Che male fa la gelosia a Rocco Sciarrone

27.03.2016 09:09

E' accusato di avere minacciato, molestato e costretto a subire atti sessuali contro la sua volontà, l'ex fidanzata. Come cambia, muta e si modifica il costume; attraverso anche, l’abrogazione degli articoli 519 e 544 del Codice penale. La Dichiarazione universale dei diritti dell'uomo, all’articolo 16, sancisce che:« il matrimonio potrà essere concluso soltanto con il libero e pieno consenso dei futuri coniugi »

 

STALKING E VIOLENZA SESSUALE, ARRESTATO IL CONSIGLIERE PROVINCIALE ROCCO SCIARRONE

Domenico Salvatore

GIOIA TAURO (REGGIO CALABRIA), 26 MAR –Non siamo a Bishkek, Naryn, Karakol, Kara Balta, nel Kirghizistan, dove nessuno si sorprende, che la donna venga rapita a scopo di matrimonio, unione o convivenza.

 La pratica di rapire la ragazza, che si desidera sposare, per poi di fatto costringerla a convolare a nozze, è molto diffusa nel piccolo Stato dell’Asia centrale, soprattutto nelle zone rurali.

E nemmeno, nella Sicilia degli Anni Sessanta, dove la “Fuitina”, non era certamente una prassi rara; anzi.

La "fuitina", un esempio di matrimonio per rapimento dove però, si presume generalmente che rapitore e rapita siano complici per sfuggire all'opposizione della famiglia di lei all'unione in matrimonio.

Essa, consiste nella fuga dei futuri sposi per avere rapporti sessuali come tra marito e moglie: essendo in questo modo la donna "compromessa", la sua famiglia "dovrà" accettare il matrimonio come "riparatore".

C’era una volta il matrimonio riparatore. Idoneo, per evitare i rigori del famigerato articolo 519 del Codice Penale…”Della violenza carnale. Chiunque, con violenza o minaccia, costringe taluno a congiunzione carnale è punito con la reclusione da tre a dieci anni.

Alla stessa pena soggiace chi si congiunge carnalmente con persona la quale al momento del fatto:1) non ha compiuto gli anni quattordici;2) non ha compiuto gli anni sedici, quando il colpevole ne è l’ascendente o il tutore, ovvero è un’altra persona a cui il minore è affidato per ragioni di cura, di educazione, d’istruzione, di vigilanza o di custodia;3) è malata di mente, ovvero non è in grado di resistergli a cagione delle proprie condizioni d’inferiorità psichica o fisica, anche se questa è indipendente dal fatto del colpevole;4) è stata tratta in inganno, per essersi il colpevole sostituito ad altra persona. Articolo, abrogato dall’Articolo 1 della L. 15 febbraio 1996, n. 66”.

l matrimonio riparatore, faceva  cessare ogni effetto penale e sociale del suo delitto (art. 544 cod. pen., ora abrogato). Ma “Franca Viola (Alcamo, 9 gennaio 1947) è stata la prima donna italiana a rifiutare il matrimonio riparatore.

Divenne simbolo della crescita civile dell'Italia nel secondo dopoguerra e dell'emancipazione delle donne italiane. Francesca Viola, detta Franca, era figlia di una coppia di coltivatori diretti e, all'età di quindici anni, con il consenso dei genitori si fidanzò con Filippo Melodia, nipote del mafioso Vincenzo Rimi e membro di una famiglia benestante.

Tuttavia in quel periodo Melodia venne arrestato per furto ed appartenenza ad una banda mafiosa e ciò indusse il padre di Franca, Bernardo Viola, a rompere il fidanzamento; per queste ragioni, la famiglia Viola fu soggetta ad una serie di violente minacce ed intimidazioni: il loro vigneto venne distrutto, il casolare annesso bruciato e Bernardo Viola addirittura minacciato con una pistola al grido di "chista è chidda che scaccerà la testa a vossia", ma tutto ciò non cambiò la sua decisione.[senza fonte]

La vicenda del matrimonio

Infine il 26 dicembre 1965, all'età di 17 anni, Franca Viola fu rapita (assieme al fratellino Mariano di 8 anni, subito rilasciato) da Melodia, che agì con l'aiuto di dodici amici, con i quali devastò l'abitazione della giovane ed aggredì la madre che tentava di difendere la figlia.

