Bova Marina, successo per la lectio magistralis del Prof. Daniele Castrizio al Centro Studi Documentazione ArcheoDeri

25.04.2016 18:43
QUEL MITO DEI BRONZI DI RIACE, CHE AFFASCINA ED EMOZIONA
di Francesca Martino
Il Centro Studi Documentazione ArcheoDeri ha ripreso le attività culturali con il convegno dal titolo I Rize - Le Radici, che si è tenuto nel pomeriggio di ieri 24 aprile a San Pasquale, Bova Marina. L’ospite d’eccezione è stato  il Prof. Daniele Castrizio, studioso, archeologo e profondo conoscitore del mondo greco,

grecocalabro e bizantino, nonché’ Professore associato di Numismatica, presso l'Universita’ degli Studi di Messina. All’iniziativa sono intervenuti il Responsabile del Centro Studi Documentazione, il Prof. Franco Tuscano che ha introdotto i lavori; il Consigliere Provinciale Pierpaolo Zavettieri; l’Assessore Sergio Malara; Francesca Martino per l'Associazione Culturale ArcheoDeri e infine il dibattito è stato moderato dalla giornalista Rosalia Francesca Salvatore.

“E’ sempre presente in noi quel prezioso filo di grecità che accompagna il nostro agire – ha dichiarato Franco Tuscano, Responsabile del Centro Studi – una sorta di crocevia culturale, che permette a tutti di conoscere in profondità le nostre radici”. Subito dopo è seguita la lectio magistralis del Prof. Daniele Castrizio tramite la proiezione di un video sul nuovo lavoro, realizzato in collaborazione con Cristina Iaria dal titolo: “Il metodo Bronzi di Riace, Le Voci del Passato – Le Statue si Raccontano” Laruffa Editore.

“Dobbiamo cambiare la mentalità, far parlare il nostro patrimonio culturale – ha affermato il Prof. Daniele Castrizio – e riprendere in mano la nostra storia, basta con le sudditanze, ma per questo ci vuole coraggio e un studio attento delle fonti”.

 

Il Prof. Castrizio sostiene che Pitagora di Reggio, Scultore in bronzo dell’Occidente greco, fu il primo a rifare ai Bronzi di Riace i tendini e le vene e a trattare i capelli con più grande scrupolosità rispetto ad altri, dividendoli con accuratezza e precisione. Ricordiamo come la formazione dello scultore greco avvenne a Reggio sotto la guida del maestro Clearco di Reggio (Kléarchos o Rhegínos), il primo artista a realizzare statue colossali in bronzo, quali lo Zeus Altissimo (Zeus Hypatos) nel tempio di Atena Calcioico (Athena Chalkioikos) a Sparta. Nel corso del dibattito Castrizio ha sottolineato alcune teorie che suppongono che le due statue in bronzo sono state realizzate verso la metà del V sec. a.C e si trovassero già in antico nella Locride, ma la terra di fusione testimonia che essi fossero ad Argo, in Grecia. Tuttavia, lo studioso Castrizio rimarca il fatto che molte sono state le ipotesi, più o meno scientifiche, sull’identità dei due bronzi. La lettura degli attributi presenti sulle statue rende, però, certo che si tratti di due guerrieri. Di più, la presenza di una cuffia di pelle sulla testa del Bronzo B fa capire che il personaggio rappresentato sia stato un re o un generale. Inoltre lo studioso ha evidenziato come le due statue, nel I sec. a.C., furono saccheggiate dai Romani e portate a Roma, dove furono viste fino al III sec. d.C. Sotto l’imperatore Costantino il Grande i Bronzi furono messe su una nave, al fine di valorizzare la nuova capitale dell’Impero: Costantinopoli.

Durante il viaggio, nel porto romano di Caulonia, la nave fu trascinata da una mareggiata e perse il suo carico. Gli studi moderni hanno dimostrato che i Bronzi furono restaurati più volte in epoca imperiale romana. Soprattutto Eteocle (il Bronzo B) dovette ricevere grandi cure e attenzioni, perché il suo braccio destro si era deformato o rotto. Per ricostruire la statua fu creato un calco del braccio danneggiato e ne fu ricavato un altro, identico ma nuovo, che è stato saldato al tronco.

L'incontro è stato allietato da alcuni intermezzi musicali del graditissimo cantastorie Gianni Favasuli e nel corso dell’iniziativa è stato possibile utilizzare una novità al Centro Studi Documentazione: il Totem Multimediale, gentilmente concesso in modo gratuito dal Gal Area Grecanica al Comune di Bova Marina ed in uso al Centro Studi Documentazione.

 

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