A VOLTE RITORNANO, BOVA MARINA CELEBRA IL MITO DI MARIO CAPANNA

08.12.2015 10:33

MA BOVA MARINA, CELEBRA IL MITO DI MARIO CAPANNA, POLITICO, SCRITTORE, SAGGISTA, ANTROPOLOGO, STORICO E CRITICO

Domenico Salvatore

Romolo Perrone (‘Storie d’un impegnato’, editore Ipoc Milano 2015) si è cimentato in un arduo compito. Canonizzare e celebrare il cattocomunista Mario Capanna, un’icona dei mitici Anni Sessanta…Il Sessantotto, la contestazione giovanile, il Movimento studentesco, la Crisi di Cuba, l’invasione della Cecoslovacchia, la Beat Generation, gli hippy, I Beatles, la minigonna, Elvis Presley, John Kennedy, papa Giovanni XXIII°, Jack Kerouac, Tutto il calcio minuto per minuto, Tribuna politica, Non è mai troppo tardi, il Twist, il cielo in una stanza di Gino Paoli, Modugno e Claudio Villa, Marilyn Monroe, “Spaghetti western” di Sergio Leone, lo scudetto della Fiorentina di Bruno Pesaola, Felice Gimondi e Gastone Nencini vincono il Tour de France, il boom della Barbie, le conquiste spaziali, jimi Hendrix, il fenomeno Lucio Battisti, Fabrizio De Andrè, Pink Floyd, Piazza Fontana, il megaraduno di Woodstock e via di seguito. Bova Marina per l’occasione, ha indossato l’abito delle cerimonie, come l’uomo in frac, celebrato da ”Mister Volare”…Ha il cilindro per cappello/due diamanti per gemelli/un bastone di cristallo/la gardenia nell'occhiello/e sul candido gilè/un papillon, un papillon di seta blu/…”. Mario Capanna, e sprofondi, a ridosso delle Olimpiadi di Roma. L’onda dei ricordi, va in pressing: Melius abundare quam deficere. Gli attempati, non faranno fatica alcuna a ricordare quei mitici Anni Sessanta. E Settanta. Per associazione di idee (un luogo, una persona, un animale, una cosa, un avvenimento, un evento ecc.), riaffiora quell’indelebile, favoloso passato, fatto di conquiste storiche. Infandum regina iubes renovare dolorem. E di personaggi, che hanno segnato la Storia… Come: Papa Giovanni XXIII, Papa Paolo VI, Lyndon B. Johnson, Richard Nixon, John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King, Nikita Sergeevič Chruščёv, Fidel Castro, Leonid Il'ič Brežnev, Charles de Gaulle, Konrad Adenauer, Ludwig Erhard, Harold Macmillan, Alec Douglas-Home Harold Wilson, Francisco Franco, Gamal Abd el-Nasser, David Ben-Gurion, Levi Eshkol, Mao Tse-tung, Kim Il-sung, Indira Gandhi, Sophia Loren, Gina Lollobrigida, Brigitte Bardot, Elvis Presley, Marilyn Monroe, The Rolling Stones, The Beatles; per citare i più gettonati. Gli anni 1960, comunemente chiamati Anni Sessanta, sono il decennio che comprende gli anni dal 1960 al 1969 inclusi. Gli eventi, invenzioni e scoperte, fonte Wikipedia…1960-John Fitzgerald Kennedy e Nikita Sergeevič Chruščёv furono i protagonisti della guerra fredda e poi della distensione; ottengono l'indipendenza diciassette colonie africane;in Sri Lanka, Sirimavo Bandaranaike, leader dell'LSFP, è la prima donna al mondo ad essere eletta alla carica di primo ministro; saltano gli accordi economici tra USA e Cuba che ne stipula di nuovi con l'URSS; un terremoto uccide un terzo della popolazione di Agadir in Marocco; il terremoto più forte del XX secolo si abbatte sul Cile con magnitudo 9,5. Il maremoto generato dalla scossa tellurica, oltre a distruggere tutti i villaggi lungo 800 km di costa, percorre 17.000 km e arriva fino in Giappone, dall'altra parte dell'Oceano Pacifico; inaugurazione della XVII olimpiade a Roma;1961-la concessione dell'indipendenza all'Algeria da parte della Francia provoca un tentato colpo di Stato organizzato dai generali ultranazionalisti ma che viene stroncato senza pietà dal presidente Charles de Gaulle; il 20 gennaio John Fitzgerald Kennedy diviene il 35º presidente statunitense. Con i suoi 43 anni è il secondo più giovane inquilino della Casa Bianca e propone le ambiziose sfide della "nuova frontiera" che conquistano gli americani; il 12 aprile l'astronauta sovietico Jurij Gagarin è il primo uomo a compiere un volo spaziale; ad agosto i sovietici iniziano la costruzione del muro di Berlino;1962-I'11 ottobre papa Giovanni XXIII pronuncia il Discorso della luna; si sviluppano le prime forme di Pop art; viene pubblicato il primo 45 giri dei Beatles: Love Me Do; Marilyn Monroe il 4 agosto viene trovata morta nella camera da letto della sua casa di Brentwood, a Los Angeles, all'età di trentasei anni a causa di un'overdose di barbiturici;1963-Unione Sovietica e Stati Uniti d'America firmano un accordo per la sospensione dei propri esperimenti nucleari. Ma Francia e Cina non aderiscono e lanciano le proprie bombe atomiche nel 1964 e nel 1965; Martin Luther King marcia pacificamente su Washington, chiedendo insieme ad altre 200.000 persone, l'integrazione razziale. Il 28 agosto tiene lo storico discorso "I have a dream"; il 22 marzo Esce Please Please Me, il primo album dei Beatles; il 3 giugno muore papa Giovanni XXIII, che nonostante la breve durata del suo pontificato è stato uno dei pontefici più amati. Gli succede Giovanni Battista Montini che assume il nome di Paolo VI; Milano il 7 settembre Alessandro Mazzinghi conquista la corona di campione del Mondo dei Medi junior contro l'americano Ralph Dupas; Marilyn Monroe il simbolo della bellezza, muore nel 1962;il 9 ottobre, un'enorme frana fa traboccare il bacino della diga del Vajont, la cui enorme ondata distrugge Longarone e altri paesi della valle. Muoiono 2000 persone. Si parlerà di disastro annunciato, in quanto la pericolosità geologica della zona era a conoscenza della ditta costruttrice; il 22 novembre a Dallas, Texas (Stati Uniti) viene ucciso John Fitzgerald Kennedy, 35° presidente degli Stati Uniti d'America;1964-Nikita Sergeevič Chruščёv viene esautorato; gli succede Leonid Il'ič Brežnev (in carica fino al 1982);l'Inghilterra cede, dopo una lunga guerra (rivolta dei Mau-Mau) e concede l'indipendenza a Kenya, Malawi, Tanzania; proseguono le guerre civili in Congo e in Biafra. L'intervento dei caschi blu delle Nazioni Unite, non riesce a cambiare le cose;viene incarcerato in Sudafrica Nelson Mandela; viene fondata a Gerusalemme, l'Organizzazione per la Liberazione della Palestina; l'inglese Mary Quant inventa la minigonna, che suscita scandalo ma conquista subito le nuove generazioni; inaugurazione della diga di Assuan;1965-vengono inviate truppe americane nel Vietnam del Sud; viene assassinato Malcolm X, mentre viene arrestato Martin Luther King; Papa Paolo VI chiude solennemente l'8 dicembre il Concilio Vaticano II; nell'ottobre viene inventato il primo "personal computer", dalla Olivetti;viene inaugurato il traforo del Monte Bianco.1966-negli Stati Uniti, Ronald Reagan del Partito Repubblicano viene eletto governatore della California; in Cina, Mao Tse-tung crea il movimento delle guardie rosse a sostegno della grande rivoluzione culturale; inizia in Bolivia la guerriglia contro la dittatura di Barrientos. La rivolta è capeggiata dal cubano di origine argentina Ernesto Guevara, detto Che; la signora Indira Gandhi diventa il primo ministro dell'India; il 4 novembre 1966 l'Arno straripa su Firenze;1967- in Grecia, con un colpo di Stato, si instaura una dittatura di destra, guidata dal colonnello Georgios Papadopoulos;1º giugno esce Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band, 8º album dei Beatles, che diventò il più famoso album della storia del rock nonché il primo concept album della storia; in seguito alla vittoria nella guerra dei sei giorni, Israele sconfigge una coalizione composta da Egitto, Siria, Giordania, Arabia Saudita e occupa l'intera Palestina; Francisco Franco ratifica la legge di successione che porterà Juan Carlos di Borbone a diventare, nel 1975, re di Spagna; il Principato di Sealand dichiara unilateralmente la propria indipendenza; Ernesto Guevara più noto come Che Guevara, El Che, Il Che o più semplicemente Che, viene ucciso il 9 ottobre dall'esercito boliviano. È stato un rivoluzionario e guerrigliero argentino; il Lorraine motel, luogo dove avvenne l'assassinio di Martin Luther King;1968-scoppia in Cecoslovacchia la "primavera di Praga". Alexander Dubček diventa segretario del partito e lancia la sua idea di un "comunismo dal volto umano" dissociandosi dal regime sovietico. Ad agosto i carri armati del Patto di Varsavia invadono il paese e riportano la "normalità". Il giovane Jan Palach si darà fuoco per protesta in piazza San Venceslao a Praga; il 4 aprile viene assassinato Martin Luther King. Pochi mesi dopo, il 6 giugno 1968, a Los Angeles, viene ucciso anche Robert Kennedy, candidato alle presidenziali; a marzo i Viet Cong lanciano l'"offensiva del Tet" con accaniti bombardamenti su Saigon. Gli Stati Uniti sono costretti ad avviare trattative con il Vietnam del Nord; il 6 novembre, Richard Nixon viene eletto presidente degli Stati Uniti; le truppe nigeriane occupano il Biafra. Esplode un conflitto che durerà diversi anni e che provocherà moltissime morti fra i civili a causa della fame e della carestia. La popolazione lascia in massa il paese; negli Stati Uniti, esplode il "fenomeno hippy": gruppi di giovani, animati da ideali pacifisti e anarchici, propongono il ritorno alla natura e protestano contro la guerra del Vietnam; la contestazione studentesca dilaga in tutt'Europa: a Parigi, esplode il "maggio francese", accanto agli studenti, protestano gli operai. Charles de Gaulle usa l'esercito per reprimere le manifestazioni, attirandosi l'accusa di "fascista", ma alle successive elezioni è rieletto con una maggioranza schiacciante; in tutt'Italia si susseguono le contestazioni studentesche ed operaie che poi prenderanno il nome di "Sessantotto". Gli studenti occupano le principali università italiane e a Valle Giulia, Roma, presso la facoltà di architettura avvengono scontri durissimi fra gli studenti e la polizia. Nascono numerose organizzazioni alla sinistra del PCI, la cosiddetta "sinistra extraparlamentare" che accusano il partito comunista di aver abbandonato la strada della rivoluzione; Milano 26 maggio San Siro Alessandro Mazzinghi riconquista il titolo di campione del Mondo WBA-WBC contro il coreano Kim Soo Ki; Neil Armstrong. Il primo uomo sulla luna nel 1969;1969-il 30 gennaio i Beatles si esibiscono per l'ultima volta sui tetti della Apple Corps; il 1º febbraio viene effettuato il primo volo del quadri-jet Boeing 747; il 21 luglio gli astronauti americani Neil Armstrong e Buzz Aldrin sono i primi uomini a raggiungere la Luna; iniziano ad Helsinki i primi colloqui fra Stati Uniti d'America e Unione Sovietica per la limitazione delle armi strategiche; a Woodstock, vicino a New York, si tiene un imponente raduno di hippy e vi si organizza per l'occasione un grande concerto che resterà nella storia della musica; il 1º settembre Mu'ammar Gheddafi sale al potere in Libia in seguito a un colpo di Stato militare; in ambito televisivo il 13 settembre viene creato Scooby Doo uno dei cartoni animati più famosi ancora oggi; costruzione del primo prototipo dell'aereo supersonico per il trasporto civile Concorde;Musica-Nascono i Beatles, che sono diventati uno dei maggiori esponenti della musica degli anni sessanta. Nel 1963 esce il primo album dei The Beatles, intitolato Please Please Me e riscuote un ottimo successo. Dal 1964 al 1967 inizia il fenomeno della British invasion, maggiori rappresentanti di questo periodo sono stati gruppi come The Beatles, The Rolling Stones, The Who, Led Zeppelin, ecc.Nel 1964 nasce il duo Sonny & Cher. Nel 1969 si svolge a Bethel (New York) l'epocale festival di Woodstock, culmine della controcultura hippy del decennio. Le esibizioni di artisti come Jimi Hendrix, Joan Baez, Janis Joplin e gli Who entreranno negli annali della storia della musica. Cinema-Il cinema statunitense inizia a prevalere in tutto il mondo e il film che ha avuto più importanza e successo in questo decennio è stato Tutti insieme appassionatamente, uscito nel 1965; ma proprio nello stesso periodo, in buona parte del decennio fin verso la sua fine, subirà un momento di crisi per motivi di varia natura, soprattutto di pubblico, da cui si svilupperà la cosiddetta Nuova Hollywood, inaugurata nel 1967 con film come Il laureato e Easy Rider. Nel 1962 il musical West Side Story vince 10 premi Oscar. Nello stesso anno debutta sul grande schermo la serie dell'agente 007. Altri film che hanno avuto grande successo negli Anni Sessanta sono stati: Psyco2001: Odissea nello spazio, Mary Poppins, Colazione da Tiffany, Tutti insieme appassionatamente, Il pianeta delle scimmie, Il libro della giungla, Il laureato, La Pantera Rosa, Gli uccelli, Spartacus, Easy Rider. Inaugurazione dello spaghetti-western con ‘Per un pugno di dollari’ di Sergio Leone.Politica-Nel mondo della politica in questo decenni spiccano il presidente John Fitzgerald Kennedy, assassinato il 22 novembre 1963. Martin Luther King sostenitore dei Diritti civili, anch'egli assassinato, e Lyndon B. Johnson.Scienza-La Corsa allo spazio tra gli Stati Uniti d'America e l'Unione Sovietica ha dominato nei primi anni sessanta. Il primo uomo nello spazio, Yuri Gagarin, viene lanciato il 12 aprile 1961 sulla Vostok 1. Il giorno 20 luglio del 1969 avviene il primo allunaggio dell'essere umano. La prima missione fu l'Apollo 11 comandata dal celebre Neil Armstrong.Nel 1967 in Sudafrica viene effettuato da Christian Barnard il primo trapianto di cuore.Questo decennio è ricco di innovazioni come per esempio il primo videogioco per computer inventato nel 1962 che si chiama Spacewar! (vedi Videogiochi negli anni sessanta), il Dual-tone multi-frequency per i telefoni, Sketchpad uno dei primi programmi utilizzati di grafica per computer, il mouse, i primi registratori a cassette e videoregistratori, i primi sportelli automatici per il prelievo di contanti nelle banche e molto altro. Nel 1960 la rete radiofonica americana KDKA-FM esegue le prime trasmissioni in Modulazione di frequenza. Nello stesso anno viene costruito il primo laser. Nel 1968 la Honda produce la CB 750, la prima Superbike.

