Aggiornamento su agguato mafioso a presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, rafforzata la scorta, Crocetta 'vuole' l'esercito

18.05.2016 22:24

 

Agente ha risposto al fuoco, nessun ferito. Il Presidente, dopo un primo controllo in ospedale, è stato immediatamente dimesso.  E’ scattata la macchina della solidarietà da parte dei cittadini e rappresentanti istituzionali, tra cui anche la Presidenza del Consiglio dei Ministri

 

TORNA L’ALLARME ROSSO IN SICILIA DOPO L’ULTIMO ATTENTATO CONTRO UN UOMO DELLE ISTITUZIONI, IL NUOVO BUSINESS SI CHIAMA “MAFIA DEI PASCOLI”, FINANZIAMENTI E FONDI EUROPEI PER L’AGRICOLTURA, CHE RENDE PIU’ DELLA DROGA

 

Domenico Salvatore

 

Il senatore Giuseppe Lumia ex presidente, in atto membro della Commissione Parlamentare antimafia e la subentrante Rosy Bindi, (“Antoci non deve restare solo”), il procuratore nazionale uscente Piero Grasso ed il subentrante Franco Roberti, in questi mesi hanno ammonito a non abbassare la guardia.

Cosa Nostra, non è stata vinta e nemmeno annichilita, annientata od azzerata. Fermo restando che la vecchia guardia dei capimafia sia al cimitero od in galera; al 41 bis oppure in attesa di giudizio.

I patrimoni dei mafiosi nell’ordine delle centinaia di milioni di euri, se non di miliardi, sono stati sequestrati e confiscati.

Tutta, una serie di operazioni, coronate da successo con la celebrazione dei processi, le condanne ed il carcere, avevano diffuso un cauto ottimismo ed autorizzato un allentamento della pressione.

Le nuove leve del crimine organizzato e le seconde linee, che automaticamente con il vuoto di potere, diventano ‘prime’ ringalluzzite ed arroganti più che mai, hanno alzato il tiro.

Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza, CFS e Polizia Penitenziaria, vigilano e vegliano, i servizi segreti funzionano. Altrimenti ora dovremmo descrivere ben altri scenari.

Tuttavia il ministro degl’interni Angelino Alfano, a dire il vero, si sta prodigando con tutta una serie di iniziative a sostegno delle forze di polizia e delle persone giuridiche nel mirino della malavita; e di provvedimenti antimafia degni di nota.

Il ministro segue da vicino la faccenda e si attendono iniziative anche in sede legislativa, contro la recrudescenza del fenomeno mafioso in Sicilia:”Quello contro il presidente del Parco delle Nebrodi in Sicilia, Giuseppe Antoci, è stato un vero conflitto a fuoco con l'uso anche di bottiglie incendiarie   e occorre esprimere un grazie sentito agli uomini della scorta che hanno evitato drammatiche conseguenze.  Sono cauto quando si parla di togliere la scorta ai servitori dello Stato. Al presidente Antoci, avevamo dato la scorta e ci avevamo visto giusto”.

Intanto è scattata la macchina della solidarietà da Capo Passero al Brennero. Compresa quella dei parlamentari messinesi Ncd, Enzo Garofalo, Nino Germanà e Bruno Mancuso:  “Un agguato mafioso nella nostra Sicilia, oggi più che mai, è uno squarcio al petto di una terra che da anni ormai urla e si ribella contro la prepotenza di un sistema che non può trovare spazio nella nostra Isola. Gente come Antoci è la dimostrazione vivente di questa lotta che ci accomuna tutti, in un unico fronte per la legalità”.

Ad Antoci, oltre alla sempre crescente stima e la riconoscenza per la serietà e severità con cui svolge il suo delicato ruolo, desideriamo manifestare solidarietà fraterna, da siciliani a siciliani; da messinesi a messinesi”

Molto determinato il governatore della Sicilia che parla di "Tentativo di colpo di stato, intervenire come ai tempi del sequestro Moro e dei Vespri siciliani”.

