Attentato al presidente del Parco dei Nebrodi : eroe del giorno Daniele Manganaro vicequestore aggiunto

19.05.2016 23:35

 

"QUELLO CHE EMERGE, È CHE LA MAFIA STA RIALZANDO LA TESTA. LA 'TERZA MAFIA' DELLA PROVINCIA DI MESSINA. QUELLA DEI NEBRODI, UNA DELLE ORGANIZZAZIONE CRIMINALE TRA LE PIÙ ANTICHE E PERICOLOSE"

Domenico Salvatore

After day dell’agguanto di stampo mafioso contro il presidente di Federparchi Sicilia, presidente anche del Parco delle Nebrodi, Giuseppe Antoci.

L’ha scampata bene. Ma ci potevano scappare diversi morti. Una strage. Era questo l’intento del commando di killers armato sino ai denti.

Un piano studiato a tavolino nei minimi dettagli, da gente navigata nel campo del crimine organizzato.

Lupare, ma anche bombe molotov per ‘stanare’ gli occupanti della macchina blindata, su cui viaggiavano diverse persone.

Eroe del giorno il vicequestore aggiunto Daniele Manganaro, che dirige il Commissariato della Polstato di Sant’Agata di Militello.

Semplice routine oppure aveva ricevuto disposizioni dal questore di Messina Giuseppe Cucchiara? Sicuramente, non è stato un caso od una coincidenza.

La Questura di Messina, tra le più efficienti e funzionali d’Italia, era stata gratificata, dal capo della Polizia uscente Alessandro Pansa

Meriti distinti. Per essere stati operativi, in impegnativi servizi di ordine pubblico nonché importanti operazioni di polizia giudiziaria. Una pioggia di promozioni per dirigenti e funzionari, più che meritata.

Il Primo Dirigente dr. Salvatore La Rosa, Vicario del Questore di Messina, è stato promosso e ammesso alla frequenza del corso di Alta Formazione per Dirigente Superiore.

Il Vice Questore Aggiunto, dr. Giuseppe Anzalone, Dirigente la Squadra Mobile, è stato promosso e ammesso alla frequenza del corso per Primo Dirigente.

I Commissari Capo, dr. Daniele Manganaro, Dirigente il Commissariato P.S. di Sant’Agata di Militello ed il dr. Simone Scalzo, funzionario addetto all’U.P.G.S.P., sono stati promossi alla qualifica superiore di Vice Questore Aggiunto della Polizia di Stato.

Lo Stato, colpito con una ‘scudisciata’ secca e violenta s’interroga sul chi,  perché, come, quando e dove; una pausa di riflessione sui metodi e gli strumenti di lotta alla mafia.

Non ha mai gridato ‘vittoria’, il procuratore capo della Repubblica di Palermo, Piero Grasso; nemmeno quando era stato nominato Procuratore Nazionale; e neanche quando è stato eletto presidente del Senato.

Nemmeno Giuseppe Lumia, senatore ex presidente della Commissione Parlamentare Antimafia.

L’onorevole Rosy Bindi predica umiltà ed invita a tenere basso la guardia. La battaglia è lunga.

L’attuale presidente, Franco Roberti, anzi ha ammonito i vanagloriosi, millantatori, vanitosi e megalomani.

Il ministro degl’interni, onorevole Angelino Alfano, non ha mai nascosto, la sua soddisfazione per le tante operazioni, portate avanti dai procuratori capo della Repubblica di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho; di Palermo, Francesco Lo Voi; di Napoli, Giovanni Colangelo (nel mirino della Camorra che lo voleva far saltare in aria con il tritolo); di Bari,  Giuseppe Volpe  (che in audizione davanti al CSM ha denunciato:”Abbiamo un grosso problema di carenze di personale amministrativo che vorremmo che il ministro della Giustizia, come è suo dovere previsto dalla Costituzione, che assegna all’autorità i governo questo potere, colmasse reclutando il personale che ci serve. Operiamo, in una sede del tutto inadeguata e non conforme alle norme di legge, con una parte definita abusiva da una sentenza e oggetto di una ingiunzione di sgombero da parte dell’autorità comunale. Aveva assunto le redini dell’organizzazione dai capi storici, Giuseppe Rogoli e Salvatore Buccarella)

