A “Cunfrunta“. Riti e tradizioni della Santa Pasqua in Calabria.

25.03.2016 22:45

TORNA L'AFFRUNTATA, IL MOMENTO DELLA PIU' ALTA SPIRITUALITA' C'E' POSTO PER IL "PASCUNI"; C'ERA UNA VOLTA LA SANTA PASQUA A cARERI

di Mimmo Musolino  

      A “Cunfrunta “   è certamente la più emozionante e suggestiva manifestazione religiosa della Santa Pasqua. E dopo secoli è ancora usanza e tradizione di quasi tutti i Paesi della Calabria ora anche con la benedizione dei Vescovi dopo le gravissime polemiche degli inchini sacri davanti alle abitazioni di ‘ndranghitisti.  

                    

Celebra la Resurrezione di Cristo e l’incontro con Sua Mamma, la Madonna,  in un susseguirsi di emozioni e  gesti   di meravigliosa, divina, tradizionale  e maestosa bellezza  .                                                                                                                                                       

 Ma i riti di  Pasqua non si fermano a questa, che è la più imponente e significativa. Io ricordo  da ragazzo che  a Careri,  un ridente e salubre paesino  ai piedi dell’ Aspromonte, si iniziava il Venerdì Santo con la Via Crucis tra le  vie principali e i vicoli del Paese .                                                                                                                   

 L’indomani mattina,  che non era ancora l ‘alba, un  coro diseguale di cantilene, come   disperate, squarciavano la quiete triste e silente nelle case .              Io ancora a distanza di più di mezzo secolo ho, roboante, nella testa  quelle cantilene  disperate   ed imploranti: “ ….  sono stato io l’ingrato, per i miei peccati,  Gesù Cristo, perdono e pietà….” , ed ognuno aveva una corona di lunghe e acuminate   spine in testa e gocce  di sangue rigavano  il loro volto addolorato.         Erano gli uomini più giovani del paese , i nostri padri , e   quelli meno giovani , i nostri nonni ,che portavano in processione  l’effige di Gesù Cristo morto e flagellato.   

                                         Oppido Mamertina (RC)-Una processione per le vie del paese

                                                                                                     

 Il Sabato notte  si teneva la veglia, alla quale partecipava tutto il Paese,  a Cristo morto nella Chiesa Madre  di Santissima Maria Assunta, un autentico  gioiello di  architettura della  scuola del grande artista e scultore Antonello  Gaggini  e di altri artisti, con  dipinti   e  statue di Santi  e della Madonna che credo non esistano uguali per bellezza artistica ed espressività mistica in tutta Italia .                                                     

All’indomani il momento più atteso:  verso mezzogiorno sulla strada più lunga e dritta ( “u rettifilu “ )  di Careri,  oggi intestata al suo figlio più illustre il poeta, scrittore e giornalista, Francesco Perri,  partiva il primo gruppo con la statua  di Cristo Risorto che veniva nascosto dietro ad una curva, a circa duecento metri di distanza,  e poi un altro gruppo  con la Madonna vestita a lutto ed afflitta .                             

Allo scoccare del mezzogiorno  le due processioni partivano , ognuna dalla sua postazione, e quando  il Cristo Risorto e la Madonna si intravedevano, i fedeli portatori  incominciavano a correre  festanti e le donne intonavano inni di gloria e l’aria veniva quasi oscurata  dal fumo e rintronata dai mortaretti scoppiettanti.                   

Quando la Madonna e suo Figlio risorto  venivano a contatto, la Madonna  con un fazzoletto bianco, ricamato in mano, che stringeva  tra le dita,  veniva tolto il mantello nero e le due statue venivano fatte camminare l’una accanto all’altra, ed era molto difficile che dagli occhi dei “ pandurioti “ non sgorgassero lacrime di commozione.   

                                                                                                        

Careri (RC) Veduta aerea e la chiesa madre del paese di Francesco Perri, scrittore, poeta e giornalista

 

All’indomani  si partiva per la Pasquetta, chi andava sullo Zomaro, chi al “Sanatorio” a Zervò , chi a Gambarie o ai  verdi “campi “ al confine tra gli abitati di Cardeto, Bagaladi e Fossato ed altri, i più numerosi, nelle campagne, tutte fiorite, vicino al Paese.                                                                                                                                               

Era una gara  tra le famiglie a chi portava  i cibi più buoni e tradizionali e la facevano da padroni “i ‘nguti “ o “ cudduraci“ ,  ed era una corsa senza esclusione di colpi, tra noi ragazzi, per accaparrarci l’uovo sodo  posto  al centro di questo prelibato dolce  e   “i gnegliceddi “ o “ i pecureddi” fatti con genuina  pasta di mandola di Pentidattilo e decorati da estemporanei artisti.                                                      

 Non mancavano , di certo,   “ i sarzizzi “, “ i capicoddi “, i  “supprazzati “,   “  u furmaggiu pecorinu e/o  vaccinu, u musulupu “,  “u pani “  di Platì e “ u vinu “  i Palizzi  e di Pietrapennata, e chi più ne ha più ne metta.                                                               

Tutto rigorosamente  fatto in casa, ed il  mio sogno segreto  è che il prossimo Lunedi possa ancora succedere !

Mimmo Musolino

Francesco Perri, scrittore e giornalista

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