A Platì, va in onda lo strano caso di un bracciante agricolo (Francesco Sergi), ucciso con un colpo di pistola alla testa

04.01.2016 22:53

2 gennaio 2016-Il mistero del delitto dell’incensurato Francesco Sergi, 36 anni, coniugato, padre di tre figli. Indagato anche un minorenne, appartenente alla sfera parentale
A PLATÍ (RC), VA IN ONDA LO STRANO CASO DEL BRACCIANTE AGRICOLO UCCISO: SCAMBIO DI PERSONA, OMICIDIO INVOLONTARIO O COLPOSO, DELITTO PRETER-INTENZIONALE O FATTO ACCIDENTALE?
Domenico Salvatore
Il primo delitto del 2016. Anno nuovo, vita vecchia. In Calabria, si continua a sparare. Homo homini lupus. A ferire ad uccidere e ad offendere la dignità e l’intelligenza dell’uomo; ma anche a bruciare, accendere, infiammare, appiccare, divampare, ardere ed infuocare. E ad intimidire, spaventare, intimorire, impaurire, terrorizzare, atterrire, sgomentare, allarmare e scoraggiare. Memento homo quia pulvis es et in pulverem reverteris. La dinamica di questo delitto, assomiglia alla scena di tanti altri omicidi. Il morto, viene ritrovato dai parenti, in campagna. Un appezzamento di terra, un allevamento, stalla, ovile, casolare, ricovero, podere, campo, tenuta, che coltiva da solo (od in compagnia). Anche stavolta, un bracciante agricolo, Francesco Sergi, di 36 anni, sposato, incensurato, è stato ucciso nelle campagne; di Platì. Morte accidentale, omicidio preterintenzionale, fatto accidentale od agguato compiuto da sconosciuti, importa poco o niente. Purtroppo c’è scappato il morto. Per dipanare l’intricata matassa, occorrerà del tempo. L'uomo, è stato ritrovato dai familiari in fin di vita nei pressi di un casolare di sua proprietà o come sembra, c’erano anche dei testimoni? Con il 118 è stato assistito ed avviato verso il Pronto Soccorso dell’ospedale “Guido Candida” di Locri. Qui, i medici erano pronti ad intervenire ma, non hanno potuto fare altro, che constatare e certificare il decesso dell’uomo, sposato e padre di tre figli; incensurato e  per quanto emerga, fuori da contesti mafiosi e comunque malavitosi. Sergi, c.d. è stato soccorso dai sanitari del 118 ed accompagnato nell'ospedale “Guido Candida” di Locri, dove è giunto cadavere. Da una prima ricostruzione pare che il trentaseienne, sia stato raggiunto da colpo d'arma da fuoco alla testa. Qualcheduno ha premuto il grilletto, questo è lapalissiano. Quando e come, saranno i Carabinieri a stabilirlo. Sull'accaduto sono in corso le indagini dei militari dell’Arma Benemerita della locale stazione e della Compagnia di Locri, diretta dal capitano Scotto di Carlo; in zona operazioni, anche il capitano Fortunato Suriano, coordinati dal t. colonnello Pasqualino Toscani; tutti agli ordini del colonnello Lorenzo Falferi comandante provinciale. Sovrintende alle indagini il p.m. Rosanna Sgueglia, coordinata dal procuratore capo della Repubblica di Locri, Luigi D’Alessio. Si esclude, che il fascicolo possa transitare sul tavolo del procuratore capo della DDA di Reggio Calabria, Federico Cafiero de Raho. Non sono emersi elementi di stampo mafioso. Allo stato delle cose, non si conoscono molti elementi probanti, che tuttavia, varranno fuori, nelle prossime ore; allorquando i Carabinieri, si recheranno per un sopralluogo sul posto dello ‘strano’ e misterioso incidente: Non si parla di mortale agguato. Dalle prime sommarie indagini, affiora un contesto misterioso e si sa solo, che il Sergi sia stato mortalmente ferito alla testa da persona per il momento rimasta semi-sconosciuta. Sebbene i militari abbiano ben chiaro in testa, che cosa