Ansa, Quell'agenzia giornalistica che forma ed informa gl'informatori

29.04.2016 20:37

Notizie brevi dall’Ansa

Domenico Salvatore

Forse non tutti i lettori sanno, chi sia o che cosa sia, l’ANSA; l’Agenzia giornalistica, cooperativa di 36 soci, editori dei principali quotidiani italiani, che ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali; che in un attimo, ci collega per computer e smartphone con il mondo intero. Oltre ai notiziari in lingua italiana l'Ansa trasmette i propri notiziari in lingua inglese, spagnola, tedesca, portoghese e in arabo. Agenzia ANSA: ultime notizie, foto, video e approfondimenti su: cronaca, politica, economia, regioni, mondo, sport, calcio, cultura e tecnologia.

Da tantissimi anni, nostra compagnia discreta, fedele, efficace, funzionale ed efficiente. Non ci ha mai abbandonati. Essa, ha contribuito alla nostra formazione professionale ed all’arricchimento del bagaglio lessicale e culturale.

Per questo, le siamo grati e riconoscenti.

“Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

ANSA

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Stato   Italia Italia

Tipo     Cooperativa

Fondazione     15 gennaio 1945 a Roma

Fondata da     Edgardo Longoni

Sede principale           Via della Dataria, Roma

Filiali   22 sedi in Italia

Persone chiave            Giulio Anselmi (presidente)

L'Agenzia Nazionale Stampa Associata, comunemente conosciuta con la sigla ANSA, è la prima agenzia di informazione multimediale in Italia e la quinta al mondo, fondata a Roma nel 1945 per succedere alla disciolta agenzia Stefani.

Storia

Nel gennaio 1945 l'Italia era divisa in due: al Nord vi era la Repubblica Sociale, mentre a Sud della Linea Gotica l'Italia era stata liberata dagli Alleati. Essi gestivano tutta l'informazione dell'Italia libera tramite l'agenzia di stampa NNU (acronimo di «Notizie Nazioni Unite»). Al Nord la Repubblica Sociale aveva statalizzato l'Agenzia Stefani e l'aveva fatta trasferire da Roma a Milano. In quel mese tre esponenti delle maggiori forze politiche della Resistenza italiana, Giuseppe Liverani, direttore amministrativo de Il Popolo quotidiano della Democrazia Cristiana, Primo Parrini, direttore amministrativo dell’Avanti!, organo del Partito Socialista Italiano, e Amerigo Terenzi, consigliere delegato della società editrice de l'Unità, giornale del Partito Comunista Italiano, avanzarono l'ipotesi di organizzare un'agenzia di stampa come cooperativa di testate giornalistiche, non controllata dal governo e neppure da gruppi privati, sostituendo l'operato dell'Agenzia Stefani.

La proposta ebbe l'assenso dalle autorità militari alleate che, pochi mesi dopo, favorirono la fondazione della nuova agenzia italiana chiudendo la NNU. All'iniziativa aderirono subito L'Italia libera, La Voce Repubblicana e Risorgimento Liberale, approntando un locale di fortuna in via del Moretto e affidando ufficiosamente la direzione a Renato Mieli. Il 15 gennaio 1945 uscì il primo notiziario dell'ANSA, stampato e distribuito nella sola città di Roma. Dopo alcune settimane l'ANSA si insediò nei locali dell'agenzia Stefani, in via di Propaganda.

Profilo

L'ANSA è una cooperativa di 36 soci editori dei principali quotidiani italiani ed ha lo scopo di raccogliere e trasmettere notizie sui principali avvenimenti italiani e mondiali. A tal fine l'ANSA ha 22 sedi in Italia e 81 uffici in 78 altri paesi. La sede principale è a Roma, in Via della Dataria, 94.

 

Le agenzie ANSA trasmettono oltre 3.500 notizie e più di 1.500 foto al giorno che vengono trasmesse ai mezzi di informazione italiani, alle istituzioni nazionali, locali ed internazionali, alle associazioni di categoria, ai partiti politici ed ai sindacati. L'ANSA trasmette notiziari nazionali, locali e specifici per settore.

Oltre ai notiziari in lingua italiana l'Ansa trasmette i propri notiziari in lingua inglese, spagnola, tedesca, portoghese e in arabo.

Dal 1996 l'ANSA è stata la prima agenzia in Italia a diffondere notizie tramite SMS.

Dal 1985 al 1994 la carica di presidente dell'ANSA è stata ricoperta dal giornalista Giovanni Giovannini.

Dal 1997 al 2009 è stato presidente dell'ANSA l'Ambasciatore Boris Biancheri.

Dal 2003 l'Ansa tramite l'AnsaMed fornisce un servizio di notizie che riguardano i paesi del bacino del Mediterraneo.

Dal 2009 il nuovo presidente è Giulio Anselmi, già direttore dell'ANSA dal 1997 al 1999. Il 10 giugno Luigi Contu è stato designato direttore responsabile dell'agenzia.