“Non si dà per vinto Giuseppe Antoci, fonte Ansa,  il presidente del parco dei Nebrodi vittima di un agguato mafioso due giorni fa. Anzi. "Da oggi - va all'attacco - parte la fase due: è la mafia che deve avere paura, li colpiremo con legnate ancora più forti". "Io non mi fermo - aggiunge - continuerò a fare soltanto il mio lavoro e il mio dovere. Ho riposato e dopo la fase 1, parte la fase due: andare avanti senza fermarsi con maggiore determinazione".

Pm, la mafia sta alzando la testa - "Quello che emerge è che la mafia sta rialzando la testa la 'terza mafia' della provincia di Messina quella dei Nebrodi, una delle organizzazione criminale tra le più antiche e pericolose". Lo ha dichiarato il procuratore di Messina Guido Lo Forte parlando dell'agguato a Antoci. "Dopo che i clan di Barcellona Pozzo di Gotto e di Messina sono stati colpiti in maniera forte anche dalle operazioni antimafia, i 'Batanesi' e i 'Tortoriciani' stanno cercando di recuperare terreno e spazi".

Esami del Dna sulle tracce di sangue trovate vicino al luogo dell'agguato e rilievi scientifici sulle due bottiglie Molotov trovate nel bosco attraversato dalla strada statale che collega Cesarò e San Fratello, nel Messinese.

 

LA VICENDA

E' stato un agguato in piena regola su una strada di montagna tra i boschi dei Nebrodi, dove due banditi, intorno all'una di notte, hanno esploso colpi d'arma da fuoco contro l'auto sulla quale viaggiava il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, già da tempo protetto dalla scorta dopo le intimidazioni subite da quando è alla guida dell'ente che gestisce l'area naturalistica del Messinese e si batte, attraverso protocolli di legalità, per sottrarre alla mafia aree utilizzate abusivamente per il pascolo. Almeno due persone hanno sparato contro l'auto blindata che percorreva la strada da Cesarò a San Fratello e che è stata costretta a una brusca frenata a causa di massi posizionati sulla carreggiata. Il presidente è stato protetto da un uomo della scorta che con il proprio corpo gli ha fatto da scudo, mentre dietro la blindata si trovava un'altra auto con a bordo il dirigente del commissariato di Sant'Agata di Militello Daniele Manganaro che ha risposto al fuoco mettendo in fuga i banditi. "Il mio grazie va alla Polizia di Stato per avermi salvato la vita. Sono preoccupato ma sereno", ha detto Antoci, accompagnato per precauzione all'ospedale di San Fratello e subito dimesso. Nel conflitto a fuoco nessuno è rimasto ferito. 

"Con l'agguato ad Antoci la mafia ha alzato il tiro, lo Stato deve reagire in modo adeguato. Propongo l'invio dell'esercito nei comuni del Parco dei Nebrodi e perquisizioni a tappeto nelle campagne come ai tempi del sequestro Moro e dei Vespri siciliani". Lo dice il governatore della Sicilia Rosario Crocetta in conferenza stampa, a Palermo, sull'attentato al presidente del Parco Guseppe Antoci. 

"Senza un'adeguata reazione da parte dello Stato all'agguato mafioso contro il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, passerebbe il messaggio di un via libera alla nuova stagione stragista". E' quanto afferma il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, in conferenza stampa a Palermo. Per Crocetta "non basta rafforzare la scorta ad Antoci e ai sindaci più esposti nell'area dei Nebrodi perché quello che è accaduto è un atto di guerra di altissimo livello, che non si registrava più da anni in Sicilia". "Bisogna agire subito - sostiene Crocetta -. Lo Stato deve intervenire con perquisizioni a tappeto che non diano tregua alle famiglie mafiose"

Da alcuni anni alla guida del Parco dei Nebrodi, Antoci ha segnalato il vorticoso giro di denaro in mano alle associazioni mafiose e qualcuno gli aveva spedito dei proiettili come avvertimento. Antoci aveva ricevuto una lettera con esplicite minacce di morte: "Finirai Scannato tu e Crocetta". Questo primo 'avviso' gli era stato inviato nel dicembre del 2014. Composta con un puzzle di lettere incollate su un foglio a righe, la missiva è stata spedita in una busta gialla indirizzata al Presidente del Parco dei Nebrodi, a Sant'Agata di Militello (Messina). Dopo l'agguato ad Antoci è stata rafforzata la scorta.