possa essere successo, le modalità della sparatoria e fors’anche il nome dell’involontario pistolero; questo si vedrà anche, allorquando il medico legale (Pietro Tarzia?) incaricato dal Tribunale, eseguirà l’autopsia sul corpo della vittima designata. Solo dopo, la salma verrà restituita alla famiglia per la celebrazione dei funerali, che si svolgeranno a Platì in forma pubblica. Salvo diversa decisione del questore di Reggio Calabria, Raffaele Grassi, che dovrebbe motivarla con ragioni di ordine pubblico e sicurezza. Le indagini procedono come da routine. Tuttavia gli organi inquirenti, come da prassi e consuetudine, orientano le loro indagini a 360°; e non tralasciano alcuna pista. Nessun esito, ha sortito la cintura militare, nell’immediatezza del fatto, stesa intorno al vasto comprensorio. Di solito, alla ricerca degli esecutori materiali del delitto e del ‘palo’, se non del mezzo usato per sparire dalla circolazione,  com’è consuetudine, bruciato nelle campagne. Ma soprattutto del movente dell’omicidio. Con il controllo dei pregiudicati della zona, loro alibi-orario e guanto di paraffina; ma anche con posti di blocco volanti. Si parte dai rilievi dai reperti e dai primi interrogatori di familiari, amici, parenti e conoscenti della vittima. Per ricostruire almeno le ultime 24 ore di vita della vittima. Per stabilire anche, se il Sergi possa essere entrato in rotta di collisione con qualche pezzo da novanta. Magari involontariamente. Francesco Sergi, non apparteneva a nessun clan di ‘ndrangheta, in lotta con altre cosche per il controllo del territorio. A Platì, secondo Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza e per come emerga dalle carte processuali, dagli articoli di giornale e dai libri scritti anche da valenti magistrati e giornalisti di fama, nonché dalla convegnistica, “comandano” i Barbaro, alleati con i Sergi, Marando, Trimboli, Papalia, Agresta, Catanzariti, Misitano e Perre e loro ‘satelliti’, che controllano il territorio; e si spara, solo se lo ordini il capobastone o capocrimine. L’unica deroga consentita,  è legata alla difesa personale o dell’onore della famiglia. Tuttavia, questo gravissimo fatto di sangue, non sembra collegato e collegabile con vicende di mafia o di faida. La ‘ndrangheta, non c’azzecca. Fino a prova contraria, s’intende. Tutto è chiaro, ma le indagini proseguono a 360° per ridurre al minimo le probabilità di errore. Ci sono ancora, zone d’ombra da rischiarare. La pistola, non è apparsa sul luogo del delitto, come per magia di un illusionista, mago o prestidigitatore. A chi, doveva servire e perché? Chi ce l’ha portata? Altro fatto, peraltro consolidato nel costume: non sono stati i familiari a chiamare i Carabinieri, (fatto scontato, in una zona ad alta densità mafiosa, dove l’omertà regna sovrana e cuce le bocche a doppia mandata per paura di vendette, reazioni inconsulte, rappresaglie ecc.) ma il personale medico del Pronto Soccorso. Ultime notizie da un flash dell’Ansa…”C'è un incidente all'origine della morte ieri sera di Francesco Sergi, l'uomo di 36 anni morto per un colpo d'arma da fuoco alla testa a Plati'. E' quanto emerso dalle indagini dei carabinieri che inizialmente avevano ipotizzato che l'uomo fosse stato ucciso in un agguato.
Sergi era nel suo fondo agricolo in compagnia di altre persone, tutte identificate. Il gruppo stava maneggiando una pistola dalla quale è partito accidentalmente un colpo che ha raggiunto Sergi alla testa” . Domenico Salvatore

 

 

 

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