Il 26 agosto 2014 è stato firmato un accordo di partenariato quinquennale (2015-2020) tra AP e ANSA per foto, testi e video.

Direttori:

    Edgardo Longoni (1945-1947)

    Leonardo Azzarita (1947-1952)

    Angelo Magliano (1952-1958)

    Vittorino Arcangeli (1958-1961)

    Sergio Lepri (1961-1990)

    Bruno Caselli (1990-1997)

    Giulio Anselmi (1997-1999)

    Pierluigi Magnaschi (1999-2006)

    Giampiero Gramaglia (2006 - 2009)

    Luigi Contu (2009 - ...)

Nella foto:Giulio Anselmi e Luigi Contu ai vertici dell'Ansa

 

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“IL PREMIER MATTEO RENZI SABATO 30, INAUGURA IL NUOVO MUSEO DELLA MAGNA GRECIA

(ANSA) - REGGIO CALABRIA, 27 APR - "Sabato mattina grande festa a Reggio Calabria per la solenne inaugurazione del Museo dei Bronzi di Riace e la contestuale firma del Patto per Reggio Calabria e del Patto per la Calabria". Lo scrive il presidente del Consiglio Matteo Renzi nella sua newsletter Enews.

L'annuncio di Renzi viene commentato con soddisfazione dal segretario regionale del Pd, Ernesto Magorno, secondo il quale dal Presidente del Consiglio "arriva, con la sua presenza, un altro segnale importante e reale di vicinanza alla nostra regione. É questa la politica degli impegni seri e delle cose concrete da fare per far ripartire la nostra regione e lavorare insieme a Matteo Renzi per guardare con fiducia al futuro della Calabria".

INCIDENTE STRADALE MORTALE A SAN LUCIDO DUE MORTI E QUATTRO FERITI

(ANSA) - SAN LUCIDO (COSENZA), 29 APR - Due ragazze, di 19 e 20 anni, sono morte ed altre quattro persone sono rimaste ferite in un incidente stradale avvenuto sulla statale 18, nei pressi di San Lucido.

Le due ragazze morte viaggiavano, insieme ad altre due amiche coetanee rimaste ferite, a bordo di una Lancia Y che, per cause ancora in corso di accertamento, si è scontrata con una Mercedes. Nell'incidente sono rimaste ferite anche le due persone che erano a bordo della Mercedes.

   Le persone ferite sono state soccorse ed accompagnate negli ospedali di Cosenza e Catanzaro. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della compagnia di Paola che hanno avviato gli accertamenti per ricostruire la dinamica dell'incidente. A lavoro anche le squadre dell'Anas, i vigili del fuoco ed i medici del servizio 118.

   La viabilità sul tratto della statale 18 "Tirrena Inferiore", dopo alcune ore, è stata ripristinata dal personale dell'Anas. 

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REGGIO CALABRIA, FERISCE IL COGNATO A COLPI DI PISTOLA E VIENE ARRESTATO DAI CARABINIERI

Un uomo, Antonino Ascrizzi, di 47 anni, è stato arrestato dai carabinieri a Reggio Calabria perchè accusato di essere l'autore del ferimento a colpi di pistola dell'ex cognato, Giuseppe Amadeo, 50 anni, avvenuto il 16 marzo scorso in un bar.

All'arrestato i carabinieri hanno notificato una ordinanza di custodia cautelare in carcere emessa dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Reggio Calabria che ha accolto la richiesta della Procura della Repubblica.

Ascrizzi, secondo l'accusa, sarebbe entrato in un bar di Reggio Calabria ed avrebbe sparato due colpi di pistola ferendo Amadeo alle gambe. La vittima fu soccorsa ed accompagna in ospedale. I carabinieri hanno individuato Ascrizzi attraverso le immagini di alcune telecamere di videosorveglianza.

Gli investigatori hanno ritrovato il casco e la pistola utilizzata per il ferimento.
    Il movente del violento gesto è riconducibile, secondo gli investigatori, alla separazione tra la vittima e la sorella di Ascrizzi.

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REGGIO CALABRIA, CALCI E PUGNI SULLA MOGLIE COSTRETTA AD ABORTIRE, MONTENEGRINO ARRESTATO DALLA POLIZIA

Un uomo, Mirsad Berisa, 30 anni, serbo-montenegrino, è stato arrestato e posto ai domiciliari dagli agenti della polizia polizia di Stato a Reggio Calabria con l'accusa di maltrattamenti in famiglia, lesioni e interruzione di gravidanza cagionata dalle reiterate percosse nei confronti della giovane compagna marocchina.

La donna, all'ottavo mese di gravidanza, è stata ripetutamente picchiata con calci e pugni dal compagno. Nel corso delle indagini condotte dagli agenti dell'Ufficio prevenzione generale e soccorso pubblico della Questura di Reggio Calabria è emersa la ferocia con la quale l'uomo picchiava la compagna.