La ragazza fu violentata e quindi segregata per otto giorni in un casolare al di fuori del paese e poi in casa della sorella di Melodia ad Alcamo stessa; il giorno di Capodanno, il padre della ragazza fu contattato dai parenti di Melodia per la cosiddetta "paciata", ovvero per un incontro volto a mettere le famiglie davanti al fatto compiuto e far accettare ai genitori di Franca le nozze dei due giovani.

Il padre e la madre di Franca, d'accordo con la polizia, finsero di accettare le nozze riparatrici e addirittura il fatto che Franca dovesse rimanere presso l'abitazione di Filippo, ma il giorno successivo, 2 gennaio 1966 la polizia intervenne all'alba facendo irruzione nell'abitazione, liberando Franca ed arrestando Melodia ed i suoi complici.

 

Secondo la morale del tempo, una ragazza uscita da una simile vicenda, ossia non più vergine, avrebbe dovuto necessariamente sposare il suo rapitore, salvando l'onore suo e quello familiare. In caso contrario sarebbe rimasta zitella, additata come "donna svergognata".

All'epoca, la legislazione italiana, in particolare l'articolo 544 del codice penale, recitava: "Per i delitti preveduti dal capo primo e dall'articolo 530, il matrimonio, che l'autore del reato contragga con la persona offesa, estingue il reato, anche riguardo a coloro che sono concorsi nel reato medesimo; e, se vi è stata condanna, ne cessano l'esecuzione e gli effetti penali", in altre parole ammetteva la possibilità di estinguere il reato di violenza carnale, anche ai danni di minorenne, qualora fosse stato seguito dal cosiddetto "matrimonio riparatore", contratto tra l'accusato e la persona offesa; la violenza sessuale era considerato oltraggio alla morale e non reato contro la persona.

Il caso sollevò in Italia forti polemiche divenendo oggetto di numerose interpellanze parlamentari.

Durante il processo che seguì, la difesa tentò invano di screditare la ragazza, sostenendo che fosse consenziente alla fuga d'amore, la cosiddetta "fuitina", un gesto che avrebbe avuto lo scopo di ottenere il consenso al matrimonio, mettere la propria famiglia di fronte al fatto compiuto e che il successivo rifiuto di Franca di sposare il rapitore sarebbe stato frutto del disaccordo della famiglia per la scelta del marito.

 Filippo Melodia fu condannato a 11 anni di carcere, ridotti a 10 con l'aggiunta di 2 anni di soggiorno obbligato nei pressi di Modena. Pesanti condanne furono inflitte anche ai suoi complici dal tribunale di Trapani, presieduto dal giudice Giovanni Albeggiani.

Franca Viola in udienza papale

Melodia uscì dal carcere nel 1976 e fu ucciso da ignoti, il 13 aprile 1978, nei dintorni di Modena, con un colpo di lupara.

Franca Viola diventerà in Sicilia un simbolo di libertà e dignità per tutte quelle donne che dopo di lei avrebbero subito le medesime violenze e ricevettero, dal suo esempio, il coraggio di "dire no" e rifiutare il matrimonio riparatore. Franca Viola si sposò nel 1968 con il giovane compaesano amico d'infanzia Giuseppe Ruisi, ragioniere, che insistette nel volerla sposare, nonostante lei cercasse di distoglierlo dal proposito per timore di rappresaglie.

La norma invocata a propria discolpa dall'aggressore, l'articolo 544 del codice penale, sarà abrogato con la legge 442, emanata il 5 agosto 1981 a sedici anni di distanza dal rapimento di Viola, e solamente nel 1996 lo stupro sarà legalmente riconosciuto in Italia non più come un reato "contro la morale", bensì come un reato "contro la persona".