 

 

Un convegno dietro l’altro, a tamburo battente, nel tempio della cultura. Questo è diventato l’IRSSEC di Bova Marina, piccola, grande capitale del sapere e della nozione. Fu fondata da Monsignor Dalmazio D'Andrea, vescovo di Reggio-Bova, come ricorda Wkipedia, quando attorno al 1870, comprò dal Regio Demanio una striscia di terra costeggiante il torrente Siderone e in mezzo alla campagna disabitata. D'Andrea divise il terreno acquistato dal demanio, e lo regalò ai contadini che volevano scendere dalla montagna, formando così un piccolo agglomerato urbano. Bova Marina, sorge su antichi insediamenti ebraici, bizantini e grecanici, i cui resti sono tutt'oggi visibili nelle zone circostanti. Nel 1908 con Regio Decreto viene dichiarato comune autonomo. In quegli stessi anni arrivò la ferrovia. Già dai primi anni della sua storia, Bova Marina era un polo di attrazione commerciale: infatti ogni mese si teneva una grossa ed importante fiera del bestiame e dei prodotti realizzati dagli artigiani. Durante la Seconda guerra mondiale Bova Marina fu duramente bombardata dagli americani in cerca dei tedeschi, in fuga verso le montagne. Nel dopoguerra, con l'alluvione che colpì la zona della Bovesia molti, soprattutto gli abitanti di Roghudi Vecchio, Bova e gli altri centri dell'area, abbandonarono i propri paesi e scesero a insediarsi a Bova Marina, che vide un notevole incremento demografico.Statua bronzea della Madonna del Mare. Negli anni sessanta, venne posta sul promontorio di Capo San Giovanni d'Avalos la statua della Madonna del Mare, opera dello scultore Celestino Petrone (che tra le sue opere annovera l'altare maggiore della Chiesa di Santa Maria delle Grazie a San Giovanni Rotondo), statua che è molto venerata dalla popolazione. Nel 2008 a Bova Marina ricorre il centenario della dichiarazione di comune autonomo. Monumenti e luoghi di interesse. Di particolare importanza, per la sua rarità, è un insediamento ebraico, posto nella vallata del San Pasquale, dove si trovano i resti di un'antichissima sinagoga con un importante mosaico (IV secolo d.C.). Nella stessa area si ritrovano un'ampia struttura romana (I-IV secolo d.C.) e la chiesetta bizantina della Panaghia (detta la "Tutta Santa"). In località Apàmbelo, su un colle raggiungibile solo a piedi, insistono le mura perimetrali e l'abside della chiesetta, anch'essa bizantina di S. Niceto del X secolo, insieme a resti dell'età del bronzo e di abitazioni monastiche medievali. In epoche più recenti, dalla conquista normanna in avanti (X-XII secolo d.C.) il centro più importante del territorio divenne Bova - Chora, arroccata su una poderosa rupe a oltre 900 metri di altitudine, da cui l'attuale abitato in marina ha poi nuovamente tratto origine. La parte più antica di Bova Marina, posta intorno all'attuale via Borgo, si sviluppò nel XIX secolo, quando il vescovo mons. Dalmazio D'Andrea acquistò dal demanio dei terreni in prossimità del Torrente Siderone e li concesse gratuitamente ai contadini che accettavano di trasferirvisi. Durante i lavori di ammodernamento della strada statale lungo la vallata del torrente San Pasquale vennero casualmente alla luce nel 1986 i resti di una sinagoga del IV secolo. Il sito è quello di un piccolo villaggio sulla costa ionica da identificarsi con ogni probabilità con l'antica Scyle. L'edificio era formato da due ambienti quadrati, il primo con funzione di vestibolo. Nella sala si preserva il pavimento a mosaico che entro un bordo con motivo di foglie e frutti contiene sedici riquadri con disegni geometrici (la rosetta e ll cosiddetto "nodo di Salomone)" che lasciano spazio ai simboli della menorà (al centro), dell'ethrog e dal ramo di palma (a destra) e dello shofar (a sinistra). Cenni storici. L’idea di chiamare i Salesiani a Bova Marina (una cittadina 43 Km da Reggio Calabria) fu di monsignor Raffaele Rossi, fonte www.donboscoalsud.it, il quale fu vescovo di Bova negli anni 1895 –1899, uomo dalla mente aperta alle nuove esigenze. Appena arrivato a Bova e vedendo la distanza dalla marina, monsignor Rossi pensò di stabilire come centro della sua azione Bova Marina. Qui vi era già il seminario nella zona “Spina Santa”, costruito dal vescovo predecessore, monsignor Rozzolino, che aveva costruito anche l’Episcopio. Monsignor Rossi chiese al Superiore Generale, don Michele Rua, beato e I° successore di Don Bosco, che mandasse i suoi salesiani per il seminario. Dopo alcune visite e trattative da parte del Superiore il 24 luglio 1897, ci fu la firma della convenzione tra monsignor Rossi e don Rua con cui fu stabilito che sarebbero arrivati i Salesiani e avrebbero preso la direzione del seminario. Così nell’ottobre 1898 ebbe l’incarico di direttore della casa don Giovanni Motta. Don Motta, un salesiano di Brescia, che aveva ricevuto la veste proprio da Don Bosco, arrivò con tre chierici alle 9.00 di sera del 20 ottobre 1898 a Bova Marina, attraversò a piedi la zona che intercorreva tra la stazione ferroviaria e il seminario dell’Immacolata Concezione. L’opera fu tanto cara a don Rua che visitò più volte l’istituto per infondere coraggio e fiducia. La vita nel seminario era molto austera. I Salesiani avevano tutte le scuole, dalle elementari alla teologia e, quindi, portavano il seminarista fino all’ordinazione sacerdotale. Dagli inizi fino al 1906 vi erano tutti questi corsi frequentati sia da chierici della diocesi e sia da alcuni salesiani, tra questi don Piscitello, don A. Fasulo (che poi ha girato molto per far conoscere don Bosco attraverso films e lungometraggi). Ritornando alla vita di quel tempo, bisogna dire che Salesiani e seminaristi non hanno mai avuto né luce elettrica né acqua portata con l’acquedotto, ci si serviva dell’acqua piovana raccolta in cisterne e per bere veniva un asinello e la portava con i barili. Naturalmente non avevano né parrocchia né oratorio però invitavano gli abitanti a frequentare il teatro dove facevano molte rappresentazioni (commedie, farse, drammi). Fu questo il primo modo che i Salesiani usarono per farsi conoscere. Poi nel 1911 venne su il primo oratorio, l’oratorio S.Emilio, e poco a poco si organizzarono i Cooperatori Salesiani, gli Ex allievi… Per circa cinquant’anni dal 1908 al 1946, i Salesiani abitarono nel seminario. Però questo era in condizioni fatiscenti per i danni subiti dal terremoto del 1908 e dai bombardamenti del 1943. Non potendo restare lì i Salesiani con a capo don Alessi, dal 1947 alloggiarono in una casa privata. I bovesi per evitare che i Salesiani se ne andassero da Bova Marina, raccolsero dei fondi e chiesero al dottor Pugliatti il suolo per costruire una nuova Opera. E così tra il 1949 e il 1950 fu costruito il nuovo Istituto l’attuale oratorio Salesiano. In questo edificio oltre l’oratorio vi era la scuola media frequentata da ragazzi esterni di Bova Marina e paesi limitrofi. La scuola Salesiana funzionò fino al 1962. Nel 1962 fu direttore-parroco don Giacomo Manente e in questi anni si avviò la costruzione del Tempio “Don Bosco” , di un nuovo seminario, di una nuova casa vescovile (l’attuale canonica) e del teatro dell’oratorio. Poi con l’arrivo del vescovo di Bova, monsignor Aurelio Sorrentino (dal 1962 al 1966) si inaugurò il monumento bronzeo della Madonna del mare. Nel rievocare le vicende della Comunità Salesiana a Bova Marina in questi anni vengono sottolineate le doti umane e religiose di tanti Salesiani che si sono susseguiti nell’Opera salesiana bovese. Il più illustre è senz’altro don Luigi Mathias, giovane assistente dei seminaristi negli anni 1908-1911, il quale in seguito fu arcivescovo a Madras in India. Poi si possono ricordare don Alessi, don Manente, Monsignor Giuseppe Cognata, fondatore delle Salesiane Oblate del Sacro Cuore, e così via… Essi “ seminavano ovunque con la pratica genuina di don Bosco”.