Il punto delle indagini - Chi ha organizzato l'agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ha chiuso la strada provinciale con alcuni massi prima che sopraggiungesse la Lancia Thema blindata. L'obiettivo degli attentatori sembra fosse quello di far scendere dall'auto Antoci e poi sparare contro la vittima. Lo dicono gli investigatori che indagano. Gli uomini del commando sarebbero stati quattro e uno potrebbe essere rimasto ferito di striscio nel conflitto a fuoco con la polizia. E' stato l'agente della scorta di Antoci a salvarlo poichè quando ha visto i massi sulla carreggiata e un'auto messa di traverso ha capito che qualcosa non andava e si è preparato rispondendo al fuoco. Tracce di sangue sono state trovate dagli investigatori nel luogo dell'agguato fallito nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, e della sua scorta. Lo ha detto anche il governatore della Sicilia Rosario Crocetta che da stamattina è in costante contatto con Antoci, durante una conferenza stampa a Palermo. "Il sangue - sostiene Crocetta - sarebbe di uno dei componenti del commando di fuoco rimasto ferito durante la sparatoria".

Intanto, sono numerosi gli attestati di solidarietà giunti dal mondo politico e dall'associazionismo. "Voglio continuare ad andare avanti non mi fermeranno. E' stata un'esperienza bruttissima e un momento molto delicato per tutti, sia per me che per i ragazzi della scorta che ringrazio così come tutta la polizia e il questore che si sono messi subito a disposizione. Se non fosse stato per loro sarei morto" ha aggiunto

"Dormivo e mi sono svegliato quando l'auto ha rallentato perché c'erano pietre in strada. Subito dopo ho sentito gli spari contro la macchina". Il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, ricorda l'agguato che ha subito. "Poi - aggiunge - ho sentito arrivare un'auto: era quella del vicequestore Manganaro, partito da Cesarò 5 minuti dopo di noi. Insieme all'uomo che era con lui ha risposto al fuoco, e così ha fatto la mia scorta. Credo che i banditi fossero quattro, forse sei. Sono state trovate anche due molotov inesplose. E' probabile che volessero incendiare l'auto obbligandoci a scendere". "Portato in ospedale, sono uscito alle 5,30. Ho visto mia moglie, i miei figli e i miei genitori anziani. "E pensare - ha aggiunto - che tutto era iniziato con una bella serata a Cesarò per presentare il progetto d'un albergo. Il mio grazie alla Polizia di Stato per avermi salvato la vita. Sono preoccupato ma sereno".

"Questa esperienza traumatica mi ha dato la conferma che quello che abbiamo toccato sono interessi enormi. Cosa nostra si finanziava con i fondi europei, dopo che li abbiamo messi in difficoltà ha reagito". Lo ha detto il presidente del Parco di Nebrodi Giuseppe Antoci dopo essere stato interrogato oggi pomeriggio in seguito all'agguato della notte scorsa avvenuto tra Cesarò e San Fratello. "Siamo certi - ha aggiunto - che questo attentato viene dalle persone alle quali abbiamo fatto perdere un affare milionario". "Abbiamo fatto un protocollo di legalità con la prefettura di Messina - ha spiegato Antoci - che ha disarcionato interessi mafiosi per diversi milioni di euro. Le ultime sentenze del Tar ci hanno poi dato ragione e questo ha dato loro fastidio". Antoci ha poi ribadito di essere determinato ad andare avanti: "Io non mi sento solo già tra qualche giorno riprenderò il mio lavoro, lo Stato mi è stato vicino, ma lo Stato siamo noi tutti: dalla magistratura, alle forze dell'ordine, ai cittadini. Dobbiamo cambiarla tutti insieme questa terra. Non sto facendo niente di speciale. Sto facendo solo il mio dovere".