A scatenare la furia del trentenne sarebbe stata proprio la gravidanza e l'intenzione della donna di non voler abortire.

L'uomo, in diverse occasioni, ha picchiato la compagna con calci e pugni, in particolare allo stomaco. Le aggressioni sarebbero proseguite anche quando la donna era già a terra con dolori lancinanti e supplicava l'uomo di smettere.

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LAMEZIA INCENDIO NEL CAMPUS DEGLI ZINGARI DI SCORDOVILLO DISTRUGGE UN CONTAINER

- Un incendio è divampato in un container adibito ad abitazione nel campo nomadi in località Scordovillo a Lamezia Terme.

La struttura, che al momento dell'incendio era disabitata, è stata distrutta. Le fiamme sono state spente dai vigili del fuoco del distaccamento di Lamezia Terme Nicastro.
Sono posto, oltre ai vigili del fuoco, sono intervenuti anche i carabinieri. Le fiamme sono state spente prima che l'incendio si propagasse ai container adiacenti.

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ARSENALE PER CENTOMILA EURI SCOPERTO A COSENZA

(ANSA) - COSENZA, 27 APR - Sei mitragliatrici, due pistole mitragliatrici, un fucile mitragliatore, un fucile a pompa, due moschetti, due fucili, due pistole e migliaia di proiettili: è l'arsenale scoperto nel corso della notte dalla squadra mobile in un box nel complesso residenziale "Il Girasole" di Quattromiglia di Rende.

Le armi, tra le quali due Ak 47 Kalashnikov e due Thompson, un mitra Sten e uno Tommy Gun, erano occultate alcune dentro a borsoni ed altre in buste di plastica.

Il valore indicativo delle armi, ha detto il questore di Cosenza Luigi Liguori, è di circa 100 mila euro al mercato nero. "Armi - ha proseguito - che denotano una capacità di reperimento e utilizzo di altissimo livello.

Si tratta di una vera e propria Santa Barbara, forse a disposizione di più cosche, di certo armi importanti e pronte all'uso che possono utilizzare solo persone competenti. Abbiamo rintracciato il proprietario del box e il custode. Non ci sono contratti di locazione in essere. Abbiamo l'idea chiara di chi cercare".

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CAIVANO, SVOLTA SULL'OMICIDIO DELLA PICCOLA FORTUNA LOFFREDO: "UCCISA PERCHÉ NON VOLEVA PIÙ SUBIRE ABUSI"

Aveva 6 anni quando precipito' dal balcone. Un altro bimbo morto in circostanze analoghe: era il figlio della compagna dell'uomo in manette

Svolta nell'inchiesta sull'omicidio della piccola Fortuna Loffredo, di soli sei anni, avvenuto il 24 giugno 2014 nel Parco Verde di Caivano, nel Napoletano: è stata gettata dall'ottavo piano dal presunto "orco" che abusava da tempo di lei, il vicino di casa Raimondo Caputo, perché si era rifiutata di subire l'ennesima violenza.

Lo ha ricostruito la Procura di Napoli Nord che per quasi due anni si è scontrata con un muro di omertà che ha protetto dall'interno dello stabile il 44enne Caputo, compagno della vicina di casa della piccola vittima.

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DAI DISEGNI DELLA BAMBINA LA SVOLTA ALLE INDAGINI

L'accusa per il vicino di casa è di violenza sessuale e omicidio. L'uomo è già in carcere insieme alla compagna da novembre 2015. I due, allora, furono fermati con l'accusa di violenza sessuale sulla figlia di tre anni. La donna di 26 anni era madre di un altro bambino di 3 anni morto il 28 aprile 2013 precipitando anche lui dal balcone dello stesso palazzo del parco Verde di Caivano in cui morì un anno dopo Fortuna Loffredo.

Omicida, 'sono un bravo papà'  - Ha sempre negato di aver ucciso la piccola Fortuna Loffredo e di aver commesso abusi sessuali verso minori, descrivendo sé stesso agli inquirenti addirittura come "un bravo papà" per le figlie della compagna.

Ma oggi, di fronte alla seconda ordinanza in carcere ricevuta in pochi mesi, questa volta con l'accusa di essere il responsabile della morte della bimba di sei anni, il 44enne Raimondo Caputo ha vacillato; "ma probabilmente non perché si è pentito, ma solo perché ha iniziato a comprendere che resterà in carcere molto a lungo" ha sottolineato il colonnello Rino Coppola, Comandante del Reparto Operativo di Castello di Cisterna, che ha effettuato le indagini con la Compagnia di Casoria, guidata dal capitano Pierangelo Ianniccola.

Prima di essere arrestato a novembre del 2015 per il primo abuso sessuale contestato - quello ai danni della figlia di tre anni avuta con la compagna anch'essa arrestata e finita ai domiciliari per concorso in violenza sessuale su minore –

Caputo era entrato e uscito dal carcere per una lunga serie di reati comuni, dal furto alla rapina, dal porto abusivo d'armi alla violenza a pubblico ufficiale. Un disoccupato pluri-pregiudicato mai però coinvolto in indagini di camorra o di droga, attività molto fiorente a Parco Verde, ma che comunque incuteva timore negli inquilini dello stabile, che lo hanno protetto fino all'ultimo, e dei bambini di cui abusava.

