Bova Marina convegno Sabato 13 cm ore 10,30 all'auditorium dell'IRSECC sulla fusione dei piccoli Comuni

12.02.2016 19:17

Bova Marina. Comuni piccoli, fondersi per non morire. Se ne parlerà nel corso di un convegno nell’auditorium dell’IRSECC, sul tema: “Quali prospettive per i piccoli comuni, mantenerli od eliminarli?”. Interverranno i sindaci di Bova Marina, Vincenzo Crupi e di Palizzi, Walter Scerbo, ma altri sindaci hanno garantito la loro presenza in aula. Ed inoltre il capogruppo del PD alla Regione Seby Romeo, la deputata al Parlamento  Enza Bruno Bossio e la presidentessa dell’Anpci (Associazione Nazionale Piccoli Comuni d’Italia) Franco Biglio

BOVA MARINA, MA I PICCOLI COMUNI SONO ARRIVATI ALLA FRUTTA?

Domenico Salvatore

Sabato 13 febbraio, alle ore 10,30 presso la sala Irsecc del Comune di Bova Marina, incontro sul tema “Quali prospettive per i piccoli Comuni: eliminarli o mantenerli?”.

Intervengono: Seby Romeo, Franca Biglio, Enza Bruno Bossio, sindaci ed amministratori locali.

Amministratori, esponenti della cultura, esperti e studiosi si stanno occupando della materia. Alla ricerca della quadratura del cerchio. Al di là della Legge 3420, primo firmatario l’on. Emanuele Lodolino Consapevoli che l’eventuale fusione tra piccoli Comuni debba nascere da un processo democratico e volontario basato sulla conoscenza dei territori e non da un'imposizione, che creerebbe scompiglio, maggiori costi e minor funzionamento dei servizi. A nessuno sfugge che storicamente tanti piccoli

comuni, siano stati spesso veri e propri presìdi di territori con peculiarità storiche, geografiche e culturali uniche; un vero patrimonio culturale della nostra nazione. Perciò la politica, ha tentato,  di evitare lo spopolamento.

Una proposta di legge presentata alla Commissione Affari Istituzionali della Camera da 20 parlamentari del PD stabilisce che “il limite minimo di abitanti perché possa esistere un comune è fissato nella soglia di 5.000 abitanti. Essa modifica pertanto il testo unico di cui al decreto legislativo n. 267 del 2000, introducendo un nuovo comma nell’articolo 13. Trascorsi poi, ventiquattro mesi, fonte www.gonews.it, dalla data di entrata in vigore della legge, le Regioni provvederanno con legge alla fusione obbligatoria di tutti i comuni, la cui popolazione sia inferiore a 5.000 abitanti e che non abbiano già avviato di propria iniziativa procedimenti di fusione. Quindi, i comuni avranno due anni di tempo per procedere autonomamente, dal basso, e secondo criteri di omogeneità, maggiormente rispettosi delle caratteristiche fisiche dei territori o delle tradizioni loro proprie, a predisporre fusioni al fine di costituire comuni che abbiano almeno 5.000 abitanti. Qualora non lo facciano autonomamente nei primi due anni, in base all’articolo 2 della proposta di legge, saranno le regioni, con propria legge, a provvedere. In tal caso però i comuni perderanno il diritto a tutti i benefici previsti dalla legge per incentivare le fusioni di comuni”. L’Area Grecanica nel tratto Motta San Giovanni-Africo, come statuito dalla Regione Calabria, sono parecchi, i Comuni che rischiano di essere cancellati con un colpo di spugna. Bova e Bova Marina per esempio, che ironia della sorte, tornerebbero e riunificarsi, dopo la scissione storica.

“Bova (Chòra tu Vùa, Χώρα του Βούα in greco-calabro, Vùa in calabrese e in greco antico) è un comune italiano di 442 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria, ed inserito nel circuito de I Borghi più belli d'Italia.

Il piccolo paese è considerato capitale culturale della Bovesìa, quindi della cultura greca di Calabria.

Geografia

Il paese di Bova, fonte Wikipedia, è arroccato sul versante orientale dell'Aspromonte a 915 m s.l.m. ed occupa una superficie territoriale comunale di 46,74 km². L'accesso all'alto Aspromonte è assicurato passando per Bova che si raggiunge percorrendo i 9 km che lo separano da Bova Marina grazie ad una nuovissima strada a scorrimento veloce. Da Bova si possono raggiungere anche Roghudi Vecchio Roccaforte del Greco (Area Ellenofona della Calabria) e via Melito Porto Salvo, a 10 km risalendo per circa 50 km verso Gambarie d'Aspromonte sulla SS 183.