***************************************

"L’ATTEGGIARSI DELLE ASSOCIAZIONI MAFIOSE SULLA BASE DELLE ESPERIENZE PROCESSUALI ACQUISITE: LA MAFIA SICILIANA (*)

Relatore: dott.Guido LOFORTE procuratore aggiunto della Repubblica presso il Tribunale di Palermo

PARTE PRIMA

L’ordinamento di Cosa Nostra nel periodo della sua massima espansione (1975-1991)Capitolo 1 – La costituzione formale di Cosa Nostra. Secondo una ricostruzione giudiziaria (1) – che può ormai considerarsi acquisita in modo definitivo ed indiscusso – l’associazione mafiosa denominata Cosa Nostra è una organizzazione segreta disciplinata da regole non scritte, tramandate oralmente, di cui non si troverà mai traccia documentale non esistendo elenchi di appartenenza, né attestati di alcun tipo.

L’ingresso nell’associazione, fonte www.csm.it/quaderni/quad_99a/quad_99_1.pdf, avviene per cooptazione, basata – secondo schemi assimilabili a quelli del costume feudale – su criteri ereditari e/o di selezione meritocratica. I requisiti richiesti per la cooptazione nell’associazione sono quindi:1. l’appartenenza a famiglie già inserite o comunque vicine all’organizzazione; 2.il possesso accertato di doti di coraggio e di valore(in senso criminale), ritenute utili al rafforzamento dell’associazione; 3. una situazione familiare limpida secondo gli archetipi dell’antica cultura siciliana, e l’assenza di vincoli con persone che rappresentino l’autorità dello Stato.

Naturalmente, le prove di valore non sono richieste per quei personaggi che rappresentano la “faccia pulita” dell’organizzazione, e cioè per quei soggetti che – inseriti nella società civile e nelle Istituzioni – non vengono normalmente impiegati in azioni criminali, ma prestano un’utilissima opera di fiancheggiamento e di copertura mediante l’esercizio distorto delle proprie attività ufficiali.

Il soggetto in possesso di questi requisiti viene, dapprima, avvicinato e poi “studiato” per sondare le sue capacità e la sua disponibilità a far parte dell’associazione. Ottenutone il consenso, il neofita viene iniziato, mediante una cerimonia rituale ed arcaica che si svolge alla presenza di almeno tre uomini d’onore della famiglia, di cui andrà a far parte.

Dopo il giuramento – e solo allora – l’uomo d’onore diviene membro pleno iure dell’associazione; viene presentato al capo famiglia, del quale prima non doveva conoscere la carica; è ammesso a conoscere i segreti di Cosa Nostra e ad entrare in contatto con gli altri associati dell’organizzazione.

La qualità di uomo d’onore, una volta acquisita, cessa soltanto con la morte. Anche se egli si trasferisce in luoghi lontani dalla Sicilia, e quindi non viene impiegato attivamente negli affari della famiglia, deve sempre essere disponibile a soddisfare qualunque richiesta gli provenga dall’organizzazione.

La cellula primaria dell’organizzazione è costituita dalla famiglia, una struttura rigidamente ancorata al territorio, che controlla una zona della città, in genere una borgata o un intero centro abitato da cui prende il nome (2).La famiglia è governata da un capo di nomina elettiva chiamato anche rappresentante, il quale a sua volta nomina il sottocapo, uno o più consiglieri ed i capidecina, che hanno la funzione di coordinare l’attività degli uomini d’onore loro affidati.

L’attività delle famiglie è coordinata da un organismo collegiale denominato Commissione, di cui fanno parte i capi-mandamento, e cioè i rappresentanti di tre o più famiglie territorialmente contigue. Generalmente il capo-mandamento è anche il capo di una delle famiglie.