 

Altro discorso è stato il centro AISM. Era nato per ospitare un importante centro sanitario in cui i numerosi malati di sclerosi multipla avrebbero potuto ricevere le cure  ed inoltre, i disabili che si sarebbero sottoposti ai cicli terapici avrebbero potuto sostare presso i locali della struttura insieme alle proprie famiglie.  Nel 2001 l'ex convento viene definitivamente destinato dal Comune di Bova Marina in comodato gratuito all'AISM (Associazione Italiana Sclerosi Multipla) che ci vorrebbe realizzare un centro per la promozione dell'autonomia e del turismo sociale. Ballano diversi milioni di euri, compresi quelli della Regione Calabria; in mezzo anche la Comunità Montana del Versante Jonico Meridionale, Capo Sud. E’ sotto gli occhi di tutti, la vicenda giudiziaria, seguita allo scandalo degli anni scorsi.  Mario Capanna a Bova Marina. Come Vittorio Sgarbi. Qualche anno fa, sarebbe stato impensabile. Impossibile. Un grosso personaggio della politica nazionale; della dittatura del proletariato, del ‘Movimento Studentesco’ milanese; della Contestazione studentesca tout court. Un proscenio internazionale addirittura. La dittatura del proletariato. Regime politico, teorizzato da Marx e ripreso da Lenin, il quale affermò come necessaria, nella fase di transizione dal capitalismo al socialismo, la presa del potere politico da parte delle organizzazioni operaie per distruggere gli apparati statali della borghesia. Stalin affermò che essa era stata realizzata in Urss accentuandovi il ruolo dirigente del Partito comunista. E sei catapultato, sull’onda dei ricordi della così detta “Prima Repubblica’, nel passato, nemmeno troppo remoto, ma già così lontano.

Dici, Mario Capanna, leader della beat generation milanese, vicina alle idee comuniste, che ha superato il livello del successo per arrivare a quello di notissima icona sociale; cominci con la ribellione nelle piazze, al conformismo alienante della società dei consumi, al segregazionismo e alla disperazione del proletariato bianco agricolo, l'opposizione alla guerra del Vietnam, gli Hippy di Berkeley e Woodstock (Tra gli autori di riferimento: Jack Kerouac, Lucien Carr, Allen Ginsberg, William Burroughs, Gregory Corso, Neal Cassady, Gary Snyder, Lawrence Ferlinghetti, Norman Mailer) e finisci…in illo tempore del movimento studentesco, della contestazione; un fenomeno che ha preso le mosse sul finire degli Anni Sessanta; ricordati appunto, come gli anni della contestazione. Nell’iconografia ufficiale, l’  eskimo, una camicia a scacchi, una lunga sciarpa di maglia, un berretto di tela con visiera, jeans a zampa d'elefante e scarpe pesanti tipo anfibio militare. Il look, è completato da vistosi baffi e capelli lunghi. Un movimento, che storicamente, su un piano prettamente sociale e politico ha investito molti Paesi compresa l'Italia, quali gli Stati Uniti (Guerra del Vietnam e battaglie per i diritti civili), la Francia, la Germania e i Paesi Bassi (rivendicazioni studentesche). Caratterizzato da un insieme di rivolgimenti sociali e culturali, fondati su un insieme di princìpi egualitari e libertari estremamente radicali, che toccò Paesi con culture e regimi politici estremamente differenti tra loro (dal Socialismo al Comunismo e all'Anarchismo). A slogan contro la guerra del Vietnam e inneggianti ad alcune icone del pensiero rivoluzionario, come Mao Tse Tung, Ho Chi Minh, Lenin, Martin Luther King e Che Guevara, si accompagnava il disagio sociale di un'intera generazione, assai numerosa, che, per la prima volta nella storia, si preparava ad entrare in massa nel mondo del lavoro, senza voler subire la repressione delle generazioni che l'avevano preceduta. I mezzi di comunicazione di massa come il telefono, la radio, la televisione, il computer, il cinema, hanno fatto scoprire agli globalizzati pellicole cult movie come” Gioventù bruciata”, galvanizzata da Jim Stark (James Dean) di storia di un brusco e doloroso passaggio all'età adulta. Leaders riconosciuti tra gli altri, anche: Oreste Scalzone, Mario Capanna, Franco Piperno, Toni Negri, Adriano Sofri, Guido Viale, Mauro Rostagno, Marco Boato, Angelo Caria e Salvatore Toscano detto Turi (Acireale, 8 novembre 1938 –24 marzo 1976). Salvatore Toscano. É stato un politico italiano esponente di rilievo del '68. Aderisce nel 1957 al Movimento giovanile socialista di Catania e fa riferimento all’insegnamento di Rodolfo Morandi. Quando nel 1963 la sinistra socialista fonda il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), Toscano si impegna per la sua costruzione e consolidamento dal 1964 al 1967. Dirige dapprima la Federazione di Crotone e poi quelle di Catanzaro e di Frosinone. Nell'autunno del 1967, fonte Wikipedia, si iscrive alla facoltà di filosofia dell’Università Statale di Milano dove vive l’esperienza della contestazione studentesca del '68, diviene dirigente del Movimento Studentesco che contribuisce a sviluppare in maniera decisiva e fonda il Movimento Lavoratori per il Socialismo di cui è segretario fino al 1976.In netta contrapposizione con altri leader della contestazione, sostenne l’importanza della cultura e dello studio, contro la dequalificazione della scuola, contro il 6 politico e si oppose energicamente alle insorgenti derive del terrorismo. Ma l’onorevole Mario Capanna, nato e cresciuto all’ombra della regola benedettina ‘Ora, labora et lege’, eroe di tante battaglie di civiltà, scripta manent, verba volant, non ha prediletto certamente un’esistenza di bagordi, crapula, sciala e fa’ festa…  Edamus, bibamus, gaudeamus! È stato sempre con il povero per il povero. Collegato alla dittatura del proletariato. La dittatura del proletariato è un concetto espresso da Karl Marx e Friedrich Engels per la prima volta nel 1852, nella lettera a Weydemeyer, e nel 1875, nella Critica del Programma di Gotha, per riferirsi alla situazione sociale e politica che si sarebbe instaurata immediatamente dopo la rivoluzione proletaria. La dittatura del proletariato rappresenta una fase di transizione in cui il potere politico è detenuto dai lavoratori, nella costruzione di una società senza classi e senza Stato (comunismo).

 

 