Storia-Antichità-Bova ha origini molto antiche come testimoniano rinvenimenti di armi silicee dell'epoca neolitica, ritrovate numerose nel territorio. Anche dentro l'abitato, nel perimetro del castello, furono rinvenute schegge di ossidiana, attestanti il commercio primitivo che gli abitanti delle isole Eolie intrattenevano con i popoli vicini a partire dal IV millennio a.C. Pertanto le rocche del castello ospitarono sicuramente un insediamento umano di età preistorica. E ancora i numerosi frammenti vascolari, con disegni a meandro, ad impasto lucido nero, di fattura certamente greca, del primo periodo di colonizzazione, comprovano l'antica esistenza di abitazioni nella zona del castello e documentano i vari insediamenti umani nel corso dei secoli.

Tra le popolazioni preistoriche che abitavano le rocche e le caverne di Bova vi furono gli Ausoni, dediti soprattutto alla pastorizia, che furono poi assoggettati dai coloni greci.

Epoca classica

Nei secoli VIII - VI a.C., nell'ambito del vasto movimento migratorio dalla Grecia verso occidente, sorsero lungo la fascia costiera ionica della Calabria numerose colonie greche, l'abitato di Delia (o Deri) fu posto allora in contrada "San Pasquale", presso la foce di quel torrente.

Secondo la leggenda Bova fu fondata da una regina greca che, sbarcata lungo la costa, sarebbe risalita verso l'interno e fissato la sua residenza sulla cima del colle di Bova, presumibilmente entro le rocche dell'antico castello.

 

In età greca Bova subì le sorti della politica nelle vicende storiche di conquiste e di guerre tra Reggio, Locri e Siracusa, e fu infine sottoposta alla tirannide di quest'ultima.

Con la vittoria di Roma sui Cartaginesi le terre dei locresi furono sottomesse dai romani, Bova comunque poté godere della cittadinanza romana, ma la tranquillità durò poco; infatti essendo il paese troppo esposto verso il mare vicino Capo Spartivento, subì le frequenti incursioni barbariche.

Nel 440 infatti i Vandali sbarcarono sulle coste lucane e bruzie devastando e saccheggiando le città marittime; dopo aver occupato la Sicilia organizzarono scorrerie in Calabria e gli abitanti del litorale per sfuggire alle devastazioni si rifugiarono sui monti, in luoghi più sicuri ed inespugnabili. Fu questo quindi il motivo che spinse gli abitanti di Delia a fondare la città di Bova.

Medioevo

Dal IX secolo Bova era continuamente assediata dai Saraceni: i pirati, provenienti dalla Sicilia, erano giunti intorno all'anno 829 dall'Africa e dalla Spagna, approdavano a Capo Spartivento e spesso, per avversità atmosferiche, erano costretti a fermarsi; non trovando alcuna residenza saccheggiavano e devastavano il territorio di Bova.

Uno dei più disastrosi assalti saraceni fu quello 953, anno in cui Bova subì per ordine diretto dell'Emiro di Sicilia Hassan Ibu-Alì l'attacco di sorpresa e la strage di molti abitanti, mentre i più furono mandati schiavi in Africa.

E ancora nel 1075 gli Arabi, sbarcando alla marina di Bruzzano, occuparono parte della Calabria ed anche Bova fu sottoposta a stretto assedio.

In città si accedeva attraverso due porte turrite, porta Ajo Marini e l'altra ubicata nei pressi della cattedrale. L'acropoli della città di Bova era costituita dall'antica cattedrale, il Palazzo Vescovile e le case delle famiglie più ricche e nobili, fuori le mura esistevano i due borghi: Borgo di Rao e Borgo Sant'Antonio, con tre torri difensive poste una di seguito all'altra, di una sola delle quali, oggi restano i ruderi.

Con la dominazione normanna Bova entrò nel periodo feudale. All'età laico-normanna seguì il feudalesimo ecclesiastico-svevo e Bova fu infeudata all'Arcivescovo di Reggio, che la tenne con il titolo di Conte fino al 1806, anno dell'eversione della feudalità.