Eventi successivi

Come la stessa Franca ricordò anni dopo in una delle rare interviste concesse alla stampa, il futuro marito le avrebbe dichiarato di non temere ritorsioni da parte dei Melodia, dichiarando: "Meglio vivere dieci anni con te che tutta la vita con un'altra".

La coppia ebbe due figli: si trasferì a vivere a Monreale per i primi tre anni di matrimonio, per poi tornare ad Alcamo. Giuseppe Saragat, Presidente della Repubblica, inviò alla coppia un dono di nozze per manifestare a Franca Viola la solidarietà e la simpatia sua e degli italiani.

In quello stesso anno i due sposi furono ricevuti dal papa Paolo VI in udienza privata.

Il regista Damiano Damiani, nel 1970, realizzò il film La moglie più bella, ispirato alla vicenda e interpretato da un'esordiente e giovanissima Ornella Muti e il cantautore Otello Profazio le dedica la canzone "La Regina senza Re".

La scrittrice Beatrice Monroy ha raccontato nel 2012 la sua vicenda nel libro Niente ci fu (ed. La Meridiana)  che venne però rinnegato dalla stessa Franca Viola.

Gli anni 2000

Franca Viola ha due figli e una nipote e vive ad Alcamo. Il 22 ottobre 2011 ha lanciato un appello sul Giornale di Sicilia per aiutare il figlio malato, costretto a continui trasferimenti dall'ospedale Cervello al Policlinico per curarsi.

Nella nuova intervista al giornalista Riccardo Vescovo, la donna è tornata ad apparire in pubblico dopo 43 anni attraverso una foto comparsa sul giornale.

A circa 24 ore dall'appello, il figlio ha ottenuto il trasferimento definitivo, evitando i dolorosi spostamenti quotidiani. L'8 marzo 2014, in occasione della festa della donna, Franca Viola è stata insignita al Quirinale dell'onorificenza di Grande Ufficiale dell'Ordine al Merito della Repubblica Italiana dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano con la motivazione: "Per il coraggioso gesto di rifiuto del matrimonio riparatore che ha segnato una tappa fondamentale nella storia dell'emancipazione delle donne nel nostro Paese".

Ci sono diversi esempi nella mitologia greca e romana: in Grecia, il rapimento di Persefone da parte di Ade, di Dafne e Leucotoe da parte di Apollo, di Cassandra da parte di Aiace di Locride, di Auge da parte di Eracle, di Andromaca da parte di Ettore e Neottolemo, e di Polissena sempre da parte di Neottolemo, di Climene da parte di Acamante.

A Roma, il Ratto delle Sabine. A parte  il rapimento di Elena di Troia, moglie di Menelao re di Micene, che provocò la famosissima “Guerra di Troia”.

Nella Bibbia si legge:

« (23)Quando una fanciulla vergine è fidanzata e un uomo, trovandola in città, giace con lei, (24) condurrete tutti e due alla porta di quella città e li lapiderete a morte: la fanciulla, perché, essendo in città, non ha gridato, e l'uomo perché ha disonorato la donna del suo prossimo.

Così estirperai il male in mezzo a te. (25) Ma se l'uomo, fonte Wikipedia, trova per i campi la fanciulla fidanzata e facendole violenza giace con lei, allora dovrà morire solo l'uomo che è giaciuto con lei, (26) ma non farai nulla alla fanciulla.

Nella fanciulla non c'è colpa degna di morte: come quando un uomo assale il suo prossimo e l'uccide, così è in questo caso, (27) perché egli l'ha incontrata per i campi. La giovane fidanzata ha potuto gridare, ma non c'era nessuno per venirle in aiuto.

(28) Se uno trova una fanciulla vergine che non sia fidanzata, l'afferra e giace con lei e sono colti in flagrante, (29) l'uomo che è giaciuto con lei darà al padre di lei cinquanta sicli d'argento; ella sarà sua moglie, per il fatto che egli l'ha disonorata, e non potrà ripudiarla per tutto il tempo della sua vita ».