Con "dittatura del proletariato" o "dittatura rivoluzionaria del proletariato" Marx ed Engels intesero quindi una misura politica temporanea e necessaria per la transizione al comunismo compiuto, una fase dove il potere proletario avesse avuto modo di agire liberamente nel riorganizzare i rapporti di proprietà e di produzione della società capitalista, con necessari interventi dispotici qualora la situazione lo avesse richiesto (espropriazione della proprietà fondiaria, requisizioni di siti produttivi ecc.). Una fase di "poteri straordinari" transitoria che sarebbe cessata una volta raggiunte le condizioni necessarie per la gestione comunista della società. Insieme alla fine della dittatura del proletariato sarebbe cessata anche la funzione principale dello Stato nell'ottica marxista; ovvero quella dell'oppressione di una classe sull'altra. Infatti il proletariato, una volta appropriatosi del controllo dello Stato, avrebbe attuato per la prima volta nella storia un'oppressione della maggioranza popolare sulla minoranza (la borghesia), continuando a sfruttare lo Stato come strumento di oppressione di classe. Una volta eliminate le condizioni, che determinavano la divisione in classi della società (il modo di produzione capitalistico) la dittatura del proletariato come dittatura di classe non avrebbe più avuto ragione d'essere, esattamente come lo Stato, inteso appunto come strumento di oppressione. Questo processo, avrebbe portato alla realizzazione del "superamento dello Stato" (Aufhebung des Staates) ed alla sua progressiva estinzione, condizione necessaria per il comunismo. Secondo la scuola stalinista, la dittatura del proletariato ha avuto la sua realizzazione storica nell'Unione Sovietica ed i suoi paesi satelliti, nel periodo dal 1917 al 1989. Tuttavia, i poteri straordinari furono spesso assunti da una sola persona o da una casta burocratica, e la struttura statale non rappresentava in alcun modo gli interessi della classe lavoratrice tanto da escluderla da qualsiasi processo di partecipazione politica rilevante. A questo riguardo, vale la pena notare quella parte della scuola marxista (ad esempio, Trotsky, Bordiga) che, in antitesi ed in lotta con lo stalinismo, ha sempre combattuto l'idea che i paesi del "socialismo reale" rappresentassero una forma avanzata di società che conducesse al comunismo, e che anzi rappresentassero invece un'ennesima forma di dittatura sul proletariato. D'altro canto, è d'opinione marxista-leninista che in paesi come l'Unione Sovietica, almeno per un certo periodo di tempo, la classe operaia abbia effettivamente detenuto il potere. Come andarono a finire le cose è sotto gli occhi dei politici e della historia, magistra vitae. Costituiscono anche oggi, oggetto di dibattito. Unusquisque faber est fortunae suae. Mario Capanna è anche uno scrittore, saggista, antropologo e storico ma anche critico. Ha scritto fra l’altro:’ Formidabili quegli anni, Lettera a mio figlio sul Sessantotto, L’Italia viva, Il Fiume della prepotenza, Verrò da te, Coscienza globale, Il sessantotto al futuro, Per ragionare’. Ma c’è qualcuno, che ha scritto un libro su di lui; su Mario Capanna. Giovanni Palamara, ha insistito perché venisse presentato anche a Bova Marina. Rientra nel programma elettorale, stilato dal sindaco ed esposto in campagna. Un Comune che da sempre ha puntato sulla cultura. Diceva Marco Tullio Cicerone che…”I libri sono l'alimento della giovinezza e la gioia della vecchiaia”. Sia per l’autore che per l’attore protagonista. Il veni, vidi, vici di Mario Capanna, di cui diremo più sotto, in occasione della presentazione di un libro sulla sua persona…” Dalla resistenza contro le derive sociali e politiche alla difesa dei diritti fondamentali dell'uomo, dall'attività parlamentare all'incontro e confronto costanti con studenti e giovani, dalle missioni di pace a quelle ecologiste, dalla tutela della biodiversità all'apicoltura, dall'attività di saggista a uomo del dialogo e del confronto con credenti e non credenti... le "storie" dell'impegno di Mario Capanna attraversano e incrociano la storia da oltre cinquant'anni. Oggi, si legge in www.ibs.it che di anni ne ha settanta, le comuni vie d'uscita da lui prospettate non smettono di dare impulso e speranza alla coscienza delle nuove generazioni. Il seminario di studi sul libro avviene all’IRSSEC, nell’auditorium. Ci sono ben pochi giovani in aula, ma in compenso assistono tante chiome canute, nostalgici delle ‘Belle Epoque’ berlingueriana. Intanto, tre sindaci. L’attuale, Vincenzo Crupi e l’ex Lillo Rodà ed il già sindaco di Caulonia, Ilario Ammendolia, ribattezzato “Penna di falco”; la grinta di “Cheyenne” in  ‘C’era una volta il West’. Oltre all’autore, Romolo Perrone. Rompe il ghiaccio, il primo cittadino boviciano…Mario Capanna, non ha bisogno di presentazioni…, Lillo Rodà, sta sui carboni accesi. Gli hanno mollato il ‘pacco’ del prologo. Ma se la cava con il mordente di John Wayne in “El Grinta”…Ubi maior, minor cessat:”È per me una fortuna ed un onore…Siamo tre settantenni al tavolo (Capanna, Rodà ed Ammendolia) e mi chiedo se possiamo ancora sognare. La ’voce’ fuori campo del grande aedo di Bova Marina Peppino Tuscano…”Mi ‘rrivati a mmia…”. Introduce, Mario Capanna, con le provocazioni della militanza nei boy scout, nell’Azione Cattolica. Ma poi, sfociano tutti nella Sinistra. Quindi, salgono in cattedra i relatori. Ilario Ammendolìa, che ha raccolto la pesante eredità di Meridionalista convinto, lasciata dal leggendario Pasquino professor Crupi:” Sono di casa, qui a Bova Marina. La buon’anima di Crupi, m’invitava sempre. Non solo in occasione delle Festa dei Lavoratori (1° maggio). Ci si confrontava su quel famoso 15 settembre 1973 (Golpe in Cile); sulle battaglie proletarie in piazza San Venceslao a Praga, dove Jan Palach si cosparse di benzina e si dette fuoco il 16 gennaio 1969. A noi-si lamenta Ammendolia-è stato proibito di fare Storia con un ’68 minoritario. La Storia si scriveva a Milano, a Roma”. E definisce Capanna “Il genio ribelle”. Sono stato eletto nella direzione nazionale del PSIUP con Vittorio Foà e Mario Rostagno; si puntava all’integrazione della classe operaia. Mario Capanna nel PDUP, Democrazia Proletaria, i Verdi…Le risposte autoritaria sono controproducenti, improduttive e sterili…. Le Crociate sono prepotenza. Come il processo a Galileo Galilei, la tirannia della ‘ndrangheta; lo scioglimento dei consigli comunali; il risarcimento della Corte d’Appello di Catanzaro, per ingiusta detenzione; l’abiura dello Statuto dei lavoratori; il rinnegamento della Riforma Sanitaria”. Romolo Perrone sottolinea l’accoglienza, l’ospitalità ed il calore dei Calabresi. Sono rimasto colpito da Amintore Fanfani, che parlava di Mario Capanna, come se parlasse di Giorgio La Pira (un politico e docente italiano, Sindaco di Firenze, terziario domenicano e francescano, appartenente all'Istituto Secolare dei Missionari della Regalità, servo di Dio per la Chiesa cattolica). De gustibus non disputandum est
    

 

Nella nostra piccola, modesta carriera giornalistica cinquantennale, ne abbiamo visti e seguiti di convegni, tavole rotonde, simposi, seminari, meeting, assemblee, congressi, incontri, conferenze stampa ecc.Spesso, erano fumosi verbalismi, se non ricercatezze verbalistiche, interventi parolai, plateali esibizioni di “palloni gonfiati”, astruse ed opache allitterazioni, che non lasciavano traccia nell’uditorio. Ma questo seminario o simposio, resterà a lungo conficcato nel nostro cervello. La memoria ( articolata per colore, sapore, movimento, profondità, intensità, suono e così via) sedimentata fra talamo, ipotalamo, ipofisi e ippocampo, ci darà una mano. Sarà anche un salto nel passato; ma anche nel presente e soprattutto un… ritorno al futuro. Ne ha passate di pene, tormenti e strazi, Mario Capanna, l’incorruttibile, frangar non flectar; per conservare intatta, la sua integrità morale, spirituale, psicologica, culturale e fisica. Gli verrebbe voglia di sparire…Ingrata patria, ne ossa quidem mea habes: Homo homini lupus  Semel in anno licet insanire

Mario Capanna (Città di Castello, 10 gennaio 1945) è un politico e scrittore italiano. È stato fra i principali leader del movimento giovanile del Sessantotto. Dal 1963 è studente dell'Università Cattolica di Milano, dopo essere stato ammesso al Collegio Augustinianum. Studia filosofia e segue i corsi del professor Emanuele Severino. Nel 1967 inizia la contestazione studentesca ed è espulso dall'Università Cattolica poco prima di laurearsi (il suo relatore avrebbe dovuto essere proprio Severino). Passa alla Statale - dove poi otterrà la laurea in filosofia - diventandone subito il leader studentesco principale. Coordinò le lotte che il Movimento Studentesco effettuò in tutta Italia, ed ebbe violenti scontri con le forze dell'ordine e soprattutto con i militanti dell'estrema destra: fu quasi linciato da giovani appartenenti al Movimento Sociale Italiano nel 1969.16 novembre 1967, ingresso Università Cattolica: Capanna, col microfono, parla agli studenti. In primo piano l'allora rettore Ezio Franceschini.La notorietà ottenuta spinse Capanna ad entrare in politica: nel 1976 aderisce, con il Movimento autonomo degli studenti di Milano, al Partito di Unità Proletaria per il Comunismo; in seguito, dopo la scissione con la sinistra del Partito di Unità Proletaria per il Comunismo, confluirà con essa in Democrazia Proletaria, di cui fu il punto di riferimento mediatico e segretario nazionale dal 1984 fino al 27 giugno 1987, quando si dimise e la segreteria venne assegnata a Giovanni Russo Spena. Nelle liste di DP Capanna era diventato deputato europeo nel 1979 e deputato nazionale dal 1983 al 1987.Nel 1989 aderì al gruppo misto della Camera dei deputati, e pochi mesi dopo partecipò alla nascita di un nuovo movimento politico italiano: i "Verdi Arcobaleno", formazione della sinistra ambientalista. Inoltre, Capanna è stato anche consigliere regionale in Lombardia e comunale a Milano. Dopo l'inchiesta giudiziaria denominata Mani pulite, che praticamente spazzò via la cosiddetta Prima Repubblica, Capanna ha fatto fatica a trovare un partito politico che fosse stabilmente concorde con la sua ideologia. Pur militando sempre in movimenti di sinistra, ha assunto una posizione che (al di là di una esperienza, avvenuta nelle elezioni politiche del 2001) può essere definita di indipendente di sinistra.Sempre nel 2001, in occasione delle elezioni amministrative, Mario Capanna si è presentato come candidato sindaco per Città di Castello, suo comune di nascita, a capo di una coalizione formata da cinque liste civiche. Capanna raccolse solo 6.822 voti, insufficienti per arrivare almeno al ballottaggio, ed uscì al primo turno. In quell'occasione fu eletto sindaco al ballottaggio il candidato della coalizione dei partiti del centro sinistra. Mario Capanna alla manifestazione per il disarmo a Roma il 25 ottobre 1986. È presidente della Fondazione dei Diritti Genetici, un organismo di ricerca e comunicazione sulle biotecnologie che opera dal 2002 come associazione scientifica e culturale indipendente, impegnata in attività di studio, informazione, progettazione sulle applicazioni e le diverse forme di impatto delle innovazioni biotecnologiche. Tale associazione e lo stesso Capanna sono state al centro di polemiche venendo accusati di aver usato, nelle loro campagne contro l'introduzione degli OGM in Italia, argomenti di dubbia validità scientifica[3]. Tra queste la richiesta andata a buon fine, nel 2012, di distruggere l'ultimo campo sperimentale pubblico italiano con OGM (regolarmente autorizzato nel 1998), presso l'Università della Tuscia, nonostante la mobilitazione dei ricercatori.Dal 1988 Mario Capanna è anche scrittore. Tra le sue opere principali ricordiamo Formidabili quegli anni (1988); Arafat (1989, sulla figura del leader palestinese Yāser ˁArafāt, molto stimato da Capanna); Speranze (1994); Il fiume della prepotenza (1996); Lettera a mio figlio sul '68 (1998, di cui curò ben 12 edizioni); L'Italia viva (2000); tutti libri editi dalla Rizzoli. Nel 2003, per la Baldini & Castoldi, ha pubblicato Verrò da te, considerato da molti il suo lavoro letterario più riuscito; Coscienza globale oltre l'irrazionalità moderna (2006).Nel 2008 ha dato alle stampe per i tipi di Garzanti (collana Le Forme, ISBN 9788811680819) il libro Il Sessantotto al futuro. È presidente del Corecom in Umbria e della "Fondazione diritti genetici".