Età moderna

Bova fu antichissima sede vescovile: il primo vescovo sarebbe stato ordinato nel I secolo da Santo Stefano di Nicea, vescovo di Reggio, e seguì il rito greco introdotto in Calabria dai monaci basiliani fino al 1572, anno in cui l'arcivescovo Cipriota Stauriano impose il rito latino.

Nel 1577 una tremenda pestilenza colpì il paese: era approdato alla marina un naviglio carico di merci e una donna acquistò dei drappi preziosi, che espose alla finestra per la festa del Corpus Domini, ma che purtroppo erano tessuti infetti da peste. A causa del caldo, il morbo si diffuse e colpì molti cittadini, la notizia dell'epidemia si sparse subito nei paesi vicini e Bova fu isolata, il commercio di ogni genere fermo; tale isolamento originò anche una forte carestia e la morte di moltissimi abitanti.

Nel corso del XVI secolo si ebbe un risveglio dell'attività predatrice dei turchi contro l'Italia meridionale e ne derivò la necessità di apprestarsi alla difesa; fu infatti realizzata una linea di torri di guardia lungo tutto il litorale calabrese; nel territorio costiero di Bova esisteva già a quel tempo la Torre di "San Giovanni d'Avalos" posta sul Capo Crisafi, furono quindi costruite Torre Vivo, completamente smantellata nel 1700, e Torre Varata.

Si ha notizia di molte incursioni turchesche nel territorio di Bova, nel 1572 alla marina di Bova si erano rifugiate due tartane cristiane per sfuggire all'inseguimento di un naviglio turco, l'equipaggio chiese aiuto ai bovesi e il governatore della città, alla guida di un numeroso stuolo di cittadini, scese alla marina. La battaglia durò molte ore e i turchi rimasero uccisi sulla spiaggia ed il piccolo esercito bovese riuscì a mettere in fuga le loro navi.

Il terremoto del 1783 provocò a Bova notevoli danni valutati per cinquantamila ducati.ma non tutto lo stato napoletano ne fece parte, l'estrema provincia di Reggio, Bova compresa, rimase sotto il governo dei Borboni.

Il cardinale Ruffo, nel febbraio del 1799, sbarcò in Calabria alla riconquista del regno e fu agevole in tale zona l'organizzazione delle bande che accorrevano ai suoi ordini. Uno dei primi paesi che rispose all'appello fu Bova, dove si costituì una grossa banda di Sanfedisti che mosse verso Reggio incorporandosi alle truppe del cardinale.

Oltre alle catastrofi naturali, Bova subì nel 1943, durante l'ultimo conflitto mondiale un grave bombardamento da parte degli angloamericani, che danneggiò notevolmente le strutture abitative; nella strage morirono ventisei cittadini bovesi”.

 

“Bova Marina (Jalò tu Vùa, Γιαλό του Βούα in greco-calabro, A Marìna in calabrese) è un comune italiano di 4.124 abitanti della provincia di Reggio Calabria, in Calabria.

 

Nel 2015 Bova Marina, fonte Wikipedia, si aggiudica la Bandiera Verde delle Spiagge, l'autorevole riconoscimento europeo assegnato dalla FEE.

Storia- Bova Marina fu fondata da Monsignor Dalmazio D'Andrea, vescovo di Reggio-Bova, quando attorno al 1870, comprò dal Regio Demanio una striscia di terra costeggiante il torrente Siderone e in mezzo alla campagna disabitata. D'Andrea divise il terreno acquistato dal demanio, e lo regalò ai contadini che volevano scendere dalla montagna, formando così un piccolo agglomerato urbano. Bova Marina, sorge su antichi insediamenti ebraici, bizantini e grecanici, i cui resti sono tutt'oggi visibili nelle zone circostanti. Nel 1908 con Regio Decreto viene dichiarato comune autonomo. In quegli stessi anni arrivò la ferrovia. Già dai primi anni della sua storia, Bova Marina era un polo di attrazione commerciale: infatti ogni mese si teneva una grossa ed importante fiera del bestiame e dei prodotti realizzati dagli artigiani. Durante la Seconda guerra mondiale Bova Marina fu duramente bombardata dagli americani in cerca dei tedeschi, in fuga verso le montagne. Nel dopoguerra, con l'alluvione che colpì la zona della Bovesia molti, soprattutto gli abitanti di Roghudi Vecchio, Bova e gli altri centri dell'area, abbandonarono i propri paesi e scesero a insediarsi a Bova Marina, che vide un notevole incremento demografico.Negli anni sessanta, venne posta sul promontorio di Capo San Giovanni d'Avalos la statua della Madonna del Mare, opera dello scultore Celestino Petrone (che tra le sue opere annovera l'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo), statua che è molto venerata dalla popolazione. Nel 2008 a Bova Marina ricorre il centenario della dichiarazione di comune autonomo.