E rincara la dose:” Non bastano più gli strumenti ordinari. Le forze dell'ordine fanno un lavoro eccezionale.

Ogni giorno sono schierate in campo contro ogni forma di crimine, ma adesso serve molto di più: occorre procedere a dei rastrellamenti sui Nebrodi anche con l'esercito. Senza l'intervento della seconda auto con i poliziotti, Antoci e gli agenti sarebbero morti è intollerabile questo controllo del territorio da parte della mafia, che agisce con prepotenza e violenza, mettendo in atto tentativi di colpi di stato come quello di questa notte, ecco perchè serve una risposta forte.

Propongo l'invio dell'esercito nei comuni del Parco dei Nebrodi e perquisizioni a tappeto nelle campagne come ai tempi del sequestro Moro e dei Vespri siciliani".

Il lancio dell’Ansa:”“Un agguato in piena regola su una strada di montagna tra i boschi dei Nebrodi, dove due banditi, intorno all'una di notte, hanno esploso colpi d'arma da fuoco contro l'auto sulla quale viaggiava il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, già da tempo protetto dalla scorta dopo le intimidazioni subite da quando è alla guida dell'ente che gestisce l'area naturalistica del Messinese e si batte, attraverso protocolli di legalità, per sottrarre alla mafia aree utilizzate abusivamente per il pascolo.

Almeno due persone hanno sparato contro l'auto blindata che percorreva la strada da Cesarò a San Fratello e che è stata costretta a una brusca frenata a causa di massi posizionati sulla carreggiata.

Il presidente è stato protetto da un uomo della scorta che con il proprio corpo gli ha fatto da scudo, mentre dietro la blindata si trovava un'altra auto con a bordo il dirigente del commissariato di Sant'Agata di Militello Daniele Manganaro che ha risposto al fuoco mettendo in fuga i banditi.

 

"Il mio grazie va alla Polizia di Stato per avermi salvato la vita. Sono preoccupato ma sereno", ha detto Antoci, accompagnato per precauzione all'ospedale di San Fratello e subito dimesso. Nel conflitto a fuoco nessuno è rimasto ferito.

"Con l'agguato ad Antoci la mafia ha alzato il tiro, lo Stato deve reagire in modo adeguato. Propongo l'invio dell'esercito nei comuni del Parco dei Nebrodi e perquisizioni a tappeto nelle campagne come ai tempi del sequestro Moro e dei Vespri siciliani".

 Lo dice il governatore della Sicilia Rosario Crocetta in conferenza stampa, a Palermo, sull'attentato al presidente del Parco Guseppe Antoci.

"Senza un'adeguata reazione da parte dello Stato all'agguato mafioso contro il presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, passerebbe il messaggio di un via libera alla nuova stagione stragista".

E' quanto afferma il governatore della Sicilia, Rosario Crocetta, in conferenza stampa a Palermo. Per Crocetta "non basta rafforzare la scorta ad Antoci e ai sindaci più esposti nell'area dei Nebrodi perché quello che è accaduto è un atto di guerra di altissimo livello, che non si registrava più da anni in Sicilia".

"Bisogna agire subito - sostiene Crocetta -. Lo Stato deve intervenire con perquisizioni a tappeto che non diano tregua alle famiglie mafiose"

Da alcuni anni alla guida del Parco dei Nebrodi, Antoci ha segnalato il vorticoso giro di denaro in mano alle associazioni mafiose e qualcuno gli aveva spedito dei proiettili come avvertimento. Antoci aveva ricevuto una lettera con esplicite minacce di morte: "Finirai Scannato tu e Crocetta".

Questo primo 'avviso' gli era stato inviato nel dicembre del 2014. Composta con un puzzle di lettere incollate su un foglio a righe, la missiva è stata spedita in una busta gialla indirizzata al Presidente del Parco dei Nebrodi, a Sant'Agata di Militello (Messina). Dopo l'agguato ad Antoci è stata rafforzata la scorta.

Il punto delle indagini - Chi ha organizzato l'agguato al presidente del Parco dei Nebrodi Giuseppe Antoci ha chiuso la strada provinciale con alcuni massi prima che sopraggiungesse la Lancia Thema blindata.