Nel saggio “L'orda d'oro”, Primo Moroni e Nanni Balestrini, scrivono che nel 1967 Mario Capanna, preparò un trattato di ben settanta cartelle per dimostrare dettagliatamente alla propria ragazza la compatibilità dei rapporti sessuali prematrimoniali con l'insegnamento di san Tommaso d'Aquino. Nella puntata del 1º marzo 2008 di Che tempo che fa, Fabio Fazio ha chiesto conferma dell'avvenimento al diretto interessato, che, oltre a dichiararlo assolutamente vero, ha aggiunto che il trattato fu efficace, pur esprimendo un certo rammarico sul fatto che lo fu fin troppo.Viene citato nella canzone Ping Pong di Rino Gaetano del 1980.Viene citato nella canzone ‘Mi ha rovinato il '68’ degli Squallor del 1988.Critiche. Le dichiarazioni di Mario Capanna sugli OGM sono state oggetto di critiche da parte di ricercatori[quali?] che contestano le sue affermazioni di sugli OGM. In particolare, Mario Capanna ha affermato durante la trasmissione televisiva Uno Mattina che è stata creata una "fragola-pesce OGM", anche se però tale pianta non è mai stata commercializzata 

 

 

Il Sessantotto (o movimento del Sessantotto) è il fenomeno socio-culturale avvenuto nel 1968 nel quale grandi movimenti di massa socialmente disomogenei (operai, studenti e gruppi etnici minoritari), formatisi spesso per aggregazione spontanea, attraversarono quasi tutti i Paesi del mondo con la loro forte carica di contestazione sulla corruzione e sui pregiudizi socio-politici. La portata della partecipazione popolare e la sua notorietà, oltre allo svolgersi degli eventi in un tempo relativamente ristretto e intenso, contribuirono ad identificare il movimento col nome dell'anno in cui esso si manifestò (o fu più attivo).Il Sessantotto è stato un movimento sociale e politico ancora oggi molto controverso: molti sostengono che abbia portato ad un mondo "utopicamente" migliore, mentre altri ritengono che abbia spaccato e distrutto la moralità e la stabilità politica mondiale.Contesto storico. Barbara Gittings, attivista per i diritti degli omosessuali, in una manifestazione alla Casa Bianca nel 1965. Il movimento nacque originariamente a metà degli anni sessanta negli Stati Uniti e raggiunse la sua massima espansione nel 1968 nell'Europa occidentale col suo apice nel Maggio francese. Nel campo occidentale (Europa e Stati Uniti d'America) un vasto schieramento di studenti e operai prese posizione contro la corruzione e i favoreggiamenti. Negli Stati Uniti d'America la protesta giovanile si schierò contro la guerra del Vietnam, legandosi alla battaglia per i diritti civili e alle filosofie che esprimevano un rifiuto radicale ai principi della società del capitale (controcultura). Al contempo, alcune popolazioni del blocco orientale si sollevarono per denunciare la mancanza di libertà e l'invadenza della burocrazia di partito, gravissimo problema sia dell'URSS che dei paesi legati ad essa. Diffusa in buona parte del mondo, dall'occidente all'est comunista, la "contestazione generale" ebbe come nemico comune il principio di autorità come giustificativo del potere nella società. Nelle scuole gli studenti contestavano i pregiudizi dei professori e del sistema scolastico scarso e obsoleto. Nelle fabbriche gli operai rifiutavano l'organizzazione del lavoro. Facevano il loro esordio nuovi movimenti che mettevano in discussione le discriminazioni in base al sesso (con la nascita del femminismo e del movimento di liberazione omosessuale) e all'etnia. Gli obiettivi comuni ai diversi movimenti erano il miglioramento della società sulla base del principio di uguaglianza, l'anti corruzione della politica in nome della partecipazione di tutti alle decisioni, l'eliminazione di ogni forma di oppressione sociale e di discriminazione razziale. Il movimento per i diritti civili negli Stati Uniti d'America.Il movimento americano per i diritti civili aveva costituito, fin dall'inizio degli anni sessanta, il prototipo di questa dinamica.Nato nelle università del nord degli Stati Uniti, il movimento studentesco si era dato come obiettivo essenziale la piena attuazione di quella democrazia promessa alla fine del conflitto mondiale garantito dalla Costituzione americana ma non attuata come promesso, in quanto piena di corruzione che tollerava la persistenza della segregazione razziale negli Stati del Sud, reprimeva le forme di opposizione al sistema corrotto e dittatoriale (come evidenziato dal recente fenomeno del maccartismo contro i comunisti e, più in generale, dall'avversione talvolta violenta nei confronti degli stili di vita alternativi) e favoriva il militarismo.

Negli Stati del Sud, negli anni cinquanta era venuto maturando un movimento nero per l'eguaglianza, promosso dalle comunità di colore. Uno degli atti più significativi fu il boicottaggio degli autobus di Montgomery, Alabama, lanciato nel 1955 per protesta contro la segregazione delle razze. Nel 1959 la Corte Suprema americana ordinò la fine della segregazione nelle scuole: si trattò di uno dei più importanti risultati conseguiti dal movimento.A questo punto si temeva che lo sviluppo del movimento nero portasse alla fine dell'esclusione di fatto della popolazione di colore dal voto, praticata in tutto il Sud, con l'aiuto dell'organizzazione violenta e razzista del Ku Klux Klan. In appoggio al movimento nero del Sud, gli studenti di molte università del Nord degli Stati Uniti diedero inizio alle "marce al Sud", massicce campagne d'invio di militanti - la maggior parte dei quali bianchi - durante l'estate, con il compito di proteggere il diritto di voto della popolazione di colore. Come risposta vi furono numerosi assassinii e linciaggi, mentre i tradizionali leader politici assumevano posizioni di aperto sostegno alla violenza. Nonostante tutto, il movimento ottenne significativi successi politici, contribuendo al superamento della segregazione. A partire dal 1963-1964 le agitazioni dei neri si svilupparono rapidamente anche nelle grandi città del Nord degli USA. Qui però il problema non era la segregazione istituzionale: la rivendicazione della piena uguaglianza coi bianchi infatti, non si accompagnava (come nel movimento per i diritti civili del Sud) con la volontà di un'integrazione sociale totale nella "comunità dei bianchi", ma al contrario voleva preservare la diversità e la specificità, culturale e sociale. Eguaglianza e diversità, soppressione dei privilegi bianchi ma autogoverno dei neri nella loro comunità.La nascita della "nuova sinistra". L'espressione "nuova sinistra" nacque nel 1960 dal sociologo americano Charles Wright Mills, uno degli intellettuali che più influenzarono i movimenti giovanili.Gli elementi di novità nei movimenti giovanili erano vari e molteplici. Innanzitutto era ritenuto estremamente importante il riferimento alle lotte dei popoli del Terzo mondo, alle rivoluzioni del mondo arabo, dell'Asia e di Cuba. Mentre l'Unione Sovietica era ritenuta, insieme con gli USA, un ordine da abbattere. La nuova sinistra rifiutava la convinzione, comune alla sinistra politica tradizionale, secondo cui l'evoluzione storica lavorava necessariamente in favore dell'emancipazione del proletario (idea simile a quella ottocentesca di progresso) e dei popoli oppressi. Il timore di una "razionalizzazione" capitalistica che integrasse i ceti proletari dei paesi avanzati nello sfruttamento dei popoli del Terzo mondo, sopprimendo ogni spazio reale di dissenso e di libertà personale, rendeva la ribellione una necessità morale oltre che un compito politico.

Infine la nuova sinistra era assai diffidente nei confronti dell'organizzazione di tipo leninista e stalinista e proponeva forme di agitazione e di aggregazione che valorizzassero la partecipazione di massa ai processi decisionali. Nel corso degli anni sessanta, mentre negli Stati Uniti il movimento per i diritti civili prima e l'opposizione studentesca alla guerra del Vietnam poi facevano delle organizzazioni come la SDS (Student for Democratic Society), una forza politica di grande peso, o il PFP (Peace and Freedom Party), in Europa il movimento della "nuova sinistra" toccava un'area minoritaria ma crescente.Le agitazioni promosse dai movimenti giovanili si diffusero in vaste aree del pianeta tra la fine del 1967 e l'autunno del 1968. Francia, Cecoslovacchia e Germania occidentale furono attraversate da crisi politiche di vasta portata; in Polonia questo periodo segnò l'inizio di movimenti destinati a svilupparsi ulteriormente in seguito. La morte di Che Guevara. Sartre con Simone de Beauvoir e Che Guevara nel 1960. Nell'ottobre 1967 i militari boliviani annunciarono la morte di Ernesto Che Guevara. Leader della rivoluzione guerrigliera assieme a Fidel Castro a Cuba e poi, dopo la vittoria della rivoluzione, ministro dell'economia del nuovo regime socialista, si era allontanato dall'isola l'anno precedente per iniziare una nuova rivoluzione nelle montagne della Bolivia. Nella primavera del 1967 era stato reso noto un suo appello ai rivoluzionari del mondo, dal titolo Creare due, tre, molti Vietnam. Compito dei rivoluzionari, secondo Guevara, era affiancare il Vietnam con numerosi altri movimenti insurrezionali in tutte le aree del mondo, che vanificassero l'azione "di polizia" della superpotenza americana, garantendo la vittoria del Fronte nazionale di liberazione in Vietnam e la sconfitta dell'"imperialismo" statunitense. La morte da guerrigliero in territorio boliviano nel 1967 contribuì a fare di Che Guevara un simbolo della lotta contro ogni forma di oppressione. La sua tensione ideale divenne un esempio di utopia rivoluzionaria che contraddistinse la protesta studentesca europea alla fine degli anni sessanta. A partire dal novembre 1967, in diversi paesi europei si diffusero agitazioni studentesche: dapprima concentrate nelle università, che vennero occupate e dove il movimento tentò di dar vita a forme di "controeducazione alternativa" a quella ufficiale attraverso volantini ciclostilati, l'opposizione "extraparlamentare", come all'epoca veniva definita, progettava di investire progressivamente l'intera società a partire dalla base stessa. Il movimento negli Stati Uniti. Negli Stati Uniti le lotte si polarizzarono contro la guerra del Vietnam; ad essa si combinarono le battaglie dei neri per il riconoscimento dei loro diritti civili e per il miglioramento delle condizioni di vita e di lavoro.