Sulla morte di Fortuna ha sempre detto che quel giorno, il 24 giugno 2014, non era nel palazzo, e nessuno lo ha mai contraddetto, ad eccezione proprio delle piccole vittime.

 LA VICENDA -   Dall'inizio il sospetto della Procura e' che Fortuna fosse rimasta coinvolta in un giro di pedofilia, del quale forse anche altri bambini del Parco Verde sono vittime.

E' un vero e proprio palazzo dell'orrore quello in cui la piccola Fortuna viveva: oltre a Raimondo Caputo e alla compagna, nel corso delle indagini gli inquirenti hanno infatti accertato che anche altri quattro minori erano stati vittime di violenze.

Tanto che tra le fine del 2014 e l'inizio del 2015 un'altra coppia di inquilini dello stabile era finita agli arresti per pedofilia; tra questi figurava Salvatore Mucci, colui che per primo soccorse Fortuna dopo il volo di otto piani.

C'è poi la storia di Antonio, il bimbo di tre anni figlio della compagna dell'uomo arrestato, che nel 2013 aveva subìto la stessa fine di Fortuna, e di altri tre minori, sempre della stessa famiglia, tra cui la migliore amica della bimba, che qualche mese fa sono stati allontanati dal Tribunale dei Minorenni di Napoli, in quanto si è scoperto che anche loro avevano subito abusi. Proprio il contesto ambientale ha complicato le indagini, tra depistaggi veri e propri e dichiarazioni inventate ad arte.

Il primo episodio inquietante è la sparizione della scarpina di Fortuna, di cui si sarebbe resa responsabile, è emerso dalle indagini, l'inquilina dell'ottavo piano, la stessa che subito dopo il fatto negò di aver visto Caputo andare sul pianerottolo con la piccola. "Lo avrebbe fatto per tutelare il figlio che era ai domiciliari" ha spiegato il procuratore Aggiunto Domenico Airoma; la donna è stata incastrata da un'intercettazione.

 Nel palazzo gli inquirenti hanno sentito più volte gli inquilini, che si sono contraddetti dando versioni poco credibili, così come i bambini sentiti, che sarebbero stati "ammaestrati".

"Dicevano il falso non tanto perché minacciati, ma proprio per quell'innata diffidenza verso le forze dell'ordine" ha aggiunto Airoma. La svolta c'è stata solo dopo che i tre figli della compagna dell'arrestato sono stati allontanati da Parco Verde e presi in custodia dai servizi sociali; hanno infatti iniziato a parlare confermando gli abusi.

"In questa storia così tragica, l'unica soddisfazione è la relazione degli assistenti sociali secondo cui ora i tre minori sembrano 'più allegri e disponibili al gioco'" conclude Airoma. Chi ha dichiarato il falso è probabile venga denunciato. Dalle indagini non sono emersi collegamenti con la morte del piccolo Antonio, per la quale indaga la Procura di Napoli.

La madre di Fortuna, Domenica Guardato, ha sempre puntato senza esitazione il dito contro le persone che abitano nell'edificio: "Il mostro è nel nostro palazzo, è impossibile che nessuno abbia visto.

Chi sa parli", disse mesi dopo la morte della piccola. Oggi la mamma commenta con l'ANSA: "Da una parte sono contenta perché ho avuto giustizia, dall'altro dico che quei due devono marcire in carcere perché hanno ammazzato mia figlia". E anche alla compagna dell'uomo, sua vicina di casa, dice: "Voglio guardarvi in faccia per capire perché lo avete fatto".

Questa mattina i carabinieri della Compagnia di Casoria hanno dato esecuzione all''ordinanza di custodia cautelare, emessa dal Gip su richiesta della Procura di Napoli Nord.

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SEQUESTRO 1350 KG SIGARETTE CONTRABBANDO

Scovati da Guardia di Finanza in un deposito. Denunciata 70enne

 (ANSA) - NAPOLI, 28 APR - Oltre 1350 chilogrammi di sigarette di contrabbando è stata sequestrata dalla Guardia di Finanza del Gruppo di Torre Annunziata a San Sebastiano al Vesuvio (Napoli).
 Le "bionde" erano stoccate in un deposito agricolo, di circa 150 metri quadrati. le sigarette, prevalentemente del tipo "Email", "821" e "Regina", erano state nascoste sotto un telone.


Complessivamente sono stati sequestrati circa 1.350 kg di tabacchi lavorati pronti per essere immessi sul mercato.

Il valore del prodotto sequestrato è stato stimato in circa 150 mila euro.
La responsabile del deposito, una napoletana di 70 anni, è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Nola (Napoli).Oltre alle sigarette è stato sequestrati anche il deposito.