La Commissione è presieduta da uno dei capi-mandamento, anche se in origine, forse per accentuarne la qualità di “primus inter pares”, il capo della Commissione veniva chiamato segretario. La Commissione ha una sfera di azione che corrisponde alla circoscrizione territoriale provinciale, ed ha il compito di assicurare il rispetto delle regole di Cosa Nostra all’interno di ciascuna famiglia e, almeno inizialmente, di comporre eventuali vertenze fra le famiglie medesime. In tempi più recenti, è stato costituito un organismo di coordinamento chiamato Inter-Provinciale, o Regione, di cui fanno parte i capi delle province di Palermo, Trapani, Agrigento, Caltanissetta, Enna e Catania; organismo che – nel pieno rispetto delle autonomie degli organi di vertice provinciali – è stato creato con lo scopo di consentire ai capi di consultarsi per gli affari che esulano dall’ambito provinciale e che interessano i territori di altre famiglie(3).

Come si può facilmente rilevare, la struttura di Cosa Nostra è sostanzialmente unitaria e verticistica, e richiama per vari aspetti la figura dello Stato federale. Infatti, la piena autonomia decisionale ed operativa degli organismi di base (le famiglie) si limita all’ambito strettamente territoriale, mentre per le questioni che trascendono gli interessi locali vi sono degli organismi concentrici e sovraordinati, con compiti di controllo e di coordinamento oltre che decisionali.

Avendo l’associazione una struttura rigorosamente gerarchica, non tutti i membri delle varie famiglie si conoscono fra di loro, ed i rapporti tra una famiglia e l’altra vengono tenuti, presso ché esclusivamente, dai rispettivi capi; sicché l’organizzazione funziona secondo regole di compartimentazione, volte a realizzare le massime garanzie di segretezza e di sicurezza.

Quindi, le conoscenze del singolo uomo d’onore sui fatti di Cosa Nostra dipendono essenzialmente dal grado che lo stesso riveste nell’organizzazione; nel senso che, più elevata è la carica rivestita, maggiori sono le probabilità di venire a conoscenza di fatti di rilievo e di entrare in contatto con uomini d’onore di altre famiglie.

All’interno dell’organizzazione poi la circolazione delle notizie è ridotta al minimo indispensabile, e l’uomo d’onore deve astenersi dal fare troppe domande perché ciò è segno di “disdicevole curiosità” ed induce in sospetto l’interlocutore.

Del resto, ogni uomo d’onore è tenuto a rispettare la consegna del silenzio, non può svelare a destra nei l’appartenenza all’organizzazione, né i segreti di Cosa Nostra.

Didascalia-nelle foto da sinistra  i procuratori: Francesco Lo Voi, Federico Cafiero De Raho e Giovanni Colangelo

 

Questa, senz’altro, è la regola più ferrea, quella che ha permesso all’associazione di sopravvivere tanto a lungo e la cui trasgressione è punita con la morte.

Allo scopo di evitare che nei contatti tra i membri dell’organizzazione si possano inserire degli estranei, la “presentazione” di un uomo d’onore è disciplinata da severe regole.

Infatti, è impossibile presentarsi da solo come uomo d’onore ad un altro membro di Cosa Nostra, poiché in tal modo nessuno dei due avrebbe la sicurezza della rispettiva qualifica dell’altro; occorre, quindi, l’intervento di un terzo membro dell’organizzazione, che li conosca entrambi per la loro qualità, e che li presenti tra loro in termini che diano l’assoluta certezza ad entrambi dell’appartenenza a Cosa Nostra dell’interlocutore.

Per ovviare a due contrastanti esigenze (quella della segretezza e quella della necessità di reciproco aiuto ed assistenza) non si possono ammettere errori od equivoci di sorta.

Così pure, se un uomo d’onore ha bisogno di contattare il capo o membri di altra famiglia che non conosce, si rivolge al proprio rappresentante, il quale realizza il contatto per mezzo di un membro della famiglia che conosca entrambe le parti. In siffatta maniera, viene attuato un sistema molto efficace per assicurare la segretezza maggiore tra le famiglie mafiose; infatti, i rapporti di conoscenza vengono limitati all’essenziale e si viene a sapere ben poco delle altre famiglie. 

Quindi, un uomo d’onore conosce soprattutto i membri della propria famiglia e poi quelli dell ealtre famiglie su cui via via acquisisce notizie per le proprie esigenze di affari o di attività illecite.