In questo contesto negli USA nacque il movimento dei cosiddetti hippy, parola di gergo che voleva dire "uno che ha mangiato la foglia", in seguito ribattezzati "Figli dei fiori", poiché la loro unica arma erano appunto i fiori. Si distinsero per costumi molto libertari e ampio uso di sostanze stupefacenti, soprattutto LSD, un allucinogeno che proprio in quegli anni fu immesso sul mercato con rapida diffusione e di cui si teorizzavano le doti di espansione della mente. Martin Luther King con Malcolm X, prima di una conferenza stampa, 26 marzo 1964. Gli hippy si battevano contro la guerra nel Vietnam. Si trattava di un sanguinoso conflitto che dal 1964 vedeva impegnati gli USA, che combattevano l'unificazione tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud, poiché al nord vi era un governo comunista, mentre al sud vi era un governo filoamericano. Il timore degli USA era l'unificazione del Vietnam sotto un regime comunista, che si sarebbe potuto diffondere anche ad altri stati asiatici. Nel sud filoamericano, inoltre, vi era un nutrito gruppo di comunisti (i Vietcong) che si battevano per l'unificazione del Vietnam e perciò, con l'appoggio del governo del Vietnam del Nord e della Cina, diedero vita ad atti di guerriglia. Gli USA si ritirarono dal conflitto solo nel 1974 per la sopraggiunta impossibilità di vincere la guerra, ma anche sull'onda delle proteste dell'opinione pubblica mondiale, oramai largamente contraria al conflitto. La guerra, tuttavia, si concluse solo nell'aprile del 1975.In America questo movimento si unì alle battaglie dei neri per la conquista dei più elementari diritti civili. Le battaglie per il riconoscimento dei diritti civili ai neri si dividevano sostanzialmente in due filoni. Il primo era quello pacifista che auspicava la progressiva integrazione delle masse di colore nella società bianca; era guidato da Martin Luther King, un pastore battista apostolo della "non violenza", che fin da giovane si era dedicato alla lotta contro la discriminazione razziale. Il suo celebre discorso, in cui auspicava l'uguaglianza tra i popoli ("I have a dream") scatenò un'ondata di proteste e di violenze, culminate nel suo assassinio nel 1968. Il secondo filone, più intransigente, fu quello delle Pantere Nere, che chiedeva la formazione di un potere nero (Black Power), contrapposto a quello dei bianchi. Il movimento era di orientamento marxista e chiedeva inoltre libertà e occupazione, case e istruzione per tutti, la fine delle oppressioni anche verso le minoranze etniche.[senza fonte] Era guidato da personalità del calibro di Angela Davis, e Malcolm X. Quest'ultimo era un avvocato allevato da una coppia di bianchi che gli avevano dato il cognome "Little"; divenuto adulto, il leader preferì cancellarlo con una X. Egli era propenso ad un'alleanza tra tutti i popoli neri e lottava per la superiorità razziale del suo popolo. Secondo lui la divisione razziale era inevitabile ma accusava i bianchi, da lui reputati persone intelligenti ma responsabili della condizione dei neri, di non fare abbastanza o il necessario per risolvere questi problemi. Morì in circostanze poco chiare nel 1965 assassinato da tre membri della Nation of Islam, organizzazione che aveva lasciato da poco. Mesi prima della sua morte dopo un viaggio in Egitto ed Arabia Saudita rinnegò le sue teorie sul potere nero e disse che esistevano dei bianchi sinceri e che era amico di buddisti, cristiani, indu, agnostici, atei, bianchi, neri, gialli, marroni, capitalisti, comunisti, socialisti, estremisti moderati. La rivoluzione culturale in Cina. Lo stesso argomento in dettaglio: Grande rivoluzione culturale. Nella Cina popolare il "sessantotto" rappresentò il momento più acuto della rivoluzione culturale avviata nel 1966. Tutto il sistema di potere di questo paese venne completamente trasformato. Partito dai gruppi di studenti universitari che protestavano contro i privilegi culturali ancora presenti nella società cinese, il conflitto fu subito appoggiato da Mao Tse-tung e dai suoi sostenitori, che lo radicalizzarono come strumento di pressione contro l'opposizione interna. Nell'estate del 1967 e agli inizi del 1968 lo scontro sembrò raggiungere un tale livello di acutezza da far temere una guerra civile. Successivamente però la tensione si allentò, numerosi dirigenti giovanili furono allontanati dalle città e inviati nelle zone rurali. Si imposero ovunque i "comitati rivoluzionari" che recuperarono i vecchi dirigenti. Infine gli avversari di Mao vennero emarginati. Primavera di Praga. Lo stesso argomento in dettaglio: Primavera di Praga. Situazione ben diversa si aveva nei paesi del patto di Varsavia, dove le manifestazioni chiedevano più libertà di espressione e una maggiore considerazione delle opinioni e della volontà della popolazione sulle scelte politiche. La più alta delle manifestazioni di protesta fu la rivolta studentesca in Cecoslovacchia, che condusse alla svolta politica chiamata "Primavera di Praga". L'avvento al potere di Brežnev significò per la società russa la fine di ogni spinta riformatrice. Questa politica di conservazione riguardò anche tutti i paesi del patto di Varsavia, ma in Cecoslovacchia si era realizzato un originale tentativo di rendere democratico il sistema stalinista. Il progetto riformatore prevedeva l'allargamento della partecipazione politica dei cittadini e la ristrutturazione dell'economia, con la rinuncia del potere assoluto da parte dello Stato. A sostenere questo tentativo ci fu proprio il movimento politico e culturale della Primavera di Praga. Tuttavia, nel timore che questo processo di democratizzazione contagiasse anche gli altri paesi del blocco sovietico, l'Unione Sovietica decise di soffocare con la forza il movimento di riforma. Con questa scelta così violentemente autoritaria molti partiti nazional-comunisti sparsi nel resto del mondo si dichiararono in totale disaccordo. Movimenti minori. Il movimento in Polonia. In Polonia, l'8 marzo, una massiccia agitazione studentesca porta ad una manifestazione all'Università di Varsavia, dove gli studenti protestano contro l'espulsione dei compagni Adam Michnik ed Henryk Szlajfer. La manifestazione viene duramente repressa dalla polizia in borghese e molti sono arrestati. I dipartimenti vengono chiusi ed è vietato agli studenti di proseguire gli studi. La situazione viene risolta politicamente con una violenta campagna antisemita che porta una ondata di emigrazioni. Sono tra venti e trentamila i cittadini polacchi di origine ebraica che emigrano, devono rifiutare la propria cittadinanza polacca per ottenere in cambio un biglietto di sola andata Varsavia-Tel Aviv, via Vienna. Gli intellettuali protagonisti del marzo che rimangono in Polonia avranno una funzione di rilievo in relazione alle successive agitazioni operaie del 1970 e, più tardi, degli Anni Ottanta. Il movimento in Jugoslavia. In Jugoslavia, la rivolta degli studenti di Belgrado del giugno 1968, si concluse con l'accoglimento di alcune richieste e con una presa di posizione del maresciallo Tito in favore della critica e della mobilitazione di massa anche in regime socialista. Il movimento in Giappone. In Giappone l'organizzazione giovanile di sinistra Zengakuren raccoglieva il forte sentimento anti-americano e promuoveva scontri furibondi con la polizia. Il movimento in Messico. Un'altra importante manifestazione sessantottina fu quella messicana; anche questa repressa nel sangue: un numero impressionante di studenti manifestava contro le drammatiche contraddizioni sociali del paese e per la democratizzazione del sistema politico, che vedeva al potere dal 1929 il Partito Rivoluzionario Istituzionale. Il 2 ottobre una grande manifestazione a Città del Messico si concluse con lo sterminio di più di cento studenti (massacro di Tlatelolco). Il movimento in Francia. Lo stesso argomento in dettaglio: Maggio francese.

In Francia la protesta assunse toni molto violenti nel maggio del 1968 e parve trasformarsi in rivolta contro lo stato. Essa ebbe origine da un progetto governativo di razionalizzazione delle strutture scolastiche mirante a renderle più rispondenti alle esigenze dell'industria: cosa che significava favorire i settori tecnologicamente più avanzati, facendo pesare l'incremento della produttività sulla classe operaia. Il piano di riforma scolastica prevedeva, al termine degli studi secondari, una severa selezione da effettuarsi attraverso un esame supplementare che avrebbe ridotto considerevolmente il numero degli studenti universitari e consentito l'accesso agli studenti più dotati. In questo modo l'università avrebbe corrisposto meglio alle esigenze di alta qualificazione e specializzazione tecnica previste per i quadri dirigenziali. L'approvazione di questo piano, chiamato Piano Fouchet, provocò un'immediata risposta da parte delle masse studentesche. Contro lo spirito tecnocratico del Piano Fouchet, gli studenti e i professori progressisti dell'università di Nanterre decisero di scioperare. La protesta si allargò rapidamente e il 22 marzo prese il via il movimento più noto tra quelli sorti nella primavera del 1968. Questo movimento era capeggiato da un giovane anarchico, Daniel Cohn-Bendit, e denunciava l'esistenza di un'unica condizione di oppressione che accomunava studenti e operai. L'occupazione alla Sorbona da parte degli studenti (2 maggio) rappresentò il momento di rottura, contrassegnato da scontri con la polizia. Il 13 le organizzazioni studentesche proclamarono lo sciopero generale: fu il momento culminante della rivolta ed anche il più pericoloso per lo Stato, perché alla protesta aderirono anche milioni di lavoratori in tutto il paese. La Francia era paralizzata. A questo punto prese in mano la situazione Charles de Gaulle e, forte dell'appoggio dell'esercito e raggiunto un accordo con la Confédération générale du travail (CGT), dichiarò la rivolta "una follia estremistica", sciolse il Parlamento e indisse nuove elezioni dalle quali uscirono vincitori i gollisti. Il movimento in Germania. Il movimento del Sessantotto ebbe anche in Germania un certo peso. Leader più significativo fu Rudi Dutschke, l'esponente dell'SDS (organizzazione degli studenti socialdemocratici tedeschi), che venne gravemente ferito da colpi di pistola l'11 aprile 1968. Il movimento in Italia. I primi cortei studenteschi nel '68.L'ingresso del Palazzo della Triennale a Milano nel maggio del '6

La presenza di giovani operai a fianco degli studenti fu la caratteristica anche del Sessantotto italiano, il più intenso e ampio tra tutti quelli dell'Europa occidentale assieme a quello francese. In Italia la contestazione fu il risultato di un malessere sociale profondo, accumulato negli anni sessanta, dovuto al fatto che il cosiddetto boom economico aveva giovato perlopiù alla borghesia e non era stato accompagnato da un adeguato aumento del livello sociale ed economico delle classi meno abbienti. L'esplosione degli scioperi degli operai in fabbrica si saldò con il movimento degli studenti che contestavano i contenuti arretrati e parziali dell'istruzione e rivendicavano l'estensione del diritto allo studio anche ai giovani di condizione economica disagiata, i prodromi di quello che diverrà il sessantotto inizieranno a palesarsi nel 1966. La contestazione fu attuata con forme di protesta fino ad allora sconosciute: vennero occupate scuole e università e vennero organizzate manifestazioni che in molti casi portarono scontri con la polizia (si veda la manifestazione per la prima della Scala di Milano nella quale alcuni manifestanti chiesero la collaborazione della stessa polizia che "doveva starsene a proteggere persone simbolo del consumismo"). Il 24 gennaio 1966 avvenne a Trento la prima occupazione di una università italiana ad opera degli studenti che occuparono la facoltà di Sociologia. L'occupazione sarà ripetuta lo stesso anno in ottobre, protestando contro il piano di studi e lo statuto, che entrambi erano in fase di elaborazione e proponendone stesure alternative. Questa occupazione si concluse a causa dell'alluvione del 1966 che interessò gran parte dell'Italia settentrionale e centrale. Molti studenti si mossero come volontari per portare aiuto nelle aree più colpite, e questo primo movimento ed incontro spontaneo di giovani, provenienti da tutta Italia, contribuì a far sorgere in molti di essi lo spirito di appartenenza ad una classe studentesca prima sconosciuta. La scintilla iniziale fu determinata da due situazioni di disagio per gli studenti universitari dell'Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e della facoltà di Architettura di Torino. Nel primo caso l'università decise di raddoppiare le tasse universitarie mentre a Torino venne deciso il trasferimento alla Mandria, una sede periferica molto disagiata. Il 15 novembre 1967 entrambe le università vennero occupate e subito sgombrate dalla Polizia. I leader iniziali erano Mario Capanna e Pero in Cattolica e Guido Viale a Torino. Dopo tre giorni 30.000 studenti sfilavano per Milano fino all'arcivescovado e la rivolta si allargò a macchia d'olio. L'atteggiamento repressivo della polizia, sempre presente il "famoso" battaglione Padova della Celere, che intervenne sugli studenti, finì con il costituire il propellente per la diffusione della protesta.

