuore di Pantani da parte del medico legale, il quale ha sempre sostenuto la tesi dell'overdose, citando anche alcuni appunti del Pirata, che denotavano uno stato mentale alterato.

Il 2 agosto 2014 viene reso noto che la Procura della Repubblica di Rimini, a seguito di un esposto presentato dai familiari di Pantani, ha riaperto le indagini sulla morte del ciclista con l'ipotesi di reato di "omicidio volontario".

La procura ha però chiesto l'archiviazione delle stesse nel settembre 2015 con la motivazione che la sua morte fu causata da suicidio e non da omicidio.

Il 14 marzo 2016 viene diffusa da Premium Sport un'intercettazione di un detenuto vicino ad ambienti legati alle scommesse clandestine, il quale, riferendosi all'episodio di Madonna di Campiglio, implicherebbe un intervento della camorra nell'esclusione di Pantani dal Giro d'Italia 1999; il sangue del ciclista sarebbe stato deplasmato.

Il giorno successivo Premium Sport rende pubblica una nuova intercettazione, in cui Augusto La Torre, boss di Mondragone, confermerebbe il coinvolgimento della malavita nel caso Pantani, accusando l'alleanza di Secondigliano.

Il 17 marzo emerge la dichiarazione dell'autista di Wim Jeremiasse, responsabile del controllo antidoping a Madonna di Campiglio, il quale confermerebbe la presenza dell'ispettore nella mattinata del 5 giugno 1999.

La testimonianza, fonte Wikipedia, non coinciderebbe con quella resa al processo di Trento dai medici che effettuarono il prelievo ematico a Pantani; essi non menzionarono la presenza di Jeremiasse.”

Senza tralasciare la Milano-Sanremo, Coppi o Bartali; Putrucci o Minardi, Van Loy o Poulidor; Poblet o Van Stemberghen; De Vlaemink o Saronni; Bugno o Argentin; Merckx o Gimondi; Adorni o Motta;Chiappucci o Cipollini; Zabel o Freire; Petacchi o Pozzato; Cancellara o Boonen e così via

Domenico Salvatore

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