Monumenti e luoghi di interesse

Di particolare importanza, per la sua rarità, è un insediamento ebraico, posto nella vallata del San Pasquale, dove si trovano i resti di un'antichissima sinagoga con un importante mosaico (IV secolo d.C.). Nella stessa area si ritrovano un'ampia struttura romana (I-IV secolo d.C.) e la chiesetta bizantina della Panaghia (detta la "Tutta Santa"). In località Apàmbelo, su un colle raggiungibile solo a piedi, insistono le mura perimetrali e l'abside della chiesetta, anch'essa bizantina di S. Niceto del X secolo, insieme a resti dell'età del bronzo e di abitazioni monastiche medievali. In epoche più recenti, dalla conquista normanna in avanti (X-XII secolo d.C.) il centro più importante del territorio divenne Bova - Chora, arroccata su una poderosa rupe a oltre 900 metri di altitudine, da cui l'attuale abitato in marina ha poi nuovamente tratto origine. La parte più antica di Bova Marina, posta intorno all'attuale via Borgo, si sviluppò nel XIX secolo, quando il vescovo mons. Dalmazio D'Andrea acquistò dal demanio dei terreni in prossimità del Torrente Siderone e li concesse gratuitamente ai contadini che accettavano di trasferirvisi.

 

Frazioni

Le frazioni di Bova Marina sono: Mesofugna (Dialetto Greco-Calabro: Mesofonè, Μεσοφωνη), Amigdalià (Dialetto Greco-Calabro: Amygdalià, Αμυγδαλια), Borgo, Centro, Costa dei Saraceni (Dialetto Greco-Calabro: Sarakinè Aktè, Σαρακινη Ακτη), Apambero (Dialetto Greco-Calabro: Apàmbyros, Απαμπυρος) e San Pasquale.

Evoluzione demografica

Abitanti censiti

Etnie e minoranze straniere

Secondo i dati ISTAT al 31 dicembre 2009 la popolazione straniera residente era di 216 persone. Le nazionalità maggiormente rappresentate in base alla loro percentuale sul totale della popolazione residente erano:

Romania 102 2,65%

Marocco 52 1,35%

Manifestazioni

La cittadina è attiva particolarmente durante il periodo estivo grazie alle splendide spiagge e al panorama che offre una vista sul Mar Ionio abbellita dai lineamenti lontani del monte Etna. Appartenendo all'area della Bovesia ed essendo in una zona di elevato valore artistico e culturale, Bova Marina è dunque un'area di interesse turistico notevole. Durante la prima settimana di agosto tutta la cittadina festeggia la Madonna del Mare (Stella Maris), patrona di Bova Marina da quando un gruppo di pescatori rinvenne un antico quadro sacro in fondo al mare. Sempre in agosto, a Bova Marina e nei comuni grecanici limitrofi, si svolge il Paleariza, festival etno-culturale-musicale. Il comune è noto anche per la produzione del bergamotto e per la presenza dell'arbusto del Ginepro Fenicio.

Amministrazione

Il 23 marzo 2012 il Consiglio dei ministri ha deliberato lo scioglimento del comune di Bova Marina per infiltrazioni mafiose. Il 30 marzo 2012 con D.P.R. è stata nominata una commissione straordinaria per la gestione del comune. La Commissione è costituita dal viceprefetto, dott. Giovanni Meloni, dal viceprefetto, dott.ssa Franca Tancredi e dal funzionario economico finanziario, dott. Stefano Tenuta. La commissione resterà in carica per la durata di 18 mesi eventualmente prorogabile per altri 6 mesi.”

C’è da dire, che purtroppo, alcuni amministratori, vivano ancora, nel mondo dei sogni e delle favole. O per incapacità culturale, politica ed amministrativa o per ignoranza o per malafede.

Affrontano lo spinoso argomento con incredibile leggerezza e nonchalance di sempre. Ma c’è anche, chi faccia ironia e satira.

Senza per questo, voler fare di tutte le erbe un fascio. Per fortuna, ci sono gli amministratori seri, retti, coscienziosi, aggiornati, preparati ed istruiti.

Domenico Salvatore

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