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BIMBI SCHIAVI, SALVATI DALLA MUNICIPALE

Fratellini rumeni di 10 e 11 anni, botte se non portavano soldi

Chiedevano l'elemosina in giro per Napoli di giorno e di notte: cittadini e negozianti li hanno notati per la loro tenera età, 10 e 11 anni, e perche' si presentavano malnutriti, e li hanno segnalati alla polizia Municipale che li ha rintracciati.

Si tratta di due fratellini rumeni soliti vagabondare tra la Stazione Centrale e la zona di Poggioreale chiedendo spiccioli, cibo, ma anche latte e pannolini per un fratello più piccolo ai clienti di bar e locali aperti fino a tardi.

I due fratellini sono apparsi in uno stato di malnutrizione ed in precarie condizioni igieniche. Sono stati condotti negli uffici dove hanno descritto la vita a cui li avevano relegati i propri genitori: obbligati a mendicare per strada con il divieto di far ritorno a casa non prima di aver racimolato la somma necessaria al sostentamento familiare, pena botte e insulti. I bambini, rifocillati e rassicurati, sono stati accolti in una casa famiglia. La madre, poi rintracciata, ed il padre, irreperibile, sono stati denunciati.

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DUPLICE OMICIDIO 2003, NOVE ARRESTI

Ordine uccidere partì da carcere, clan Napoli fornì gruppo fuoco

 

(ANSA) - ERCOLANO (NAPOLI), 26 APR - A decretare il duplice omicidio, secondo gli investigatori, furono i vertici dei clan Birra-Iacomino di Ercolano (e l'ordine partì dal carcere) mentre il gruppo di fuoco fu fornito dal clan Lo Russo di Napoli.

Sotto il fuoco dei killer finirono, l'11 marzo del 2003, all'esterno di una sala giochi di corso Resina a Ercolano (Napoli) Mario Ascione e Ciro Montella. Fu l'ennesimo fatto di sangue nella faida tra i clan Ascione-Papale da un lato e il clan Birra-Iacomino dall'altro.

A 13 anni dai fatti, grazie anche al racconto di ben 14 collaboratori di giustizia, ora sono stati individuati presunti killer e mandanti. E il gip del tribunale di Napoli su richiesta della Dda ha emesso nove misure cautelari che hanno raggiunto nove persone già tutte detenute.

Da quanto ricostruito, il duplice omicidio di Mario Ascione considerato dagli inquirenti reggente del clan e Ciro Montella, suo guardaspalle, fu compiuto in risposta all'assassinio di Giuseppe Infante, cognato del capoclan Giovanni Birra.

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TERRORISMO, SEQUESTRATI TELEFONI E PC

I quattro fermati portati a San Vittore. Lunedì interrogatori

(ANSA) - MILANO, 29 APR - Gli investigatori della Digos e del Ros, coordinati dal procuratore aggiunto Maurizio Romanelli e dai pm Enrico Pavone e Francesco Cajani, stanno analizzando pc, smartphone e altro materiale informatico sequestrato ai 4 arrestati nel blitz antiterrorismo di ieri in Lombardia che ha fatto emergere progetti di attentati a Roma da parte di presunti jihadisti legati all'Isis.

Abderrahim Moutaharrik, operaio e atleta di kickboxing di origini marocchine, la moglie Salma Bencharki, Abderrahmane Khachia, marocchino di Varese e fratello di Oussama, foreign fighter morto 'martire', e Wafa Koraichi, sorella di Mohamed che è in Siria con la moglie Alice Brignoli e i figli a combattere da oltre un anno (i due risultano latitanti), sono stati portati nel carcere milanese di San Vittore (è probabile che poi vengano trasferiti ad Opera). Gli interrogatori di garanzia davanti al gip di Milano Manuela Cannavale si dovrebbero tenere lunedì prossimo.

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COCAINA DA PAESI BASSI, 31 ORDINANZE

Stupefacenti poi smerciati in Lombardia e Sicilia

ANSA) - MILANO, 27 APR - Trentuno ordinanze di custodia cautelare sono state emesse dal gip di Milano nell'ambito di un'operazione antidroga della Polizia di Stato.

Gli arrestati, italiani e albanesi, sono stati bloccati in diverse province lombarde e a Siracusa. Il traffico di stupefacenti, prevalentemente cocaina, era indirizzato dai Paesi Bassi all'Italia, dove la droga veniva commercializzata tra la Lombardia e la Sicilia.

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TORINO, FURTO DA 7 MLN, 4 MISURE CAUTELARI

Colpo scorso settembre in pieno centro, indaga la polizia

(ANSA) - TORINO, 27 APR - Svolta nelle indagini per il colpo da sette milioni di euro messo a segno nei mesi scorsi in un appartamento del centro di Torino. La polizia sta eseguendo quattro misure cautelari, nei confronti di due uomini e due donne.