Il versetto (29) è una delle prime attestazioni del costume del "matrimonio riparatore": era concepito come una forma di risarcimento e di tutela per la donna, che avendo perduto l'onore, non sarebbe più potuta essere presa in moglie da nessun altro uomo; invece, come si può notare, la legge protegge la donna anche dall'eventualità di un ripudio successivo.

In questa vicenda c’è di buono che la questione non sia finita tragicamente, come il famigerato articolo 587 del Codice Penale, consentisse… “Chiunque cagiona la morte del coniuge, della figlia o della sorella, nell’atto in cui ne scopre la illegittima relazione carnale e nello stato d’ira determinato dall’offesa recata all’onor suo o della famiglia, è punito con la reclusione da tre a sette anni.

Alla stessa pena soggiace chi, nelle dette circostanze, cagiona la morte della persona che sia in illegittima relazione carnale col coniuge, con la figlia o con la sorella”.

Fu il Parlamento Italiano ad abrogare la “rilevanza penale della causa d’onore”, una disposizione tremenda, retriva e umiliante specialmente per le Donne che ne erano le prime vittime.

Si trattava di un “residuo legislativo” del Codice Rocco (anni Venti), in vigore dal Fascismo, e in forte contraddizione con il Nuovo Diritto di famiglia e il divorzio, vigenti da tempo nella legislazione italiana.

Su tutto ciò ironizza, con un fondo di tragico realismo, anche il nostro Cinema migliore, pluripremiato anche all’estero, con i film: Divorzio all’italiana, di Pietro Germi, con Marcello Mastroianni, Stefania Sandrelli, Daniela Rocca, Lando Buzzanca e Leopoldo Trieste, tratto dal romanzo Un delitto d’onore di Giovanni Arpino; Sedotta e abbandonata pure di Germi, del 1964, con Stefania Sandrelli e Saro Urzì; La ragazza con la pistola, una coproduzione Italia-Gran Bretagna del 1968, diretto da Mario Monicelli, con protagonisti Monica Vitti, Carlo Giuffrè, Stefano Satta Flores e Stanley Baker; La moglie più bella, del 1970, di Damiano Damiani che, segnando l’esordio assoluto nel cinema italiano di Ornella Muti come protagonista, all’età di soli 14 anni, è ispirato alla storia di Franca Viola, di cui diremo; Pasqualino Settebellezze, con Giancarlo Giannini, Shirley Stoler, Fernando Rey, Elena Fiore, Roberto Herlitzka, in cui Lina Wertmuller, nel 1976, trattò il delitto d’onore in epoca fascista (poi nominato per quattro Premi Oscar nel 1977).

All’inizio del 1963, quando Pier Paolo Pasolini viaggiò con Alfredo Bini sul territorio italiano realizzando un’inchiesta sulle abitudini sessuali degli italiani, e attraverso domande quali “Secondo lei, c’è una parità sessuale tra l’uomo e la donna, o no?”, e “Cos’è l’onore di un uomo?”, ci consegnò una realtà sconfortante, nella disarmante verità e semplicità degli intervistati o nella loro capacità di analisi

Il lancio dell’Ansa:” E' accusato di avere minacciato, molestato e costretto a subire atti sessuali contro la sua volontà, l'ex fidanzata. Rocco Sciarrone, di 30 anni, consigliere della Provincia di Reggio Calabria, del gruppo Pri che sostiene la maggioranza di centrodestra dell'ente, è stato arrestato e posto ai domiciliari con applicazione del braccialetto elettronico, dalla Polizia di Stato per stalking e violenza sessuale.

L'arresto di Sciarrone, che è di Gioia Tauro, è stato fatto in esecuzione di un provvedimento emesso dal gip del Tribunale di Palmi su richiesta della Procura.