L'obiettivo degli attentatori sembra fosse quello di far scendere dall'auto Antoci e poi sparare contro la vittima. Lo dicono gli investigatori che indagano.

Gli uomini del commando sarebbero stati quattro e uno potrebbe essere rimasto ferito di striscio nel conflitto a fuoco con la polizia.

 E' stato l'agente della scorta di Antoci a salvarlo poichè quando ha visto i massi sulla carreggiata e un'auto messa di traverso ha capito che qualcosa non andava e si è preparato rispondendo al fuoco.

Tracce di sangue sono state trovate dagli investigatori nel luogo dell'agguato fallito nei confronti del presidente del Parco dei Nebrodi, Giuseppe Antoci, e della sua scorta.

Lo ha detto anche il governatore della Sicilia Rosario Crocetta che da stamattina è in costante contatto con Antoci, durante una conferenza stampa a Palermo.

"Il sangue - sostiene Crocetta - sarebbe di uno dei componenti del commando di fuoco rimasto ferito durante la sparatoria".

Intanto, sono numerosi gli attestati di solidarietà giunti dal mondo politico e dall'associazionismo.

"Voglio continuare ad andare avanti non mi fermeranno. E' stata un'esperienza bruttissima e un momento molto delicato per tutti, sia per me che per i ragazzi della scorta che ringrazio così come tutta la polizia e il questore che si sono messi subito a disposizione. Se non fosse stato per loro sarei morto" ha aggiunto”.

Resta da vedere se in questa faccenda c’azzecchi o meno anche la ‘ndrangheta, da più parti chiamata in causa. Non sarebbe una novità e nemmeno una sorpresa.

Il patto di mutua assistenza fra Osso, Mastrosso e Scarcagnosso, i tre mitici cavalieri della Garduña di Toledo è consolidato, cronaca alla mano.

Fatto confermato e sottoscritto dai pentiti, collaboranti o collaboratori di Giustizia, dai confidenti, dai magistrati in conferenza stampa ed anche dai saggisti, scrittori ed antropologi di rinomata fama. In questa storia un posto da protagonista se l'è ricavato il commissario della Polizia di Stato, Daniele Manganaro, che ha salvato la vita al presidente del Parco dei Nebrodi; un gesto, degno di una promozione per meriti distinti sul campo. La sua prontezza di riflessi è degna di Tex Willer. Domenico Salvatore