Il furto è stato compiuto alla fine dello scorso settembre in via Giolitti. I malviventi avevano aspettato che la proprietaria, una donna di 62 anni, andasse in vacanza per svaligiarle la casa e rubarle sette milioni di euro tra contanti, gioielli e pezzi di antiquariato.

Dopo oltre sei mesi di indagini, coordinate dal pm Andrea Padalino, la decisione di eseguire le quattro misure cautelari. L'identità dei destinatari non è ancora stata resa nota. “

Ovviamente, ogni lettore può ‘pescare’, scovare, stanare, estrapolare, pizzicare, cercare la notizia da sé; e soprattutto scartare, quelle che non stimolano la sua curiosità.

In questa sede, abbiamo ‘piluccato’ qua e là, alla ricerca di flash capaci di stimolare l’interesse e l’attenzione dei nostri interlocutori.

La nostra è una riflessione sugli avvenimenti che si susseguono. Non siamo nelle condizioni di poter indottrinare, influenzare, ammaestrare, catechizzare nessuno. Per carità.

Ognuno è libero di selezionare, scegliere e valutare, in perfetta libertà e democrazia. L’articolo 21 della Costituzione parla chiaro…”

“Articolo 21 della Costituzione italiana

Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.

 "Articolo 21" rimanda qui. Se stai cercando l'associazione omonima, vedi Articolo 21, liberi di....

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. »

(Primi due commi dell'articolo 21 della Costituzione della Repubblica Italiana)

L'espressione articolo 21 si riferisce, in breve, all'articolo della Costituzione italiana dedicato alla libertà di stampa. L'espressione ha assunto, nella lingua italiana, soprattutto nel linguaggio giornalistico, il significato  – per antonomasia – di libertà di espressione e di informazione[1], analogo a quello che nel mondo anglofono ha il Primo Emendamento della Costituzione statunitense.

Il fenomeno si è accentuato da quando un gruppo di giornalisti e uomini politici hanno costituito l'associazione Articolo 21, liberi di..., nei cui congressi hanno svolto ruoli importanti personaggi noti quali Enzo Biagi e Romano Prodi. L'associazione svolge un ruolo importante come interlocutore delle istituzioni.

Il testo dell'articolo 21

« Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione.

La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure.

Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell'autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l'indicazione dei responsabili.

In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell'Autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all'Autorità giudiziaria.

Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s'intende revocato e privo di ogni effetto.

La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica.

Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.[5] »

I singoli commi

Il primo comma riguarda il principio della libertà di manifestazione del pensiero, i seguenti 5 commi riguardano la libertà di stampa e l'ultimo comma riguarda i limiti alla libertà di manifestazione del pensiero in Italia.

Genesi storica

L'articolo riprende le formulazioni tipiche in materia di libertà di pensiero delle storiche carte dei diritti (come i Bill of Rights inglese e americano), e anche quella della precedente costituzione italiana, lo Statuto albertino, una tipica costituzione da stato liberale, nell'articolo sulla libertà di stampa, comma 1:

« La stampa sarà libera, ma una legge ne reprime gli abusi. »

(Articolo 28 dello Statuto del Regno)

Il particolare momento in cui ha operato la Costituente, all'uscita da un ventennio in cui la libertà era stata posposta, aveva spinto una larga maggioranza dei Costituenti, con ampia intesa tra forze progressiste e moderate, ad individuare nella libertà di stampa uno dei cardini del nuovo stato democratico. Le uniche riserve erano state quelle di un controllo delle manifestazioni contrarie al buon costume.

La tendenza, però, prevalente era quella di considerare l'espressione solo in senso stretto come libertà di produrre, senza censura preventiva, solo testi a stampa. Cinque commi sono, perciò dedicati interamente a questo problema, ma il primo, breve nella sua espressione letterale, stabilisce in modo più ampio e rivolto a tutti, la libertà di esprimere il proprio pensiero, non solo con la parola, scritto, ma con qualunque altro mezzo di diffusione.

Libertà di "affissione"

La prima udienza e la prima sentenza della Corte Costituzionale italiana sono state dedicate alla questione dell'art. 113

del Testo Unico di Pubblica Sicurezza (TULPS) che subordinava all'autorizzazione dell'autorità di polizia l'affissione dei manifesti. La Presidenza del Consiglio dei ministri rappresentata e difesa, dall'avvocato generale dello Stato, aveva sostenuto, in via principale, che: nei riguardi della legislazione anteriore alla Costituzione non v'ha luogo a giudizio di legittimità costituzionale, perché le norme precettive della Costituzione importano abrogazione delle Leggi anteriori che siano con essa incompatibili e la relativa dichiarazione è di competenza esclusiva del giudice ordinario; mentre le norme costituzionali di carattere programmatico non importano difetto di legittimità di nessuna delle leggi vigenti anteriori alla Costituzione.