Dalla breve sintesi fin qui fatta (4) risulta ampiamente giustificata l’affermazione che Cosa Nostra non è stata, e non è, una comune associazione criminale, bensì un vero e proprio Stato illegale. La struttura “statuale” di Cosa Nostra è costituita innanzi tutto dall’elemento materiale del territorio, rigorosamente diviso in aree geografiche.  Tale territorio – salvi numerosi insediamenti esterni in Italia ed in altri Stati – si identifica conla Sicilia ed è, in ordine di grandezza decrescente, suddiviso in province, mandamenti e famiglie.

Gli organi di vertice di Cosa Nostra sono, quindi, le province, che si coordinano tra loro attraverso un organo di raccordo, denominato Regione. Delle province, la più strutturata organicamente è quella di Palermo, governata da una Commissione provinciale, che ha da sempre avuto una posizione di sovra ordinazione di fatto rispetto a tutte le altre (5).

Cosa Nostra ha anche un “popolo”, costituito dagli uomini d’onore delle varie famiglie, reclutati mediante una rigorosa selezione, basata su un attento accertamento delle “qualità” criminali degli affiliandi. Invero, come hanno spiegato tutti i collaboranti, prima di assumere formalmente la qualità di uomo d’onore (e, quindi, di soggetto ammesso ad una conoscenza completa dell’organizzazione, della sua struttura e delle sue regole), l’affiliando viene individuato da un uomo d’onore, il quale attentamente ed a lungo ne osserva e ne studia la personalità, il comportamento e le “qualità” dimostrate in azioni criminose.

Cosa Nostra, poi, ha un ordinamento giuridico costituito da strutture istituzionali e da norme di comportamento. Le “istituzioni” sono costituite:

1)   dalla   Commissione,   che   svolge   funzioni   normative,   di   governo   e   di   determinazione dell’“indirizzo politico” dell’organizzazione; ed è altresì supremo organo di giurisdizione;2) dai capi-mandamento e  dai  capi-famiglia, che svolgono funzioni di gestione amministrativa dei  rispettivi  territori,  nonché  di  controllo  delle  attività  economiche  che  si  esercitano  nei  rispettiviambiti;3) dalla struttura militare, della quale fanno parte gli uomini d’onore che, per le loro specifiche qualità ed attitudini, sono normalmente utilizzati per la consumazione di omicidi.

La struttura militare è diversificata in relazione alle funzioni. Infatti,  per  la  esecuzione  di  omicidi  di  “ordinaria  amministrazione”  (concernenti  obbiettivi esterni  all’organizzazione,  la  cui  eliminazione  non  determina  rischi  e  conseguenze  di  rilievo)vengono  utilizzati  singoli  uomini  d’onore  delle  famiglie  interessate,  non  inquadrati  in  corpi qualificati. Invece,  per  la  consumazione  di  omicidi  di  particolare  delicatezza  (riguardanti  uomini  d’onore, ovvero  personaggi  di  rilievo)  vengono  utilizzati  dei  veri  e  propri  quadri  militari  specializzati, composti da killers rigorosamente selezionati e dotati di elevati requisiti di “valore”. Si tratta, appunto, dei “gruppi di fuoco” dei vari mandamenti.

L’ordinamento  giuridico  di  Cosa  Nostra,  come  si  è  detto,  comprende  altresì  un  sistema compiuto  di  norme  di  comportamento  a  cui  tutti  gli  associati  devono  indefettibilmente  attenersi,  e che sono garantite mediante sanzioni, graduate in relazione alla gravità delle violazione (6).

Per  l’accertamento  delle  eventuali  responsabilità,  Cosa  Nostra  svolge  rapide  e  penetranti“ investigazioni”;  sicché   nessun   fatto   può   avvenire   nel   territorio   di   una   famiglia   senza   che l’organizzazione  ne  conosca  –  quasi  in  tempo  reale  –  le  motivazioni  e  gli  autori,  in  guisa  da compiere le conseguenti valutazioni e, occorrendo, da applicare le necessarie sanzioni.

Organi  di  “giustizia”  sono,  in  ordine  di  importanza,  i  capi-famiglia,  i  capi-mandamento e  la Commissione (cui è riservata ogni decisione per quanto riguarda le sanzioni da applicare agli uomini d’onore)…”. Domenico Salvatore

Cerca nel sito