AGGIORNAMENTO 21 maggio 2016

Son passati i tempi dei mammasantissima, capimafia, padrini e boss di prima e seconda grandezza: Michele Navarra, Luciano Liggio, Totò Riina, Bernardo Provenzano, Masino Buscetta, Bernardo, Enzo e Giovanni Brusca, Michele Greco il Papa, Salvatore Greco l’ingegnere, Salvatore Greco Cicchiteddhu, Salvatore Greco il Senatore, Giovannello Greco il killer, Tano Badalamenti, Totuccio Inzerillo, Stefano Bontate, Nino Giuffrè, Michele Cavatajo Vincenzo a Natale Rimi, Salvatore Giuliano, Gaspare Pisciotta, Angelo La Barbera,  Antonino Sorci, Tommaso Buscetta, Pietro Davì, Rosario Mancino, Salvatore Zizzo, Giuseppe Palmeri, Vincenzo Di Trapani, Serafino Mancuso, Cesare Manzella, Giuseppe Di Cristina, Leonardo Vitale, Salvatore Contorno, Angelo Siino, Nitto Santapaola, Nino e Pippo Calderone, Antonio Geraci, Raffaele Ganci, Calogero e Leoluca Bagarella, Giuseppe Bono, Rosario Spatola, fratelli Miano, Angelo Epaminonda il Tebano, Francesco e Giuseppe Graviano, Pietro Aglieri, Benedetto Spera, Francesco Marino Mannoia, zu Mariano Marchese, zu Gregorio Agrigento, Giovanbattista Tusa, Stefano Calzetta, Piddu e Francesco Madonia, Pippo Calò, Salvatore Montalto, Antonino Matranga, Mariano Troja, Calcedonio Di Pisa, Salvatore La Barbera, Giuseppe Panno, Antonino Salomonte, Lorenzo Motisi, Francesco Sorci, Mario Di Girolamo, Damiano Caruso, Emanuele D’Agostino, Salvatore Lopresti, Salvatore Rizzuto, Gaetano Fidanzati Giuseppe e Rosario Riccobono, Giuseppe Sirchia, Bernardo Diana, Rosario Di Maggio, Salvatore Scaglione, Filippo Giacalone, Nenè Geraci, Giuseppe ‘Pino’ Greco ‘Scarpuzzeddha’, Gerlando Alberti zu Paccarè, Nino Badalamenti, Gigino Pizzuto, Giovanni Scaduto, Giuseppe Di Franco, Angelo e Salvatore Federico,  Girolamo Teresi, Nino e Giacomo Cinà, Antonio Spica, Giovanni Bontate, Carmelo Lo Iacono, Gioacchino Tagliavia, Alfio Ferlito, Salvatore Pulvirenti ‘U Malpassotu, Mario Prestifilippo, Balduccio Di Maggio, Pietro Vernengo, Salvatore Cucuzza, Francesco Bonura e così via. Eredi di Vito Cascioferro, Calogero Vizzini, Giuseppe Genco Russo, Francesco Messina Denaro, Mariano Agate, Francesco Paolo Bontate, Vincenzo Virga, Totò Minore ecc..

Didascalia:Masino Buscetta, Giovanni Brusca,Nino Giuffrè e Pietro Aglieri

 

E quelli, di: Salvatore e Sandro Lo Piccolo, Nino Rotolo, Gianni Nicchi, Mimmo Raccuglia, Matteo Messina Denaro, Nino Spera, Giulio Caporrimo, Salvatore Adelfio, Salvatore Freschi, Benedetto e Sandro Capizzi, Pietro Tagliavia, Giovanni Asciutto, Giuseppe Giuliano, Mariano Marchese e Gregorio Agrigento, Antonio e Filippo Adelfio; Antonino, Benedetto, Pietro e Salvatore Capizzi; Antonio Carletto, Pietro e Stefano Di Blasi.

Ora, ci sono i nuovi boss, più spietati e sanguinari “Al setaccio l'area dei Nebrodi con cinquanta carabinieri di Messina, fonte Ansa, oltre ai colleghi dello squadrone eliportato "Cacciatori" di Vibo Valentia (specializzato nella ricerca di latitanti e nei controlli in zone impervie). Proprio due giorni fa il presidente del parco naturalistico, Giuseppe Antoci, è scampato a un attentato. I controlli si concentrano nei comuni di Caronia, San Fratello e Cesarò con serrati controlli in casolari e numerosi posti di blocco anche su strade secondarie.

Tuttavia, lo Stato, impegnato nel monitoraggio quotidiano dell'evoluzione di Cosa Nostra, sorveglia e vigilia attentamente ogni possibile variazione. Comunque delle tre mafie, in questo momento è quella che dà meno preoccupazioni. Ma, ne dà.

Il ministro dell'Interno, Angelino Alfano, a Sant'Agata di Militello (Me) dove presiede il comitato per la sicurezza, ha annunciato l'arrivo nel territorio di dodici pattuglie anticrimine. Tre domani e nove lunedì. "E lunedì - ha sottolineato - è il giorno dell'anniversario di Giovanni Falcone: non è un caso". La mafia, ha detto ancora, ha compiuto "un ulteriore attacco allo Stato, ma questa volta hanno perso la sfida" ha sottolineato. Si tratta di circa una quarantina tra uomini e donne delle forze di polizia che rafforzeranno il presidio di sicurezza. Le pattuglie saranno composte ognuna da tre unità, appartenenti ai Reparti prevenzione crimine, la struttura del Dipartimento che assicura un supporto alle strutture territoriali della Polizia.”

Domenico Salvatore

 

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