Secondo la lettura data da questa autorevole impostazione, il primo comma dell'articolo 21 avrebbe avuto solo un carattere programmatico: una esortazione cioè al legislatore senza impatto diretto sui cittadini. Solo la parte relativa alla stampa avrebbe avuto carattere precettivo, ma, sulla base della disciplina della successione delle leggi, sarebbe stato compito della magistratura ordinaria individuare quali parti della normativa anteriore all'emanazione della Costituzione dovevano essere ritenute abrogate.

La Corte Costituzionale, presieduta da Enrico De Nicola, sostenne la sua competenza anche sul giudizio di costituzionalità anche per le leggi anteriori all'emanazione della Costituzione e dichiarando l'incostituzionalità dell'articolo 113 del TULPS (Testo unico leggi di pubblica sicurezza) per contrasto con il dettato dell'art. 21 della Costituzione, iniziò un'opera di svecchiamento della normativa statale, così come ereditata dalle vicende storiche dello Stato liberale e del ventennio di regime fascista.

In quel momento storico, infatti, l'articolo 113 delle leggi di Pubblica sicurezza costituiva un tassello importante del controllo dell'autorità statale sulla manifestazioni della libertà di pensiero: la stampa periodica aveva il controllo della responsabilizzazione dei direttori "responsabili", l'editoria dalle barriere costituite dai costi e dai meccanismi di distribuzione, la radio e poi la televisione dal monopolio statale attraverso la RAI. Le opposizioni avevano trovato nei manifesti murali uno spazio di espressione del pensiero, su cui, appunto, l'autorità amministrativa voleva esercitare un controllo preventivo.

Requisiti per la direzione di un periodico.

La Corte Costituzionale ha dichiarato incostituzionale la norma che prescriveva l'iscrizione alla sezione "giornalisti" del relativo Albo, ritenendo invece sufficiente l'iscrizione all'Albo dei pubblicisti.

L'art. 21 e la "libertà d'antenna"

Sulla base di questa visione del diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero una larga e trasversale parte delle forze politiche ha sempre trovato motivi per restringere la libertà di espressione, giustificando la presenza di un monopolio della RAI in campo radiotelevisivo, basata sul fatto che le frequenze disponibili sull'etere sono un numero limitato.

La Corte Costituzionale ha in un primo momento (1960) seguito questo orientamento, ma con due sentenze del 1974 e del 1976 ha invece posto proprio l'articolo 21 della Costituzione come il fondamento di un più ampio diritto non solo per le espressioni del pensiero sulla carta stampata, ma anche per ogni altro mezzo di diffusione.

La chiave giuridica per ribaltare il precedente atteggiamento fu trovato nella constatazione che nei confronti della televisione via cavo, che per sua tecnologia non riguarda le frequenze via etere, non potevano essere invocate quella limitatezza delle risorse disponibili, poste a fondamento della legittimità del monopolio statale.

A distanza di trent'anni da questi avvenimenti è stato lo stesso ministro Paolo Gentiloni nel messaggio videoregistrato in occasione dei 35 anni di Telebiella a sottolineare l'importanza delle due sentenze non solo per la libertà di stampa, ma anche nella vita politica italiana.

L'articolo 21 e internet

La Legge 7 marzo 2001, n. 62 Nuove norme sull'editoria e sui prodotti editoriali stabilisce che Per «prodotto editoriale», ai fini della presente legge, si intende il prodotto realizzato su supporto cartaceo, ivi compreso il libro, o su supporto informatico, destinato alla pubblicazione o, comunque, alla diffusione di informazioni presso il pubblico con ogni mezzo, anche elettronico, o attraverso la radiodiffusione sonora o televisiva, con esclusione dei prodotti discografici o cinematografici.

Stando alla lettera di tale norma vi era una corrente di interpreti, cui, secondo La Repubblica aderiva anche il sottosegretario Vannino Chiti,[6] che riteneva che il mondo web sarebbe rientrato pienamente nella norma con una vasta applicazione del principio di una larga concezione di che cosa sia un "giornale on-line", con l'importante conseguenza che ogni sito avrebbe dovuto avere un "direttore" iscritto all'Albo dei giornalisti o dei pubblicisti.

Un certo seguito di tale posizione si era avuto anche in ambienti giornalistici, ma un forte movimento di opinione sostenne che con tale interpretazione la nuova Legge violava l'articolo 21 della Costituzione. Un deciso intervento venne anche dal proponente, il deputato Giuseppe Giulietti, presidente peraltro proprio dell'Associazione "Articolo 21", fino a che il sottosegretario Chiti, intervenne chiarendo le sue prime dichiarazioni e indicando i precisi limiti della legge: nessun sito che precedentemente non avesse già l'obbligo di essere considerata "testata giornalistica" avrebbe avuto un aggravamento delle formalità di registrazione o di controllo.