Nel maggio del '68 tutte le università, esclusa la Bocconi, erano occupate; nello stesso mese la contestazione si estese, uscendo dall'ambito universitario, un centinaio di artisti, fra cui Giò Pomodoro, Arnaldo Pomodoro, Ernesto Treccani e Gianni Dova occupano per 15 giorni il Palazzo della Triennale, ove era stata appena inaugurata l'esposizione triennale, chiedendo "la gestione democratica diretta delle istituzioni culturali e dei pubblici luoghi di cultura". Il movimento operaio. Una manifestazione di operai e studenti. Dalla contestazione studentesca che fu inizialmente sottovalutata dai politici e dalla stampa, si passò repentinamente alle lotte dei lavoratori. Le agitazioni presero origine per il rinnovo di molti contratti di lavoro, per l'aumento dei salari uguale per tutti, per la diminuzione dell'orario, per le pensioni, la casa, la salute, i servizi, ecc. Per la prima volta il mondo dei lavoratori e il mondo studentesco fu unito fin dalle prime agitazioni su molte questioni del mondo del lavoro, provocando nel Paese tensioni sempre più radicali e a carattere rivoluzionario, sfiorando in alcuni casi l'insurrezione, visti i proclami, i giornali e i fatti che accadevano in Italia. La Fiat di Torino, dopo alcuni incidenti in settembre causati da atti di sabotaggio alle catene di montaggio dove furono persino distrutte migliaia di auto, reagì sospendendo 25.000 operai e dopo cinque giorni di inutili mediazioni si sfiorò il dramma. Al grido di "potere operaio" ci fu una mobilitazione generale e il tentativo di occupazione dell'azienda. Ai primi di novembre si processò il padronato dell'azienda. Tre mesi di agitazione misero in crisi l'intera città, con tre mesi senza salario furono paralizzate tutte le attività produttive e commerciali. Nei primi giorni di dicembre la città era vicina al Natale più nero. Nemmeno la guerra aveva angosciato tanto: spente le luci, chiusi i negozi. Il 21 dicembre con una mediazione furono accolte quasi tutte le richieste dei sindacati e ritornò una calma apparente. Ma gli operai otterranno alla fine dell'anno molti risultati: aumenti salariali, interventi nel sociale, pensioni, diminuzione delle ore lavorative, diritti di assemblea, consigli di fabbrica. E getteranno anche le basi dello Statuto dei lavoratori (siglato poi nel 1970). La destra e la contestazione studentesca. Nei primi momenti della contestazione studentesca gli universitari di destra sono tra i capofila del movimento. La battaglia di Valle Giulia all'Università di Roma del 1º marzo 1968 sarà l'ultima azione in cui studenti di sinistra e di destra saranno insieme, perché il 16 marzo successivo con l'assalto alla facoltà di Lettere dell'Università La Sapienza, voluta dai vertici del MSI timorosi di perdere quella definizione di partito dell'ordine ci sarà la frattura tra movimentisti e reaziona.

 

Nel momento in cui il Movimento Studentesco diviene così dominato dalla sinistra, nasce da parte degli studenti di destra che non vogliono seguire la linea anti-contestazione degli universitari missini del FUAN, il "Movimento studentesco europeo", particolarmente attivo nelle università di Roma e Messina, che lanciano il Manifesto degli studenti europei. Nel marzo 1969 a Messina guidati di Giovanbattista Davoli, occupano, insieme ai colleghi reggini, il rettorato. Nel 1970 questi studenti saranno tra le barricate nella rivolta di Reggio Calabria. La politicizzazione degli anni settanta. Manifestanti a Milano all'inizio degli anni Settanta (i due a sinistra e al centro indossano l'eskimo). La natura controculturale e anticonformista del movimento sessantottino gli attribuiva un carattere creativo e "rivoluzionario" che avrebbe accomunato nel conflitto i partiti che istituzionalmente rappresentavano la sinistra: il Partito Comunista Italiano (PCI) registrò la scissione del gruppo del Manifesto e il Partito Socialista la nascita del PSIUP. La rivolta generazionale era un movimento nel quale si riconosceva una intera classe giovanile, che non aveva avuto né "credo di provenienza" né "appartenenza politica" e rivolgeva domande alla società, tra le quali il diritto allo studio. Del resto i cambiamenti maggiori che esso produsse, se si eccettua il mutamento radicale nella presa di coscienza generalizzata del ruolo paritario della donna, furono a livello di costume. Soltanto in un secondo momento questa classe giovanile si politicizzò, passando all’eskimo e al "sei politico" e dalle rivendicazioni pragmatiche alla "furente battaglia ideologica": la tesi - ricorrente nei successivi decenni - che fa del Sessantotto un momento di propaganda rivoluzionaria manovrato o addirittura teleguidato dal PCI (o persino dal PCUS) non considera la stretta identificazione tra il movimento studentesco del Sessantotto e la resistenza contro ciascuno dei due blocchi. Oltre alla lotta contro la guerra del Vietnam, in parallelo i sessantottini europei sostennero la Primavera di Praga, il movimento dissidente sviluppatosi all'interno del campo del socialismo reale sotto la guida del primo ministro cecoslovacco Alexander Dubček. Fu il PCI ad essere preso di contropiede tanto dalla Primavera di Praga quanto dalla repressione sovietica, quasi sempre esprimendo comprensione per l’intervento sovietico. Ma il movimento studentesco come tale fu inequivocabilmente favorevole al sommovimento provocato da Dubček, anche se con tutti gli anatemi rituali nei confronti della "socialdemocrazia".Fu soltanto nel corso della "guerra culturale di trincea" degli anni settanta - dopo la strage di piazza Fontana e gli anni degli "opposti estremismi" - che la classe dirigente del PCI riuscì a recuperare (soprattutto grazie alla sua presenza nelle fabbriche) un ascendente sulla massa giovanile, e lo fece sottraendole al "brodo di coltura" del terrorismo delle Brigate Rosse e dei gruppi satelliti (lo snodo fondamentale fu, in proposito, la denuncia di esponenti genovesi del terrorismo rosso da parte di Guido Rossa, delegato di fabbrica del PCI, e la reazione che portò al suo assassinio nel 1979). Quanto alla classe dirigente del movimento, sottrattale il ruolo guida a favore degli ideologhi ufficiali del partito (compresi quelli che avevano "aggiustato in corso d'opera" il credo marxista per inserirvi le "nuove libertà" propugnate nel Sessantotto, pur comunque escludendo qualsiasi degenerazione verso l'odiato anarchismo maoista), da un lato fu oggetto del "rastrellamento" del processo "7 aprile" verso i settori contigui al terrorismo, dall'altro si assoggettò ad un rapido "imborghesimento" (oggetto della celebre inchiesta giornalistica condotta da Walter Tobagi sul Corriere della sera poco prima di essere assassinato dalle Brigate Rosse).Al di là del tormentato rapporto con la "sinistra ufficiale", vi è però una diffusa opinione secondo cui la distinzione assoluta tra momento di creazione alternativa, in cui tutti "i giovani" erano in fondo d'accordo nel voler cambiare il mondo, e la sua degenerazione politica successiva, se è accettabile nel senso generale, è però praticamente inapplicabile ogniqualvolta si analizzi nello specifico un momento o un luogo preciso. In Italia quel momento "apolitico", se ci fu, fu rapidissimo, e la politicizzazione esplicita del movimento fu pressoché immediata. L'influenza nell'arte. L'arte come contestazione della società capitalistic

 

A partire dagli anni cinquanta si sviluppa in Europa quel tipo di società o di civiltà nella quale ancora viviamo. Si tratta di quella "società industriale nella fase del capitalismo avanzato" o di quella "civiltà di massa" o civiltà dei consumi della quale i sociologi hanno esaminato tutte le caratteristiche: dal consumismo ai persuasori occulti (che attraverso una serie di canali di comunicazione trasformano l'uomo in consumatore diretto), dall'omogeneizzazione del gusto collettivo alla mercificazione di qualsiasi tipo di valori. Questo aspetto si identifica col discorso della cosiddetta industria culturale. Quest'ultima è causa ed effetto assieme di una situazione tipica della società odierna. Cioè: il mercato dell'arte si allarga a dismisura, la richiesta dei beni culturali non si diversifica più da quella dei prodotti industriali, poiché anch'essi sono simboli di promozione sociale, prima ancora che di promozione culturale. Ciò comporta la riduzione del prodotto artistico a merce che segue le leggi del mercato: è la domanda a determinare l'offerta, e quindi la produzione, ed è il sistema a provocare la domanda. In ultima analisi, il prodotto artistico per essere fruibile ed accetto al mercato deve essere gradevole, aproblematico, cioè omologo al sistema. Di conseguenza il raggiungimento di questo obiettivo pone una pesante ipoteca sull'"attività dell'"artista che, condizionato dalle leggi del mercato, si può ridurre a docile produttore di asettici beni di consumo. A questo proposito scrisse Theodor W. Adorno: La cultura che, conforme al suo senso, non solo obbediva agli uomini ma continuava anche a protestare contro la condizione di sclerosi nella quale essi vivono e, in tal modo per la sua assimilazione totale agli uomini, faceva ad essi onore, oggi si trova invece integrata alla condizione di sclerosi; così contribuisce ad avvilire gli uomini ancora di più. Le produzioni dello spirito nello stile dell'industria culturale non sono, ormai anche delle merci, ma lo sono integralmente. In questa situazione è abbastanza agevole capire come mai, a partire circa dalla fine degli anni cinquanta, si sia avuto nel mondo letterario, e soprattutto in quello delle arti figurative, un pullulare di ricerche, sperimentazioni, "neoavanguardie". Di fronte alla negatività di certi fenomeni prodotti dall'industria culturale, scrittori ed artisti hanno tentato, isolatamente o legandosi in "scuole" o "gruppi", la contestazione della prassi e dei valori della società di massa, con una varietà di atteggiamenti e di soluzioni che nelle arti figurative sembra avere assunto una volontà eversiva più marcata che nella letteratura. È però indispensabile sottolineare che quel sistema che si vuole contestare ha ormai talmente perfezionato le sue tecniche di penetrazione e di condizionamento, ed ha un tale potere di mercificare ogni prodotto culturale, che riesce a strumentalizzare anche quest'arte di contestazione a fini commerciali, presentandola con l'attrattiva della novità. E così, a livello di costume, il sistema commercializza la contestazione giovanile e ne canonizza un abbigliamento rituale, realizzando così grossi affari; ad un diverso livello, mercifica e banalizza i moduli dell'arte informale, riducendo il recupero dell'arte popolare a mode naïf, a recupero del rustico, del primitivo. I cambiamenti nell'arte. In effetti, questi cambiamenti ben presto porteranno ad una nuova espressione dell'arte, del tutto originale, che si adatterà alle nuove esigenze del mondo culturale: l'arte di tutti, la Pop art. I pittori, infatti, erano diventati un tutt'uno col mondo fisico esterno, tanto che era impossibile capire quanto fosse dovuto all'autore e quanto lo influenzasse il mondo esterno; il perché di questo derivava dal fatto che l'immaginazione di tutti, e in particolare dei pittori, era stata impressionata dalle esplosioni nucleari, le quali non hanno confini, fondono tutto alla loro elevata temperatura. Da ciò derivò l'Espressionismo in cui nulla era distinguibile, tutto si consumava in un unico fuoco. Ma, come abbiamo visto, all'alba degli anni sessanta tutto cambiò, allontanato il terrore di una guerra atomica e cresciuta l'approvazione per la tecnologia, vista come dispensiera d'abbondanza e ricchezza, s'innescò il fenomeno del boom industriale e del connesso consumismo. A questo punto, diveniva inutile "l'aggressione" alle cose da parte degli artisti; era meglio ritirarsi e lasciarsi penetrare dalla forza del progresso, rappresentata dagli oggetti prodotti in gran numero dall'industrialismo rinnovato. Colui che riuscì a rappresentare, nel migliore dei modi, questo mutamento repentino fu Roy Lichtenstein (New York, 1923): con lui gli oggetti penetrano, si stampano da protagonisti nelle tele dell'artista.