In particolare, le indagini hanno consentito di accertare che l'uomo non rassegnatosi alla fine della relazione, ha posto in essere "continue, perduranti e reiterate vessazioni di ordine fisico e psicologico con minacce, anche di morte, percosse, pedinamenti, danneggiamenti e lesioni, mostrando un'incontenibile, pericolosa e violenta gelosia in modo da provocare nella donna un perdurante stato di ansia e di paura”.

Ci sono tanti “perché” , tanti dubbi ed incertezze e tanti punti oscuri importanti, che aspettano una risposta. Se sia vero o meno, che l’accusato  le proibisse di non indossare abiti aderenti e di voltarsi a salutare le persone; se la pedinasse e le vietasse di incontrare altre persone; la ingiuriasse pesantemente; la minacciasse di morte; a seguito di un litigio, la percuotesse violentemente.

Vero o falso che in un'occasione le rompesse il telefono cellulare; in un'altra occasione le prendesse il telefono cellulare per controllarglielo per poi trattenerlo.

Ma in un'ulteriore occasione l’avrebbe gettata a terra e l’avrebbe percossa violentemente con calci e pugni; in un'ulteriore occasione per futili motivi l’avrebbe percossa sferrandole un pugno al volto, che le procurava lesioni.

Ed ancora, in un'altra occasione la percuoteva, minacciandola di non riferire l'occorso a nessuno; in un'ulteriore occasione, minacciava i congiunti della donna a consegnargli i cellulari; in un'ulteriore occasione la minacciava di pubblicare dei video intimi, che la ritraevano; in un'ulteriore occasione si presentava nel cuore della notte presso l'abitazione della donna accusandola (falsamente) di fronte ai genitori di avere una relazione con un altro uomo.  

Sembra incredibile ed impossibile, che un uomo pubblico come Rocco Sciarrone, in atto, consigliere provinciale  di Reggio Calabria, della Giunta diretta da Giuseppe Raffa, abbia potuto macchiarsi di questa colpe, a lui attribuite. Sciarrone era salito alla ribalta della cronaca politica nel 20015.

In netto dissenso con la maggioranza, di cui era parte integrante, aveva preso le distanze dall’esecutivo. Già l’anno scorso di questi tempi, Rocco Sciarrone lamentava l’assenza all’interno della maggioranza di “dialogo, confronto e unità di intenti.“.

Ancor peggio   è quanto si verifica tra i membri del Consiglio Provinciale e la Giunta, un totale scollamento!”. Tutta causa delle gelosia?

La gelosia è un sentimento di ansia e incertezza dell'essere umano, causata dal timore di perdere o non ottenere la persona amata perché essa sia preferita da altri o preferisca altri.

La conseguenza può essere di rabbia e risentimento verso chi sia più considerato dalla persona amata; più in generale è causata dal timore di essere traditi dalla persona amata.

Tipi e persone coinvolte

Possono esserci due tipi di gelosie: Quella causata dalla terza persona e quella causata dalla persona amata. Secondo Freud il sentimento della gelosia non è rivolto solo alla persona che si teme di perdere, ma ad una terza persona, quella verso cui si sente rivalità.

Esiste anche una gelosia che riguarda il passato sentimentale e sessuale del partner che prende il nome di gelosia retroattiva.   

Marcel Proust (1923), la bolla così: ” La gelosia è sovente solo un inquieto bisogno di tirannide applicato alle cose dell’amore.“. Un’ arma a doppio taglio, più si è gelosi, più si soffoca l’altro, più l’altro si sente in dovere di scappare per trovare una boccata di freschezza, quindi tradisce.

La ‘pantera di Goro’, alias Milva, cantava così… No, non è la gelosia,/Ma è la passione mia./Quando ti guardano gli altri, io fremo perché/Io il tuo cuore lo voglio soltanto per me./No, non è la gelosia,/So che tu sei solo mio./Ciò che mi strugge non so io neppure cos'è,/Ma non temere, non sono gelosa di te./…”

Domenico Salvatore

Cerca nel sito

Array