L'interesse generale all'informazione

Con sentenza 15 giugno 1972 n. 105 la Corte costituzionale ha stabilito che “Esiste un interesse generale alla informazione - indirettamente protetto dall'articolo 21 della Costituzione - e questo interesse implica, in un regime di libera democrazia, pluralità di fonti di informazione, libero accesso alle medesime, assenza di ingiustificati ostacoli legali, anche temporanei, alla circolazione delle notizie e delle idee”.

In esecuzione di essa con 21 anni di distanza il Decreto Legislativo n. 68 del 9 aprile 2003, emanato in attuazione della direttiva 2001/29/CE “sull'armonizzazione di taluni aspetti del diritto d'autore e dei diritti connessi nella società dell'informazione”, sono state introdotte rilevanti novità nel corpo della Legge n. 633/1941 sul diritto d'autore: due modifiche riguardano il diritto di cronaca e di critica garantito, appunto dall'articolo 21 della Costituzione.

In particolare, con il nuovo testo dell'articolo 65: “La riproduzione o comunicazione al pubblico di opere o materiali protetti utilizzati in occasione di avvenimenti di attualità è consentita ai fini dell'esercizio del diritto di cronaca e nei limiti dello scopo informativo, sempre che si indichi, salvo caso di impossibilità, la fonte, incluso il nome dell'autore, se riportato”.

Anche l'articolo 70 così recitava nella sua versione originaria: “Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera, per scopi di critica, di discussione ed anche di insegnamento, sono liberi nei limiti giustificati da tali finalità e purché non costituiscano concorrenza alla utilizzazione economica dell'opera. Nelle antologie ad uso scolastico la riproduzione non può superare la misura determinata dal regolamento il quale fisserà la modalità per la determinazione dell'equo compenso. Il riassunto, la citazione o la riproduzione debbono essere sempre accompagnati dalla menzione del titolo dell'opera, dei nomi dell'autore, dell'editore e, se si tratti di traduzione, del traduttore, qualora tali indicazioni figurino sull'opera riprodotta: “ Il nuovo testo recita: Il riassunto, la citazione o la riproduzione di brani o di parti di opera e la loro comunicazione al pubblico sono liberi se effettuati per uso di critica o di discussione, nei limiti giustificati da tali fini e purché non costituiscano concorrenza all'utilizzazione economica dell'opera; se effettuati a fini di insegnamento o di ricerca scientifica l'utilizzo deve inoltre avvenire per finalità illustrative e per fini non commerciali”. ”. Due sono le novità: l'introduzione dell'espressione “comunicazione al pubblico”, che ricomprende l'utilizzazione di tutti i mezzi di comunicazione, sia quelli esistenti nel 1941 (giornali e radio) sia quelli introdotti successivamente (tv e web).

Il decreto Urbani

In occasione dell'emanazione del decreto Urbani in tema di lotta alla pirateria informatica era stata sollevata la questione che l'ampiezza delle norme portavano a ledere i principi previsti dall'articolo 21 della costituzione. In sede di conversione del decreto legge le opposizioni ritirarono gli emendamenti presentati a fronte dell'impegno del governo di rivedere in un secondo momento la normativa. La fine della legislatura è giunta prima del mantenimento di questa promessa.

In Italia, inoltre si è ripreso il tema in occasione del dibattito ha visto contrapposto il parlamento Europeo contro la commissione Europea in tema di diritto d'autore e in Italia il dibattito politico era stato il così detto "Decreto Urbani" con la promessa, fino ad ora disattesa, di una sua revisione in senso più permissivo.

L'art. 21 nella Svizzera italofona

Per un caso fortuito, l'articolo 21 della Legge Federale svizzera riguarda la libertà dell'arte, in nome della quale la legge svizzera sul diritto d'autore è molto più permissiva di quella italiana, (ad esempio per scaricare file musicali per scopi non commerciali). Pertanto in Svizzera l'espressione articolo 21 ha assunto non il valore di libertà di stampa, ma di libertà dell'espressione artistica.

Sentenze della Corte Costituzionale

Sentenze sulla libertà di affissione

 

    Sentenza 1 del 1956 della Corte costituzionale

 

Direzione di un periodico

 

    Sentenza 98 del 1968 della Corte costituzionale

 

Sentenze sulla "libertà di antenna"

 

    Sentenza 59 del 1960 della Corte costituzionale. Infondate le questioni di costituzionalità perché l'etere tollera un numero ridotto di canali

    Sentenza 225 del 1974 della Corte costituzionale. Parziale illegittimità delle norme "postali", ma sostanziale legittimità del monopolio via etere

    Sentenza 226 del 1974 della Corte costituzionale. Illegittimità del monopolio via cavo e quindi sua liberalizzazione

    Sentenza 1 del 1976 della Corte costituzionale. Manifestamente infondate le impugnative

    Sentenza 202 del 1976 della Corte costituzionale. Non può essere invocata la limitatezza delle frequenze per quello che riguarda le trasmissioni locali

    Sentenza 420 del 1994 della Corte costituzionale

    Sentenza 466 del 2002 della Corte costituzionale”.

Domenico Salvatore

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