 

 

Ma, ad essere rappresentati, non sono gli oggetti appartenenti a uno stato di natura, ma quelli usciti dal ciclo produttivo dell'uomo, definiti oggetti-cultura, oggetti non "trovati" o "raccolti", ma volutamente fabbricati per soddisfare fabbisogni di massa, le merci appunto. Proprio da qui giunge il connotato "popolare" di quest'arte, inteso non in senso di degradazione, ma poiché si serviva di oggetti-merce, "popular" appunto, dalla cui abbreviazione degli inglesi divenne "pop". Obiettivo di quest'arte era dunque quello di esaltare l'oggetto industriale (trascurato dall'arte), estraniandolo dal proprio ambiente al fine di farci notare la sua esistenza, concentrando su di esso la nostra attenzione. La tecnica usata era quella dello straniamento ottenuta attraverso il ricorso a diverse tecniche tutte atte a decontestualizzare gli oggetti all'interno di una composizione artistica, in modo da giungere, mediante la loro libera associazione, a un significato inedito. All'interno della pop art ebbe successo il combine painting cioè ricombinazioni di cose vere con la pittura. Gli autentici rappresentanti della pop art sono stati Claes Oldenburg, Andy Warhol e Roy Lichtenstein: il primo prendeva le forme della vita, le isolava, le ingrandiva e ne studiava i dettagli, il secondo rappresentava divi e politici del tempo come Marilyn Monroe o Richard Nixon, l'ultimo affrontò l'intero mondo della mercificazione. Difatti, una prima affermazione di questi si compie attraverso i prodotti alimentari, come le carni, nei supermercati, impacchettate nella plastica al pari di qualsiasi altro prodotto confezionato e ancora tutti gli altri prodotti esposti negli stessi supermercati, materiale elettrico, bombolette spray, articoli sportivi ecc., alla fine, quando poi la scena era già preparata ed addobbata, si dedicò al protagonista: l'essere umano. Anche per l'uomo era di scena la pubblicità, tuttavia lo riguardava anche un'altra forma di consumo, la narrazione di storie sentimentali, infatti, in quegli anni si consumava tanta stampa rosa, pagine e pagine di immagini tracciate con linee larghe, flessuose e sintetiche rotte dal levarsi dei fumetti, nuvolette che scandivano frasi stereotipate, che scorrevano in sequenza. Intervenendo su un materiale del genere, Liechtenstein si fece forte di un nuovo strumento di "straniamento": ingigantiva su tele di ampio formato una singola casella di una "storia", arrestando il flusso mediante l'effetto del blocco. Anche in Europa si diffuse rapidamente questo fenomeno, tuttavia andò trasformandosi in varie tendenze che sconfinavano in altre (Nouveau Réalisme). Tra gli italiani coinvolti troviamo Mimmo Rotella, Valerio Adami ed Enrico Baj. I cambiamenti nella musica

Ma la contestazione non si esauriva a quei modelli culturali che investivano le forme d'arte, quelle letterarie e morali, giacché riuscì a trovare nella musica un'ulteriore canale di diffusione, sicuramente più incisivo. Il modello musicale che si sviluppava in contemporanea alla beat generation fu il rock and roll, un tipo di musica in uso fra la popolazione bianca, che interpretava il senso di inquietudine, di protesta e di ribellismo dell'epoca. Esso si proponeva come un veicolo anti-tradizionalista e anticonformista, che voleva mettere al bando la musica melodica e sentimentalista e produrre un nuovo sound provocatorio. Con questo genere quindi si arrivava ad un punto in cui libertà in musica, nei costumi e libertà sessuale si fondevano prepotentemente, fra i maggiori interpreti ricordiamo i Rolling Stones, Bill Haley, Jim Morrison, Jimi Hendrix, i Beatles ed Elvis Presley. Al movimento della beat faceva seguito quello degli Hippie, "figli dei fiori", particolarmente presente durante gli anni della guerra del Vietnam. I maggiori interpreti del pacifismo e della solidarietà tra i popoli furono Joan Baez, John Lennon e Bob Dylan, di quest'ultimo bisogna necessariamente citare la sua "Blowin' in the Wind". In Italia, in realtà, il sessantotto si visse qualche anno più tardi, ma, dal punto di vista musicale, le prime tracce della ribellione appaiono come fenomeno di massa già nel 1966, quando Franco Migliacci e Mauro Lusini scrissero il testo di C'era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones. La canzone fu cantata da un Gianni Morandi inedito. Il cantante bolognese era il classico interprete di testi facili e sentimentali come La fisarmonica e Se non avessi più te, per cui la sua avventura folkbeat fu scoraggiata da più parti. L'ostacolo più grande venne dalla RAI, la cui censura si scagliò contro il testo eccessivamente esplicito, che citava la guerra in Vietnam, che proprio in quegli anni stava scrivendo alcune fra le pagine più sanguinose della storia contemporanea. Le idee e le atmosfere evocate, tipiche della gioventù dell'epoca, contribuirono a un successo senza precedenti per una canzone di questo tipo e soprattutto senza confini, dato che fu ripresa dalla celebre Joan Baez che la consacrò quale inno alla pace. Da citare anche Lucio Battisti con Uno in più e la Linea Verde di Mogol.Molte canzoni furono scritte sugli avvenimenti di quegli anni, le più significative della musica italiana furono quelle composte da Fabrizio De André raccolte nell'album "Storia di un impiegato"; anche Francesco Guccini, cantautore dichiaratamente anarchico, dedica agli avvenimenti in Cecoslovacchia un pezzo naturalmente intitolato "Primavera di Praga", dall'album "Due Anni Dopo" del settanta; e cita il periodo anche nella canzone "Eskimo" "Infatti i fori della prima volta, non c'erano già più nel Sessantotto", nell'album "Amerigo" del 1978. Di grande importanza è anche la canzone "Come potete giudicar" dei Nomadi, vero e proprio inno alla libertà che con le sue parole tocca i problemi di quegli anni. In rapporto alla guerra nel Vietnam e alla musica in voga in quel 1968 significativa è stata, sia sotto l'aspetto professionale che umano, l'esperienza vissuta dal gruppo musicale de Le Stars raccontata nel volume Ciòiòi '68 - In Vietnam con l'orchestrina. Lo sport e la politica. Le grandi manifestazioni sportive mondiali, negli anni sessanta, si rivelarono un utile e importante strumento di pressione politica o una ideale cassa di risonanza per atti e manifestazioni che con lo sport non avevano nulla a che fare. Il fenomeno ebbe molto risalto, ad esempio, ai Giochi olimpici del 1968 a Città del Messico con la protesta antirazzista degli atleti di colore statunitensi Tommie Smith e John Carlos, sprinter statunitensi di colore, oro e bronzo nei 200 metri, che, sul podio della premiazione, alzarono il pugno chiuso in un guanto nero, simbolo del movimento Black Power (Potere Nero), e chinarono la testa quando venne suonato l'inno nazionale statunitense. Smith, disceso dal podio disse Se io vinco sono un americano, non un nero americano. Ma se faccio qualcosa di sbagliato, allora diranno che sono un negro. Noi siamo neri e siamo orgogliosi di essere neri. L'America nera comprenderà ciò che abbiamo fatto stanotte. Il comitato olimpico americano li bandì dai giochi olimpici. La fine del movimento. Arrivando a essere diffusa in tutto il mondo, la protesta si spense all'inizio degli anni settanta, ovunque senza aver riportato apparentemente risultati significativi ma in realtà essa apportò significativi e durevoli cambiamenti nella mentalità diffusa, infrangendo e sdoganando definitivamente molti "tabù" propri della società qual era in precedenza. Le principali resistenze ai cambiamenti del Sessantotto vanno ricercate nella forte lotta dei giovani aspiranti neoconservatori (giovani che seguirono i valori tradizionali della società schierandosi contro gli hippy e i giovani pacifisti, e che riuscirono a ripristinare durante gli anni settanta) e nella sua incapacità di tradurre le aspirazioni in programmi concreti e in strutture organizzative in grado di realizzarli. Il Sessantotto, quindi, si caratterizzò come una rivolta etico-politica di alcuni giovani contro la società corrotta e conservatrice, piuttosto che come un insieme di movimenti politici finalizzati alla realizzazione di un programma ben definito. Merito del movimento giovanile di quegli anni fu, soprattutto in Occidente, quello di mettere al centro dell'attenzione valori che fino a poco tempo prima erano stati interesse di pochi. Temi come il pacifismo, l'antirazzismo, l'anti-corruzione, i diritti delle donne e il potere ai più meritevoli (gente onesta e non corrotti), tuttavia non furono mai accettati pienamente nel dibattito socio-politico, in parte anche per il crescente prestigio e fama dei neoconservatori (che idealizzavano i valori tipici della società tradizionale come la famiglia, il potere economico e politico, l'amore per la patria e la sua storia, ecc.).In Italia il movimento non si spense, ma si trasformò aumentando d'intensità e continuò per tutto il decennio successivo (in particolar modo con la fiammata del movimento del '77) e con intensità ridotta per altri decenni; è proprio per tali motivi che questo movimento è, secondo la definizione del TIME, "il rasoio che ha separato per sempre il passato dal presente". L’auditorium dell’IRSSEC di Bova Marina era pieno; l’appuntamento era stato calendarizzato e pubblicizzato sui mass-media; ma gli assenti hanno sempre torto. Hai voglia poi ad accendere velenose e strumentali polemiche, congetture e pettegolezzi dei soliti noti. Pater, dimitte illis quia nesciunt quid faciunt. La manifestazione-cerimonia è finita. Umberto Bindi, se non la mitica inossidabile Ornella Vanoni canterebbe…” Ecco, la musica è finita/Gli amici se ne vanno/E tu mi lasci solo/Più di prima/Un minuto è lungo da morire/Se non è vissuto insieme a te/Non buttiamo via così/La speranza di una vita d'amore/. Mancano in questo convegno, personaggi storici ch’erano nati comunisti e comunisti sono morti; ma, sono presenti “compagni” con cinquanta e passa anni di militanza sul groppone. Gli occhi luccicanti come quelli di Totò Schillaci a Italia ’90. Emozione, miscelata con fascino e passione, pensando ai Togliatti, Longo, Natta, Occhetto, D’Alema, Ingrao, Lombardo, Jotti, Amendola , Cossutta, Tortorella, Bufalini, Chiaromonte, Colajanni, Lama, Macaluso, La Torre, Mussi, Pecchioli, Lama, Napolitano, Angius, Novelli, Bertinotti, Curzi, Garavini, Natoli, Rossanda, Pintor ed altri mitici personaggi, che non gettarono mai l’acqua sporca con il bambino dentro. Sebbene, abbiano tirato sassi in piccionaia.

Domenico Salvatore

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